Barrani (PRC Vernazza): “Resasco e Moggia gettano fango su altri per difendersi, delegittimando l’opposizione”

30 novembre 2010 - Scritto da  
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Sono gravemente offensive e false le dichiarazioni del sindaco Vincenzo Resasco e dall’assessore Gianni Moggia espresse adurante l’ultimo consiglio comunale di Vernazza del 25 novembre scorso, convocato in forma straordinaria siu richiesta di dei consiglieri di minoranza di Rifondazione Comunista per far luce sui convolgimenti del comune nel caso Parcopoli.

Invece che rispondere in merito, il sindaco ha pensato bene di difendere il presidente della comunità del parco Leonardini di cui abbiamo chiesto le dimissioni dato il suo coinvolgimento nell’inchiesta emerso dalle intercettazioni, per poi rilanciare attaccando gli stessi consiglieri e il capogruppo Prc Barrani, “colpevole” secondo il sindaco, di aver partecipato a dieci anni di consiglio comunale senza essersi accorto di irregolarità nel Parco.

Al sindaco voglio ricordare -risponde lo stesso Barrani- che il clima intimidatorio che per anni si è respirato nel territorio contro i “dissidenti”, verso la gestione del Parco, ha impedito a qualunque voce critica di esprimersi liberamente come è stato dimostrato dall’inchiesta e come dichiarato dallo stesso mio partito in tempi non sospetti. Affermare che il sottoscritto non si è mai accorto di nulla è quantomeno di cattivo gusto.

Evidentemente lo stesso clima che si è respirato per anni nella gestione Bonanini si vuole tutt’ora perpetuare.

Ma il comportamento più grave è stato quello dell’assessore Gianni Moggia che ha accusato i consiglieri di minoranza prima di avere anch’essi i figli assunti nell’ente Parco, quasi come a volerli assurgere a ruolo di “complici” del sistema, poi ha vergognosamente ricordato a un altro consigliere di avere un procedimento in corso (per un fatto totalmente privato ed estraneo a vicende di questioni morali su cui è semplicemente scandaloso speculare) della serie “tutti colpevoli, nessun colpevole”.

Infine l’assessore ha accusato il sottoscritto Antonio Barrani di aver commesso degli abusi su dei terreni, accusa totalmente falsa e infamante dato che tali abusi a cui fa riferimento sono stati commessi, come dimostrato, da un mio parente e fino a prova contraria la colpa nel nostro sistema di diritto è esclusivamente  personale.

Ritengo quindi indecente il comportamento dell’amministrazione comunale di Vernazza e chiedo all’assessore Moggia pubbliche scuse per quello che ha affemrato nell’ultima seduta di consiglio comunale.

Non è Rifondazione Comunista a dover dimostrare la propria innocenza, bensì l’esatto contrario: il PRC non non si è mai piegato e mai si piegherà a tali inqualificabili comportamenti, poco consoni all’istituzione che tali persone rappresentano.

E’ chiaro che, evidentemente preoccupate di salvare il salvabile in un sistema crollato esclusivamente per una cattiva politica e una pessima amminsitrazione della cosa pubblica, tali persone tentino il tutto per tutto adottando la triste tattica di attaccare gli oppositori gettando loro fango per difendere se stessi.

Sia chiaro che questo stile resta per noi inaccettabile e ci difenderemo con ogni mezzo da tali gravi scorrettezze ricordando che sono loro stessi a dover rendere conto alla cittadinanza di eventuali connivenze con l’ormai noto sistema-Parcopoli.

Caso Ciancimino-Ortonovo: “Pd e Pdl vergognosa censurato su intrecci tra mafia e politica”

25 novembre 2010 - Scritto da  
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La federazione spezzina di Rifondazione Comunista ritiene gravissimo il comportamento censorio del sindaco di Ortonovo Francesco Pietrini, dell’onorevole Andrea Orlando e di tutto il Partito Democratico che hanno deciso unilateralmente di annullare l’attesa iniziativa pubblica di domani pomeriggio assieme a Massimo Ciancimino, autore del libro “Don Vito”, scritto a quattro mani con il giornalista Francesco La Licata.

Ci sembra incredibile che, per pressioni del Pdl, che forse teme che si scoperchino del tutto i pericolosi intrecci già in parte emersi tra mafia e politica a partire dalle ultime indagini sulle stragi del 92-93, il Pd pavidamente cancelli, senza alcuna consultazione con l’amministrazione locale, un’iniziativa pubblica molto importante e di stretta attualità e interesse, alla luce anche di quanto afferma in merito lo stesso Orlando, che, da membro della commissione parlamentare antimafia, da tempo parla di infiltrazioni mafiose anche in Liguria.

E’ bene dunque che si parli di una sanguinosissima storia contemporanea che ci riguarda tutti da vicino e in particolar modo proprio la Val di Magra. Infatti non dimenticheremo mai che nella strage mafiosa di Via dei Georgofili del 27 maggio 1993 morì un ragazzo di Sarzana, Dario Capolicchio, “colpevole” solo di studiare all’università in quel di Firenze. Sottolineiamo anche l’incredibile coincidenza con l’apertura del processo sulla stessa strage che coinvolge direttamente la ormai famigerata trattativa tra mafia e stato: nell’aula bunhker fiorentina lunedì scorso era assente proprio l’avvocatura dello stato, ennesima offesa ai familiari delle vittime e a tutti i cittadini italiani.

Proprio per questo riteniamo scandaloso che si censuri tale iniziativa. Facendo così, invece del dibattito, vicono gli esponenti del Pdl già condannati per mafia come il senatore Dell’Utri, che il suo partito evidentemente contina a difendere a spada tratta, anche in questa provincia.

Il Pd ha paura di parlar di questi argomenti e fa fare una pessima figura all’intera amministrazione comunale di Ortonovo, che, tramite l’assessore alla cultura e vicesindaco di Rifondazione Comunista Massimo Marcesini, aveva organizzato da mesi l’evento.

Inoltre lo stesso libro di Ciancimino è stato presentato per tutta l’estate da numerosissimi enti locali d’Italia amminisitrati dal Partito Democratico, e addirittura nella festa dell’Unità di Bologna del luglio scorso.

Per noi resta l’ennesimo episodio di malcostume politico che il Partito Democratico locale compie ai danni di Rifondazione e dell’operato dei suoi uomini nelle amministrazioni.

Cossu: “Trasparenza su Acam, patrimonio degli spezzini: il memorandum sia reso pubblico”

25 novembre 2010 - Scritto da  
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Intervista di Cronaca4 a Simona Cossu, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale della Spezia. Con lei una conversazione quasi “monografica”: argomento la recente firma del memorandum Acam-Hera.

Diverse polemiche nell’ultimo Consiglio Comunale, scatenate dal vostro gruppo e dai Comunisti Italiani. Qual è l’oggetto del contendere?

Il motivo principale è una questione di trasparenza. Eravamo presenti alla Commissione Comunale partecipate il giovedì della firma dell’accordo: lì ci hanno raccontato dei conti in Acam mentre in contemporanea sui giornali usciva la notizia dell’accordo. Così lo abbiamo appreso dalla stampa, è stata una mancanza di rispetto del Consiglio comunale. Sul merito politico il problema è che noi non sappiamo ancora cosa c’è scritto nel memorandum. Ciò che sappiamo lo abbiamo letto sulla stampa, è un problema di trasparenza gigantesco: è fondamentale che i cittadini della provincia sappiano quali sono i termini esatti dell’accordo.

Avete chiesto un consiglio straordinario sull’argomento…

Ci auguriamo che il memorandum possa essere reso pubblico quanto prima. Acam è una patrimonio di tutti, non si può fare come è stato fatto e poi cavarsela con la frase ‘Tutto il resto non si può sapere…’. Chiediamo un dibattito pubblico in un consiglio comunale aperto ai cittadini.

Dalla conferenza stampa è emerso che l’accordo offre garanzie occupazionali ai lavoratori

Sappiamo che alla firma era presente il segretario della Cgil, non capiamo l’assenza di Cisl e Uil. Vogliamo la garanzia che per i livelli occupazionali sia rispettato l’accordo sindacale fatto a suo tempo, non solo per due anni, ma anche nel lungo periodo, perché Acam è un’azienda giovane che va fatta crescere.

La vostra opinione sui contratti di solidarietà?

Non sono totalmente contraria all’utilizzo, nella crisi italiana tante aziende hanno usato questo strumento che ha salvato dei posti di lavoro. Però vorremmo che fosse uno strumento usato in maniera equa e trasparente. Al momento è stato presentato ad un numero esiguo di dipendenti: perché non allargarlo a tutta l’azienda, aumentando così il risparmio di ACAM e togliendo quei pochi lavoratori da sotto la lente di ingrandimento?

Uno dei vostri cavali di battaglia è l’acqua pubblica

L’acqua è un bene primario per tutti gli esseri umani, deve essere accessibile a tutti e quindi sottratta alla logica del mercato. Hera, per quanto possa avere capitale pubblico, è coinvolta in logiche di mercato spinte, essendo anche quotata in borsa. Ci sarà il referendum, migliaia di cittadini di Spezia hanno fatto la fila par firmare, aspettiamo l’esito. Che ci sia almeno una moratoria.

Questi sono i concetti sicuramente di alto profilo, ma generali. C’è anche una questione di tariffe?

Dove è arrivato il privato sono aumentate le tariffe, questo è una dato di fatto: lo conferma la Corte dei Conti con uno studio approfondito. Quindi anche se tariffe vengono decise attraverso la legge, rimane il problema di costi.

Favorevoli alla creazione della Società delle reti?

Siamo stati sempre a favore di questa operazione, l’abbiamo votata in tutti i Consigli Comunali, è stato un bene far tornare ai Comuni le reti che devono essere assolutamente nella gestione pubblica. Questa è stata quasi una forma di ricapitalizzazione indiretta e noi l’abbiamo sempre chiesta e sostenuta. Ci sono Comuni con debiti consistenti? Sarà bene che li paghino, si facciano carico anche questi della salvezza di un patrimonio pubblico.

Cosa rispondete a chi afferma che l’alternativa all’aggregazione con Hera era il fallimento?

Per affermarlo bisogna essere a conoscenza dei termini della questione. Per fare proposte nuove servono i dati e noi a questo momento non li abbiamo ancora avuti. Quando ACAM si trasformò in SpA eravamo contrari, ed anche allora c’era lo spauracchio del fallimento. Ci interessa ragionare con strumenti ed elementi certi, non sui ricatti, e sul metodo delle questioni, chiediamo di poter capire e valutare se ci sono alternative. Ad oggi non abbiamo prove che l’unica strada per evitare il fallimento era questa.

Una domanda che esula dall’argomento generale: il motivo della sua fascia al braccio

E’ una cosa storica: la fascetta che portava il servizio d’ordine durante le manifestazioni del movimento femminista negli anni 70. Fra poco ci sarà la giornata contro la violenza sulle donne, ritengo sia giusto sensibilizzare la gente rispetto a questa questione, anche se si tratta di una sola giornata. Il problema della violenza sulle donne purtroppo oggi è ancora dirompente nella nostra società. Inoltre mi sembra evidente che in Italia c’è un sistema di comunicazione pubblicitaria, ma anche politica, secondo il quale la donna è presentabile quando ha un corpo presentabile secondo i canoni della bellezza maschile di oggi. Questo è mortificante. Ci deve essere uno scatto d’orgoglio delle donne di questo Paese.

Marco Ursano
con la collaborazione di Marcello Bianchi


La grande distribuzione sbrana i piccoli commercianti

25 novembre 2010 - Scritto da  
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Nella provincia spezzina non si fa altro che parlare delle nuove aperture, già effettuate o prossime, dei grandi centri commerciali.

Sulle ali dell’entusiasmo di questi megaservizi offerti alla popolazione si nasconde una triste pagina che non riguarda solo il nostro territorio provinciale ma che si estende in tutto il paese: ovvero la precarizzazione del lavoro. Sui giornali spesso si legge che questi centri fanno e faranno aumentare l’occupazione, ma non sempre è così!!

Ci sono dei pro e dei contro: l’apertura dei centri commerciali ammazza i piccoli commercianti e le piccole catene di discount che non ce la fanno a stare al passo della grande distribuzione. Un esempio eclatante si manifesta ogni domenica e nei giorni festivi dove i vari Le Clerc, Iper ed Esselunga fanno piazza pulita offrendo ovviamente più servizi rispetto ai piccoli dettaglianti che rimangono chiusi. Ciò significa che le aperture domenicali e festive facilitano solo la grande distribuzione e che non si incrementa affatto l’occupazione nel settore.

Se una persona compra di domenica quando i piccoli rimangono chiusi, poi non compra durante la settimana e così ristagnano i consumi ma i costi di gestione aumentano.

Inoltre è vero che con le nuove aperture ci saranno nuove assunzioni ma è ancor più vero che alcuni discount saranno costretti a chiudere alcuni punti di vendita licenziando lavoratori su lavoratori, precari su precari che, salvo miracoli di sindacati, non avranno più un lavoro.

Bisognerebbe parlare di una concertazione a livello provinciale che metta al primo posto il lavoro dei cittadini guardando occupazione e sviluppo e non occupazione e licenziamento perchè se si assumono 100 persone e ne vengono lasciate a casa altrettante non si risolve niente.

I discount sono dunque impegnati in una impari lotta con le grandi catene di supermercati e i centri commerciali che hanno invaso e stanno invadendo il nostro territorio, si dovrebbe quindi iniziare a frenare questa proliferazione selvaggia che arricchisce solo i comuni con le loro lottizzazioni e non i piccoli commercianti e i loro dipendenti.

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA, COORDINAMENTO VAL DI MAGRA

Meno male che occorre trasparenza: Acam-Hera, mistero memorandum

24 novembre 2010 - Scritto da  
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La Nazione: CONSIGLIO FIRMA DEL MEMORANDUM CON HERA: PALETTI DELLA FEDERSINISTRA
Maggioranza divisa su Acam Rc: «L’acqua resti pubblica»

NOTTE da incubo in consiglio comunale per la maggioranza di centrosinistra. Rc e Pdci hanno fatto il diavolo a quattro sul tema dell’aggregazione di Acam ad Hera mettendo in imbarazzo più di una volta gli alleati del Pd, nella seduta fiume, andata avanti, tra riunioni di capigruppo e dibattito, dalle ventuno alle quattro del mattino. La Federazione della sinistra ha puntato i piedi su due questioni. La prima: «Non possiamo accettare — ha tuonato Simona Cossu, capogruppo di Rc — da parte  dell’amministrazione e del Pd una conferenza stampa dai toni trionfalistici come quella per la firma del memorandum. E’ in contraddizione con la disposizione di tenere riservato il protocollo tra Acam e Hera. Ne vale la trasparenza, l’informazione ai cittadini, il rispetto del consiglio comunale». La Cossu ha rincarato la dose sulla privatizzazione del settore idrico legata all’intesa con Hera. «L’acqua — ha aggiunto — deve essere sottratta all’operazione di fusione.

Aspettiamo di conoscere cosa prevedono gli accordi tra le due multiutility senza dimenticare che c’è in ballo un referendum popolare». La Federsinistra ha già dichiarato in consiglio che non farà sconti. Parole sibilline ma chiare. Al tempo stesso la Cossu ha espresso la convinzione di raggiungere l’obiettivo del mantenimento del ramo idrico sotto il settore pubblico.

L’OPPOSIZIONE di centrodestra ha preso la palla al balzo parlando di crisi di maggioranza con Paolo Asti (Pdl) e Fabio Cenerini (Gruppo misto, in quota Fli). Giacomo Gatti (Pdl) è andato giù duro: «La firma del memorandum ha decretato il funerale di Acam, la morte definitiva del marchio e del soggetto industriale spezzino». Gatti, inoltre, ha
messo in guardia l’amministrazione sulla vendita a Filse degli immobili pubblici di Acam per 21 milioni, valore in eccesso e fuori mercato».

IL PD ha difeso a spada tratta la firma del memorandum. Lo ha fatto con Jonathan Marsella, Luca Liguori e il capogruppo Marcello Delfino. Il primo ha rigettato una pesante accusa di Rc («Vi siete liberati di Acam», aveva detto la Cossu), Sottolineando il grande lavoro dell’amministrazione. Liguori ha votato, unico tra i consiglieri, contro la richiesta di dibattito su Acam da parte della Federsinistra. «Non essendo a conoscenza dei contenuti dell’accordo — ha dichiarato — non mi sembra opportuno discuterne. Prendiamo atto che siamo a un primo passo decisivo di un percorso ancora lungo per il salvataggio dell’azienda». Delfino ha accusato il centrodestra di «non voler difendere i lavoratori Acam pensando solo alla propaganda politica».

IL CONSIGLIO avrebbe dovuto discutere e approvare quaranta modifiche allo statuto comunale, tra cui il riconoscimento delle coppie di fatto. Il sindaco Massimo Federici ha aperto i lavori comunicando gli sviluppi sulle vicende ex San Giorgio, nuovo ospedale e memorandum dell’Acam. La Federazione della sinistra ha chiesto allora una sospensione prima di far mettere ai voti una mozione per la discussione su Acam. La conferenza dei capigruppo ha poi aderito all’apertura del dibattito con il Pd contrario. In aula i Democratici hanno invece votato a favore: quando si stava prospettando una maggioranza inedita tra Federsinistra e opposizione di centrodestra.

Non esiste futuro sostenibile senza giustizia sociale

24 novembre 2010 - Scritto da  
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Cambiare l’economia per non cambiare il clima. Sul tavolo del convegno organizzato da Legambiente in Regione c’è molto di più di un semplice slogan: è un percorso comune di azione di contrasto al cambiamento climatico tra istituzioni, esperti e società civile. Da Genova infatti partirà una piccola delegazione ligure, formata da Santo Grammatico, coordinatore di Legambiente Liguria, Alberto Zoratti, dell’organizzazione equosolidale Fair e Verushka Fedi, assessore all’ambiente del Comune di Lerici, alla volta di Cancun, sede della sedicesima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (29 novembre).

“I Governi cercheranno di impostare un’economia che sia a basso contenuto di carbonio e quindi più sostenibile – spiega Alberto Zoratti, rappresentante Fair – ma c’è il rischio che non si possa trovare un accordo e chi i poteri economici forti condizionino nei fatti i negoziati e che quindi venga tutto rimandato alla “Cop 17 del Sudafrica” il prossimo anno. Per questo noi come soceità civile stiamo cercando di lavorare insieme alle istituzioni, quelle più illuminate, per fare un percorso di sensibilizzazione e di pressione dal basso.

La Liguria può lavorare su diversi livelli, i comuni e le province possono impostare dei piani di sviluppo sostenibile sul rismparmio energetico, energie alternative, investimenti su mercati e agricoltura locali – aggiunge Zoratti – Ma anche la società civile può fare molto per sensibilizzare i cittadini e i cittadini possono fare molto per contribuire al risparmio energetico e alla mobilità sostenibile, ad esempio, utilizzando i mezzi pubblici o comunque riconvertendo i propri stili di vita.

Una questione di investimenti e di volontà politica. “Dobbiamo tenere insieme quelle che sono le esigenze dell’ambiente e quelle del sociale. Non può esistere un futuro sostenibile solo dal punto di vista della tutela ambientale se non consideriamo anche le questioni di giustizia sociale. Da parte delle istituzioni c’è una doppia sfida, la necessità di costruire un futuro che sia a misura di ambiente ma che sappia anche rispondere alle esigenze dei lavoratori e di chi in questo momento sta soffrendo una crisi di cui è solo vittima”

Vai al sito web del COP16

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L’unità a sinistra bene comune

24 novembre 2010 - Scritto da  
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di Valentino Parlato su il manifesto del 23 novembre 2010

La crisi italiana è grave. Con il nostro debito pubblico il rischio greco-irlandese cresce. La stessa, augurata, crisi di Berlusconi aumenta i pericoli. Un tipo come il nostro Cavaliere, che punta al Quirinale, ma se perde Palazzo Chigi potrebbe finire in galera, le tenterà tutte. Non dico un colpo di Stato (corre voce che anche i Servizi si siano stancati di lui), ma tutti i possibili imbrogli. In questa situazione sono state positive e incoraggianti le due giornate del Congresso per la Federazione della Sinistra, di sabato e domenica a Roma all’Hotel Ergife.

Innanzitutto le presenze, quasi un migliaio, attente e partecipi. Certo gli anziani erano più dei giovani (che comunque non mancavano), ma questa è la realtà di oggi. Non buona. Ma, contrariamente a quel che hanno scritto alcuni giornali, il Riformista tra gli altri, l’aria non era affatto di nostalgia. Nessuna sterile nostalgia, ma certamente, questa sì, la memoria – perché no, orgogliosa – della storia del movimento operaio e del comunismo italiano. Senza radici l’albero muore. Fortissima l’attenzione ai problemi del presente. Non solo denuncia, ma anche analisi, individuazione delle difficoltà sociali e politiche del presente e del futuro prossimo.
C’è voluto del tempo, forse troppo, ma un passo è stato fatto: domenica 21 novembre Rifondazione comunista di Paolo Ferrero, Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto, Lavoro e Solidarietà di Giampaolo Patta e Socialismo 2000 di Cesare Salvi, hanno realizzato la loro unità nella Federazione della Sinistra.

Le difficoltà restano enormi, ma un passo importante è stato fatto. E credo che decisivo per questo passo avanti sia stata la grande manifestazione della Fiom il 16 di ottobre, che per la partecipazione e i contenuti andava ben oltre l’ambito sindacale. E così di straordinaria importanza e utilità è stato, nella prima giornata di questo congresso, l’intervento di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom e iscritto a Sinistra Ecologia Libertà.

Landini ha giustamente insistito sul fatto che in una situazione di crisi generale, come oggi, la lotta sindacale è più che mai legata e anche dipendente dalla lotta politica. Nelle situazioni di crescita economica come nella seconda metà degli anni ‘50 e per tutti i ‘60, la lotta sindacale poteva andare per conto suo, oggi non è più così perché l’intervento dello Stato (cioè della politica) è essenziale. Ma proprio per questo l’obiettivo dell’unità e, soprattutto, del rinvigorimento della sinistra viene al primo posto.
La questione riguarda innanzitutto i rapporti tra la neonata Federazione e Sel, ma anche, credo io, i rapporti con componenti del Pd. Nel corso del dibattito congressuale non sono mancati gli inviti e gli appelli a Sel e a Nichi Vendola per ritrovarsi. I ripetuti richiami a questo tema e il convincimento, largamente condiviso, della crucialità dell’unità della sinistra di alternativa, mi sono sembrati il vero tema politico del dibattito congressuale, insieme alla questione (anche questa legata all’unità della sinistra) della riunificazione, ormai matura, tra i due partiti comunisti presenti nella Federazione.

È necessario che appelli e inviti non restino formali, anche se non possiamo nasconderci questo rischio. Bisogna – credo – fare con urgenza qualcosa di più, e anche Nichi, che stimo e apprezzo (in anni passati ho sostenuto una sua campagna elettorale nel Salento), dovrebbe dare un segno in tal senso. In Italia, ma non solo, c’è da ricostruire una sinistra. Nessuno può ritenersi autosufficiente se pensa davvero di avere di fronte i compiti essenziali ma anche enormi che dichiara di riconoscere. Per questo ci vogliono, da parte di tutti e di ciascuno, intelligenza, coraggio e anche generosità.

PRC Vernazza: Giovedì 25 Novembre Consiglio comunale straordinario su Parcopoli

23 novembre 2010 - Scritto da  
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Verrà svolto giovedì 25 novembre alle ore 9 il consiglio comunale straordinario di Vernazza sull’inchiesta Parcopoli. Il consiglio è stato richiesto da ben 7 consiglieri comunali, 3 DI MAGGIORANZA E 4 DI MINORANZA tra cui il capogruppo PRC Antonio Barrani, che per primo aveva chiesto una seduta straordinaria per far luce sullo scandalo “Mani Unte” allargando lo sguardo oltre il comune di Riomaggiore.

Ogni verità deve emergere anche Vernazza e Monterosso, gli altri comuni che fanno parte dell’area del Parco” -afferma Barrani- “L’inchiesta giudiziaria ha dimostrato una gravissima questione etica, morale e amministrativa: Rifondazione Comunista e i cittadini di Vernazza predendono chiarezza, giustizia e trasparenza da ogni istituzione pubblica del nostro territorio provinciale“.

La Spezia avvelenata

22 novembre 2010 - Scritto da  
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tratto da Il Manifesto del 21 novembre 2010

Dopo 14 anni si avvicina alla sentenza il processo per la devastazione della collina di Pitelli, sopra il golfo di La Spezia. Una zona grande quattro volte Porto Marghera, per anni sommersa di ogni genere di rifiuti industriali

In quattordici anni il mondo è cambiato. Tre guerre, l’11 settembre, due governi Berlusconi, Prodi, D’Alema e ancora Prodi. Quattordici anni è la durata del processo per la devastazione di una collina sul Golfo di La Spezia, Pitelli, forse la più grande discarica industriale italiana. Un tempo che serve l’impunità di fatto assoluta per il traffico dei rifiuti pericolosi in Italia, che la Cia stimava in 80 milioni di tonnellate negli anni ’90 e che oggi quasi nessuno conta più. Ovvero quella sorta di impunità che ha riguardato gran parte delle inchieste per le rotte dei veleni dell’Italia degli ultimi decenni. Archiviati i processi per la nave Rosso spiaggiata ad Amantea, archiviati i processi per le navi a perdere, senza colpevoli e, soprattutto, senza mandanti gli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi in un agguato mentre seguivano le tracce dei traffici di rifiuti verso la Somalia. Prescritto il processo contro i responsabili dei viaggi delle navi dei veleni degli anni ’80, quando l’Italia esportava tonnellate di scorie verso l’Africa e il Sud America. E ora il processo di Pitelli, vicino alla sentenza di primo grado dopo più di un decennio di udienze e prossimo alla prescrizione.

Nell’auletta della sezione penale di La Spezia sono passati quasi una trentina di imputati, decine di avvocati, almeno due generazioni di magistrati. E la storia di una città, simbolica e volutamente dimenticata.

Il sistema Duvia

Nell’ultima udienza dedicata alla discussione delle parti civili l’avvocato Roberto Lamma, per Legambiente, ha ricostruito pezzo dopo pezzo il sistema di Orazio Duvia, il dominus di Pitelli: «C’è una strategia di fondo in questa storia che si basa sull’opacità del sistema di gestione dei rifiuti. Una strategia del fatto compiuto». Ed è questa la chiave che può spiegare perché ancora oggi la gestione delle scorie industriali e perfino della comune monnezza è un’eterna emergenza e il miglior business italiano. Era l’agosto del 1976 quando Orazio Duvia chiese in sostanza di poter sistemare la collina di Pitelli – che per il piano regolatore era interamente destinata a verde, con un valore paesaggistico vincolante – buttando qualche rifiuto inerte. Qualche calcinaccio, un po’ di sabbia, tutta roba innocua, giurava. «Poi va oltre – ha raccontato Lamma – e arriva il fatto compiuto». A Pitelli scaricano camion di rifiuti di ogni genere, mentre il Comune di La Spezia si preparava ad accettare quel fatto compiuto, architrave del sistema Duvia. Il principio che andrà avanti fino al 1996 sarà sempre lo stesso: prima vengono sversati i rifiuti, poi Comune e Provincia sanano il tutto, con autorizzazioni ex post.

Il risultato del sistema Duvia è ora quell’enorme area contaminata che sovrasta il golfo dei poeti. «Una zona grande come quattro Porto Marghera messe insieme – sottolinea l’avvocato di Legambiente – ovvero il secondo sito d’interesse nazionale dopo l’Acna di Cengio». Una devastazione che forse non ha eguali nella storia italiana e che ora sarà impossibile risanare.

Un’incredibile coincidenza

Gli anni ’80 e i primi anni ’90 sono stati i peggiori. Il traffico dei camion carichi di scorie industriali aumentava mese dopo mese, riempiendo quattro crateri. La prima buca, la più antica, che non ha mai avuto un isolamento dal terreno e dalle falde acquifere venne coperta con altri tre invasi, messi uno sopra l’altro, come in una torre devastante per l’ambiente del golfo di La Spezia. Oggi è impossibile andare a vedere cosa è nascosto in quella prima fossa e riuscire a risanare è un’impresa senza nessuna possibilità di successo. Le conseguenze colpiranno intere generazioni, per decenni.

Alla fine del 1984 il pretore di La Spezia Attinà firmò quello che fu l’unico sequestro – fino al 1996, data della chiusura della discarica – dell’enorme invaso di Pitelli. Oggi l’anziano magistrato ricorda ancora quegli anni. «C’erano degli evidenti abusi e per me fu naturale ordinarne la chiusura», spiega. «Dopo poco passai al giudicante – ricorda – e un altro magistrato dispose la riapertura». Salta così agli occhi una incredibile coincidenza, temporale ma significativa. La chiusura momentanea della discarica di Pitelli – dal 1984 al 1986 – coincide chirurgicamente con l’epoca dei viaggi delle navi dei veleni, che iniziarono a caricare i rifiuti tossici dell’industria del nord Italia sulla banchina del porto di Marina di Carrara, distante pochi chilometri da La Spezia. Coincidenze? Forse, ma sembra evidente che le rotte dei veleni rispondessero ad un’unica regia, rimasta ancora oggi oscura.

Il sistema di corruzione

Non è possibile capire il caso Pitelli senza guardare quella sorta di libro mastro delle tangenti trovato negli uffici di Orazio Duvia durante le perquisizioni ordinate dal Pm di Asti Luciano Tarditi nel 1996. C’erano politici, funzionari pubblici, militari, decine di persone pagate dal re delle scorie di Pitelli. «Tutti reati oggi prescritti – spiega l’avvocato Roberto Lamma – ma necessari per capire storicamente quello che è accaduto». Ed è significativo l’episodio che Roberto Lamma ha ricordato nella sua ricostruzione dei fatti: «Questo foglio battuto a macchina è il primo esposto che presentammo come Legambiente nel 1988», spiega al collegio mostrando le pagine ormai ingiallite, simili alle antiche veline usate dai dattilografi. Un esposto dettagliato, minuzioso che avrebbe potuto fermare la distruzione della collina di Pitelli forse al momento giusto. Peccato, però, che quel fascicolo sparì. «Quando iniziammo l’inchiesta – ricorda Benito Castiglia, oggi comandante del Corpo forestale dello stato di La Spezia – la prima cosa che facemmo fu di verificare tutti i procedimenti a carico del gruppo di Orazio Duvia». Nel registro c’erano le tracce dell’esposto del 1988, ma tutte le carte erano sparite dai locali del Tribunale. Una minima parte del fascicolo venne ritrovato a casa di uno degli arrestati, ma non fu possibile ricostruire le eventuali complicità all’interno del palazzo di Giustizia. L’unica imputazione non prescritta è la più grave, il disastro ambientale doloso. Arrivare alla condanna è fondamentale per, almeno, stabilire una verità storica, per chiudere con dignità questa pagina terribile della storia della città di La Spezia. Ma soprattutto dovrà servire per rompere la lunga catena dell’impunità, quella sorta di licenza ad inquinare che ancora oggi è la principale causa della devastazione ambientale in Italia.

Andrea Palladino

Romeo: Idrovore e sicurezza provinciale di Romito, dalla Provincia buone nuove per Arcola!

22 novembre 2010 - Scritto da  
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Dopo tante promesse ora si passa finalmente ai fatti: è quanto emerso nel corso della riunione della commissione per la messa in sicurezza del fiume Magra in provincia alla presenza dell’assessore provinciale  Giuseppe Gabriele e del responsabile della Protezione civile Maurizio Bocchia.

Il consigliere provinciale di rifondazione Comunista Salvatore Romeo riferisce dell’impegno della provincia che, sulla base di una convenzione con il Comune, mette a disposizione due potenti idrovore della capacità di 50 mc3 al minuto (50.000 litri) per travasare nel fiume l’acqua dei canali Ressora e Arcola qualora si dovesse rendere necessario abbassare le chiuse dei suddetti canali per impedire l’afflusso dell’acqua dal fiume Magra in caso di piena.

Nella giornata di lunedì prossimo (salvo imprevisti) è prevista una prova di funzionamento sul posto a San Genesio.

Questo intervento, reso possibile con risorse della provincia e della regione, è parte integrante di un piano più complessivo che prevede fra l’altro la rimozione della vegetazione morta sull’alveo del fiume in attesa della legge che permetta la rimozione del materiale ghiaioso e del rafforzamento del pennello dell’argine i cui lavori saranno realizzati nel corso del 2011.

La seconda buona notizia per gli arcolani è che a breve inizieranno i lavori del primo lotto per la messa in sicurezza della via provinciale a Romito Magra mentre il termine dei tre lotti è previsto per il prossimo anno: questa la risposta dell’assessore provinciale alla viabilità Giorgio Casabianca ad una interpellanza presentata dal consigliere Romeo.

Salvatore Romeo
capogruppo PRC Rifondazione Comunista in Provincia della Spezia

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