Slittamento dei lavori per gli argini bassi del Magra, FdS: “Cittadini amegliesi sconcertati, la Provincia fornisca subito spiegazioni”
26 settembre 2011 - Scritto da admin
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Siamo letteralmente allibiti e sconcertati per le parole dell’assessore provinciale Giacomelli sullo slittamento dei lavori per gli argini bassi del Magra.
Di punto in bianco, senza che mai ai cittadini amegliesi sia stato comunicato alcunchè, ci viene detto che per cavilli burocratici i lavori cominceranno a febbraio. Quello che temevamo si è avverato sul serio. I cittadini si sentono letteralmente presi in giro.
Ci viene detto che i famigerati 6.5 milioni di euro per effettuare i lavori di arginatura e dragaggio sono arrivati alla Provincia solo ad agosto.
Ma allora la notizia apparsa sui giornali il 2 marzo 2011 che il Presidente Burlando aveva sbloccato tale cifra per destinarla ad Ameglia, e la dichiarazione dell’assessore regionale Guccinelli apparsa sulla stampa il 6 luglio 2011 in cui si diceva che il giorno prima era stata firmata la delibera di assegnazione alla provincia della Spezia dei 6.5 milioni che cosa sono, aria fritta?
O campagna elettorale sulla pelle degli amegliesi? Dove sta la verità?
Noi non ci stiamo, chiediamo spiegazioni alla Provincia ed al suo Presidente, chiediamo che vengano in mezzo alla gente a dircelo in faccia come sta realmente la situazione, a che punto è l’iter di tutta la pratica.
Ma chiediamo anche spiegazioni, visto che non se ne parla, sul progetto di messa in sicurezza dei cittadini di Fiumaretta e Bocca di Magra che sono ancora esclusi da ogni forma di protezione dalle esondazioni.
Federazione della Sinistra, Coordinamento Valdimagra
Emilio Molinari: «Privatizzare non aiuta il Paese, il governo viola la Costituzione»
25 settembre 2011 - Scritto da admin
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Intervista alll’ex presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua
Emilio Molinari, “Pierino” Sacconi ne ha combinata un’altra delle sue. Ora vuole rimettere in discussione l’esito dei referendum con cui gli italiani, appena tre mesi fa, hanno deciso che l’acqua deve rimanere in mani pubbliche. Il ministro del Lavoro si è rivolto a Enrico Letta del Pd auspicando «larghe intese» con l’opposizione su questo tema. Come a dire: “se siamo tutti d’accordo, allora si può fare”. Ma davvero si può fare?
Ci proveranno. Penso però che nel Pd si aprirebbero contraddizioni non da poco e che quindi non sarà facile farlo. Violare la Costituzione e il pronunciamento di 27 milioni di cittadini sarebbe una vergogna non da poco per l’opposizione. Credo perciò che quella di Sacconi, al momento, sia poco più che una “boutade”, una provocazione, che però dimostra con chi abbiamo a che fare. E cioè con gente che considera la democrazia un orpello di cui si può fare a meno. Quello che più mi preoccupa è che da due e mesi e mezzo il referendum – acclamato da molti politici, dopo la vittoria del Sì, come la grande novità degli ultimi trent’anni – sia finito nel silenzio più totale. Di questo silenzio ne ha approfittato il governo per inserire nella manovra due articoli, il 4 e il 5, che liquidano il primo quesito del referendum, reintroducendo la privatizzazione dei servizi pubblici locali prevista dalla legge Ronchi, tranne che per l’acqua. E tuttavia la previsione di incentivi per i Comuni che privatizzano mette a rischio anche l’acqua. Perchè con i tagli previsti dalla manovra, molti sindaci saranno tentati dalla “mancetta” che gli offre il governo. Tutto ciò contraddice il risultato referendario, eppure il grosso delle forze politiche di opposizione è stato zitto, non c’è stata una reazione. Se togliamo alcune città – a Napoli, in Puglia – in cui c’è stato un riconoscimento del soggetto referendario, con l’apertura di un confronto con la gente su come realizzare localmente la ripubblicizzazione dell’acqua, quasi dappertutto gli stessi sindaci sono rimasti in silenzio.
Il problema è che dal referendum a oggi, come ha detto a un certo punto il ministro Tremonti, il mondo è cambiato. C’è stata l’accelerazione della crisi economica, la famigerata lettera della Bce, la manovra da 53 miliardi. Il governo considera le privatizzazioni un passaggio essenziale per rimettere il paese in carreggiata. Cosa rispondi? Privatizzare i servizi, costringere i cittadini a sborsare più soldi per prendere un autobus o per lavarsi, giova all’economia?
L’allarme crisi è reale ed è reso ancor più drammatico dal fatto che avviene in assenza di prospettive politiche alternative. La cura che si sta mettendo in piedi però non funzionerà, per il semplice motivo che segue la stessa ricetta che ha prodotto questa crisi. Privatizzare, svendere i beni comuni dello Stato, consegnare aziende come Enel ed Eni ai fondi sovrani della Cina, significa dare agli speculatori le risorse per continuare a speculare. Il Pil degli Stati Uniti è di 16mila miliardi di dollari, praticamente la cifra sborsata dalla Federal Reserve, senza neanche informare il Congresso, per salvare banche e imprese. Più o meno lo stesso ha fatto la Bce in Europa, sborsando 4mila miliardi. Invece basterebbe leggere il primo discorso di Franklin Delano Roosevelt da presidente degli Stati Uniti. Di fronte alla grande crisi del 1929, Roosevelt spiega cosa bisogna fare: isolamento degli speculatori; massiccio intervento del governo per far crescere l’occupazione: riduzione dell’orario di lavoro e aumento dei salari; tre miliardi di dollari per finanziare la riforestazione e la prevenzione dalle alluvioni e dalle frane. Non sembrano cose scritte per noi? Il vero problema è che ormai la politica è morta, comandano i mercati. Per inseguire la speculazione, sono state distrutte intere economie, dalla Grecia, al Portogallo, all’Irlanda. Lo stanno facendo con l’Italia. E tra un po’ toccherà pure alla Francia.
Il 15 ottobre i movimenti torneranno in piazza per la giornata di mobilitazione europea promossa dagli indignados spagnoli. Cosa si può fare in Italia perché il patrimonio del referendum non vada disperso?
Non sarà facile, ma credo che dobbiamo rimontare la china impegnandoci tutti a riprendere un contatto con la gente. Il che vuol dire moltiplicare nei territori iniziative di discussione, di dibattito, di protesta. Dobbiamo ripartire dall’annullamento del referendum e dall’incostituzionalità di questa azione per affrontare il tema della crisi e dare di nuovo speranza ai cittadini. Vanno bene gli indignados, vanno bene anche questi appuntamenti, ma se c’è una cosa che insegna il movimento per l’acqua è che non è stato un movimento di scesa in piazza e basta. Il risultato referendario è il frutto di dieci anni di costante rapporto con la gente, di lavoro paziente parlando a tutti: dall’estrema sinistra alla Lega. Parteciperemo a tutte le iniziative di lotta, parleremo con il sindacato, proveremo a rimettere in piedi tutte le associazioni che hanno aderito. Con due obiettivi: far rispettare il referendum e trovare una proposta unificante – la patrimoniale piuttosto che la Tobin Tax – per recuperare le risorse che ci servono per rimettere a posto il paese, facendo pagare chi ha prodotto la crisi. E non le vittime.
Lombardi: “Domani alla Perugia-Assisi, per la pace e i diritti umani di tutti”
24 settembre 2011 - Scritto da admin
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“Pensiamo che occorra proseguire la mobilitazione dei popoli per il bando totale delle armi atomiche e per la drastica riduzione delle spese militari“ -afferma Lombardi- “La guerra permanente, infinita ed imperialista, continua ancora a mietere vittime civili e ad alimentare i giacimenti di odio in molte parti del mondo. Le spese militari hanno subito nell’ultimo decennio a livello mondiale un pesante innalzamento, sottraendo fondamentali risorse alla lotta alla fame, alle malattie curabili e all’analfabetismo.

Chiediamo che il nostro Paese ponga fine ai respingimenti arbitrari dei migranti e richiedenti asilo alle nostre frontiere, nel rispetto del diritto internazionale e della nostra Costituzione e come azione concreta per realizzare quella “fratellanza dei popoli” che Aldo Capitini considerava rimedio contro la guerra, la violenza, l’indifferenza.
Massimo Lombardi, responsabile movimenti Prc La Spezia
Spezia, “Ci sono anch’ io!” Assessore Cossu: “Costruire insieme un nuovo modello di partecipazione”
24 settembre 2011 - Scritto da admin
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Un modello direttamente ispirato alla storica esperienza dei comitati di quartiere? Oppure una nuova forma di partecipazione basata sui meccanismi del volontariato che valorizzi il contributo di fasce di cittadinanza finora escluse dai giochi della rappresentanza istituzionale? Il futuro degli organismi che andranno a sostituire le circoscrizioni è ancora tutto da decidere. Ma alcune
certezze sono già acquisite.
L’idea è quella di arrivare in tempi rapidi alla costruzione di un nuovo modello, valorizzando il contributo dei cittadini. Per questo, cioè con l’intento di raccogliere eventuali suggerimenti, tutti i quartieri della città saranno interessati da una girandola di assemblee pubbliche. E dai primi di ottobre sarà attiva una pagina Facebook dedicata — il nome è «Ci sono anch’io» — nella quale saranno raccolte idee, suggerimenti e sollecitazioni.
“La soppressione di un preziosissimo strumento di partecipazione come le Circoscrizioni – ha dichiarato l’assessore al Decentramento Simona Cossu di Rifondazione Comunista- ci costringe a ripensare le modalità attraverso le quali favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla vita della comunità.
Quello costruito in tutti questi anni dalle circoscrizioni è un patrimonio importante che non deve in alcun modo andare disperso. Di qui nasce l’idea di questo progetto che vedrà, nel mese di ottobre, un vasto percorso di ascolto dei cittadini. Partiamo dai quartieri nuclei storici della partecipazione ma ci avvaliamo anche di tutti quegli strumenti che oggi abbiamo a disposizione e che possono ampliare notevolmente le opportunità di partecipare, favorendo magari anche il contributo dei più giovani.
Rete civica, social networks, dialogo diretto quartiere per quartiere: un impegno a tutto tondo per costruire insieme un nuovo modello della partecipazione in città.”
Da La Nazione del 24/9/2011
Prc Portovenere: “Stangata Tarsu, il paradosso della rumenta”
23 settembre 2011 - Scritto da admin
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I cittadini del comune di Porto Venere stanno ricevendo in questi giorni dall’Amministrazione Comunale la stangata della tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu).
Stangata che arriva e si accumula al peso della crisi economica, stangata che si somma a quella perpetrata lo scorso anno sempre sulla Tarsu superando assieme un aumento di oltre il 50 %.
Per una casa media una famiglia deve sborsare intorno ai 250 euro l’anno (le vecchie 500.000 lire) e le attività commerciali e/o artigianali, anch’esse piegate dalla crisi, cifre di migliaia e migliaia di euro.
La stangata colpisce maggiormente anziani e pensionati soli, che sono una fetta importante della popolazione, molti con pensioni sociali di 500 euro al mese, senza adeguati sistemi di protezione.
La stangata si ripercuote inevitabilmente anche sull’economia locale, ormai basata nella quasi totalità sul turismo, dove la stessa favorisce ulteriormente l’aumento dei prezzi (già attualmente fuori scala rispetto a tante rinomate località turistiche) in modo da produrre un ulteriore calo di clientela che porterà nuova disoccupazione e nuova povertà.
Occorre allora affrontare la questione cercando di fare una analisi della situazione:
La popolazione residente diminuisce inesorabilmente da circa 30 anni a questa parte per l’errata politica della casa delegata alle cooperative edilizie; dai circa 6.000 residenti effettivi si è passati attualmente a meno di 4.000.
Di questi 4.000 residenti, inoltre, quelli reali depurati dalle residenze di comodo per non pagare l’ICI e godere di altri benefit locali (posto barca – posto auto ecc.) sono stimabili in 2.500 unità (del resto basta guardarsi attorno per vedere che interi palazzi sono disabitati 10 mesi l’anno).
In questi ultimi 30 anni però si è costruito a spron battuto e tutt’ora, fra interventi di nuova costruzione in corso e previsti dal piano urbanistico, il trend della cementificazione è sempre positivo.
Ecco allora il paradosso:
stante la riduzione costante del numero di residenti produttori di rifiuti e stante l’aumento dei metri quadrati di costruito (denominatore per il quale viene divisa la spesa totale della raccolta e smaltimento) la tassa aumenta ogni anno del 30%.
Come è possibile?
Non è che dietro la Tarsu si nascondono altre spese che nulla c’entrano con la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani?
Oppure sono le scelte errate delle amministrazioni comunali a portare questi aggravi che si abbattono sull’intera comunità?
Per quale ragione tutte le amministrazioni comunali si rifiutano di tassare le imbarcazioni presenti con posto barca fisso nelle nostre baie (oltre 3.000) che pure producono rifiuti?
Le grandi attività industriali, artigianali e militari presenti (ex SNAM – CANTIERI e PORTICCIOLI – BASI MILITARI) quanto contribuiscono al pagamento della spesa?
Certamente l’inutile sostituzione di centinaia di cassonetti dei rifiuti mantenendo immutata l’immonda situazione di discariche a cielo aperto in mezzo ai paesi avrà contribuito ad innalzare la spesa a scapito delle tasche dei cittadini.
Non si poteva passare direttamente alla raccolta porta a porta come sta avvenendo in tanti quartieri spezzini e come avverrà a breve nei limitrofi paesi di Cadimare e Marola?
La raccolta porta a porta è l’unica tipologia di raccolta che garantisce il raggiungimento di percentuali elevate di raccolta differenziata ed elimina il problema dei cassonetti e delle discariche urbane.
Se il futuro è la raccolta porta a porta senza cassonetti che senso ha avuto acquistarne centinaia di nuovi?
Invitiamo l’Assessore ai rifiuti a dare risposte a questi ed altri quesiti per dare spiegazione degli aumenti reiterati.
Circolo Prc “Lucio Mori” – Porto Venere
Presidio permanente per la patrimoniale e contro il governo Berlusconi. Basta attaccare lavoratori e pensionati con la scusa della crisi
23 settembre 2011 - Scritto da admin
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“Rovesciamo Berlusconi, la crisi la paghino banche, speculatori e padroni”.
Così recita lo striscione di Rifondazione Comunista appeso alla Spezia nella centralissima via Cavour, angolo via Rattazzi in occasione del presidio permanente per l’introduzione della tassa patrimoniale. 
Rifondazione ha già raccolto centinaia di firme di una popolazione sempre più stanca e arrabbiata per l’abbattimento sulle proprie spalle di una crisi economica generata da altri e scaricata sui cittadini comuni, lavoratori e pensionati. La concreta prospettiva di finire come la Grecia allarma
In questo panorama desolante, il governo Berlusconi è concentrato esclusivamente nella salvaguardia del proprio fortino e dei propri privilegi, trovando modo di attaccare ancora una volta i diritti e gli stipendi della classe lavoratrice e non i grandi evasori fiscali e gli speculatori finanziari responsabili del disastro.
Il presidio continuerà fino al 15 di ottobre, data della grande manifestazione di Roma in contemporanea con altre piazze d’Europa contro la crisi finanziaria e il corrotto sistema capitalistico che l’Unione Europea ha contribuito a consolidare.
Il partito sta raccogliendo le adesioni per allestire i pulmann per Roma: chiunque desideri partecipare può chiedere informazioni allo stesso banchetto o contattando la federazione Provinciale di Rc sul sito web e su facebook.
Rifondazione Comunista, federazione provinciale della Spezia
FdS Valdimagra: “Che fine hanno fatto i lavori di messa in sicurezza del tratto focivo del Magra?”
19 settembre 2011 - Scritto da admin
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“L’unico e serio argomento che deve essere sviscerato nel territorio è quello della messa in sicurezza del tratto focivo del fiume, ossia della messa in sicurezza di Fiumaretta e Bocca di Magra“.
Lo afferma la Federazione della Sinistra della Valdimagra che sottolinea come ai residenti fosse stato promesso che a settembre sarebbero partiti i lavori per la realizzazione degli argini bassi, ma “settembre è arrivato ma non si muove neanche un filo d’erba“.
“E il dragaggio dal ponte alla foce? Nel dimenticatoio?” -proseguono gli esponenti della FdS- “i finanziamenti che dopo una tortuosa e ridicola vicenda erano arrivati dove sono? Sono fermi nei cassetti dell’Amministrazione Provinciale? Li ha tagliati la nuova manovra economica? Dobbiamo aspettare la prossima esondazione, i prossimi danni?”
“Chissà perché” -concludono- “noi comunisti siamo gli unici che continuano a tenere desta l’attenzione su questa necessaria e importante opera per la vita della popolazione della foce del fiume, e non dissertiamo di poltrone e di presidenti del Parco di Montemarcello o altro”.
Federazione della Sinistra, Coordinamento Val di Magra
Prc Arcola: “Il tutor vampiro comincia a vacillare!”
19 settembre 2011 - Scritto da admin
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Il gruppo consiliare di Rifondazione Comunista/Lista Civica per Arcola, nel corso del consiglio comunale di martedì notte, ha iniziato ad esporre le proprie deduzioni sul perché debbano essere annullati tutti i verbali e chiusa la postazione di rilevazione di velocità di Romito Magra.
Il consigliere Salvatore Romeo, in un appassionato e lungo intervento, partendo dal presupposto che tanti verbali stanno mettendo letteralmente in crisi centinaia di famiglie, lavoratori (soprattutto giovani) precari che tornando dal lavoro in pizzeria o in qualche ristorante dovrebbero versare al comune metà stipendio per aver percorso il tratto dei 500 metri alla folle velocità di 56 km orari, ha iniziato con tanto di documenti e fotografie a mettere in discussione la legittimità dell’impianto.
Dalla totale assenza di segnaletica che dovrebbe indicare il limite di velocità a segnali che non sono ripetuti dopo ogni incrocio ad altri (definiti naif) che nulla hanno a che fare con quanto prevede il codice; da strade che si immettono nel tratto incriminato a distanze dell’apposita segnaletica non rispettate (il famoso km dall’avviso) ecc.ecc.
Ma la ciliegina sulla torta (ha continuato Romeo) è il contratto di affitto definito full-service che viola totalmente e in maniera scandalosa le norme stabilite dalla legge 120 del 2010 (nuovo codice della strada) dove è palese a tutti (meno che alla giunta comunale) il solo ed esclusivo interesse della società che affitta tale impianto, avendo un utile del 73,5% sui verbali accertati con ammenda di 39 € (la stragrande maggioranza).
Un solo dato: sugli oltre 7.000 verbali elevati in poco più di un mese, la ditta proprietaria del tutor dovrebbe incassare oltre 201.600 €, oltre ovviamente il canone fisso di 30.000 € l’anno. Sicuramente niente male!!!
Chissà lo stato d’animo dei multati nel leggere questi dati!
La situazione ad oggi:
l’amministrazione comunale (informa il sindaco) ha chiesto alla prefettura un quesito sulla legittimità dell’intera postazione. Il gruppo consiliare Rifondazione/Lista Civica depositerà lunedì prossimo in prefettura la documentazione a supporto della propria tesi.
In attesa del responso dell’organo prefettizio invitiamo i cittadini ad attendere le decisioni conseguenti prima di attivare proprie iniziative.
(Ricordiamo che il periodo 1° agosto–15 settembre non concorre per il calcolo dei 60 giorni per un eventuale ricorso).
Rifondazione Comunista/Lista Civica per Arcola
Lettera aperta a Giorgio Napolitano sulle privatizzazioni: “Presidente, non firmi”
19 settembre 2011 - Scritto da admin
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di Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Nivarra
Eccellentissimo Presidente Napolitano,
le scriviamo come giuristi che, dopo anni di impegno civile a favore di buone regole giuridiche a protezione dei beni comuni e per il buon governo del patrimonio pubblico, abbiamo redatto i quesiti referendari n. 1 (servizi pubblici locali) e 2 (tariffa per il servizio idrico integrato) cui, nella scorsa tornata referendaria di giugno, ha risposto sì la maggioranza assoluta degli elettori italiani.
Il nostro intendimento era quello di arrestare, attraverso un pronunciamento diretto del popolo, nelle forme e nei limiti di cui all’art. 75 della Costituzione, il protrarsi di una logica di privatizzazione ideologica e dannosa per l’ interesse comune anche all’ indomani della drammatica crisi finanziaria iniziata nel 2008.
Tramite il nostro pacchetto referendario volevamo aprire un grande dibattito politico nel nostro paese, teso a ricordare che la crisi non è stata causata dal pubblico ma dagli eccessi di libertà privata. Volevamo denunciare l’irrazionalità di una posizione politica che, lungi dal riequilibrare i rapporti fra pubblico e privato dopo vent’anni di pensiero unico, ulteriormente indeboliva il settore pubblico spingendolo a dismettere risorse che, se ben gestite, avrebbero potuto restituirgli la forza, l’autorevolezza ed il prestigio necessario per governare una crisi drammatica.
Negli scorsi mesi abbiamo lottato, con i mezzi del diritto e della politica democratica, insieme a moltissime persone, per scongiurare i diversi tentativi di impedire al popolo di pronunciarsi. All’indomani del 13 giugno siamo stati soddisfatti per aver contribuito a compiere una buona azione civile per il nostro paese. Quasi due mesi dopo, a fronte di dati sul debito pubblico italiano che non sono sostanzialmente variati nell’ultimo decennio (nonostante l’avvenuta dismissione di quote ingentissime del patrimonio pubblico) nel paese è stato creato un clima da emergenza finale. L’andamento della borsa e della finanza (ancora una volta settore privato) e manovre speculative volte ad attaccare un settore pubblico ulteriormente indebolito dallo sforzo ingentissimo di salvare il settore finanziario dalla crisi, hanno provocato un clima di panico che ancor oggi si protrae.
Al di là delle diverse valutazioni sulla fondatezza di tali allarmi, è certo che ingenti porzioni del Decreto, redatto in fretta e furia a Ferragosto, in particolare l’art. 4 denominato «adeguamento dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’Unione Europea», presentano prima facie tratti di incostituzionalità, confessati in modo privo di precedenti nel nostro sistema delle fonti, dall’annunciata modifica dell’art. 41 della Costituzione contenuta nello stesso decreto.
Tale incostituzionalità risulta in particolare dall’espressa e diretta contrarietà del decreto di Ferragosto (ora convertito con la fiducia) rispetto alla volontà popolare espressa appena due mesi fa con il voto referendario che, come dichiarato dalla Corte Costituzionale nella sentenza 23 del 2011, non era affatto limitato all’acqua ma coinvolgeva l’intero settore dei servizi pubblici di interesse generale.
Nei giorni immediatamente successivi all’emanazione del Decreto abbiamo dato vita, con i nostri limitatissimi mezzi, ad una raccolta di firme su un appello on line dei giuristi estensori dei quesiti referendari intitolato «La manovra di ferragosto è incostituzionale», cui hanno aderito esponenti illustri della società civile e politica e migliaia di cittadini indignati per l’ennesimo tentativo di scippo del voto referendario.
Con questa lettera ci permettiamo di farle pervenire l’elenco di tali firmatari. Le rivolgiamo inoltre un appello, come Supremo Garante della Costituzione, a considerare il fatto che da anni i conti pubblici italiani non sono in buone condizioni (le alleghiamo due pubblicazioni del lavoro da noi svolto in passato) e che la fretta di privatizzare e liberalizzare ulteriormente l’economia al di fuori da una struttura di principii giuridici solidi e condivisi, lungi da fare l’interesse del popolo italiano soccorre quello degli speculatori internazionali che hanno generato la crisi.
Illustrissimo Presidente, anche in considerazione del fatto che il voto di fiducia ha impedito la necessaria discussione parlamentare, la invitiamo a non promulgare l’art 4 del decreto di Ferragosto. La Sua autorevolezza contribuirebbe così, stralciando provvedimenti che certo non possono esser presi in emergenza e senza largo accordo politico, ad aprire finalmente un dibattito sulla vera priorità istituzionale e riforma strutturale necessaria in questo paese: la ricostruzione di un settore pubblico forte, autorevole, decentrato e democratico.
Da “Il Manifesto” del 15/09/2011
Finanziaria. Landini (Fiom): “Ci appelliamo a tutte le forze politiche per lo stralcio dell’Art. 8. Chiediamo al Presidente Napolitano di non firmare la legge”
19 settembre 2011 - Scritto da admin
Archiviato in Dall'Italia, Primo piano
“L’Art. 8 della Finanziaria è un attentato ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori perché consente ai contratti aziendali o territoriali di derogare ai Ccnl e alle leggi.”
“E’ un tentativo eversivo di sconvolgimento del diritto del lavoro e della nostra Costituzione.”
“Si arriva al paradosso che alla Fiat, condannata per comportamento antisindacale dal tribunale di Torino, il Governo regala una legge su misura che sancisce la validità retroattiva di tali comportamenti e di tali accordi.”
“L’Art. 8 presenta anche diversi aspetti di incostituzionalità e per questo è necessario che venga stralciato e non sia convertito in legge.”
“Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche affinché sostengano in Parlamento e nel Paese tale posizione.”
“Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché, in quanto garante della nostra Carta Costituzionale, non firmi una legge in contrasto con i principi costituzionali.”
Fiom-Cgil/Ufficio stampa























