Anche Cozzani sostiene Acam, ma Rifondazione vuole conoscere il memorandum con Hera

30 dicembre 2010 - Scritto da  
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Si è svolto l’ultimo consiglio comunale follese del 2009 con due premesse: la prima che l’amministrazione non ha nemmeno affisso l’avviso del consiglio nelle bacheche comunali, la seconda è che è stato possibile farlo grazie alla responsabilità della minoranza che non ha colto le provocazioni di un consigliere di maggioranza e che nonostante le assenze ancorchè giustificate di alcuni consiglieri, è stata presente visto l’importanza degli argomenti trattati: piano energetico PAES , riacquisizione dei dispositivi di illuminazione pubblica e costituzione della società delle reti di Acam.

Sulla questiopne Acam il sindalco Cozzani, nonostante abbia espresso parecchie perplessità politiche oggi vota per salvare Acam, unico sindaco di una lista di centrodestra. Per noi è un bene nella misura in cui il sindaco si impegni ha portare avanti quanto affermato da Rifondazione comunista e messo agli atti del consiglio.

Il ritorno ai Comuni della proprietà delle reti rientra nella logica della gestione pubblica, logica che appoggiamo e sulla quale si fonda la proposta politica di mantenimento dei servizi essenziali in mani pubbliche. Si tratta di una forma di ricapitalizzazione indiretta che noi abbiamo chiesto ed sostenuto, parimenti alla necessità che i Comuni con debiti consistenti si facciano carico di tale insolvenza e quindi della salvezza di un patrimonio pubblico rappresentato da Acam. Un patrimonio non solo in termini di proprietà ma anche e soprattutto di risorse umane ed intellettuali, un patrimonio di lavoratori e lavoratrici che dobbiamo tutelare e salvaguardare, parimenti alla qualità dei servizi di cui sono responsabili.

E proprio ai lavoratori ed alle lavoratrici di Acam va la nostra preoccupazione circa il mantenimento dei livelli occupazionali dell’azienda (Acqua, Ambiente, Clienti, Centrogas, ecc.). Il nostro appoggio a questa operazione è quindi in primo luogo il sostegno al processo di risanamento e di razionalizzazione del debito di Acam e quindi alla salvaguardia dei posti di lavoro.

Tuttavia, sottolineando l’importanza di quanto premesso, non abbasseremo la guardia su un elemento di importanza vitale per il nostro territorio: l’acqua pubblica. La gestione pubblica del ciclo idrico è una pregiudiziale che abbiamo chiediamo da tempo ed è uno dei capisaldi della nostra azione politica. Abbiamo presentato ed approvato la mozione di modifica dello statuto comunale in cui si dichiara l’acqua come bene privo di rilevanza economica, abbiamo partecipato, con i comitati, alla raccolta di oltre 1 milione e 400 mila firme per i referendum abrogativi, tra le altre, dell’art.23 del decreto Ronchi che vuole privatizzare un bene essenziale come l’acqua, e chiediamo ora che la parola passi al popolo sovrano che si esprima su questo tema.

Non ci sfuggono tuttavia i nodi della vicenda Acam, nodi che una politica attenta e responsabile deve affrontare. Occorre in primo luogo essere a conoscenza dei termini della questione, per fare proposte nuove servono i dati e noi a questo momento non li abbiamo ancora avuti. Quando ACAM si trasformò in SpA eravamo contrari, ed anche allora c’era lo spauracchio del fallimento. Ci interessa ragionare con strumenti ed elementi certi, non sui ricatti, e sul metodo delle questioni, chiediamo di poter capire e chiediamo che il Sindaco riferisca al consiglio comunale in merito al tanto citato memorandum Acam-Hera. Il nostro voto favorevole alla ripubblicizzazione delle reti per Rifondazione comunista è vincolante all’impegno che chiediamo all’amministrazione comunale di portare avanti le istanze già approvate dal consiglio comunale follese in tema di servizi, e di procedere quindi affinché l’acqua rimanga pubblica. Ce lo chiedono centinaia di nostri concittadini che sono accorsi ai banchetti per firmare in favore dei 3 referendum.

Rifondazione comunista commenta positivamente il voto del consiglio, che è stato possibile anche grazie al pressing che proprio Rifondazione ha fatto in questi anni, a partire dalla necessità di tutelare i lavoratori Acam. Ora è il caso di avanzare proposte sul tema dei servizi.

Cordoglio alla famiglia per la tragica scomparsa del compagno Andrea Giacomelli

30 dicembre 2010 - Scritto da  
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La federazione provinciale Rifondazione Comunista esprime cordoglio e sgomento per la terribile morte del compagno Andrea Giacomelli, giovane consigliere comunale di Castelnuovo Magra, trucidato questa mattina da ignoti assassini poco prima di iniziare la sua giornata di lavoro.

In questo assurdo momento siamo anzitutto vicini alla famiglia del povero Andrea, agli amici di Sel, al sindaco Marzio Favini e a tutta la cittadinanza castelnovese, sotto shock per questo barbaro omicidio che spezza la vita a un pacifico ragazzo di 37 anni.

Chiara Bramanti,
segretaria provinciale Rifondazione Comunista La Spezia

Su Accordo Mirafiori, Cremaschi: “Ritorno al fascismo. Così l’Italia perde la democrazia e non conquista il lavoro”

27 dicembre 2010 - Scritto da  
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Ascolta il commento di Giorgio Cremaschi

Per il presidente del comitato centrale della Fiom “bisogna risalire al fascismo per trovare un accordo di tale gravità e portata antidemocratica come quello sottoscritto da Cisl, Uil e Fiat per Mirafiori. Oltre a distruggere le condizioni di lavoro, cancella non solo il diritto allo sciopero ma il diritto dei lavoratori ad avere una rappresentanza democratica eletta. Un fatto senza precendenti nella storia della democrazia italiana”.

(Tratto da Micromega, 27 dicembre 2010)

Collegato Lavoro: Rifondazione Comunista offre aiuto e consulenza gratuita ai precari spezzini

26 dicembre 2010 - Scritto da  
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Uno sportello gratuito di aiuto ai lavoratori precari sarà offerto dalla federazione spezzina di Rifondazione Comunista fino al 21 gennaio 2011, data ultima per l’impugnazione dei ricorsi in seguito alla nuova vergognosa legge sul Collegato Lavoro, voluta dal governo Berlusconi.

Anche alla Spezia si deve fare in fretta: l’importantissima iniziativa verrà attuata in difesa delle categorie lavorative e più a rischio, quelle dei precari, colpiti anche dalla scarsissima informazione circolante sul Collegato Lavoro, ultima vergognosa trovata di questa desta padronale e berlusconista.

Infatti uno degli aspetti particolarmente gravi del Collegato Lavoro è la modifica del regime delle decadenze, cioè dei termini entro i quali può essere impugnato un contratto di lavoro. Si tratta di norme immediatamente operative, che entreranno in vigore cioè 15 giorni dopo la pubblicazione, avvenuta il 9 novembre scorso, del Collegato Lavoro sulla Gazzetta Ufficiale.

Fino ad allora era possibile impugnare i contratti di lavoro precari e contestarne le irregolarità, successivamente alla scadenza del contratto senza limiti di tempo. In questo modo si garantiva la particolare situazione dei lavoratori precari che alla scadenza di un rapporto di lavoro, sperano prima di tutto in una riconferma e fanno causa solo se questa non c’è. Il Collegato Lavoro, introducendo termini rigidissimi, si presenta invece come una sorta di “sanatoria permanente” rispetto agli abusi dei datori di lavoro.

Ed è di estrema gravità che questi termini valgano, anche retroattivamente, per i rapporti di lavoro già scaduti. In sostanza quando la legge entrerà in vigore, centinaia di migliaia di lavoratori precari, che avrebbero potuto fare causa senza limiti di tempo, contestando le irregolarità del loro rapporto di lavoro, se non agiranno entro 60 giorni, verranno privati per sempre di questo diritto.

Per contrastare questa ennesimo oltraggio ai a lavoratori la Federazione della Sinistra e Rifondazione Comunista della Spezia organizzano quattro appuntamenti ogni martedì pomeriggio dalle 18 alle 20 a partire dal 28 dicembre 2010.

I lavoratori saranno ricevuti dai legali di Rifondazione Comunista, gli avvocati Rosario Conte e Massimo Lombardi, che offriranno loro consulenza gratuita presso la sede della federazione provinciale del PRC di via Lunigiana 545 alla Spezia.

Questi gli orari e le date di apertura dello sportello:

  • Martedì 28 dicembre 2010 ore 18-20
  • Martedì 4 gennaio 2011 ore 18-20
  • Martedì 11 gennaio 2011 ore 18-20
  • Martedì 18 gennaio 2011 ore 18-20


Buone feste

24 dicembre 2010 - Scritto da  
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Auguriamo a tutte/i di poterci riappropriare della dignità dei nostri diritti.

Auguriamo a tutte/i di potersi lasciare alle spalle le miserie quotidiane.

Auguriamo a tutte/i di ritrovare la forza di sperare in un mondo migliore.

Auguriamo a tutte/i la speranza che il prossimo anno sia costellato di tante lotte e che siano tutte madri di risultati positivi per colori i quali credono che un altro mondo sia possibile!

Auguriamo a tutte/i buone feste… con un piccolo regalo musicale!





La risposta a frane e alluvioni non è la demagogia

23 dicembre 2010 - Scritto da  
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Senza scomodare i cambiamenti climatici di cui ormai sono convinti tutti gli scettici del mondo, senza ribadire che chi come noi, da tempo, sostiene che il modello sociale capitalista sta provocando danni sia agli esseri umani quanto all’ambiente che ci circonda, ci sentiamo in dovere di ribadire, foss’anche una litania, che lo stato del territorio spezzino è drammaticamente a rischio.

Lo dimostra la realtà delle cose, dove basta un giorno di pioggia intensa per provocare smottamenti e frane, danni a cose e a persone, lo testimoniano studi inascoltati o sottovalutati come il rapporto “Terra e Sviluppo. Decalogo della Terra 2010”, redatto dall’ordine nazionale dei geologi, la totalità dei comuni spezzini è a rischio idrogeologico.

In queste ore versanti e fiumi alla Spezia rendono la vita dei cittadini un rischio, è un dato di fatto ineludibile. Ciò che ci meraviglia è la risposta flebile e inefficiente di istituzioni come la Provincia che è priva di progetti a lungo termine per arginare questa drammatica situazione, ma ancor più sconcertante è l’atteggiamento di certi dirigenti politici che pensano ancora a bucare monti, a grandi opere inutili fino a proporre modelli superati che impattano negativamente le condizioni già precarie del territorio, come nel caso dei centri commerciali proposti in Val di Magra. Non possiamo certo dimenticare il piano casa proposto dalla regione, uno strumento che non farà altro che peggiorare le condizioni idrogeologiche territoriali.

In queste ore condividiamo l’angoscia dei cittadini di Tellaro, che, a distanza di un anno, vivono la stessa esperienza drammatica dei cittadini follesi di Torenco, una vicenda che pare sia dimenticata ma che avrebbe dovuto insegnare qualcosa di concreto sulla necessità prioritario di questo territorio: la messa in sicurezza.

Ecco perché Rifondazione comunista ritiene di fare un appello a tutta la classe dirigente politica: facciamo un regalo ai cittadini spezzini ed invece di millantare scempi che porterebbero solo altri danni, ci si assuma la responsabilità di intervenire sulla laminazione del bacino idrografico del Magra, si intervenga sull’incentivazione del presidio agricolo del territorio, si intervenga sulla regimazione delle acque meteoriche e sulla messa in sicurezza della viabilità e dei versanti a rischio. Lasciamo da parte trovate elettoralistiche e demagogiche trasversali e pensiamo al bene comune della gente.

Romeo: “Auguri Arcola, cambiano i suonatori ma la musica è la stessa!”

22 dicembre 2010 - Scritto da  
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Dopo l’assestamento della giunta arcolana con l’ingresso di nuovi assessori ci si aspettava almeno un cambio di marcia, invece siamo punto e accapo.

Il Sindaco, dott. Livio Giorgi, nel presentare la nuova giunta aveva assunto in maniera solenne in particolare due impegni di fronte al Consiglio comunale e quindi di fronte agli arcolani: entro la fine dell’anno (2010) si sarebbe dovuto approvare il bilancio di previsione e adottare il nuovo PUC.

A una settimana dalla fine dell’anno non solo non saranno rispettati questi impegni ma neppure se ne parla minimamente nelle dovute sedi istituzionali.

Non so quali scuse potranno accampare i due assessori competenti e se riterranno di mantenere le rispettive deleghe, ma nel frattempo assistiamo ad un Natale arcolano del tutto particolare: per la prima volta neppure una luce natalizia nelle nostra strade a ricordarci il Santo Natale!!!

Sindaco, è chiedere troppo accendere almeno la stella cometa sulla torre pentagonale?

Auguri di Buone Feste dal consigliere Salvatore Romeo.

La lotta alla mafia è una lotta comune, fondamentale l’informazione ai cittadini

22 dicembre 2010 - Scritto da  
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Caro Andrea,

ti rispondo sperando anch’io di mettere fine a una querelle ormai troppo strascicata, proprio perché penso in maniera convinta che la lotta alla mafia sia una battaglia comune delle nostre rispettive forze politiche, una battaglia che vede innanzitutto coinvolti cittadini, persone della società civile che non hanno il diritto di trovare informazioni e partecipazione e non ulteriori elementi di divisione.

Tu sai bene che nell’iniziativa dell’assessore Marcesini ad Ortonovo non c’era nessun intento santificatorio nei confronti di Massimo Ciancimino ma solo la volontà di aprire un dibattito a 360 gradi sulla mafia che ci permettesse di parlare anche delle possibili infiltrazioni nel nostro territorio oltre che cominciare una seria discussione storica sui tragici fatti che sconvolsero il nostro Paese tra il 1992 e il 1993, eventi ancora oscuri e indecifrabili che minarono e segnarono profondamente la nostra Democrazia.
La difesa della stessa Democrazia passa anche nel non accettare quelle pressioni o intimidazioni che il Pdl e le destre hanno esercitato  a Ortonovo nei confronti del Sindaco portandolo a scegliere di annullare un incontro di forte impatto, da tempo concordato.
Apprezzo la tua disponibilità ad un confronto diretto sul tema della mafia e della Democrazia per cui colgo l’occasione per invitarti all’iniziativa che la Federazione della Sinistra spezzina organizzerà a gennaio con la discussione sul libro “ Don Vito” alla presenza degli autori Ciancimino e La Licata.

Sarà anche l’occasione per un sereno chiarimento in cui la pregiudiziale che poniamo è, e rimarrà, la libertà di espressione.

Cari saluti
Chiara Bramanti

A gennaio Ciancimino alla Spezia. Nessuno si è mai sognato di definirlo “simbolo” antimafia

20 dicembre 2010 - Scritto da  
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Stupiscono ancora una volta le parole dell’onorevole Andrea Orlando del Partito Democratico che, a margine di un’iniziativa pubblica sulla mafia organizzata domenica scorsa a Ortonovo dal suo partito, allestita forse per rifarsi un’immagine dopo la clamorosa censura di un mese fa, ha affermato che “Massimo Ciancimino non può essere simbolo della lotta alla mafia, Pio La Torre lo è ma non davvero Ciancimino. Per questo sono stato favorevole all’annullamento dell’incontro“.

Breve riassunto: a novembre la presentazione a Ortonovo del libro “Don Vito“, edito da Feltrinelli e scritto dallo stimato giornalista antimafia Francesco La Licata (apparso su Rai 3 proprio lunedì scorso nella trasmissione “Lucarelli racconta“, che aveva al centro della discussione la famigerata trattativa tra stato e Cosa Nostra tra il 1992 e il 1993) sulla figura del potente sindaco mafioso di Palermo degli anni ’70 Vito Ciancimino, aveva suscitato scandalo e polemiche per la presenza del figlio Massimo Ciancimino nella sala consiliare ortonovese.

Il sindaco Pietrini, dopo aver dato il consenso all’iniziativa, organizzata da tempo dall’assessore alla cultura e vicesindaco di Rifondazione Massimo Marcesini, aveva improvvisamente cancellato la presentazione del libro, generando un clamoroso “autogol” di polemiche tutto interno al Pd, che così fece esultare gli esponenti locali e provinciali del Pdl (rappresentati in parlamento anche dal senatore Dell’Utri, condannato in appelllo a 7 anni per conoscorso esterno in associazione mafiosa).

Per questo incredibile episodio Massimo Marcesini aveva immediatamente rassegnato le dimissioni da assessore alla cultura. La stessa sera, mentre in consiglio  comunale a Ortonovo c’era bagarre sull’argomento, lo stesso Ciancimino in diretta dichiarava a milioni di telespettatori di Rai 2 alla trasmissione “Annozero di Santoro l’avvenuta censura bipartizan nel piccolo comune spezzino.

Precisiamo che:

  1. nessuno, e tantomeno Rifondazione Comunista, si è mai sognato di dichiarare Ciancimino come “simbolo dell’antimafia”. Proprio perchè figlio di cotanto mafioso, il personaggio ha sicuramente molte cose interessanti da raccontare in proposito, molte delle quali sono al vaglio dei magistrati siciliani in numerose e delicatissime inchieste. Sappiamo benissimo chi sono i nostri eroi: uomini come Falcone, Borsellino e, appunto, Pio La Torre, deputato comunista trucidato dai corleonesi nel 1982.
  2. Proprio perchè sappiamo chi sono i nostri eroi, terremo a sapere sempre più verità sulle stragi del ’92 e del ’93 in una delle quali perse la vita anche un ragazzo di Sarzana, casomai ce ne fossimo dimenticati. La censura di un libro, per altro presentanto in innumerevoli occasioni pubbliche e istituzionali in giro per l’Italia alla presenza di sindaci e amministratori di ogni regione, che racconta fatti di strettissima attualità della storia italiana osservati da un punto di vista così ravvicinato è in questo senso incomprensibile e inquietante.
  3. discutere di mafia anche nel nostro territorio è doveroso, alla luce di quanto emerso in Liguria negli ultimi tempi.

Per questo motivo Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra della Spezia annunciano che Massimo Ciancimino tornerà a presentare “Don Vito” per le prime settimane di gennaio del 2011, con luogo e data ancora da definire ma sicuramente nella provincia della Spezia.

Non abbiamo intenzione, ne è nostro compito, giudicare la figura morale e penale di Massimo Ciancimino: a Rifondazione e a larga parte della società civile interessa soltanto cercare la verità ed informare la popolazione, sempre più obnubilata dallo schiacciante berlusconismo politico e televisivo.

La libertà di informazione nella Val di Magra

20 dicembre 2010 - Scritto da  
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Da mesi l’Assessorato alla cultura aveva programmato, assieme al Sindaco, la presentazione del libro “Don Vito” scritto dal giornalista Francesco La Licata e da Massimo Ciancimino; il libro-verità sul discusso sindaco di Palermo Vito Ciancimino che in sostanza tratta delle relazioni segrete tra stato e mafia con il racconto di un testimone d’eccezione, edito dalla Feltrinelli. Gli uffici cultura hanno lavorato con impegno alla realizzazione dell’evento, ma, improvvisamente, due giorni prima della presentazione del libro, il sindaco ha fatto retromarcia annullato l’appuntamento. Una decisione quella del sindaco che sta nelle sue prerogative, della quale prendiamo atto ma che non condividiamo nella maniera più assoluta.
Sulle motivazioni addotte dal primo cittadino è meglio passare oltre, sta di fatto che la presentazione del libro, con la presenza dell’autore Massimo Ciancimino e di un giornalista del Tirreno, specializzato su tematiche mafiose, è stata, senza possibilità di soluzioni alternative, censurata. Non è piacevole per un Assessorato alla cultura veder censurata la presentazione di un libro, ancor più se si tratta di argomenti di attualità; era l’occasione di dibattere su questioni importantissime di cui spesso la politica tace e di avvenimenti della storia sociale di questo paese rilevantissimi, sui quali regna un assordante omertà. A parole si incensa l’operato di giudici antimafia come Falcone e Borsellino ma quando si parla delle relazioni mafia e politica, la politica tace e si nasconde.

ELENCO DI ALCUNI LUOGHI DOVE E’ STATO PRESENTATO IL LIBRO
(sono escluse le librerie Feltrinelli dove il libro è stato presentato tipo Genova, Pisa, etc)

  • Sabato 24 aprile 2010. A Corleone (PA) ha avuto luogo la presentazione del libro ”Don Vito” L’iniziativa è stata promossa da Corleone Dialogos e ANTIMAFIADuemila con il Patrocinio del Comune di Corleone. Sono intervenuti oltre agli autori Antonino Iannazzo, sindaco di Corleone, Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, e Pippo Cipriani, pres. ass. Antiracket Bagheria
  • Giovedì 20 maggio 2010. A Palermo presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza
  • L’Associazione Culturale Falcone e Borsellino e l’Associazione Culturale Universitaria Unidonne ha presentano il libro “DON VITO” con interventi di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia
  • Mercoledì 13 Ottobre 2010 . Locorotondo Bari
  • L’Amministrazione Comunale-Assessorato alla Cultura e l’Associazione Culturale Prometeo organizzano la presentazione del libro “Don Vito presso l’auditorium comunale.
  • 8 maggio 2010 a Pineto (Teramo), con il patrocinio dei comuni di Giulianova, Pineto e Roseto per il Premio Giuseppe Fava per il giornalismo, la democrazia e la legalità è stato presentato il libro “DON VITO”, presenti gli autori.
  • Venerdi 15 ottobre 2010. Amministrazione Comunale di Taranto eventi culturali: presentazione deli libro”Don Vito”, oltre all’autore sarà presente anche il giornalista Mario Valentino.
  • Martedì 22 giugno 2010 con il patrocinio del Comune di Pescara presentazione del libro”Don Vito”, le relazioni segrete tra stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione, saranno presenti gli autori.
  • Venerdì 25 giugno 2010 Comune di Modena , Assessorato alle Politiche Giovanili, rassegna Giardini d’estate, la presentazione del libro “Don Vito” di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata con l’intervento di Anna Petrozzi (Antimafiaduemila) e la conduzione di Silvia Resta (La7).
  • Domenica 20 giugno 2010 Comune di Ravenna. Presentazione del libro “Don Vito”, l’incontro ha il patrocinio del Comune di Ravenna, saranno presenti gli autori del libro.
  • Sabato 5 giugno 2010 Massimo Ciancimino ha presentato il libro “Don Vito” ed è stato ospite a Putignano (Bari), presso la Sala Convegni “Giovanni Paolo II”.
  • 17 giugno 2010 a San Benedetto del Tronto nell’Auditorium comunale a presentare l’incontro Giorgio Mancini di Sinistra Ecologia e Libertà, organizzatrice dell’evento insieme all’associazione culturale Peppino Impastato e alla libreria Nuovi Orizzonti.
  • Dal 24 luglio al 29 agosto 2010 nell’ambito di Cortina InConTra Estate presentazione del libro di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata “Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e Mafia nel racconto di un testimone di eccezione” (Ed. Feltrinelli).
  • Programmi radiofonici e televisivi vari tra cui Rai 2 anno zero, La 7 Gad lerner l’infedele, Sky, etc.
  • Luglio 2010 Massimo Ciancimino alla festa de l’Unità di Bologna del PD
  • Massimo Ciancimino, figlio del defunto Vito – uno dei protagonisti delle trame più intricate tra mafia e politica nel secondo dopoguerra – alla Festa dell’Unità, a Bologna, per presentare il suo libro «Don Vito», intervistato da Sandro Ruotolo della redazione di Anno Zero. Massimo Ciancimino è atteso questa sera alle 20 alla Festa Pd in via Due Madonne, alla periferia della città: prima, alle 18, Ruotolo lo intervisterà anche a Imola, nella Sala delle Stagioni di via Emilia 25. Quella alla festa dei democratici è solo una delle serate dedicate all’antimafia – il 20 arriverà Giovanni Impastato, fratello di Peppino ucciso nel ‘78 dalla mafia per le sue denunce portate avanti dalle onde di una radio libera. Un’occasione di dibattito, «Don Vito» (Feltrinelli), che attraverso la voce del figlio ricostruisce il ruolo giocato dall’ex sindaco di Palermo, amico personale di Provenzano, tramite tra mafia e politica.

Marsala. BORSELLINO E CIANCIMINO. “Perché dovrei provare imbarazzo a sedere accanto a Massimo Ciancimino? Potrei provare imbarazzo a sedere piuttosto accanto a uomini dello Stato come l’ex ministro Martelli e Violante, che hanno aspettato 17 anni e le rivelazioni di Ciancimino per ricordare che la trattativa tra mafia e Stato c’è stata”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio del ’92, intervenendo alla presentazione del libro ‘Don Vito’, scritto da Massimo Ciancimino e dal giornalista Francesco La Licata.

Antonio Ingroia: nel 2009 è stato nominato procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo
A novembre a pubblicato “Nel labirinto degli dei Storie di mafia e di antimafia”.
Ingroia. Palermo. Massimo Ciancimino «è molto americano, uomo dei media e per i media, nel bene e nel male. E per una metamorfosi mediatica, oggi il figlio di Ciancimino è arrivato a diventare quasi un’icona dell’antimafia». Lo scrive nel suo nuovo libro ‘Il labirinto degli deì, che uscirà domani, il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo ‘Padri e figlì, dedicato a Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e al figlio Massimo Ciancimino, supertestimone della ‘trattativa tra lo Stato e Cosa nostra. Secondo il magistrato, «le dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno trovato vari riscontri e conferme ma sono ancora oggetto di verifica». Ingroia, che ha interrogato, in anni diversi, entrambi, sia don Vito che il figlio Massimo, dice dell’ex sindaco che fin dal primo incontro «ne avvertii subito il peso criminale», definendolo «non simpatico». Del figlio Massimo dice altro: «Dal primo incontro ho capito che Ciancimino junior era fatto di tutt’altra pasta. tanto il padre era ombroso, tanto il figlio Massimo è gioviale. Non ho mai visto il padre abbandonare l’espressione adirata». Invece, il figlio Massimo, «con i suoi modi sciolti, la smania di apparire, sembra predestinato alle presenze televisive». Massimo Ciancimino, secondo il pm, che lo ha interrogato decine di volte, «dice che » non è certo attaccato alla cultura dell’omertà. Il suo problema, semmai, è l’opposto: quello di parlare troppo, preferibilmente con i giornalisti, specie dei suoi interrogatori, per i quali è tenuto a rispettare la segretezza«. Per il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, «padre e figlio», cioè don Vito Ciancimino e il figlio Massimo Ciancimino sono «separati da una differenza e da una distanza, che Massimo fa di tutto per rimarcare». Parlando degli interrogatori di padre e figlio, il magistrato spiega; «Ho avuto modo di interrogare un padre e un figlio sui medesimi temi. Temi dei quali i due hanno offerto letture speculari, meglio, specularmente diverse. Il primo, il più anziano, fedele alla sua cultura, rimase mafioso fino alla morte, negando i suoi rapporti con Cosa nostra». E del figlio: «Il secondo, il più giovane, è figlio dei suoi tempi più che di suo padre. Figlio dell’epoca, vive di immagine, della propria in particolare, e per riscattarla ha sfidato la legge dell’omertà che il padre mai aveva osato violare. Ha affrontato le asprezze di questa sfida, fino a concrete minacce per l’incolumità personale. Il fatto è che Ciancimino figlio ha raccontato quelli che erano i tabù intoccabili per l’ex sindaco di Palermo. Ha riferito dei rapporti stretti che il padre aveva tenuto per decenni personalmente e direttamente con Bernardo Provenzano, che teneva Massimo, da bambino, sulle ginocchia. Quel bambino, diventato adulto, ha ritenuto di interpretare la volontà del padre: vuotare il sacco».

«Abbiamo avuto conferma che Vito Ciancimino era stato intermediario e protagonista della ‘trattativà fra Stato e mafia nel pieno della stagione stragista, in quanto latore del cosiddetto ‘papello, contenente le richieste che la mafia avrebbe fatto allo Stato in cambio di una tregua delle armi». Lo scrive sul suo nuovo libro ‘Nel labirinto degli deì, in uscita domani per ‘Il Saggiatorè, il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo dedicato a Vito e Massimo Ciancimino. «»In questo contesto – scrive il magistrato – Massimo Ciancimino ha affermato che, grazie al contributo del padre e di Provenzano, sarebbe stato possibile l’arresto di Totò Riina. Dichiarazioni di evidente gravità, alcune delle quali hanno incontrato vari riscontri e conferme, di molteplice natura: dalle dichiarazioni dei collaboratori alle testimonianze, seppure tardive, di uomini delle istituzioni dell’epoca«. Ma Ingroia tiene anche a sottolineare che »tra i tanti dubbi sull’attendibilità del giovane Ciancimino, che ancora permangono, rimane l’importanza del contributo di conoscenza da lui apportato, anche perchè fondato prevalentemente su documenti autografi del padre finora inediti«. »Al di là della vicenda giudiziaria di Massimo Ciancimino – scrive ancora il Procuratore aggiunto nel libro – che è tutt’altro che conclusa e che attende verifiche, ciò che più prende rilievo è un rapporto padre-figlio che qui si presenta con connotazioni originali«. Il Procuratore aggiunto di Palermo spiega che si va «oltre i tradizionali conflitti generazionali fra padri e figli, descritti dalla sociologia, o raccontati dalla letteratura. Qui c’è di mezzo la mafia che rende tutto più complicato. C’è la famiglia con i suoi valori, i suoi vincoli, i suoi affetti e le sue tensioni e c’è quell’altra entità che non a caso si chiama anch’essa, famiglia». La famiglia mafiosa – scrive Ingroia – che certo non è meno dotata di valori vincolanti. Tra le due famiglie ci può essere una perfetta sovrapposizione, una continuità non turbata da scarti o da differenze anche minime. Oppure si possono verificare distacchi abissali e lacerazioni tragiche, come quelli vissuti da Rita Atria o prese di distanza mondanamente disinvolte, come quelle di Massimo Ciancimino«.

Incontro antimafia Duemila
E’ la volta del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che affronta l’infiltrazione mafiosa nel nostro Paese, nel bel mezzo della crisi economica, sotto tutti i punti di vista. Ma è quando affronta il tema delle stragi del ’92 e della trattativa tra mafia e Stato (tornate alla ribalta recentemente grazie alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e di Gaspare Spatuzza) che risponde implicitamente alle recenti polemiche seguite ad una sua intervista. “Come si può pensare che chi come me ha sempre avuto a cuore le istituzioni, il senso dello Stato, possa in qualche modo giustificare una qualsiasi trattativa tra le istituzioni e Cosa nostra? Una trattativa che peraltro ha posto in pericolo la mia stessa vita… O come essere ingiustamente accusato di fare soltanto ora dei nomi di altre probabili vittime della cui esistenza tutti avrebbero dovuto essere a conoscenza se non avessero perduto la memoria… Non si può rimanere sconvolti da rivelazioni che non sono tali”. Sta di fatto che su questa scellerata trattativa ci sono troppe coperture ad alti livelli. Troppi “smemorati”, anche istituzionali, che d’improvviso recuperano la memoria e corrono dai magistrati. Un vero e proprio stillicidio di notizie, a volte false e tendenziose, capaci di stravolgere la realtà dei fatti. Tutto questo a discapito di chi, familiari delle vittime in primis, pretende la verità completa una volta per tutte. “Dopo 17 anni dalle stragi – conclude Grasso – se non ci fosse stato un mafioso pentito (Gaspare Spatuzza ndr) che si fosse accusato della strage di Borsellino e il figlio di un ex mafioso (Massimo Ciancimino ndr), tutto sarebbe rimasto sepolto nell’oblio per sempre. Il sipario si è alzato e tanti ricordi sono affiorati. Speriamo che non solo i ricordi di ex mafiosi o figli di mafiosi ci aiutino a trovare la verità”.

CONSIDERAZIONI
Falcone e Borsellino, quante volte ne sentiamo parlare, quante volte abbiamo celebrato il loro sacrificio. Quante strade e piazze gli abbiamo dedicato negli ultimi anni. Quante volte li abbiamo presi ad esempio per l’impegno e il coraggio nella lotta alla Mafia.
Destra e Sinistra si accomunano da anni nel celebrarne le gesta e rivendicarne l’appartenenza politica.
Ma quanta strada abbiamo fatto dal loro sacrificio, quanta strada ha fatto la lotta alla Mafia, cosa hanno fatto le istituzioni per non rendere inutile la loro morte.
Cosa direbbero loro, quando ad un Giornalista come Francesco La Licata riconosciuto esponente della società antimafia viene negata la possibilità di presentare un proprio libro.
Un libro su Vito Ciancimino che raccoglie la testimonianza del figlio Massimo il quale accompagna l’autore nella presentazione.
Il punto di discordia sta proprio in questa presenza “scomoda”. Scomoda per Ortonovo, dove il Sindaco annulla l’incontro due giorni prima per motivi non bene precisati di ordine pubblico, ma non scomoda per il paese di Corleone dove la presentazione è avvenuta regolarmente il 24 aprile del 2010. Scomoda per la ridente cittadina ligure di confine, ma non scomoda per la Festa Nazionale del PD che il 13 Giugno 2010 ha ospitato il giornalista e il testimone in un incontro dal titolo “Mafia e Politica”.
Scomodo per un Comune governato dal centro sinistra, ma non per Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, che il 20 maggio 2010 si è seduto al suo fianco per parlare della vita di Vito Ciancimino con la seguente motivazione:
….«Quando lo dicevo io che mio fratello venne ucciso per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, mi prendevano tutti per pazzo, adesso finalmente c’è anche un’altra persona che lo dice e che potrebbe arrivare in questo in modo alla verità».

Scomoda è la figura di Massimo Ciancimino, scomodo è quello che dice, ma molto piu’ scomodi siamo noi a cui viene negata la libertà di conoscere, comprendere e giudicare dove stia veramente la verità. Non accettiamo strumentalizzazioni politiche celate dietro frasi ad effetto tipo:” Non si puo’ concedere spazio ad un Mafioso”, non possiamo accettare che venga negata la possibilità ad un giornalista di presentare un libro. Possiamo essere d’accordo, dubbiosi, contrari, ma questo è un attacco alla democrazia e alla libertà di espressioni sancite nella nostra Costituzione.
Non comprendiamo come temi come questi possano essere trattati su televisioni nazionali e nei luoghi dove la mafia è ancora fiorente e non in un piccolo comune come il nostro.
Non comprendiamo come possa essere negata la presentazione di un libro e come chi si dichiari da sempre in prima linea nella lotta alle Mafie, lo possa permettere.
Non ci stiamo a celebrare i martiri dell’antimafia senza dare un nostro contributo attivo. Non ci stiamo ad essere un Comune da zero a zero.

Roberto Bedini
Caporuppo consigliare Rifondazione Comunista

Inviatiamo all’adesione al gruppo su Facebook “La libertà di informazione nella Val di Magra

Sulle motivazioni addotte dal primo cittadino è meglio passare oltre, sta di fatto che la presentazione del libro, con la presenza dell’autore Massimo Ciancimino e di un giornalista del Tirreno, specializzato su tematiche mafiose, è stata, senza possibilità di soluzioni alternative, censurata. Non è piacevole per un Assessorato alla cultura veder censurata la presentazione di un libro, ancor più se si tratta di argomenti di attualità; era l’occasione di dibattere su questioni importantissime di cui spesso la politica tace e di avvenimenti della storia sociale di questo paese rilevantissimi, sui quali regna un assordante omertà. A parole si incensa l’operato di giudici antimafia come Falcone e Borsellino ma quando si parla delle relazioni mafia e politica, la politica tace e si nasconde.

ELENCO DI ALCUNI LUOGHI DOVE E’ STATO PRESENTATO IL LIBRO
(sono escluse le librerie Feltrinelli dove il libro è stato presentato tipo Genova, Pisa, etc)

Sabato 24 aprile 2010. A Corleone (PA) ha avuto luogo la presentazione del libro ”Don Vito” L’iniziativa è stata promossa da Corleone Dialogos e ANTIMAFIADuemila con il Patrocinio del Comune di Corleone. Sono intervenuti oltre agli autori Antonino Iannazzo, sindaco di Corleone, Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, e Pippo Cipriani, pres. ass. Antiracket Bagheria

Giovedì 20 maggio 2010. A Palermo presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza
L’Associazione Culturale Falcone e Borsellino e l’Associazione Culturale Universitaria Unidonne ha presentano il libro “DON VITO” con interventi di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia

Mercoledì 13 Ottobre 2010 . Locorotondo Bari
L’Amministrazione Comunale-Assessorato alla Cultura e l’Associazione Culturale Prometeo organizzano la presentazione del libro “Don Vito presso l’auditorium comunale.

8 maggio 2010 a Pineto (Teramo), con il patrocinio dei comuni di Giulianova, Pineto e Roseto per il Premio Giuseppe Fava per il giornalismo, la democrazia e la legalità è stato presentato il libro “DON VITO”, presenti gli autori.

Venerdi 15 ottobre 2010. Amministrazione Comunale di Taranto eventi culturali: presentazione deli libro”Don Vito”, oltre all’autore sarà presente anche il giornalista Mario Valentino.

Martedì 22 giugno 2010 con il patrocinio del Comune di Pescara presentazione del libro”Don Vito”, le relazioni segrete tra stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione, saranno presenti gli autori.

Venerdì 25 giugno 2010 Comune di Modena , Assessorato alle Politiche Giovanili, rassegna Giardini d’estate, la presentazione del libro “Don Vito” di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata con l’intervento di Anna Petrozzi (Antimafiaduemila) e la conduzione di Silvia Resta (La7).

Domenica 20 giugno 2010 Comune di Ravenna. Presentazione del libro “Don Vito”, l’incontro ha il patrocinio del Comune di Ravenna, saranno presenti gli autori del libro.

Sabato 5 giugno 2010 Massimo Ciancimino ha presentato il libro “Don Vito” ed è stato ospite a Putignano (Bari), presso la Sala Convegni “Giovanni Paolo II”.

17 giugno 2010 a San Benedetto del Tronto nell’Auditorium comunale a presentare l’incontro Giorgio Mancini di Sinistra Ecologia e Libertà, organizzatrice dell’evento insieme all’associazione culturale Peppino Impastato e alla libreria Nuovi Orizzonti.

Dal 24 luglio al 29 agosto 2010 nell’ambito di Cortina InConTra Estate presentazione del libro di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata “Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e Mafia nel racconto di un testimone di eccezione” (Ed. Feltrinelli).

Programmi radiofonici e televisivi vari tra cui Rai 2 anno zero, La 7 Gad lerner l’infedele, Sky, etc.

Luglio 2010 Massimo Ciancimino alla festa de l’Unità di Bologna del PD
Massimo Ciancimino, figlio del defunto Vito – uno dei protagonisti delle trame più intricate tra mafia e politica nel secondo dopoguerra – alla Festa dell’Unità, a Bologna, per presentare il suo libro «Don Vito», intervistato da Sandro Ruotolo della redazione di Anno Zero. Massimo Ciancimino è atteso questa sera alle 20 alla Festa Pd in via Due Madonne, alla periferia della città: prima, alle 18, Ruotolo lo intervisterà anche a Imola, nella Sala delle Stagioni di via Emilia 25. Quella alla festa dei democratici è solo una delle serate dedicate all’antimafia – il 20 arriverà Giovanni Impastato, fratello di Peppino ucciso nel ‘78 dalla mafia per le sue denunce portate avanti dalle onde di una radio libera. Un’occasione di dibattito, «Don Vito» (Feltrinelli), che attraverso la voce del figlio ricostruisce il ruolo giocato dall’ex sindaco di Palermo, amico personale di Provenzano, tramite tra mafia e politica.

Marsala. BORSELLINO E CIANCIMINO. “Perché dovrei provare imbarazzo a sedere accanto a Massimo Ciancimino? Potrei provare imbarazzo a sedere piuttosto accanto a uomini dello Stato come l’ex ministro Martelli e Violante, che hanno aspettato 17 anni e le rivelazioni di Ciancimino per ricordare che la trattativa tra mafia e Stato c’è stata”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio del ’92, intervenendo alla presentazione del libro ‘Don Vito’, scritto da Massimo Ciancimino e dal giornalista Francesco La Licata.

Antonio Ingroia: nel 2009 è stato nominato procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo
A novembre a pubblicato “Nel labirinto degli dei Storie di mafia e di antimafia”.
Ingroia. Palermo. Massimo Ciancimino «è molto americano, uomo dei media e per i media, nel bene e nel male. E per una metamorfosi mediatica, oggi il figlio di Ciancimino è arrivato a diventare quasi un’icona dell’antimafia». Lo scrive nel suo nuovo libro ‘Il labirinto degli deì, che uscirà domani, il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo ‘Padri e figlì, dedicato a Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e al figlio Massimo Ciancimino, supertestimone della ‘trattativa tra lo Stato e Cosa nostra. Secondo il magistrato, «le dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno trovato vari riscontri e conferme ma sono ancora oggetto di verifica». Ingroia, che ha interrogato, in anni diversi, entrambi, sia don Vito che il figlio Massimo, dice dell’ex sindaco che fin dal primo incontro «ne avvertii subito il peso criminale», definendolo «non simpatico». Del figlio Massimo dice altro: «Dal primo incontro ho capito che Ciancimino junior era fatto di tutt’altra pasta. tanto il padre era ombroso, tanto il figlio Massimo è gioviale. Non ho mai visto il padre abbandonare l’espressione adirata». Invece, il figlio Massimo, «con i suoi modi sciolti, la smania di apparire, sembra predestinato alle presenze televisive». Massimo Ciancimino, secondo il pm, che lo ha interrogato decine di volte, «dice che » non è certo attaccato alla cultura dell’omertà. Il suo problema, semmai, è l’opposto: quello di parlare troppo, preferibilmente con i giornalisti, specie dei suoi interrogatori, per i quali è tenuto a rispettare la segretezza«. Per il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, «padre e figlio», cioè don Vito Ciancimino e il figlio Massimo Ciancimino sono «separati da una differenza e da una distanza, che Massimo fa di tutto per rimarcare». Parlando degli interrogatori di padre e figlio, il magistrato spiega; «Ho avuto modo di interrogare un padre e un figlio sui medesimi temi. Temi dei quali i due hanno offerto letture speculari, meglio, specularmente diverse. Il primo, il più anziano, fedele alla sua cultura, rimase mafioso fino alla morte, negando i suoi rapporti con Cosa nostra». E del figlio: «Il secondo, il più giovane, è figlio dei suoi tempi più che di suo padre. Figlio dell’epoca, vive di immagine, della propria in particolare, e per riscattarla ha sfidato la legge dell’omertà che il padre mai aveva osato violare. Ha affrontato le asprezze di questa sfida, fino a concrete minacce per l’incolumità personale. Il fatto è che Ciancimino figlio ha raccontato quelli che erano i tabù intoccabili per l’ex sindaco di Palermo. Ha riferito dei rapporti stretti che il padre aveva tenuto per decenni personalmente e direttamente con Bernardo Provenzano, che teneva Massimo, da bambino, sulle ginocchia. Quel bambino, diventato adulto, ha ritenuto di interpretare la volontà del padre: vuotare il sacco».

«Abbiamo avuto conferma che Vito Ciancimino era stato intermediario e protagonista della ‘trattativà fra Stato e mafia nel pieno della stagione stragista, in quanto latore del cosiddetto ‘papello, contenente le richieste che la mafia avrebbe fatto allo Stato in cambio di una tregua delle armi». Lo scrive sul suo nuovo libro ‘Nel labirinto degli deì, in uscita domani per ‘Il Saggiatorè, il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo dedicato a Vito e Massimo Ciancimino. «»In questo contesto – scrive il magistrato – Massimo Ciancimino ha affermato che, grazie al contributo del padre e di Provenzano, sarebbe stato possibile l’arresto di Totò Riina. Dichiarazioni di evidente gravità, alcune delle quali hanno incontrato vari riscontri e conferme, di molteplice natura: dalle dichiarazioni dei collaboratori alle testimonianze, seppure tardive, di uomini delle istituzioni dell’epoca«. Ma Ingroia tiene anche a sottolineare che »tra i tanti dubbi sull’attendibilità del giovane Ciancimino, che ancora permangono, rimane l’importanza del contributo di conoscenza da lui apportato, anche perchè fondato prevalentemente su documenti autografi del padre finora inediti«. »Al di là della vicenda giudiziaria di Massimo Ciancimino – scrive ancora il Procuratore aggiunto nel libro – che è tutt’altro che conclusa e che attende verifiche, ciò che più prende rilievo è un rapporto padre-figlio che qui si presenta con connotazioni originali«. Il Procuratore aggiunto di Palermo spiega che si va «oltre i tradizionali conflitti generazionali fra padri e figli, descritti dalla sociologia, o raccontati dalla letteratura. Qui c’è di mezzo la mafia che rende tutto più complicato. C’è la famiglia con i suoi valori, i suoi vincoli, i suoi affetti e le sue tensioni e c’è quell’altra entità che non a caso si chiama anch’essa, famiglia». La famiglia mafiosa – scrive Ingroia – che certo non è meno dotata di valori vincolanti. Tra le due famiglie ci può essere una perfetta sovrapposizione, una continuità non turbata da scarti o da differenze anche minime. Oppure si possono verificare distacchi abissali e lacerazioni tragiche, come quelli vissuti da Rita Atria o prese di distanza mondanamente disinvolte, come quelle di Massimo Ciancimino«.

Incontro antimafia Duemila
E’ la volta del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che affronta l’infiltrazione mafiosa nel nostro Paese, nel bel mezzo della crisi economica, sotto tutti i punti di vista. Ma è quando affronta il tema delle stragi del ’92 e della trattativa tra mafia e Stato (tornate alla ribalta recentemente grazie alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e di Gaspare Spatuzza) che risponde implicitamente alle recenti polemiche seguite ad una sua intervista. “Come si può pensare che chi come me ha sempre avuto a cuore le istituzioni, il senso dello Stato, possa in qualche modo giustificare una qualsiasi trattativa tra le istituzioni e Cosa nostra? Una trattativa che peraltro ha posto in pericolo la mia stessa vita… O come essere ingiustamente accusato di fare soltanto ora dei nomi di altre probabili vittime della cui esistenza tutti avrebbero dovuto essere a conoscenza se non avessero perduto la memoria… Non si può rimanere sconvolti da rivelazioni che non sono tali”. Sta di fatto che su questa scellerata trattativa ci sono troppe coperture ad alti livelli. Troppi “smemorati”, anche istituzionali, che d’improvviso recuperano la memoria e corrono dai magistrati. Un vero e proprio stillicidio di notizie, a volte false e tendenziose, capaci di stravolgere la realtà dei fatti. Tutto questo a discapito di chi, familiari delle vittime in primis, pretende la verità completa una volta per tutte. “Dopo 17 anni dalle stragi – conclude Grasso – se non ci fosse stato un mafioso pentito (Gaspare Spatuzza ndr) che si fosse accusato della strage di Borsellino e il figlio di un ex mafioso (Massimo Ciancimino ndr), tutto sarebbe rimasto sepolto nell’oblio per sempre. Il sipario si è alzato e tanti ricordi sono affiorati. Speriamo che non solo i ricordi di ex mafiosi o figli di mafiosi ci aiutino a trovare la verità”.

CONSIDERAZIONI

Falcone e Borsellino, quante volte ne sentiamo parlare, quante volte abbiamo celebrato il loro sacrificio. Quante strade e piazze gli abbiamo dedicato negli ultimi anni. Quante volte li abbiamo presi ad esempio per l’impegno e il coraggio nella lotta alla Mafia.
Destra e Sinistra si accomunano da anni nel celebrarne le gesta e rivendicarne l’appartenenza politica.
Ma quanta strada abbiamo fatto dal loro sacrificio, quanta strada ha fatto la lotta alla Mafia, cosa hanno fatto le istituzioni per non rendere inutile la loro morte.
Cosa direbbero loro, quando ad un Giornalista come Francesco La Licata riconosciuto esponente della società antimafia viene negata la possibilità di presentare un proprio libro.
Un libro su Vito Ciancimino che raccoglie la testimonianza del figlio Massimo il quale accompagna l’autore nella presentazione.
Il punto di discordia sta proprio in questa presenza “scomoda”. Scomoda per Ortonovo, dove il Sindaco annulla l’incontro due giorni prima per motivi non bene precisati di ordine pubblico, ma non scomoda per il paese di Corleone dove la presentazione è avvenuta regolarmente il 24 aprile del 2010. Scomoda per la ridente cittadina ligure di confine, ma non scomoda per la Festa Nazionale del PD che il 13 Giugno 2010 ha ospitato il giornalista e il testimone in un incontro dal titolo “Mafia e Politica”.
Scomodo per un Comune governato dal centro sinistra, ma non per Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, che il 20 maggio 2010 si è seduto al suo fianco per parlare della vita di Vito Ciancimino con la seguente motivazione:
….«Quando lo dicevo io che mio fratello venne ucciso per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, mi prendevano tutti per pazzo, adesso finalmente c’è anche un’altra persona che lo dice e che potrebbe arrivare in questo in modo alla verità».

Scomoda è la figura di Massimo Ciancimino, scomodo è quello che dice, ma molto piu’ scomodi siamo noi a cui viene negata la libertà di conoscere, comprendere e giudicare dove stia veramente la verità. Non accettiamo strumentalizzazioni politiche celate dietro frasi ad effetto tipo:” Non si puo’ concedere spazio ad un Mafioso”, non possiamo accettare che venga negata la possibilità ad un giornalista di presentare un libro. Possiamo essere d’accordo, dubbiosi, contrari, ma questo è un attacco alla democrazia e alla libertà di espressioni sancite nella nostra Costituzione.
Non comprendiamo come temi come questi possano essere trattati su televisioni nazionali e nei luoghi dove la mafia è ancora fiorente e non in un piccolo comune come il nostro.
Non comprendiamo come possa essere negata la presentazione di un libro e come chi si dichiari da sempre in prima linea nella lotta alle Mafie, lo possa permettere.
Non ci stiamo a celebrare i martiri dell’antimafia senza dare un nostro contributo attivo. Non ci stiamo ad essere un Comune da zero a zero.

Gruppo consigliare Rifondazione Comunista
Federazione della Sinistra
Il capogruppo Roberto dott. Bedini

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