Via le ombre dalle 5 Terre: Pasini e Bonanini si dimettano immediatamente

28 settembre 2010 - Scritto da  
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La clamorosa notizia dell’arresto del sindaco di Riomaggiore Gianluca Pasini e del presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla squadra Mobile della polizia della Spezia per una serie di reati contro la pubblica amministrazione, conferma la nostre perplessità, da tempo rimarcate, circa le modalità di gestione dell’ente parco negli ultimi anni, soprattutto sotto il profilo della trasparenza e della chiarezza dell’operato.

Consci della gravità dei reati contestati agli attori della vicenda, Rifondazione Comunista della Spezia auspica che sia fatta chiarezza nel più breve tempo possibile affinchè si possa far luce sull’operato dei singoli e sulle dinamiche che investono uno dei patrimoni inestimabili della nostra provincia come le Cinque Terre.

Proprio per tutelare l’immagine del territorio e salvaguardare l’integrità degli enti che lo amministrano, auspichiamo inoltre che i soggetti interessati dalla vicenda dispongano immediatamente le loro dimissioni, facendo in modo che la questione morale sia non solo nelle parole ma nei fatti di una classe dirigente degna di tale nome.

Ascolta il capo della Mobile della Spezia su Radio19

Scarica le 881 pagine dell’Ordinanza di custodia cautelare - pdf (pdf - 5.31 MB)

Dal 29 settembre in libreria “Salvare l’acqua”

28 settembre 2010 - Scritto da  
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Il 29 di settembre sarà nelle librerie di tutta Italia il libro da noi scritto per le edizioni Feltrinelli “Salvare l’acqua”.

Il libro scritto a due mani affronta il senso politico e culturale della battaglia per l’acqua nel nostro paese e vuole essere un contributo al movimento referendario che si è messo in moto e che ha raccolto 1,4 milioni di firme. Un risultato straordinario non solo per il Forum dei movimenti che l’ha promosso e per molte delle vostre realtà che si sono impegnate nella raccolta, ma per tutti i cittadini e per la democrazia di questo nostro paese.

Abbiamo provato a raccontare il senso di questo movimento attraverso inchieste e racconti di territori e storie più o meno virtuose, attraverso una ricostruzione del funzionamento politico e legislativo della gestione dell’acqua e, infine, provando a rilanciare proposte e soluzioni che suonano come un monito ed un appello: alla politica tutta per rivoluzionarsi culturalmente, a ritrovare attraverso l’acqua e il suo ancestrale valore la strada persa della propria “missione” di gestire l’interesse generale; e a noi tutti per ritrovare un linguaggio capace di ricostruire l’altrettanto perso senso della comunità e del bene comune.

Il referendum per l’acqua rappresenterà nei prossimi mesi in Italia una sfida importante alla politica, probabilmente l’unica seria sfida alla politica, e noi crediamo che insieme possiamo vincere.

Emilio Molinari e Claudio Jampaglia

In breve

L’acqua è una risorsa insostituibile e fragile. anche in italia, contro la sua privatizzazione, è mobilitato un intero popolo: dal basso, con creatività e al di là degli schieramenti politici tradizionali. Gli autori hanno girato l’Italia in questi anni raccogliendo storie e interviste, spulciando i bilanci delle “aziende idriche”, per infine scoprire che la “liberalizzazione dell’acqua” è un inganno che si tradurrà in un danno alle tasche e ai diritti dei cittadini.

Il libro

Anche in Italia c’è un’emergenza che riguarda l’acqua, ormai al centro di precise strategie volte a privatizzarla, sia da parte di regioni “rosse” come la Toscana sia dal governo, come testimonia il recente “decreto Ronchi”. Contro questa situazione che vuole trarre profitto da una risorsa vitale, in Italia si sono mobilitati numerose associazioni e comitati di cittadini, che negli ultimi anni hanno continuato a incalzare le istituzioni sul territorio per inserire negli statuti comunali la definizione dell’acqua come bene comune. Ora, l’ultima sfida si chiama referendum abrogativo.
Le mobilitazioni popolari emerse in questi anni attraversano gli schieramenti politici consolidati: dalla Sicilia dove centinaia di amministratori locali si alleano per “salvare l’acqua” ai parroci del Sud che aprono le chiese ai movimenti, alla Pianura padana dove alleanze inedite di comuni leghisti e di centrosinistra combattono insieme le decisioni varate dal governo di centrodestra.
Gli autori hanno girato l’Italia in questi anni raccogliendo storie e interviste, spulciando i bilanci delle “aziende idriche”, per infine scoprire che la “liberalizzazione dell’acqua” è un inganno che si tradurrà in un danno alle tasche e ai diritti dei cittadini.

Pitelli dei veleni

24 settembre 2010 - Scritto da  
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di Andrea Palladino – tratto da Il Manifesto del 24 settembre 2010
Ci sono stanze nel nostro paese dove con lavoro certosino e sistematico – quando gli occhi indiscreti sono lontani – qualcuno disfa la complessa tela di Penelope. Ci sono segreti che ormai appartengono alla storia della Repubblica ed altri che ancora oggi avvelenano la nostra vita. La storia dell’immenso e strutturato traffico delle scorie tossiche e radioattive non ha un colpevole. Ha, però, migliaia di vittime, dalle coste della Calabria fino alle colline liguri, dove ogni giorno si contano nuovi casi di tumori, dove il futuro stesso dell’Italia viene sacrificato alla ragion di Stato dei traffici più oscuri. La tela fitta delle rotte dei veleni ha una capitale, non dichiarata, ma ben conosciuta. Ha un nome sublime, incredibilmente bello, il golfo dei poeti. Sono le colline quasi brutali che scendono sulla città di La Spezia, arrivando a specchiarsi tra i cantieri navali, le basi militari, il porto. Dalla città, verso Lerici, si dipana una sorta di budello, una piccola strada che si attorciglia su Pitelli. Un nome che riporta alla storia delle navi a perdere, dei vascelli fantasma affondati nel Mediterraneo.
Pitelli è forse la più grande discarica di scorie tossiche d’Europa. Dal 1997 è anche l’unico processo sui grandi traffici di rifiuti che non è finito archiviato. È stato un procuratore venuto da un’altra regione, il Piemonte, a scoperchiare la cappa di omertà che dagli anni ’70 schiacciava Pitelli e la città di La Spezia. Luciano Tarditi – il pm di Asti che probabilmente sfiorò una parte della verità sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin – ha cercato di darsi una spiegazione su questo paradosso giuridico: «Fu illuminante per noi il discorso che proveniva da una persona della quale avevamo e abbiamo la massima stima, il dottor Franz: “Se lavorate voi da fuori, è molto meglio”», spiegò in una commissione parlamentare pochi anni fa. Perché dietro i veleni di Pitelli si nascondono patti che nessuno può raccontare, gruppi di pressione talmente forti da condizionare interi pezzi delle istituzioni. Le indagini partirono quasi per caso, quando Tarditi stava indagando su un traffico di rifiuti nella zona di Asti. Seguendo le rotte delle scorie scoprì il ruolo che la collina di Pitelli svolgeva nella vasta rete dei monnezzari italiani ed europei. Indagò sul dominus di quella discarica, Orazio Duvia, trovando la contabilità in nero che per decenni aveva alimentato la politica complice, silenziosa, connivente della città. Una rete di legami che partiva dal gruppo Duvia e che non risparmiava nessuno, neanche l’allora partito comunista.
Il peso di quella discarica incastonata nella collina di Pitelli risultò chiaro quando il Corpo forestale dello Stato e i periti entrarono nella zona dove funzionavano i bruciatori, tra i piazzali dove venivano accumulati i bidoni, in mezzo ai campi intrisi di sostanze pericolosissime. Basta un nome per fare accapponare la pelle: tra il 1983 e il 1985 – si legge sull’ordinanza di rinvio a giudizio dei gestori della discarica – furono sversate «sostanze chimiche di laboratorio, provenienti dalla ditta Union Carbide Unisil Spa di Termoli». La stessa società che a Bophal, in India, uccise 2.259 persone, nel 1984. E poi solventi organici delle industrie farmaceutiche, ceneri delle centrali Enel, amianto della Nuova Sacelit, fanghi di risulta, polveri di abbattimento dei fumi, ceneri pesanti degli inceneritori, fanghi organici e rifiuti speciali vari, pulper, toner esausti e – probabilmente – diossine arrivate da Seveso. Una lista infinita e parziale, perché ci sono aree dove nessuno riuscì a verificare quello che era stato sversato.
Il pm Luciano Tarditi aveva ben chiaro il peso di quell’inchiesta. «Dobbiamo ricordarci che quella zona ha un alto valore strategico e militare», raccontò durante un’audizione davanti a una delle tante commissioni parlamentari che hanno indagato sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e sul traffico di rifiuti. È il contesto di Pitelli, la sua posizione geografica, la fitta rete di tunnel e bunker di origine militare che la collegano con la Marina a far capire che questa non è una storia qualsiasi di veleni e criminali. «Fu segnalata – racconta Tarditi – la presenza di numerose gallerie. La fonte ci disse chiaro e tondo che si trattava di tunnel di collegamento fra le polveriere della Marina, risalenti al periodo bellico, che contenevano (…) in particolare nervini radianti». Una vicinanza tra la gestione della discarica e la Marina militare che ancora oggi pone non pochi interrogativi: «Nel libro paga di Orazio Duvia – spiegò il magistrato davanti alla commissione parlamentare sui rifiuti – figuravano ufficiali ed esponenti della Marina e lo stesso Duvia gestiva lo sgombero degli Rsu dall’arsenale».
Tra le carte che passarono sulla scrivania della Procura di Asti in un’altra inchiesta sul traffico di rifiuti verso la Somalia c’era, tra l’altro, un rapporto pesante, firmato da ufficiali della Direzione investigativa antimafia di Genova. Anche in questo caso la città di La Spezia, con le sue reti invisibili di complicità, era al centro dell’attenzione: «È chiaro il ruolo dei massoni spezzini quali mittenti di materiale bellico nell’area del corno d’Africa-Somalia», scrivevano il 19 maggio del 1997 gli investigatori della Dia. Nel rapporto erano poi analizzate le informazioni confidenziali provenienti dalla Somalia, con i punti di interramento delle scorie nucleari, i dettagli dello scambio immondo tra aree destinate a contenere i rifiuti e le armi del nostro made in Italy. Traffici che ruotavano attorno a La Spezia, tra le fabbriche d’armi, i cantieri navali, i moli riservati e i veleni di Pitelli.
La Spezia era anche la meta finale dell’ultimo viaggio del capitano di vascello Natale De Grazia, morto, forse avvelenato, il 13 dicembre del 1995. Era nel porto sovrastato dalla collina dei poeti che si nascondeva – e ancora si nasconde – la chiave per capire che fine hanno fatto decine di navi sparite in mare, probabilmente cariche di scorie. Da La Spezia partì la Jolly Rosso della compagnia Ignazio Messina, diretta a Beirut per recuperare i fusti tossici inviati in Libano dalla Jelly Wax, società protagonista dei viaggi dei veleni verso l’Africa e l’America Latina negli anni ’80. Ed è sempre da La Spezia che la stessa nave, dopo aver cambiato nome in Rosso, ripartì dopo più di un anno, per poi spiaggiarsi vicino ad Amantea. Una nave che il Sismi teneva sotto costante controllo fin dal 1988 – come si può leggere nei rapporti firmati dall’agente Ettore, pubblicati nei mesi scorsi nel libro Avvelenati dei giornalisti calabresi Giuseppe Baldessarro e Manuela Iatì – e finita nell’inchiesta del capitano De Grazia. Un caso, quello della Rosso, archiviato nel maggio dello scorso anno, come gran parte dei processi sulle navi e sulle rotte dei veleni.
Le udienze di primo grado per Pitelli sono riprese lunedì scorso davanti al Tribunale di La Spezia. La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine di quest’anno. Gran parte dei testimoni – ex lavoratori della discarica – durante il processo spesso si sono tirati indietro, forse seguendo suggeritori interessati. Nessuno parla a La Spezia di quello che accade dove difficilmente lo sguardo troppo indiscreto della stampa può arrivare. Nessuno racconta quello che oggi avviene nel Porto, tra le gru che caricano i container, sui moli dove arrivano le navi con le bandiere degli stati più improbabili. Qualche giorno fa qui è morto un portuale, una delle tante morti bianche dei nostri porti. Al sit-in organizzato dal Prc c’erano appena una ventina di persone: nessun sindacato, nessun lavoratore. Non c’è la forza storica dei camalli di Genova, il porto è gestito da decine di piccole aziende dove spesso i diritti non valgono nulla.
Quella che appare nel processo in corso è probabilmente solo una piccola parte della verità. Fonti confidenziali – che mai hanno avuto il coraggio di deporre davanti ai magistrati – hanno raccontato di una vera e propria seconda Pitelli, nascosta nelle gallerie militari: «Qui si nascondono i peggiori veleni, come le armi chimiche dismesse». Voci, solo voci, sospetti che mai nessuno ha potuto andare a verificare, anche perché a chi svolgeva l’inchiesta venne opposto il segreto militare, come ricordò l’ispettore della forestale De Podestà alla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti guidata da Massimo Scalia.

Il governo approva il triplicamento di Panigaglia in barba ai pareri degli enti locali

23 settembre 2010 - Scritto da  
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Il via libera al raddoppio del rigassificatore di Panigaglia, firmato dai Ministri Prestigiacomo e Bondi dimostra ancora una volta l’atteggiamento vergognoso ed incapace di un governo che pensa solo a risolvere le beghette del premier infischiandosene degli interessi dei cittadini.
Siamo di fronte all’ennesimo golpe antidemocratico, attraverso un provvedimento che ignora il parere di Enti Locali, dal comune alla Regione passando per la provincia. Una prassi che il governo Berlusconi ha ormai consolidato ignorando totalmente le volontà delle comunità locali.

Lascia perplessi il commento del sindaco Nardini. Non possiamo (e non vogliamo) entrare nel merito tecnico, ma basta ricostruire il percorso politico della vicenda per continuare convintamente a sostenere che l’ampliamento di Panigaglia è una follia, l’ennesima di un governo che invece di affrontare la questione energetica in modo serio e democratico preferisce elargire regalie a multinazionali e dittatori stranieri, così come affronta la costruzione di grandi opere inutili espropriando il territorio della libera sovranità. Poi la Lega Nord parla di federalismo? Ipocrisie senza pari!

Rifondazione comunista da subito lancia un appello alle istituzioni locali che impediscano il quasi triplicamento di un impianto che la popolazione non vuole ed in questo senso rivolgiamo l’appello a tutte le associazioni ed a tutti i movimenti di rinsaldare un fronte compatto e determinato ad impedire l’ennesimo scempio sul nostro territorio, per dare una risposta pronta e concreta a chi vorrebbe svendere la nostra sicurezza ed il nostro futuro.

Segreteria prov.le PRC La Spezia

In piazza per non dimenticare, in piazza per fermare questo scempio

23 settembre 2010 - Scritto da  
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La federazione spezzina di Rifondazione Comunista aderisce con forza alla fiaccolata per la sicurezza sul lavoro indetta da CGIL-CISL-UIL per stasera alla Spezia, con partenza alle 21 da piazza Brin e conclusione in piazza Mentana dove interverrà il sindaco Massimo Federici.

Solo nel 2010 sono stati sette i morti tra i lavoratori caduti sul nostro territorio e gli spezzini caduti fuori provincia: Giovanni Magliani, Maurizio Cortesi, Francesco Ratti, Franco Devoto, Roberto Mattioli, Salvatore Iraci Sareri, Claudio Bonfante a cui si aggiungono i quattro del 2009: Giuliano Fenelli, Sandro Ferrari, Andrea Medici e Emiliano Gasparri.

Uomini di età, mestieri e vite diverse, ma tutti accomunati da un unico destino: lavorare per vivere e morire lavorando.

Con indignazione e rabbia Rifondazione Comunista, mentre una scandalosa classe politica continua a votare in parlamento mozioni salva-criminali, disinteressandosi totalmente dei gravissimi problemi che attanagliano il Paese, chiede ancora una volta con voce ferma a tutte le istituzioni di fermare in qualsiasi modo questa infinita emorragia di vite umane perchè non può esserci civiità in una società che miete i suoi cittadini sul posto di lavoro.

Un mondo del lavoro sempre più vituperato e calpestato ma su cui si fonda ancora la nostra, così tanto offesa, Costituzione.

A tutti gli spezzini facciamo appello ad essere presenti domani sera in piazza Brin, in onore di tutte le vittime sul lavoro cadute in Italia e dei loro parenti, vittime anch’essi di tale tremende ingiustizie perchè privati all’improvviso e in maniera violenta degli affetti più cari.

Fiaccolata contro gli omicidi bianchi

23 settembre 2010 - Scritto da  
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Articolo 1: L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDATA SUL SANGUE DEL LAVORO

LA SPEZIA: 11 MORTI IN 20 MESI: RIFONDAZIONE COMUNISTA ADERISCE ALLA FIACCOLATA DOMANI SERA PER LA SICUREZZA SUL LAVORO PROMOSSA DA CGIL, CISL E UIL

La federazione spezzina di Rifondazione Comunista aderisce con forza alla fiaccolata per la sicurezza sul lavoro indetta da CGIL-CISL-UIL per domani sera alla Spezia, con partenza alle 21 da piazza Brin e conclusione in piazza Mentana dove interverrà il sindaco Massimo Federici.

Solo nel 2010 sono stati sette i morti tra i lavoratori caduti sul nostro territorio e caduti fuori provincia: Giovanni Magliani, Maurizio Cortesi, Francesco Ratti, Franco Devoto, Roberto Mattioli, Salvatore Iraci Sareri, Claudio Bonfante a cui si aggiungono i quattro del 2009: Giuliano Fenelli, Sandro Ferrari, Andrea Medici e Emiliano Gasparri.

Uomini di età, mestieri e vite diverse, ma tutti accomunati da un unico destino: lavorare per vivere e morire lavorando.

Con indignazione e rabbia Rifondazione Comunista, mentre una scandalosa classe politica continua a votare in parlamento mozioni salva-criminali, disinteressandosi totalmente dei gravissimi problemi che attanagliano il Paese, chiede ancora una volta con voce ferma a tutte le istituzioni di fermare in qualsiasi modo questa infinita emorragia di vite umane perché non può esserci civiità in una società che miete i suoi cittadini sul posto di lavoro.

Un mondo del lavoro sempre più vituperato e calpestato ma su cui si fonda ancora la nostra, così tanto offesa, Costituzione.

A tutti gli spezzini facciamo appello ad essere presenti domani sera in piazza Brin, in onore di tutte le vittime sul lavoro cadute in Italia e dei loro parenti, vittime anch’essi di tale tremende ingiustizie perchè privati all’improvviso e in maniera violenta degli affetti più cari.

RIFONDAZIONE COMUNISTA, FEDERAZIONE PROVINCIALE DELLA SPEZIA

Circolo Prc Ponente: “Le aree militari tornino agli spezzini”

23 settembre 2010 - Scritto da  
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Il Circolo Ponente del Partito della Rifondazione Comunista sostiene la mobilitazione dei ragazzi del borgo di Marola per la ri-conquista degli spazi a mare, caso più unico che raro di borgata marinara dove il mare è pressoché irraggiungibile.

La questione delle aree non più utilizzate dalla Marina Militare è una partita decisiva per il futuro della città. L’Arsenale ha subito un progressivo declino e un evidente distacco dall’economia cittadina. Basta percorrere la Via Litoranea e volgere lo sguardo verso la Base Navale per rendersi conto degli enormi spazi non utilizzati, fatiscenti, in evidente stato di abbandono. Pure con qualche preoccupazione per la salute dei cittadini, vedi Campo in Ferro e presenza di eternit. Urge la riacquisizione e riqualificazione di tali aree, escludendo ipotesi che prevedono insediamenti di tipo industriale. Il Ponente ha diritto al proprio mare.

La partita in campo non riguarda solo il borgo di Marola. E’ in gioco il futuro dell’intera comunità, si discute del futuro di Spezia e del suo modello di sviluppo; tali questioni non devono e non possono essere lasciate solo ai tavoli istituzionali, ma devono passare anche attraverso la partecipazione e il protagonismo dei cittadini.


Anche perchè pare evidente la mancanza di un disegno complessivo del governo sia per quanto riguarda il rilancio della Base Navale, sia per quel che concerne la dismissione di aree non più indispensabili. Risuonano ancora nelle orecchie le parole del sottosegretario Crosetto durante la visita alla città nel gennaio 2009: “
non occuperemo un metro quadrato in più di quanto ci serve e che quel che non serve sarà ceduto, a La Spezia la Marina cederà le aree per l’Università e quant’altro”.
Al momento parole al vento, promesse non mantenute.

Bene hanno fatto i ragazzi di Marola a far sentire la propria voce, inizio di una mobilitazione in grado di coinvolgere tutta la città, strumento di sostegno e di pungolo per i confronti, e perché no, conflitti, che le istituzioni locali dovranno sostenere con il governo nazionale.

Partito della Rifondazione Comunista

Circolo Ponente 

Olivieri su crisi Fincantieri: “Sacconi l’agitatore sei tu! Il 24 settembre a Genova in piazza con la FIOM”

21 settembre 2010 - Scritto da  
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Il Ministro Sacconi ci ha ormai abituati alle sue sparate contro i lavoratori e le loro lotte. Non si può però che rimanere allibiti ed indignati di fronte alla sua ultima “perla”.

Fincantieri, che è azienda pubblica per intero, taglia l’occupazione e, solo in Liguria, vuole chiudere lo stabilimento di Riva Trigoso e, di fatto, anche quello di Sestri Ponente e i lavoratori, giustamente, lottano.

E il “nostro” – si fa per dire – ministro, invece che preoccuparsi per la difesa dei posti di lavoro come commenta?

“Bisogna isolare gli agitatori”, dice, come se i lavoratori Fincantieri della Liguria e di tutta Italia scioperino e protestino perché sobillati da qualcuno e non perché realmente preoccupati per il futuro loro e delle loro famiglie.

Caro Sacconi, quel Piano va ritirato e Fincantieri va invece rilanciata con investimenti adeguati e scelte oculate di politica industriale.

A questa classe dirigente, sorda di fronte alla sofferenza sociale che cresce nel Paese, occorre sturare le orecchie.

Venerdì 24 settembre a Genova ci sarà il Convegno nazionale di Confindustria con Marcegaglia, Sacconi e Brunetta e i metalmeccanici sciopereranno e manifesteranno là davanti. Noi saremo con loro.

Approvazione la mozione di Rifondazione per le videoriprese del consiglio comunale di Arcola

20 settembre 2010 - Scritto da  
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La federazione spezzina di Rifondazione Comunista plaude la mozione (approvata all’unanimità) presentata ad Arcola dal nostro consigliere Salvatore Romeo riguardo alle videoriprese e le trasmissioni in diretta via internet delle sedute del consiglio comunale arcolano. Si tratta di un’importante operazione di trasparenza verso tutti i cittadini di Arcola che potranno così seguire molto più agevolmente la vita democratica del proprio comune.

Un significativo passo in avanti che avvicina ancora di più le persone alla cosa pubblica invogliandole ad essere sempre informate di quanto accade, a partire dal proprio territorio, in un’epoca di grave oscurantismo culturale e mediatico in cui il nostro paese è caduto da molto tempo.

I cittadini-elettori potranno assumere così quel ruolo di “controllori” che rispecchia pienamente il senso democratico del rapporto di essi con la politica, troppo spesso a vista come un affare privato e di palazzo, incomprensibile ai più.

Auspichiamo che gli altri comuni spezzini facciano altrettanto perché la trasparenza tra la amministrazione e i cittadini è un altro di quei beni comuni da difendere a spada tratta. Per Rifondazione Comunista alla Spezia un’altra campagna provinciale per in difesa dei diritti dei cittadini, nell’intento di trasformare le istituzioni in veri “palazzi di vetro” dotando la cittadinanza di tutti gli strumenti di controllo della classe dirigente.

Navi dei veleni, altro che leggende metropolitane…

20 settembre 2010 - Scritto da  
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Riportiamo la rassegna stampa dell’evento curato dall’assessore all’ambiente di Lerici di Rifondazione comunista, Veruskha Fedi, a cui a partecipato l’autore di “Navi dei veleni”, Riccardo Bocca, dell’Espresso.

Durante il presidio all’AP, Forcieri ci ha dichiarato che i traffici di rifiuti alla Spezia sono leggende metropolitane, e lui ha pensato bene di non partecipare all’incontro.

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