Capo corrotto, nazione infetta

27 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Riportiamo un interessante analisi di Alberto Asor Rosa, pubblicata in un articolo de Il Manifesto del 21 febbraio 2010.

Un fiume di fango corre per l’Italia. Le sue acque sono alimentate soprattutto dal corpaccio immenso e immensamente ramificato dal centrodestra; ma il suo corso è talmente possente e impetuoso che, come suole, ha rotto gli argini e invaso i territori circostanti, quelli del centrosinistra, dai quali, a loro volta, provengono al fiume principale rivoli, ruscelli, scarichi obbrobriosi e maleodoranti (Bologna, Firenze, Abruzzo, Roma, Napoli….). Altro che Tangentopoli! Quello era – o sembrava – un fenomeno circostanziato e dunque particolare di corruzione di una frazione del ceto politico, fronteggiato da un forte schieramento delle forze politiche e della società civile. Oggi il fenomeno tende a generalizzarsi, abbatte i confini fra società politica e società civile, non incontra ostacoli altrettanto significativi di allora, si configura dunque come un carattere speciale, peculiare, della società nazionale italiana in questa fase storica.

La corruzione, a dir la verità, è sempre stata un connotato molto peculiare del modo d’essere nazionale italiano. Un paese dalle strutture politiche e civili estremamente fragili e dall’arrendevole senso etico-politico non poteva non coltivare la corruzione come un indispensabile e incostituibile strumento di sopravvivenza. La dominante cattolica ha fatto il resto: nulla è impossibile o illecito in un paese in cui qualsiasi colpa, qualsiasi peccato, purché confessati a chi di dovere, diventano redimibili (lo spiega benissimo non un qualsiasi miscredente arrabbiato ma Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, nei quali, beninteso, contrappone la sua ricetta, fatta, oltre che di fede in Dio, di rigore e di osservanza dei principi, più protestante, a dir la verità, che cattolica, ma tant’è). In certi momenti speciali la corruzione esplode (perché la corruzione esplode, esplode sempre; bisogna vedere quel che succede poi). Ricordate Pirandello, le pagine impressionanti de I vecchi e i giovani, che a distanza più o meno d’un secolo sembrano scritte esattamente per il nostro oggi? «Dai cieli d’Italia in questi giorni piove fango, ecco, e a palle di fango si gioca; e il fango s’appiastra da per tutto, su le facce pallide e violente sia degli assaliti sia degli assalitori… Diluvia il fango; e pare che tutte le cloache della città si siano scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma debba affogare in questa torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia» (Pirandello dimostra fra l’altro che, per disegno e deprecazione della corruzione d’impronta democratica, in certe condizioni storiche si poteva anche diventare fascisti). Poi, scaricata provvisoriamente l’incontenibile soppurazione, l’infezione lenta e inesorabile riprende.

Perché Lui è popolare
Di nuovo oggi c’è che, forse per la prima volta nella nostra storia, si sono verificate una mirabile saldatura e una prodigiosa coerenza tra le forme, lo spirito e l’etica del potere e le forme, lo spirito e l’etica della società circostante. Anzi, alla domanda che spesso ci è stata burbanzosamente rivolta, com’è possibile che quest’Uomo riscuota tanto consenso, considerando la gravità e il numero delle colpe di cui viene accusato, forse una risposta sul piano storico comincia a delinearsi. Quest’Uomo è così popolare non nonostante le sue colpe ma in virtù di quelle. Una parte non piccola del popolo lo ama perché Lui lo interpreta, ne lusinga tutte le tentazioni di corruttibilità e di un radicato, anzi congenito indifferentismo morale, gli spiega che le leggi esistono per essere aggirate, contraddette, ignorate, nega oltraggiosamente il potere della giustizia, attacca i magistrati, fa capire che se ne potrebbe senza difficoltà fare a meno, mostra con l’esempio lampante della propria vita e del proprio cursus honorum che bisogna sempre e senza eccezioni farsi gli affari propri, evidenzia coram populo e senza alcuna vergogna che esistono una coerenza rigorosa e un’inarrestabile osmosi fra vizi privati e pubbliche nefandezze. Insomma, a capo corrotto nazione infetta, e, ovviamente, viceversa. Tutte queste cose, poi, in un paese come l’Italia, dove esistono tre fra le più potenti organizzazioni criminali al mondo (camorra, ‘ndrangheta, mafia) – le quali a loro volta, com’è ovvio, traggono alimento anch’esse sia da quel diffuso bisogno di sopravvivenza sia dalla risposta corrotta intorno dominante – piacciono almeno a una parte abbastanza consistente dei cittadini da garantirgli una sicura maggioranza in Parlamento: quella maggioranza che a sua volta assicura che l’impunità continui e anzi si rafforzi, in un perfetto circolo vizioso che effettivamente ha pochi eguali al mondo, e che proprio perciò qualcuno altrove potrebbe essere tentato d’imitare.

Il ceto politico corrotto
E intorno? Intorno, a cerchi concentrici s’allarga la serie variegata delle risposte. La corruzione, come sistema di potere e forma di vita, stinge solo poco a poco, molto lentamente. Nei cerchi più vicini, sebbene formalmente non suoi, l’esempio e l’insegnamento dell’Uomo hanno attecchito e continuano a essere ben presenti. Voglio precisare una cosa: è della politica che parlo, non delle stravaganti esibizioni da parte di qualche transessuale brasiliano (fango, certo, sempre fango, ma della specie più miserabile e bassa). Da questo punto di vista è corrotta in nuce ogni politica che agisca sulla base d’interessi personali o di gruppo: è corruzione, nel suo senso più alto e significativo, l’autoreferenzialità spinta della politica, il suo preoccuparsi pressoché esclusivamente della preservazione e perpetuazione del ceto politico (di destra o di sinistra, non importa), che la rappresenta e gestisce. Questo è il varco, apparentemente innocuo, da cui penetra ogni ulteriore nefandezza, bisognerebbe tenerne più conto.
Da questo punto di vista (continuo il ragionamento), si salva davvero poco oggi in Italia. Dopo la recente, peraltro prevedibilissima, virata dell’astuto Tonino, il quadro si è ulteriormente semplificato. La galassia della sinistra radicale si sforza più o meno di sopravvivere indenne sul filo dell’onda fangosa che tutto travolge: anche lei, in fondo, pensa soprattutto a non sparire. Si riorganizza unitariamente, magari con ambiziosi programmi di rinnovamento, solo là dove viene spinta a calcinculo fuori dalla rappresentanza che conta: altrove s’adatta o collude.

Ma c’è chi resiste
E allora? In questa sommaria ricostruzione storica sarebbe sbagliato – e ingiusto – non rammentare che alcune istituzioni costruite nei decenni precedenti resistono. Resiste la magistratura. Resistono le forze dell’ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza. Basta pensarci un momento: se non ci fossero né l’una né le altre, saremmo in piena dittatura sudamericana. Resiste una parte del sindacato. Resistono, come ho avuto modo di dire più volte, meritandomene in cambio sberleffi e dileggio, la scuola. E resistono milioni di italiani, che stanno fuori di ogni sistema della corruzione e ragionano e operano sulla base di principi e valori e non d’interessi e affermazioni personali, ma non sono politicamente rappresentati, oppure, se lo sono o credono di esserlo, avvertono con disagio crescente di esserlo in forma imperfetta e sempre più compromissoria.

In Italia le grandi crisi, anche quelle indotte da un eccesso intollerabile di corruzione, sono sempre state affrontate e risolte dall’esterno. Anche la prima Tangentopoli è stata affrontata e risolta dall’esterno, anche se era un esterno che veniva dall’interno, la magistratura italiana: la politica già allora non ci sarebbe mai riuscita da sé. Oggi al contrario è la magistratura che da sola non può farcela, perché il sistema della corruzione è troppo coeso e potente, va dall’alto in basso e dal basso in alto, senza smagliatura alcuna (le dimissioni in questo paese non esistono più neanche di fronte all’evidenza più disgustosa: infatti, se una sola fosse data o una sola accettata, tutto il castello di carte verrebbe giù d’un colpo solo). Siccome è lecito dubitare che le armate anglo-americane siano in procinto di scendere nella penisola per aiutare i resistenti indigeni a restituire al paese libertà, verità, onestà e giustizia, l’ipotesi più probabile è che i cerchi meno compromessi con il sistema della corruzione si mettano d’accordo fra loro per salvare il salvabile, affidandone il compito a uno di questi uomini slavati e impenetrabili, privi di ogni carattere ma passabilmente astuti, abituati da una vita a danzare sul filo, e che precisamente il sistema della corruzione ha consentito salissero così in alto nonostante la loro mediocrità così palese.

Si cercherà cioè di affrontare il male maggiore con il male minore, in attesa che il giro ricominci. Desolante. Ma anche molto, molto italiano.

Nessuna ipocrisia sulla morte di Giovanni Magliani, ma solo Verità e Giustizia

25 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Le dinamiche che stanno seguendo la tragedia avvenuta ieri alla Stazione Centrale sono tanto note quanto disgustanti. Alla manifestazione di cordoglio ad una famiglia straziata dalla perdita di una persona straordinaria come Giovanni Magliani non può che seguire la più viva indignazione per la modalità con cui è stata divulgata la notizia, i termini con cui è stata descritta e propinata all’opinione pubblica, le reazioni e l’assenza di chi avrebbe dovuto assumersi le responsabilità del caso.

Frasi come “la vittima aveva problemi di udito, tanto che portava un apparecchio acustico. Per questo non ha sentito il treno che procedeva a bassa velocità” o come “anche contando dei soldi che aveva in mano, circa un migliaio di euro, e questo può averlo ulteriormente distratto” o dichiarazioni fantasiose attribuite alla vittima come “Prima o poi un treno mi mette sotto e mi ammazza“, definiscono un atteggiamento omertoso, fuorviante e collusivo con chi ha precise responsabilità rispetto alla morte di Giovanni Magliani, oltre che svilenti delle professionalità e competenze maturate in 30 anni di servizio in cui un lavoratore sapeva bene quel che faceva.

Sulle vere questioni è meglio tacere? Una persona con problemi d’udito non doveva lavorare in un ufficio in mezzo ai binari e chi propone la “distrazione” di un lavoratore in luogo delle responsabilità di chi lo dirige, compie un atto vergognoso. Riteniamo che la gente debba essere a conoscenza e consapevole del fatto che la morte di Giovanni Magliani, come quella di tanti altri lavoratori, non è “una tragica fatalità“, ma un fatto gravissimo che delinea delle condizioni di sicurezza assolutamente indecenti per un Stato che si ritiene civile, fondato sul Lavoro e che sul Lavoro lascia morire i propri cittadini.

Occorre fare chiarezza anche riguardo al “dramma dei familiari“. Perché tre ore dopo il fatto i congiunti erano ancora all’oscuro di tutto? Che cosa hanno aspettato i dirigenti responsabili, le autorità competenti ha comunicare l’angosciante tragedia? In un paese incivile come il nostro, il figlio Paolo, nostro compagno e giornalista, si è recato sul posto una volta appreso che un ignoto lavoratore era vittima di un incidente senza sapere che fosse il padre, e lì è stato informato dai colleghi. Un fatto di una gravità inaudita, che sarebbe dovuto emergere nella cronaca della vicenda unitamente al fatto che nessuno dell’azienda ha sentito il dovere di mettersi in comunicazione con i familiari. Invece si preferisce rimarcare, evidenziare e puntare il dito sulle presunte distrazioni della vittima.

Tante volte, purtroppo, abbiamo scritto o detto della ovvia indignazione in seguito all’inciviltà della morte nei luoghi di lavoro, ciò non basta a colmare il vuoto che crea l’ipocrisia e la menzogna. Ecco perché riteniamo che chi si dice dalla parte delle vittime, dei lavoratori debba mettere in atto tutte le possibili azioni per fare chiarezza sulla vicenda, per dare Giustizia a Giovanni Magliani e soprattutto alla moglie, ai figli e a tutta la famiglia, ben sapendo che con ciò non verrà restituito il loro caro, ma nella profonda convinzione che chi ha sbagliato deve pagare e la collettività deve sapere.

Ci stringiamo attorno a tutti i famigliari, nella consapevolezza che la vicinanza di tutti possa aiutare ad infondere la forza per poter superare questo momento drammatico, mettendo a disposizione tutte le risorse umane di cui disponiamo.

Ricordiamo che i funerali si terranno venerdì 26 febbraio presso la chiesa di Arcola, alle 15.

Basta morti sul Lavoro: solidarietà e vicinanza a Paolo e alla sua famiglia

25 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Questa mattina presso la stazione della spezia un dipendente delle Ferrovie dello stato è morto per un incidente sul lavoro.

Il dipendente è il papà di Paolo Magliani membro della Segreteria Provinciale di Rifondazione Comunista. Tutti i compagni e le compagne di Rifondazione comunista in questo triste momento esprimono cordoglio e sono vicini a Paolo e ai suoi familiari .

Ancora una volta si muore sul posto di lavoro e questo lo vogliamo sottolineare con rabbia e dispiacere.

Il quadro della sicurezza del lavoro e della circolazione in ferrovia appare allarmante e si fa drammatico se a questo si aggiungono gli incidenti che si verificano nei percorsi dell’intero sistema ferroviario italiano .

È giunto il momento di rimettere in discussione le procedure di sicurezza ed il loro rispetto.

Per Paolo e i suoi familiari Rifondazione Comunista continuerà a lottare affinché i luoghi di lavoro non siano luoghi di morte .

Il neo-ambientalismo elettorale di Morgillo è vergognoso

24 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Con una nota stampa degna degli equilibrismi peggiori della sua politica, Morgillo riesce a dire tutto e niente in nome della propaganda elettorale. Il centrodestra brucerebbe i rifiuti ovunque, ma senza mai usare la parola inceneritore, meglio impianti o altre finzioni politiche. Il centrodestra pretende di fare la morale politica parlando di “partiti del no” ma quando si va a toccare i propri bacini elettorali Morgillo viene colto da uno straordinaria sindrome NIMBY.

E’ un caso che Morgillo si faccia paladino della Val di Vara orfana del candidato Galante? Certo che no: dopo la notte dei lunghi coltelli che ha falcidiato le candidature locali dei berlusconiani, guardacaso valdivaresi, quale migliore occasione per ammiccare a quel bacino elettorale? Ma ancora una volta, il PdL dimostra quante chiacchere sa fare e quante poche idee mette a disposizione della collettività, favorendo i costruttori di impianti nocivi e fingendosi paladini degli interessi dei cittadini: vergogna!

Morgillo promette che, se conquisterà la Regione, non permetterà che la Val di Vara diventi la sede di una discarica, ma garantisce ad un bacino di oltre 100.000 cittadini che respireranno le diossine prodotte da un inceneritore! Un ottimo programma elettorale.

Rifondazione Comunista, per la Federazione della Sinistra continua la sua battaglia contro l’incenerimento in favore della salute dei cittadini. Lo ha dimostrato la straordinaria partecipazione al No CDR Party organizzato a Melara Sabato scorso, in cui abbiamo ribadito l’unica opzione sostenibile per la salute della gente e lo sviluppo del nostro territorio: Rifiuti Zero.

Coltivare la paura

22 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Pubblichiamo un interessante analisi tratta dal Blog di Alessandro Gilioli, giornalista de “L’Espresso”, sul rapporto tra manipolazione propagandistica della televisione e reazioni sociali.

Da sempre i mezzibusti Mediaset – e anche Mentana a suo tempo – si autoassolvono sostenendo che la televisione «non sposta voti». Forse si riferiscono agli inginocchiamenti di Fede, che ormai sembrano comici anche alle nonne. Però magari prima di parlare potrebbero utilmente leggersi questo rapporto realizzato da Demos con l’Osservatorio di Pavia, o se sono di fretta limitarsi almeno a guardare questa tabella:

pavia

La linea blu, quella in basso, racconta l’andamento dei reati in Italia dall’inizio del 2005 alla fine del 2009. Quella gialla, in mezzo, si riferisce alla paura della criminalità nella popolazione. Quella rossa, in alto, indica le notizie sulla criminalità date dalle televisioni (pubbliche e private).

Claudio Messora ha aggiunto alla tabella quella fascia più chiara in mezzo che indica il periodo del governo Prodi. Ma si noti anche che la percezione della criminalità ha raggiunto il punto più alto in concomitanza con le elezioni politiche del 2008.

Se poi proprio un casino scoppia al momento sbagliato, c’è un altro sistema facile facile per rovesciare il tavolo: basta attribuirne la responsabilità agli avversari. Anche quando si governa da un quindicennio il paese, la regione, il comune e – attraverso la Lega – pure la circoscrizione.

L’importante, alla fin fine, è coltivare la paura nell’etnia più pericolosa di Milano e non solo: quella che ragiona con la pancia.

Piovono raneAlessandro Gilioli

No al CDR: un bagno di folla a Melara

22 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Sabato 20 febbraio al circolo Arci di Melara, alla Spezia, il “No CDR party” è stato un grande successo per Rifondazione comunista, ma soprattutto per i tanti cittadini che vi hanno partecipato. Finalmente la politica non si adegua all’agenda elettorale e Rifondazione comunista si fa trovare pronta e determinata per le prossime elezioni regionali ponendo l’ennesimo mattone nella costruzione della Federazione della Sinistra: alla Spezia diciamo no all’incenerimento, si a Rifiuti Zero, si alla strutturazione del settore produttivo del riciclo, della riparazione e del riuso, con formazione lavoro, opportunità occupazionali, minori costi di gestione dei cicli ambientali.

Con queste chiare e semplici idee continua la battaglia di civiltà della federazione provinciale spezzina di Rifondazione comunista, che, alla presenza del candidato alle prossime elezioni regionali, Massimo Lombardi, che ha condiviso con i tanti cittadini spezzini presenti i punti salienti della campagna elettorale per la Federazione della Sinistra: “Tutela dei lavoratori con sicurezza e lotta alla precarietà, lotta ai disastri ambientali e contro la nocività di pratiche utili solo ai profitti del partito degli affari, battaglia dei diritti di tutti gli esseri umani, insomma in Regione per una la mia amata città, perché sia una città di Seria A”.

“No al CDR in ENEL, senza se e senza ma, un no che noi di Rifondazione comunista diciamo da tempi non sospetti. Felici di apprendere che altri politici spezzini abbiano cambiato idea – prosegue Lombardi – ma noi non abbiamo mai avuto tentennamenti e saremo sempre dalla parte giusta, quella dei cittadini, dei lavoratori, della gente“.

Durante l’iniziativa sono stati illustrati le linee politiche di Rifondazione dal resp.Ambiente spezzino di Rifondazione comunista, William Domenichini, riguardo al No al CDR in ENEL e sulle proposte alternative: “La classe politica spezzina non si nasconda dietro un dito. Non parliamo del centrodestra, che vuole incenerire il nostro Futuro e non ha nemmeno il coraggio di dirlo alla gente, ma diciamo agli alleati del centrosinistra che non dobbiamo sprecare la possibilità di cambiare realmente il nostro territorio, dando possibilità di sviluppo senza calpestare la salute della gente”.

“Rifondazione comunista - prosegue Domenichini – è contraria all’incenerimento dai tempi della proposta del forno di Boscalino e siamo tornati dopo un anno a Melara non solo per ribadire il nostro NO all’incenerimento, con coerenza e determinazione, ma per condividere i tanti SI che porta con se la strategia Rifiuti Zero e costruire la politica della Sinistra spezzina sui fatti concreti, sul prendere esempio dalle esperienze virtuose, contro le clientele padronali speculative della destra e non sui miraggi poetici o su ostruzionismi inconcludenti“.

PRC Santo Stefano Magra: “Elisei smentisce SEL. Maggioranza da valutare”

22 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Il consigliere comunale di Santo Stefano Magra, Franco Elisei, smentisce categoricamente la sua presunta adesione a SEL ribadendo di non essere mai uscito dal gruppo consiliare di Rifondazione Comunista.Rifondazione è dunque rappresentata in comune da due consilieri: lo stesso Elisei e Gennaro Giobbe.

Rifondazione Comunista di Santo Stefano Magra torna a sottolineare la propria totale indignazione per il comportamento altamente scorretto e di scarso valore etico dell’assessore Ciriello che, non essendo eletta ma nominata in giunta in quota PRC, ha dichiarato la propria candidatura per un’altra forza politica senza neppure comunicare ai propri dirigenti di partito e soprattutto senza dimettersi dalla giunta stessa.

La nostra posizione nell’attuale maggioranza sarà valutata attentamente al termine dell’incontro che si terrà in settimana tra i dirigenti PRC e il sindaco Mazzanti.

Direttivo PRC Santo Stefano MagraEva Battistini, Segretaria PRC Santo Stefano Magra

Il Festival dei pupari

22 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Nell’Italia dei conflitti d’interesse, dei regolamenti violati, dei lavoratori morti ammazzati nei cantieri, delle ribellioni degli schiavi del XXI secolo che raccolgono arance e pomodori per un paese che non ha figli per farlo, dei potenti che usano il corpo delle donne come merce di scambio e di corruzione, della mafia e di Gomorra, del Vaticano e di Gladio, ecco un pezzo di interessante analisi dei fischi a cielo aperto Sanremo e dell’insopportabile patriottismo targato… udite udite… Savoia.

Ha ragione Fabrizio Moro: “Non è una canzone”. Non è uno spettacolo, non è – certo – una kermesse canora.

Indipendentemente dal fatto che vinca o meno il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici. Sanremo, questo Sanremo degli ascolti record che venerdì sera ha fatto registrare il 50,4 per cento di share, è uno specchio della Terra dei cachi: quanto è cambiato il paese da quel 1996, quando Elio e le storie tese vinsero il premio della critica? “Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva”. Dove siamo quattordici anni dopo? “Stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio”. Ma non è solo la retorica del Dio, patria e famiglia da cui stare in guardia. A far più paura è quel che, sempre meno sottilmente, sta dietro i buoni sentimenti nazional popolari. Al di là dello sdoganamento savoiardo. Mentre il principe dà aria alla bocca spiegando di non aver malanimo contro la Repubblica, su Facebook impazza una rivalutazione dell’anarchico Bresci. Il trio, eliminato la prima sera quando a votare era solo la giuria demoscopica, è stato ripescato grazie al televoto. Un meccanismo che ha sempre fatto discutere, anche perché ha trasformato Sanremo nel talent-festival.

Nella sera decisiva del ripescaggio, il televoto che secondo la scaletta doveva terminare alle 23.15 è stato fatto proseguire per altri 40 minuti. “Non c’è un termine prestabilito”, spiegano. Però siccome i risultati arrivano in tempo reale, almeno per trasparenza sarebbe meglio che ci fosse un limite orario preciso. E poi: il televoto è gestito da una società che fa capo alla stessa che produce X-Factor (per la cronaca, il vincitore della categoria giovani è Tony Maiello, appunto da X-Factor).

Si chiama Neonetwork ed è parte del gruppo Magnolia (di cui Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5, è uno dei soci fondatori). Ma qui sono tutti un po’ Amici: il direttore artistico Gianmarco Mazzi ha organizzato nel 2007 l’opera di Cocciante, rilanciata l’altra sera dal palco dell’Ariston. I dirigenti Rai respingono con fermezza seccata le accuse di conflitto di interessi. A proposito della collaborazione con Cocciante, Mazzi precisa: “E’ una cosa che risale a molto tempo fa. Comunque anche se io avessi rapporti professionali con lui non vedo che problema ci sarebbe”. E rassicurano: il televoto, nella gestione del software, è blindato e non manomettibile. Però alla richiesta dei giornalisti di avere un rappresentante nella stanza dei bottoni viene risposto che è impossibile. E non è dato sapere esattamente come funziona il meccanismo di assegnazione dell’appalto. Con una gara? A trattativa privata? Comunque, dicono, sono pochissime le società attrezzate per gestire un servizio così impegnativo come quello del televoto di Sanremo. Intanto gli orchestrali, che pesano sul risultato per il 50 per cento, devono firmare una liberatoria sul conflitto di interessi. Quindi, secondo coscienza, non si sono espressi quelli che hanno rapporti di lavoro con gli artisti. Conflitto di interessi double face. Come la par condicio, che interessa tanto alla Rai per via delle imminenti elezioni. Un po’ meno quando si tratta di concorrenti. Vedi alla voce Italia amore mio: durante l’intermezzo pubblicitario della puntata va in onda lo spot della trasmissione di Pupo (nomen omen, I raccomandati). Mister Lippi venerdì si è presentato insieme con le Divas vestite in tricolore e i tre pupari.

Già partono i fischi. “Sono qui perché, con un titolo così, il commissario tecnico della nazionale di calcio doveva esserci. La canzone, non importa interpretata come (!), si rivolge agli italiani”. Antonella Clerici molto correttamente alza un cartellino giallo: “Marcello scusa, ma ti devo interrompere sennò mi tagliano la gola. Il regolamento prevede l’esecuzione del brano e non un tuo intervento”. Ma lui, è lo stile Juve dei bei tempi, non ci sta. E qui i fischi si fanno così forti che non è possibile ignorarli. Anche perché partono cori che inneggiano a Cassano. “Ero certo di questi cori, mi avete fatto vincere un sacco di soldi che avevo scommesso con Emanuele. Il cuore degli italiani l’abbiamo conquistato quattro anni fa e speriamo di rifarlo in Sudafrica”. Poi parte la canzone riveduta e corretta in chiave calcistica. Ieri, alla domanda sull’eventuale violazione del regolamento, Mazzi (non) risponde così: “Lippi è un’icona italiana che ci ha regalato un sogno e il titolo mondiale. Quando Antonella mi faceva segno che dovevo intervenire, io non me la sono sentita. Mi sembrava un po’ irrispettoso intervenire nei suoi confronti, è evidente che Lippi non conosce i meccanismi e le regole di questo evento. Sapevamo anche delle variazioni al testo e ci è sembrata una cosa bella per omaggiare il calcio italiano”. E’ stato un momento di spettacolo: “Io non sono un amministratore di condominio”. E continua: “Penso che quei fischi al ct azzurro abbiano spinto tanti tifosi di Lippi a televotare per il Trio”. Fischi continuati anche dopo, davanti al ristorante in cui cenavano Pupo & c. (c’era anche il direttore del Tg1, Augusto Minzolini).

Però una gara è una gara ed è difficile, fa notare un giornalista, immaginare gli azzurri in campo con Vasco Rossi guest star. Il trio di “Credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro” fa infuriare anche Fare-Futuro, fondazione vicina a Gianfranco Fini. Che, tramite la rivista on line – in un corsivo del direttore Filippo Rossi – annuncia: “Le canzoni sono cose importanti. Come le parole. E allora, senza scherzare, lo annunciamo alla radicale: nel caso sventurato che a Sanremo vinca quell’inno imbarazzante, nazional-trombonesco, cantato dall’inarrestabile e incontenibile trio Pupo-Filiberto-Canonici, il sottoscritto inizierà immediatamente uno sciopero della fame. Non è uno scherzo. E’ uno sciopero che nasce dalla vergogna. Sarà uno sciopero della fame tutto culturale e soprattutto politico. Perché c’è qualcuno che deve far capire al Paese che a destra, in Italia, c’è anche altro rispetto a una retorica patriottarda e vuota”.

Silvia Truzzida Il Fatto Quotidiano (21 febbraio 2010)

Massimo Lombardi: “Il mio point elettorale? La città intera”

21 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Venerdì 19 febbraio mattina alla presenza di Chiara Bramanti (Segretaria Provinciale di Rifondazione Comunista) e Sergio Olivieri (Segretario Regionale di Rifondazione Comunista) è stata presentata la mia candidatura alla città della Spezia.

Ho accettato con entusiasmo questa candidatura perché nutro una passione viscerale per la politica, passione che mi è stata trasmessa da mio padre Aldo, già Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista, che mi ha insegnato, non con le parole,ma con il suo esempio di vita, a lottare per gli altri, senza compromessi e senza mai anteporre i propri interessi a quelli della collettività.

La presentazione della mia candidatura si è svolta in un luogo simbolo della “spezzinità“, all’aria aperta, nella “nostra” passeggiata Morin, di fronte al nostro mare, orgoglio dell’intera comunità Spezzina.

In quest’epoca di crisi economica ci è sembrato assurdo sprecare soldi e sfarzo in pomposi e inutili point elettorali, come fanno gli altri candidati, rinchiudendo tra quattro mura pensieri ed idee, preferiamo riappropriarci degli spazi pubblici (all’aperto e al chiuso) della nostra città per confrontarci con tutti gli spezzini.

Ed è per questo che il nostro motto per l’intera campagna elettorale sarà “il nostro point……. la città intera“, coinvolgendo in una campagna porta a porta, oltre ai compagnee compagni di Rifondazione e della Federazione della Sinistra, decine e decine di persone svincolate dalle logiche di partito ed appartenenti alla società civile,del volontariato e dell’associazionismo.

Partirò da un quartiere a me molto caro che è Melara, dove gli abitanti e amici mi hanno sollecitato ad una posizione netta contro ogni fonte di inquinamento che da anni ferisce il quartiere, in particolare la battaglia contro l’incenerimento dei rifiuti nella centrale ENEL, che io e il mio partito insieme ai cittadini e ai comitati con pari dignità e senza egemonia alcuna da sempre portiamo avanti.

Massimo Lombardi
Candidato alle Elezioni Regionali per la Federazione della Sinistra

Coordinamento PRC Valdimagra: “Inaccettabili prediche da saltafossi che prendendo in giro gli elettori”

21 febbraio 2010 - Scritto da admin  
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Nei suoi film il grande comico Totò diceva che ci sono uomini e quaquaraquà.

Ora succede che alcune persone ricoprono delle cariche istituzionali in importanti amministrazioni locali oppure rivestono ruoli dirigenziali in Enti controllati e/o partecipati e/o emanazione di Comuni e della provincia che sono lì, in quei posti, non per diritto divino, ma perché eletti dal popolo o nominati dai partiti di riferimento.  Ultimamente, in questa Italia governata da persone che hanno più di un conto in sospeso con la giustizia ma che fanno di tutto per non farsi processare, c’è stato un timido segnale di novità.

Pur non essendo tra le persone di riferimento del mondo della sinistra e comunista soprattutto, l’onorevole Rutelli al momento di fondare il suo nuovo partito si è dimesso da presidente dell’importante Comitato Parlamentare sui Servizi Segreti.  Bene anche se solo a metà, perché se fosse stato un uomo avrebbe dovuto dimettersi anche da parlamentare ion quanto eletto dalle persone che si rifanno al suo ex partito.

Le persone che qui alla Spezia ed in provincia continuano ad essere consiglieri comunali, presidenti di importanti società controllate, consiglieri di enti terzi, assessori, se uomini, dovrebbero prendere esempio da Rutelli e rimettere tutte le loro cariche nelle mani di chi lì li ha messi ovverosia i partiti, e nel nostro caso il Partito della Rifondazione Comunista.  Eletti dal popolo o indicati dal partito direttamente, siedono su quelle poltrone perché riscuotevano la fiducia degli elettori di Rifondazione.  Ora che hanno cambiato casa, che hanno saltato il fosso, se ne devono andare A CASA!

Non ci sono scuse che tengano e nemmeno astuti voli pindarici per giustificare comportamenti illeciti moralmente, soprattutto da parte di chi si dice di sinistra.  E soprattutto non accettiamo prediche di moralità da chi si è subdolamente arrogato il diritto di non rispettare il regolamento interno per il sostentamento economico del partito.  NOI, e con NOI si intendono tutte le donne e tutti gli uomini che fanno parte di quella grande comunità che si chiama Rifondazione Comunista e Federazione della Sinistra, per dirla in ultimo con Totò, SIAMO UOMINI.

Chiamare compagno qualcuno significava attribuirgli non solo una convinzione politica, ma riconoscergli un valore di umanità, di onestà, di attendibilità che nessun’altra parola poteva esprimere con uguale compiutezza”. Paride Batini- console CULMV Genova

PRC-SE   Coordinamento della Val di Magra

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