1° maggio al fianco dei lavoratori contro Berlusconi, la precarietà e la guerra in Libia
30 aprile 2011 - Scritto da admin
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Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra saranno presenti al corteo spezzino di domani, domenica 1° maggio, festa dei lavoratori, che partirà dalle 10 circa in piazza Brin alla Spezia.
In tutta Italia sarà una manifestazione importante per sottolineare l’unità dei lavoratori in vista dello sciopero generale del prossimo venerdì 6 maggio indetto dalla Cgil.
Scendiamo in piazza contro le continue morti sul lavoro, le ingiustizie sociali, la disoccupazione e la precarietà diffusa.
Contro il regime berlusconiano, che mina i più elementari principi democratici togliendo il diritto dei cittadini ad esprimere la propria opinione sul referendum contro al nucleare.
Contro la guerra in Libia che tradisce la costituzione e bombarda a tradimento uno stato vicino, con il quale tre anni fa si era stretta un’alleanza di amicizia e di reciproca non aggressione.
Per questo occorre scendere in piazza il più numerosi possibile domani, nell’auspicio di una prossima fine del sempre più scricchiolante governo Berlusconi.
Rifondazione e della Federazione della Sinistra della Spezia ricordano inoltre la storica festa del 1° maggio di Solaro di Lerici, organizzata dal circolo locale del Prc nella frazione lericina di Solaro, dove si potranno degustare piatti tipici a pranzo e a cena nella splendida cornice del Golfo dei Poeti.
Acqua, riflessioni di Emilio Molinari
28 aprile 2011 - Scritto da admin
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Non mi sarei mai aspettato che proprio il Fatto Quotidiano, il più letto dai movimenti per i beni comuni, ospitasse un articolo come quello a firma di Marco Ponti proprio il giorno dopo la minaccia del governo di “neutralizzare” il referendum sull’acqua pubblica. Un articolo offensivo, che nel titolo chiama l’acqua pubblica “acqua sporca”, dove si plaude la gestione privata di questo bene comune, le gare, il mercato, le tariffe invece della fiscalità generale e si relega la funzione del pubblico all’assistenza dei meno abbienti. Ma sopratutto dove vi traspare un ideologico furore contro la politica e tutto ciò che è pubblico.
Indignazione nel movimento, perché a fronte dell’ennesimo attentato al diritto costituzionale dei cittadini di decidere sui contenuti, si è scelto di ospitare una così dura contestazione ai referendari, accusati (come per il nucleare) di creare“impatti emotivi” per carpire la buona fede degli elettori italiani.
I promotori dei referendum e un milione e quattrocento mila cittadini che li hanno firmati vengono più o meno esplicitamente presentati come funzionali agli interessi di una casta partitica di amministratori corrotti, che vogliono a tutti i costi bloccare il “giusto” ricorso alle gare e il passaggio alle “sane” ed efficienti gestioni private che la legge Ronchi impone.
L’autore disquisisce sul concetto di “servizio universale”, cosa che non esiste in nessuna legislazione italiana o europea, dove semmai si parla di “servizi di interesse generale”, ignorando che universali sono invece i diritti umani, come quelli all’istruzione, alla salute e quello ancor più fondamentale come il diritto all’acqua.
Un diritto che proprio quella politica e quei partiti denunciati da Ponti, si oppongono affinché venga riconosciuto come tale, perché vogliono che l’acqua potabile venga gestita privatamente come una merce e data in gestione alle multinazionali, alle banche, quotata in borsa e oggetto di speculazioni finanziare.
I diritti universali e la fiscalità generale, non il mercato e la quantità di soldi necessari, sono stati i principi ispiratori delle leggi per l’istituzione dei servizi pubblici.
Dall’antichità il diritto all’acqua potabile è stato il fondamento della civiltà e per tutto il novecento, per tutti i partiti di destra, di sinistra e di centro, la missione politica fu quella di consentirne l’accesso a tutti.
Credo che il professore si sia costruito una sua realtà, tutta ideologica, quando accusa i referendari e la lobby degli amministratori locali di voler abolire le gare che altrimenti sarebbero vinte da privati o “pubblici” più efficienti e che chiedono meno soldi.
Dove vive? Dove vede l’esistenza di questa lobby di amministratori/oppositori? dove vede l’efficienza dei privati?
Sappiamo benissimo le pecche del pubblico, ma la legge Ronchi l’hanno voluta proprio i partiti, quegli esponenti politici e quelle amministrazioni al centro dei perversi intrecci che stritolano la politica nel nostro paese.
Le privatizzazioni le hanno attuate da tempo proprio gli amministratori di destra e di sinistra delle regioni: Lazio, Liguria Emilia, Toscana, Umbria, Sicilia, Calabria ecc.. dove proprio quegli intrecci trasversali sono più evidenti.
In ogni caso l’efficienza del privato non si è manifestata affatto, i buchi di bilancio sono diventati delle voragini e nemmeno l’economicità dal momento che dall’inizio delle privatizzazioni le tariffe sono aumentate mediamente del 60% e gli investimenti si sono ridotti del 50%. Mentre se cerchiamo qualche gestione virtuosa la troviamo nel pubblico come a Milano.
La resistenza alla privatizzazione dei servizi idrici viene dai movimenti e da una minoranza di amministrazioni locali isolati e sottoposti a fortissime pressioni dei partiti ed è una resistenza mondiale ed europea. Parigi è tornata al pubblico, risparmiando 38 milioni di euro all’anno e diminuendo dell’8% le tariffe. A Berlino un referendum cittadino ha fermato la privatizzazione.
Ma di quale correttezza delle gare parla Marco Ponti?
Tutti sanno, a partire dall’Autority della concorrenza, che i servizi finiranno nelle mani di un cartello fatto da due multinazionali francesi: Suez/Gaz de France e Veolia/Edf e da 4 società italiane private e quotate in borsa: Acea, Hera; Iren, A2A, trasversalmente intrecciate nei capitali con la politica, con gli imprenditori Caltagirone, Pisante e con le banche Monte dei Paschi di Siena,ecc…
La realtà è che sulle privatizzazioni si giocano gli interessi economici trasversali tra centro destra e centro sinistra e le alleanze politiche tra il centro di Casini/ Caltagirone e il centro sinistra di Dalema/Coop/ Monte dei Paschi.
Dove vive il Prof. Ponti, consulente della Banca mondiale?
Come non vede che sono proprio le privatizzazioni l’elemento corruttivo della politica e della nostra società?
Che da tempo e in modo trasversale i partiti nel loro insieme operano affinché tutto finisca nel gorgo del privato? Che proprio i partiti e la maggioranza degli amministratori seminano l’avversione contro tutto ciò che è pubblico?.
Come non vedere che le privatizzazioni svuotano la sostanza democratica e costituzionale del paese di cui la neutralizzazione dei referendum è l’ultima visibile manifestazione? Come non vedere che alimentano l’individualismo, annullano l’accesso al diritto e spezzano ogni idea di comunità? Come non vedere che è in questo progetto di privatizzazioni che è maturata l’irresistibile ascesa di Berlusconi e matura il suo consenso?
Possiamo trovare una sede per confrontarci su questi argomenti, ma ora gli italiano hanno il sacrosanto diritto di recarsi al voto e di poter decidere.
Emilio Molinari
28 aprile 1937-2011: 74 anni fa il fascismo uccideva Antonio Gramsci
27 aprile 2011 - Scritto da admin
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All’alba del 27 aprile 1937, dopo dieci anni passati nelle carceri fasciste, morì in seguito ad un’emorragia cerebrale Antonio Gramsci, fondatore del PCdI. I suoi scritti sono considerati tra i più originali della tradizione filosofica marxista.
Oggi, dopo 74 anni dalla sua morte causata dalla ferocia del fascismo, ricordiamo ancora i suoi insegnamenti di vita e di pensiero, per la libertà e per la giustizia sociale.
Odio gli indifferenti. Credo che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. [...]
Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? [...]
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
(da Indifferenti, La città futura, numero unico, 11 febbraio 1917)
http://www.youtube.com/watch?v=hhir4CEBYmo
Domenichini: “Avevamo ragione nel dire che sul nucleare Berlusconi sta ingannando il popolo italiano”
26 aprile 2011 - Scritto da admin
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Nel giorno del 25° anniversario di Chernobyl Berlusconi ha “svelato” l’ipocrisia delle scelte del suo governo in materia di nucleare. Siamo di fronte ad un fatto inaudito per la vita democratica del paese, con una maggioranza parlamentare che tenta di cestinare un referendum con trucchi e ipocrisie, mentre il presidente del consiglio “onora” li impegni capestro per l’acquisto dei reattori EPR francesi. Berlusconi ammette che il referendum avrebbe vinto, quindi ha predisposto di farlo annullare e questo basterebbe per dichiarare un’emergenza democratica nel nostro paese.
Tutto ciò in un coacervo di dichiarazioni da bar, con una disinformazione inconcepibile da qualsiasi altro leader europeo, dimostrando perfino di non sapere come funziona il sistema di produzione di energia elettrica italiano: le nostre centrali sono in grado di erogare una potenza massima netta di circa 100 GW contro una richiesta massima storica di quasi 56 GW. In altri termini il nostro paese è tecnicamente autosufficiente per l’energia elettrica, anzi è in eccedenza di potenza installata rispetto alla domanda media del 55% ma, da quando il settore è stato privatizzato, si ha un sistema inefficiente ed i costi dell’energia elettrica tra i più alti d’Europa, perché gli elevati costi di gestione ed i problemi di distribuzione fanno convenire il mantenimento di centrali spente, o a basso regime, e comperare energia dall’estero (circa il 13%).
Quello che Berlusconi non dirà mai che la Francia, terra promessa del nucleare, ha i consumi di petrolio pro capite più alti d’Europa, per il semplice motivo che l’energia per i trasporti proviene da idrocarburi. Non solo, le centrali nucleari non si possono regolare per seguire la variazione di domanda come altri sistemi di generazione, quindi il sistema elettrico francese è assai rigido e per coprire le richieste di picco della rete, i reattori producono un surplus in ore di minimo, svendendo elettricità a prezzi molto bassi, mentre in situazioni di picco la devono acquistare dall’estero. Non è un caso nessun governo francese si è azzardato a privatizzare EDF.
Di fronte alla tragedia di Fukushima, tutt’ora in atto, la risposta del governo Berlusconi è stata quella della fuga, della menzogna e del pressapochismo. Ora tutti sanno che ciò che abbiamo dichiarato riguardo all’inganno del governo sul referendum era la verità: le parole di Berlusconi sono la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’intenzione di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo autoritario il diritto ad esprimersi sul nucleare, sulla sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro paese. La speranza, dopo questa aperta confessione al limite dell’imbroglio, è che la Corte valuti anche questo elemento di palese inganno nel valutare la sopravvivenza del quesito referendario.
Rifondazione comunista ha proposto e fatto approvare il divieto di installare impianti di produzione di energia nucleare o di stoccaggio di scorie sul nostro territorio, a partire dal comune capoluogo. Ora chiediamo un impegno dei sindaci spezzini a farsi garanti della nostra comunità contro questo inganno, a partire dal comune della Spezia dove è stata presentata una mozione urgente dal nostro capogruppo Bucchioni. Il 12 giugno vogliamo votare per 4 SI: contro il nucleare, per l’acqua pubblica e contro il legittimo impedimento.
William Domenichini
Responsabile prov.le Ambiente e beni comuni – PRC La Spezia
Bramanti: “Ciancimino personaggio scomodo, non prendiamo lezioni da chi proviene da un partito di indagati e condannati”
24 aprile 2011 - Scritto da admin
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Anzitutto voglio ricordare a Gatti una cosa che molto spesso viene taciuta per poter fare battute di basso profilo, ovvero che la Bramanti a nome del Prc le poltrone le ha rifiutate.
Anzi, ha chiesto quasi un anno fa al proprio assessore provinciale, che ha eseguito, di uscire dalla maggioranza, non condividendo le scelte autoreferenziali compiute dal presidente della provincia (che pure non avevano interessato Rifondazione).
Quando parla di poltrone Gatti dovrebbe pensare a quelle che occupa lui a spese dei contribuenti, ad esempio come consigliere della Selex Sema del gruppo Finmeccanica, nella quale è stato nominato nel luglio scorso dal suo governo che il suo partito rappresenta.
Nel merito dell’iniziativa dello scorso gennaio a Spezia organizzata da Rifondazione con Massimo Ciancimino ne ribadisco ancora una volta l’aspetto positivo, peraltro dimostrato dalla presenza di un foltissimo pubblico (tra il quale era presente, intervenedo al dibattito, la presidente dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili e nostra concittadina, Giovanna Maggiani Chelli) che finalmente, per merito di Rifondazione, ha potuto parlare di argomenti tabù per questa città.
Com’è che la presentazione di un libro ha creato e continua a creare così tanto panico nel mondo politico e nel Pdl in particolare? Forse perché è un viaggio nella storia italiana più recente, perché parla di quarant’anni di relazioni inconfessabili tra politica e criminalità mafiosa, perché riscrive pezzi oscuri della Repubblica, dal sacco di Palermo alla nascita di Milano 2, a Calvi e lo Ior, dalle stragi del ’92 alla trattativa con pezzi dello Stato, fino a coinvolgere l’attuale senatore Pdl Marcello Dell’Utri (già condannato per mafia) e la fondazione di Forza Italia? 
Vorrei rammentare che Massimo Ciancimino continua ad essere un prezioso testimone utilizzato in molti attuali processi di mafia. A noi interessano poco le sue qualità morali di figlio di un mafioso che tale rimarrà, ma sicuramente capiamo che le sue confessioni hanno toccato e stanno compromettendo interessi più grandi di lui.
Sottolineo infine con forza Ciancimino è stato fermato per l’accusa di calunnia, certamente un reato grave ma ridicolo se lo si confronta con lo scempio che molti, politici e non, compiono ogni giorno sulla giustizia italiana (come la cronaca dimostra con evidenza), specie se e poi si tirano in ballo personaggi della portata di De Gennaro che, nessuno dimentica, è stato complice e responsabile a Genova nel 2001 del massacro nella scuola Diaz.
Non prendiamo lezioni da nessuno tanto più da chi nel banchi del Parlamento ha più colleghi indagati che il registro comunale.
Chiara Bramanti
Segretaria provinciale di Rifondazione Comunista La Spezia
A 25 anni da Černobyl’, l’ultimo inganno berlusconiano. Il 12 e 13 giugno votiamo i referendum
23 aprile 2011 - Scritto da admin
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Il governo Berlusconi è di fronte ad una vera Caporetto nucleare, dimostrando per l’ennesima volta il suo unico suo indiscusso punto di forza, molto utile alla propria sopravvivenza ma inutile per il paese: saper leggere i sondaggi. Nel giro di pochi mesi si è passati dalla rinascita nucleare in Italia, con una legge in spregio al referendum del 1987, alle gaffe fuorionda del ministro Prestigiacomo (“Sul nucleare perdiamo le elezioni“), al finto dietrofront.
Se non fosse l’ennesima truffa berlusconiana per affossare la partecipazione ai referendum, abrogando solo alcuni punti della legge temendo il voto degli italiani, per poi riproporre il nucleare quando le acque si saranno calmate, si parlerebbe di schizofrenia politica e saremmo a commentare una vittoria politica di chi, come Rifondazione Comunista, ha sempre detto no al nucleare.
Corsi e ricorsi storici: il 26 aprile di 1986, alle ore 1:20 circa, durante l’esecuzione di un test di sicurezza, esplodeva il reattore 4 della centrale nucleare sovietica di Černobyl’ in Ucraina. 340.000 persone evacuarono l’area in un raggio di 30 km: 65 morti accertati, altri 4.000 presunti, oltre ad un indescrivibile numero di decessi (che non sarà possibile associare direttamente al disastro) per tumori e leucemie su un arco di 80 anni. Un bilancio apocalittico che pose l’intera opinione pubblica mondiale di fronte alla sconcertante e reale tragedia del nucleare: costoso, pericoloso ed inutile.
A venticinque anni esatti da quella tragedia planetaria, molti hanno riposto il nucleare, tecnologia considerata ormai sicura. Un inganno globale che va di pari passo con i danni del mercato, con la menzogna della finanza creativa, con la favola della precarietà. E’ bastato un terremoto, e le sue conseguenze, per scatenare l’inferno di Fukushima Daiichi, che fino ad oggi ha portato all’evacuazione di 185.000 persone: livello 7 (il massimo della scala INES dell’IAEA) proprio come quello di Černobyl’.
Il governo Berlusconi ha gettato soldi pubbici in spot nuclearisti ingannevoli e non accorpando amministrative e referendum. Ora questa schizofrenia da sondaggio sbugiarda un governo incapace (basta riguardarsi la puntata di Otto e mezzo del 12 aprile 2008 ) e pone la drammaticità dell’assenza totale di una politica economica-energetica in Italia, come hanno dimostrato i recenti tagli alle rinnovabili, e che prelude all’ennesimo trucco: cancellare all’ultimo minuto la norma per abolire il nucleare per poi ritirarlo fuori quando nessun Tg parlerà più di Fukushima. Siamo di fronte ad un governo che non fa marcia indietro perché ci crede, ma perché gli fa comodo, utilizzando il potere per impedire la partecipazione temendo il voto popolare.
L’emendamento al decreto legge dovrà essere convertito in legge e fino alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, non prima del 20/25 maggio, quando sapremo ancora se sono venute meno le ragioni del referendum nucleare. In ogni caso la nostra battaglia non si ferma qui, anzi. Fino al 12 giugno il nostro impegno, quello delle nuove generazioni, di chi ha a cuore un futuro comune, sarà quello di non abbassare la guardia sul nucleare e continuare a sostenere tutti i referendum a partire da quelli sull’acqua, invitando cittadine e cittadini a votare per opporsi ad un governo incapace e qualunquista, alla svendita della nostra vita, dimostrando che c’è un paese stanco di menzogne, di sfruttamento, di pressapochismo, di sciatteria e di servilismo, che crede in un altro mondo possibile.
Il 12 ed il 13 giugno il nostro dovere sarà quello di andare a votare per difendere il nostro diritto ai beni comuni.
William Domenichini
Responsabile prov.le Ambiente e beni comuni PRC La Spezia
Brugnato, PRC La Spezia: “A sostegno di Cristina Bronzina, rifiuti zero e acqua pubblica al centro del programma elettorale”
22 aprile 2011 - Scritto da admin
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La federazione provinciale spezzina di Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra sostiene alle elezioni comunali di Brugnato del 15 e 16 maggio prossimi la candidatura a sindaco di Cristina Bronzina, candidata della lista brugnatese di centrosinistra.
Al centro del programma elettorale una gestione trasparente dell’amminstrazione comunale, la strategia rifiuti zero (già approvata grazie a Rifondazione nel consiglio comunale della Spezia) e la difesa dell’acqua pubblica a favore del referendum abrogativo della legge Ronchi sulla privatizzazione dell’acqua che verrà votato dai cittadini italiani il 12 e il 13 giugno prossimi assieme al referendum sul legittimo impedimento.
Edmondo Bucchioni: “I lavori alla cava di Biassa creano seri pericoli ai residenti”
22 aprile 2011 - Scritto da admin
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Lo scorso 18 aprile in consiglio comunale alla Spezia l’assessore Savoncelli ha risposto all’interpellanza presentata dal consigliere di Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra Edmondo Bucchioni, inerente la cava di Biassa.
Nella sua risposta l’assessore sottolineava la ripresa dell’attività estrattiva solo per mettere la cava in sicurezza.
Nella replica il consigliere Bucchioni evidenziava una serie di problematicità: in tale sito non vi è alcuna barriera per cui frammenti di roccia vanno ad interessare la strada stessa che porta a Biassa. In tale contesto un cittadino del posto che aveva l’autovettura parcheggiata nella zona antistante l’abitazione, in propietà privata, subiva un danno a causa di frammenti che colpivano il fanalino posteriore dell’autovettura mandandolo in frantumi.
Le attività di cava producono un notevole impatto ambientale a maggior ragione in tale contesto nei pressi del quartiere di Pegazzano.
Si fa presente che nella zona antistante la cava di Biassa abitano all’incirca trenta persone che denunciano la forte rumorosità, le polveri, il traffico di mezzi pesanti ed il dissesto che alle strade.
“Non sono un geologo” -afferma Bucchioni- “ma vi era e vi è veramente la necessità di mettere in sicurezza la cava di Biassa? Non vorrei che fosse solo per attività speculative inerenti motivi economici della ditta che ha in appalto tale opera“.
Sentenza Thyssenkrupp: “Giustizia è fatta, momento storico per i lavoratori: ora tutti i luoghi di lavoro siano posti in rigorosa sicurezza”
16 aprile 2011 - Scritto da admin
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La sentenza di primo grado sulla strage della ThyssenKrupp appartiene alla storia della giurisprudenza italiana in materia di morti sul lavoro.
I giudici che hanno accolto le istanze del Pm Guariniello, che ha costituito un forte impiento accusatorio contro i veritci dell’azienda responsabile di quella orrenda mattanza, hanno stabilito che chi non ottempera alle norme per la sicurezza dei lavoratori e ne causa così la morte compie omicidio volontario e non più, “semplicemente” , colposo.
Ora non si potrà più parlare, ipocritamente, di morti bianche o di tragica fatalità. Le morti sul lavoro sono tutte un crimine e lo vogliamo ribadire da una delle province col più alto tasso di mortalità sui luoghi di lavoro come quella della Spezia.
D’ora in avanti tutti i luoghi di lavoro dovranno essere rigorosamente a norma, dalle fabbriche ai cantieri edili, dalle aree ferrovierie a quelle portuali: si ricordino tutti del sangue versato dagli oltre 1300 lavoratori che all’anno muoiono in Italia per gaudagnarsi da vivere.
Felici per la sentenza, noi della Fds della Spezia non dimentichiamo tutti quei ragazzi morti in quell’orribile rogo e sappiamo che nessuno potrà restituirli ai familiari.
Possiamo però gridare che giustizia è finalmente fatta, ma ci aguriamo e auspichiamo con forza che in sede di appello la sentenza non ne esca attenauta o, peggio, stravolta come spesso succede nel nostro martoriato Paese.
Bucchioni: “Lo scontro interno al Pd non scenda più nelle istituzioni, i sindaci non siano sempre espressione del solito partito”
16 aprile 2011 - Scritto da admin
Archiviato in Dalla Provincia, Istituzioni, Primo piano
Ieri sera il il consiglio comunale della Spezia non si è potuto tenere a causa della mancanza del numero legale dei consiglieri. Ciò è dovuto esclusivamente alla volontà dei componenti del gruppo consilare del Partito Democratico che, pur presenti nei corridoi del palazzo municipale, sono voluti volontariamente rimanere fuori dall’aula, in chiaro contrasto con il proprio compagno di partito, il sindaco Massimo Federici.
Riteniamo molto grave che per beghe interne al partito di maggioranza relativa venga strumentalizzato l’intero consiglio comuale, l’organo supremo dei cittadini, che ieri sera doveva discutere e votare importanti interpellanze tra cui quella presentata da Rifondazione sulla cava di Biassa e una mozione su Panigaglia.
Argomenti di grande rilevanza che però non si sono potuti trattare, facendo così mancare un servizio agli spezzini.
Per evitare che tali altri episodi simili si ripetano, desideriamo affermare, come Rifondazione Comunista, che i sindaci su tutto il territorio spezzino non devono essere esclusiva espressione del PD, ma dell’intera maggioranza di centrosinistra che li sostiene.
Occorre in futuro evitare questa omologazione tra un solo partito e le istituzioni che riteniamo inaccettabile.
Edmondo Bucchioni
capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale della Spezia























