Fidel Castro: “La grave crisis alimentaria”
27 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Riportiamo il testo di una riflessione del primo (e unico) leader mondiale che lancia con parole chiare, un appello ai popoli del mondo sul tema della nostra sopravvivenza.

Solo 11 giorni fa, il 19 gennaio, con il titolo “È già ora di fare qualcosa“, ho scritto:
La cosa peggiore è che gran parte delle soluzioni dipenderanno dai paesi più ricchi e sviluppati, che giungeranno ad una situazione che realmente non sono in condizione d’affrontare senza che crolli il mondo che hanno cercato di modellare
Non parlo già delle guerre, i cui rischi e conseguenze sono stati trasmessi da persone savie e brillanti, includendo molti nordamericani.
Mi riferisco alla crisi degli alimenti originata da fattori economici e cambi climatici, che apparentemente sono già irreversibili, come conseguenza dell’azione dell’uomo, ma che in ogni modo, la mente umana ha il dovere d’affrontare immediatamente.
I problemi che hanno preso corpo adesso e rapidamente, attraverso fenomeni che si stanno ripetendo in tutti i continenti: calore, incendi di boschi, perdita di raccolti in Russia (…) cambio climatico in Cina (…) perdita progressiva delle riserve d’acqua nell’Himalaya, che minacciano India, Cina, Paquistan e altri paesi; piogge eccessive in Australia, che hanno inondato quasi un milione di chilometri quadrati; ondate di freddo insolite ed estemporanee in Europa [...] siccità in Canada; ondate inusuali di freddo in questo paese e negli Stati Uniti.
Ho parlato ugualmente delle piogge senza precedenti in Colombia, Venezuela e Brasile.
Ho informato, in quella Riflessione che: “Le produzioni di grano, soia, mais, riso ed altri numerosi cereali e leguminose, che costituiscono la base alimentare del mondo, la cui popolazione è oggi, secondo calcoli, di quasi 6.900 milioni di abitanti, e già si avvicina alla cifra inedita di 7.000 milioni, dei quali più di mille milioni soffrono per fame e denutrizione, e sono danneggiati seriamente dai cambi climatici, creando un gravissimo problema nel mondo.”
Sabato 29 gennaio, il bollettino quotidiano che ricevo con le notizie di Internet, riportava un articolo di Lester R. Brown, pubblicato nel sito web Vía Orgánica, datato 10 gennaio, il cui contenuto, a mio giudizio, dev’essere ampiamente divulgato.
Il suo autore è il più prestigioso e laureato ecologista nordamericano, che ha avvertito sull’effetto dannoso del crescente e molto importante volume di CO_2 che si diffonde nell’atmosfera. Dal suo ben fondato articolo, prenderò solo i paragrafi che spiegano in forma coerente i suoi punti di vista”.
All’inizio del nuovo anno, il prezzo del grano raggiunge livelli senza precedenti.
La popolazione mondiale, è quasi il doppio del 1970, e continuiamo a crescere ad un ritmo di 80.000.000 persone ogni anno. Stanotte ci saranno 219.000 bocche in più da alimentare a tavola e molte incontreranno il piatto vuoto. Altre 219.000 si sommeranno a noi domani notte.
In qualche momento questa crescita incessante comincerà ad essere troppa per le capacità degli agricoltori ed i limiti delle risorse terresti ed idriche del pianeta.”
L’aumento nel consumo di carne, latte e uova nei paesi in via di sviluppo, che crescono rapidi, non ha precedenti.
Negli Stati Uniti, dove sono state raccolte 416.000.000 tonnellate di granaglie nel 2009, 119.000.000 di quelle tonnellate sono state inviate alle distilleriedi etanolo per produrre combustibile per le Automobili.
Quelle tonnellate bastavano per alimentare 350.000.000 persone l’anno. L’enorme investimento degli Stati Uniti nelle distillerie di etanolo crea le condizioni per la concorrenza diretta tra le automobili e le persone per il raccolto di granaglie mondiale. In Europa, dove buona parte del parco automotore si muove con combustibile diesel, esiste una domanda crescente de combustibile diesel prodotto a partire dalle piante, soprattutto a partire dall’olio di colza e di palma. Questa domanda di coltivazioni portatrici di olio non solo riduce la superficie disponibile per produrre coltivazioni alimentari in Europa, ma inoltre accelera la distruzione dei boschi tropicali in Indonesia e in Malesia, a favore delle piantagioni produttrici di olio di palma.”
La crescita annuale del consumo di granaglie nel mondo da una media di 21.000.000 tonnellate annuali nel periodo del 1990 al 2005, è arrivata a 41.000.000 tonnellate l’anno nel periodo tra il 2005 e i 2010. La maggior parte di questo salto enorme si può attribuire all’orgia di investimenti nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2008.
Mentre raddoppiava la domanda annuale della crescita delle granaglie, sono sorte nuove limitazioni dal lato dell’offerta, anche quando si sono intensificate quelle a lungo tempo, come l’erosione dei suoli.
Si calcola che la terza parte delle terre coltivabili del mondo perdono la cappa vegetale più rapidamente del tempo necessario alla formazione del suolo nuovo attraverso i processi naturali, perdendo la sua produttività inerente. Sono in processo di formazione due grandi masse di polvere. Una si estende a nordovest della Cina, a ovest della Mongolia e dell’Asia Centrale; l’altra si trova in Africa Centrale. Ognuna è molto più grande della massa di polvere che danneggiò gli Stati Uniti nel decennio delgi anni 30’.
“Le immagini del satellite mostrano un flusso costante di tormente di polvere che partono da queste regioni e generalmente ognuna di queste trasporta milioni di tonnellate di cappa vegetale preziosa.”
“Nello stesso tempo l’esaurimento delle riserve d’acqua riduce rapidamente l’estensione delle aree irrigate di molte parti del mondo: questo fenomeno relativamente recente è stimolato dall’uso su grande scala delle pompe meccaniche per estrarre l’acqua sotterranea. Nell’ attualità, la metà della popolazione del mondo vive in paesi dove i livelli freatici scendono mentre il pompaggio eccessivo esaurisce le riserve di acqua.
Quando un riserva d’acqua si riduce, si deve necessariamente ridurre il pompaggio secondo il ritmo di riposizione, se non si vuole che si trasformi in un acquifero fossile (non rinnovabile), nel cui caso il pompaggio smetterà totalmente. Ma presto o tardi i livelli freatici discendenti si traducono in un aumento dei prezzi degli alimenti.
Le estensioni irrigate diminuiscono in Medio Oriente e soprattutto in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen. Nell’Arabia Saudita, che dipendeva totalmente da un acquifero fossile oggi esaurito, per la sua autosufficienza per il grano, la produzione sperimenta una caduta libera. Tra il 2007 e il 2010, la produzione di grano saudita è discesa a poco più di due terzi,”
Il Medio Oriente arabo è la regione geografica dove la scarsità d’acqua crescente provoca la maggior riduzione nel raccolto delle granaglie.
Ma i deficit di acqua realmente elevati sono in India, dove secondo le cifre del Banco Mondiale ci sono 175.000.000 di persone che si alimentano di granaglie prodotte con un pompaggio eccessivo [...] Negli Stati Uniti, l’altro grande produttore di granaglie del mondo, si sta riducendo l’area irrigata negli stati agricoli fondamentali, come la California e il Texas.”
“Il rialzo della temperatura rende a sua volta più difficile aumentare il raccolto mondiale delle granaglie con la rapidità sufficiente per andare alla pari del ritmo senza precedenti della domanda. Gli ecologisti che si occupano delle coltivazioni hanno le loro proprie regole generalmente accettate: per ogni grado Celsio d’aumento della temperatura al disopra del livello ottimo durante la stagione della crescita, ci si deve aspettare un calo del 10% nella resa delle granaglie.”
Un’altra tendenza emergente che minaccia la sicurezza alimentare è lo scioglimento dei ghiacciai delle montagne. Questo è preoccupante soprattutto nell’Himalayas e nel Tibet, dove il gelo che si scioglie, proveniente dai ghiacciai, alimenta non solo i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, como l’Indo, il Gange, il Mekong, il Yangtzé e i fiume Giallo, ma anche i sistemi d’irrigazione che dipendono da questi fiumi. Senza questo scioglimento dei ghiacci, il raccolto delle granaglie sperimenterebbe una grande caduta e i prezzi aumenterebbero in proporzione.
Infine e a lungo tempo, i caschi di ghiaccio che si sciolgono in Groenlandia e a ovest dell’Antartico, uniti all’espansione termica degli oceani, minacciano di elevare il livello del mare anche di sei piedi ( 1,83 m circa NdT), durante questo secolo. Inoltre un’elevazione di tre piedi provocherebbe l’inondazione delle terre dove ricoltiva riso del Bangladesh. Inoltre inonderebbe buona parte del Delta del Mekong, dove si produce la metà del riso del Viet Nam, il secondo esportatore di riso del mondo. In totale, ci sono approssimatamente 19 delta fluviali produttori di riso in Asia, dove i raccolti si ridurranno considerevolmente per l’elevazione del livello del mare.”
L’inquietudine di queste ultime settimane è solo il principio. Non si tratta già più di un conflitto tra grandi potenze fortemente armate, ma della maggior mancanza di alimenti e di prezzi in rialzo dei prodotti alimentari (e dei problemi politici a cui questo condurrebbe) che minacciano il nostro futuro mondiale. Se i governi non procederanno alla revisione delle questioni della sicurezza, utilizzando le spese di uso militare per la mitigazione del cambio climatico, dell’efficienza idrica, la conservazione dei suoli e la stabilizzazione demografica, con tutta probabilità il mondo affronterà un futuro di maggior instabilità climatica e volatilità dei prezzi degli alimenti. Se si continuerà a fare le cose come adesso, i prezzi degli alimenti tenderanno solo al rialzo.
L’ordine mondiale esistente lo hanno imposto gli Stati Uniti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ed hanno riservato per sè tutti i privilegi.
Obama non ha modo per amministrare l’alveare che hanno creato.
Alcuni giorni fa è crollato il governo di Tunisi, dove gli Stati Uniti avevano imposto il neoliberismo ed erano felici della loro prodezza politica.
La parola democrazia era sparita dallo scenario. È incredibile come adesso, quando il popolo sfruttati sparge il suo sangue e assalta i negozi, Washington esprime la sua felicità per la caduta. Nessuno ignora che gli Stati Uniti hanno trasformato l’Egitto nel loro alleato principale nel mondo arabo. Una grande portaerei e un sottomarino nucleare, scottati da navi da guerra nordamericane e israelita, hanno attraversato il Canale di Suez verso il Golfo Persico da molti mesi, senza che la stampa internazionale avesse informazioni su quello che stava accadendo. È stato il paese arabo che ha ricevuto più forniture di armi. Milioni di giovani egiziani soffrono per la disoccupazione e la mancanza di alimenti provocata nell’economia mondiale, e Washington afferma che li appoggia. Il suo machiavellismo consiste nel fatto che mentre forniva armi al governo egiziano, la USAID somministrava fondi all’opposizione. Potranno gli Stati Uniti fermare l’ondata rivoluzionaria che scuote il Terzo Mondo?
La famosa riunione di Davos che si è appena conclusa, si è trasformata in una Torre di Babele, e gli stati europei più ricchi, capeggiati da Germania, Gran Bretagna e Francia, coincidono solo nei loro disaccordi con gli Stati Uniti.
Ma non ci si deve inquietare nemmeno un pochino; la Segreteria di Stato ha promesso ancora una volta che gli Stati Uniti aiuteranno nella ricostruzione di Haiti.

Fidel Castro Ruz
30 gennaio del 2011, ore 18.23 (Traduzione Gioia Minuti – tratto da Cubadebate)
Piano Casa, ovvero lo strano caso del Dottor Morgillo o Mister Cemento
27 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Stranezze della propaganda berlusconiana: due settimane fa mentre arringava la cittadinanza arcolana vittima dell’alluvione, il consigliere regionale del Pdl Morgillo tuonava contro 40 anni di cementificazione della sinistra spezzina, rea di esser causa dei mali che affliggono i cittadini.
Il Pdl lericino è stato anche in grado di strumentalizzare la mozione proposta dall’assessore di Rifondazione comunista a Lerici, Verusckha Fedi, e approvata dal consiglio comunale che pone una moratoria del cemento.
Oggi si scoprono le carte e, passata la verve ambientalista del Pdl spezzino, Morgillo tuona contro la mancata approvazione di un suo emendamento che avrebbe reso applicabile il piano casa nel territorio del Parco di Montemarcello.
Alla faccia della coerenza o forse più semplicemente la più sincera natura cementificatrice di Morgillo gode delle metamorfosi del famoso personaggio di Robert Louis Stevenson. Rifondazione Comunista non può che esser lieta del fatto che in un’area delimitata da un parco regionale si impedisca ulteriori impermeabilizzazioni di suolo, auspicando che tale linea sia coadiuvata da un’incentivazione al presidio agricolo, panacea contro l’abbandono ed il dissesto del territorio.
Scarica la rassegna stampa 23/2-26/2 sul Piano Casa in Liguria:
- Secolo XIX - 23.02.11 -
(pdf - 776.79 kB) - Secolo XIX - 25.02.11 -
(pdf - 634.73 kB) - Secolo XIX - 26.02.11 -
(pdf - 607.69 kB) - Corriere Mercantile - 26.02.11 -
(pdf - 1.71 MB)
Lo spot nucleare è ingannevole. Altra tegola su politica energetica cialtrona, altri soldi pubblici buttati al vento
24 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Il Giurì dell’Istituto per l’autodisciplina della pubblicità ha dichiarato che lo spot nucleare diffuso dal Forum Nucleare Italiano è ingannevole, decretando che non deve essere più trasmesso, perchè in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Quante volte abbiamo visto la partita a scacchi fra un giocatore favorevole ed uno contrario al nucleare in onda in Tv?
L’Istituto per l’autodisciplina della pubblicità è formato da operatori ed imprese della comunicazione e della pubblicità, non da attivisti anti-atomo che sostengono che la comunicazione dello spot fa dichiarazione o rappresentazione tali da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti.
Acclarata l’“ingannevolezza” dello spot filo nucleare bisognerebbe informare di ciò, uno per uno, i 130.000 utenti che l’hanno visto su Youtube ed i milioni di telespettatori cui è stato somministrato, informando loro anche del fatto che è costato 6 milioni di euro di soldi pubblici, inganno e beffa compresi. L’ennesima dimostrazione della cialtroneria del governo Berlusconi che sta facendo morire questo paese nel totale assenza di politiche energetiche e industriali serie.
Questo paese non può sostenere ancora per molto il peso delle stupidaggini di un governo simile: dimissioni!
QUESTO SPOT E’ INGANNEVOLE!
24 febbraio 2010- 24 febbraio 2011: ricordo di Giovanni Magliani
24 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Un anno fa alla Spezia moriva Giovanni Magliani, operaio e ferroviere. Caduto sul lavoro, aveva 53 anni ed era mio padre. Il suo corpo è rimasto schiacciato da un treno passeggeri in manovra, mentre usciva dall’ufficio “Tronco Lavori” della stazione della Spezia Centrale, uccidendolo all’istante.
Mentre trovava quel giorno una fine atroce, tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di amarlo, siamo morti un poco con lui. Questa è la prima, immensa sensazione che ho provato nell’istante in cui ho saputo della tragedia.
Una tragedia che non è solo personale o familiare, ma è purtroppo pubblica e addirittura istituzionale. Giovanni Magliani è stato l’ennesimo lavoratore caduto in servizio in Italia. Con questo assurdo incidente la nostra provincia inaugurava il tristissimo 2010 segnato da un elenco spaventoso di giovani vite strappate ai propri cari nel compimento del proprio dovere. Sembrano parole adatte a soldati in guerra. Mio padre e a tutti gli altri ragazzi che come lui non ci sono più, in qualche modo lo erano: non nel senso militare, ma in quello “civile” del termine.
Sfido chiunque a darmi del retorico. Ha lavorato per trentasette anni, interrotti dalla disgrazia, di cui gli ultimi trentuno nelle Ferrovie dello Stato. Ha iniziato da ragazzino, a sedici anni, minando già il suo fisico in fabbrica prima di entrare in FS nel lontano 1979.
Torno al senso della parola “dovere” perché ha sempre lavorato con onestà, dedizione e grande amore per il suo lavoro, diritto e dovere per tutti, come mi ripeteva sempre.
Ha rispettato e onorato fino in fondo, da vero cittadino di questa Repubblica, la Repubblica stessa su cui è fondata, come recita il primo articolo della sua Costituzione.
“Ogni giorno si verificano ancora troppi incidenti sul lavoro, anche a causa di inammissibili superficialità e gravi negligenze” ha affermato il Presidente della Repubblica il 10 ottobre scorso.“E’ doveroso rendere omaggio alla memoria dei caduti sul lavoro ed esprimere viva solidarietà a quanti hanno sacrificato la propria salute e la propria integrità fisica, manifestando al contempo sentimenti di vicinanza alle loro famiglie e comunità”.
Consolano le alte affermazioni del capo dello Stato, ma la strage continua. In Italia solo negli ultimi due anni si contano millecinquanta caduti nel 2009, milleottanta nel 2010. Nel gennaio 2011 sono già ottanta. Se vogliamo realmente omaggiare questa moltitudine di morti e dei loro cari, vivi ma altrettanto straziati, dobbiamo riuscire tutti insieme ad andare Oltre le Parole e passare ai fatti.
Un pensiero va a tutti i familiari di questi caduti civili, uccisi nella loro semplicità, compiendo il semplice atto eroico di guadagnare il proprio pane onestamente, chi facendo il portuale, chi il muratore, chi il camionista. Per questo mi appello a tutte le istituzioni nazionali e locali affinché si faccia qualsiasi per evitare che altre simili sofferenze vengano vissute da altri. Basta morti sul lavoro, basta ingiustizie.
Ringrazio pubblicamente i Sindaci della Spezia e di Arcola, i rispettivi Consigli Comunali, il Prefetto e il Questore e a tutte le autorità che ci hanno dimostrato tanto calore e sensibilità in quei momenti terribili e nei giorni successivi.
Infine un personalissimo ringraziamento va ai colleghi del Secolo XIX, ai carissimi compagni di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani e alle tantissime persone che hanno avuto un pensiero per me e la mia famiglia, pur non conoscendo affatto mio padre. La loro commozione e le loro lacrime non potrò mai dimenticarle.
Paolo Magliani
A un anno dalla morte di Giovanni Magliani, vicini ai familiari di tutte le vittime nei luoghi di lavoro
24 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Un anno fa, il 24 febbraio 210, Giovanni Magliani scomparve in seguito ad un incidente sul luogo di lavoro, sui binari della Stazione Centrale della Spezia.
La segreteria provinciale di Rifondazione comunista, a nome di tutto il Partito, si stringe vicino ai suoi familiari, esprimendo la più umana vicinanza e nel ricordo.
Nel ricordarlo vogliamo che quella drammatica vicende non si dimentichi, nel ricordarlo auspichiamo la massima attenzione delle istituzioni e degli organi competenti sul tema cruciale della sicurezza nei luoghi di lavoro, nel ricordarlo ci auguriamo che venga fatta la più totale chiarezza circa la vicenda che lo ha visto coinvolto, sulle circostanze che lo hanno strappato all’affetto di tutte le persone a lui vicine.
Nel ricordalo attendiamo che sia fatta Giustizia a tutti i caduti nei luoghi di lavoro, vittime di un inciviltà che non è stata ancora debellata dal nostro paese, stringendoci in un abbraccio per i suoi familiari.
Rivolte nordafricane: “Mercenari libici al soldo di Gheddafi con logo ENI, il governo italiano tace?”
22 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Apprendiamo dalla stampa che la nave militare Elettra sta per partire dal porto della Spezia verso le coste libiche per un’imprecisata missione di “sostegno logistico e informativo per operazioni speciali”.
Dal momento che il genocida regime di Gheddafi, ormai alla conclusione grazie al sacrificio e alla rivolta dell’esasperato popolo libico, si sta ricoprendo di crimini contro l’umanità, vorremmo sapere a favore di chi sono rivolte queste “operazioni speciali”.
Forse al regime che è stato ed è sostenuto sfacciatamente dal governo Berlusconi nel suo squallido baratto di migranti per energia? Il tema energetico è un leit-motiv che viene sottaciuto dalla stragrande maggioranza dei mass media nazionali.
Non è un caso che le uniche preoccupazioni politiche dei governi europei si limitino a garantire gli approvigionamenti energetici: ogni giorno transitano attraverso il canale di Suez 1,8 milioni di barili di petrolio. È comprensibile che le rivolte nel mondo arabo preoccupino i mercati: si teme per le forniture energetiche in Europa.
In un filmato (pubblicato sul sito del Corriere della Sera) si vede distintamente un mercenario a cui è stato ordinato –come egli stesso sostiene– di sparare sulla folla dei dimostranti a Bengasi. Sulla divisa compare distintamente il logo dell’italianissima Eni, l’arcinota società controllata dallo Stato che opera nel settore degli idrocarburi e che fa trasmettere a reti unificate sulla televisione pubblica spot pubblicitari che la dipingono come un’azienda dal lato umano. Bell’esempio.
Ma quanto ancora potrà durare il sostegno a un dittatore che reprime col terrore la sua gente da quasi 42 anni e che non ha esitato a bombardarla con i suoi aerei caccia appena è scoppiata la sacrosanta rivolta?
Questa è l’ennesima dimostrazione di il governo italiano stia fallendo su tutta la linea, non ultima la totale indecenza in tema di rapporti internazionali e di politica estera. Dulcis in fundo, sul caos libico, il ministro degli esteri Frattini ha osato pure affermare che “non si deve esportare la democrazia”.
Con quale faccia tosta il ministro può dire oggi queste ovvietà, dopo che il precedente governo Berlusconi nel 2002 e nel 2003 si è reso complice delle illegali aggressioni all’Afghanistan e all’Iraq proprio nella ridicola giustificazione dell’”esportazione” della democrazia?
Dopo quest’ennesima vergogna di un presidente del consiglio che fino a pochi mesi fa si prostrava a questo sanguinario ospitando la sua tenda, tra il ridicolo mondiale a Villa Pamphili, chiediamo che Berlusconi e il suo vergognoso esecutivo si dimettano immediatamente per chiudere finalmente uno peggiori capitolli della storia d’Italia degli ultimi cinquant’anni.
Ecco il filmato
Votiamo per i referendum e per le amministrative insieme
21 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Il prossimo obiettivo della battaglia per l’acqua bene comune sarà i 2 referendum che vogliono abrogare l’obbligo di privatizzare i servizi idrici (art.23 decreto Ronchi) e il 7% a remunerazione del capitale investito delle società di gestione del ciclo idrico (art.154 DLgs n°152/2006).
L’esperienza del referendum berlinese, che dopo Parigi rappresenta l’ennesimo percorso di ripubblicizzazione del servizio idrico, ci insegna che le esperienze di privatizzazione dei servizi sono fallite sia in termini di qualità e di costi del servizio, mettendo ancora una volta nell’angolo gli apologeti del mercato: la gente vuole l’acqua pubblica!
Acqua bene comune vuol dire Diritto e Democrazia, significa sostenere un modello di società che non sia fondato sulla mercificazione di ogni elemento, ecco perché riteniamo che tutte le forze democratiche siano impegnate a vincere insieme questa battaglia in una battaglia di civiltà e di Democrazia.
Rifondazione comunista lancia anche alla Spezia un appello per chiedere al Governo di accorpare le prossime elezioni amministrative con quelle referendarie. In questo modo sarebbe garantita, oltre ad una maggiore visibilità e partecipazione alla votazione referendaria, anche un sostanziale risparmio per le casse pubbliche rispetto ai costi elettorali.
Invitiamo tutte/i a firmare l’appello on-line:
Romeo: “Arcola, posti di lavoro addio. E aumentano le indennità per sindaco e assessori”
17 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Quello che vediamo all’ingresso del campeggio comunale Mirafiume in località Battifollo di Arcola (cancelli sprangati) è il triste messaggio di benvenuto con il quale il Sindaco accoglie i turisti per la prossima stagione.
Infatti, quella che era sino allo scorso anno un’accogliente struttura ricettiva a disposizione di turisti occasionali e stanziali, ora è ridotta ad una area abbandonata e alla mercé di potenziali vandali: basta recarsi all’ingresso della struttura per rendersi conto dello stato di abbandono e di degrado in cui versa e che ben difficilmente sarà in grado di essere operativa per la prossima stagione turistica (infatti i gestori titolari dell’incarico sono stati gentilmente invitati a starsene a casa).
E’ sconcertante che in un periodo di crisi occupazionale come l’attuale si lascino perdere diversi posti di lavoro che una struttura del genere offre fra gestori, addetti ai servizi generali, alle pulizie, alla manutenzione ecc. Ma la cosa non finisce qui, infatti oltre il danno c’è la beffa perché il Comune riesce in un colpo solo a traguardare ben tre risultati: perdita di posti di lavoro, nessuna entrata economica, e perdita di 15.200 euro quale canone di affitto che deve alla Curia.
Comunque la cosa non sorprende: il Sindaco persegue la politica di chiusura di ogni attività pubblica e si assiste al perdurare della chiusura dell’area denominata “il campetto” ormai da quattro anni che anch’essa può creare altri potenziali posti di lavoro.
Infine la solita domanda: possibile che nessun consigliere di maggioranza si ribelli a questo stato di immobilismo e assista inerme a questo declino?
p.s. Una ciliegina è maturata: il bilancio del 2011 prevede una maggiore spesa per l’indennità del Sindaco e degli assessori di ben circa 20.000 €.
Complimenti!
FdS Val di Magra: “Sulla trasformazione del territorio responsabilità solo politiche, non dei tecnici”
17 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Negli ultimi 40 anni, con il silenzio e la compiacenza di molti e l’opposizione di pochi, le trasformazioni del territorio sono state attuate solo da una parte politica, che in solitudine ha deciso come, dove, quando, realizzare interventi edilizi più o meno complessi. Così nasce Luni Mare, l’espansione di Marinella, il Progetto Botta, il Progetto Marinella, ecc, ecc.
Ci sorprende molto l’intervento del portavoce di “Stop al consumo di territorio” che presenta e rappresenta un quadro delle Pubbliche Amministrazioni preoccupante in quanto, secondo lui, gli uffici tecnici di almeno quattro Comuni citati si dedicano ad ammaestrare e gestire amministratori inesperti nonché ad interpretare discrezionalmente le norme per favorire o contrastare interventi edilizi a seconda delle appartenenze politiche. Dalle sue parole si evidenzia che la classe politica (amministratori eletti nei vari Enti) viene sollevata da qualsivoglia responsabilità.
Ricordiamo invece che le scelte relative alla trasformazione del territorio sono solo della politica (Regione, Provincia, Comune), che non può essere assolta scaricando su altri il portato di tali scelte.
Non vorremmo che il senso dell’intervento di Mazza fosse solo quello di mettere al riparo la politica da tali responsabilità.
Acqua Pubblica? Dopo Parigi ora tocca a Berlino!
16 febbraio 2011 - Scritto da admin
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Dopo Parigi, Berlino. Anche la capitale tedesca farà ritorno all’acqua pubblica e grazie al referendum, quello strumento che Rifondazione Comunista auspica possa essere utilizzato in primavera per far esprimere il popolo italiano contro lo scempio dell’obbligo di privatizzazione del servizio idrico nel nostro paese.
Il quesito berlinese chiedeva di pubblicare integralmente il contratto con cui nel 1999 il Land di Berlino vendette alle società RWE e Veolia il 49,9% dell’azienda dei servizi idrici comunali (Berliner Wasserbetriebe). Il comune di Berlino ha pubblicato lo scorso novembre circa 700 pagine del contratto di privatizzazione parziale dove emerge che sono stati garantiti alti margini di guadagno a RWE e Veolia, che dal 1999 al 2009 hanno incassato più utili della municipalità berlinese (1,3 miliardi contro 696 milioni) nonostante la città-stato detenga il 50,1% della società.
Il portavoce del comitato, Thomas Rodek, ha dichiarato molto semplicemente: “Un bene essenziale come l’acqua non può essere fonte di profitto, vogliamo che torni in mano pubblica“. I dati dei promotori sono inequivocabile: dal 2001 le tariffe dell’acqua sono salite del 35% (tra le più ate in Germania) ed un metro cubo d’acqua costa 5,12 euro quando a Colonia ne costa 3,26.
Ora la palla passa al parlamento del Land che dovrebbe votare una legge sulla pubblicizzazione integrale del contratto di privatizzazione, obiettivo ultimo resta quello di riportare interamente la Berliner Wasserbetriebe nelle mani pubbliche.
L’ennesimo segnale di civiltà su un bene comune fondamentale come l’acqua, un segnale che sostiene tutti coloro i quali credono nella necessità del referendum per abrogare l’obbligo di privatizzare il 60% delle aziende idriche e di abrogare il 7% della remunerazione del capitale sulle bollette dell’acqua. Un grande esempio per l’Italia e per La Spezia. L’acqua non deve essere in vendita!


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