Prc Ameglia: “Silenzio e immobilismo lungo il fiume Magra”

31 dicembre 2011 - Scritto da  
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Un anno si chiude ed un altro inizia ma lungo le sponde del fiume Magra disastrate dall’alluvione del 25 ottobre scorso continuano a regnare incontrastati il silenzio e l’immobilismo. Ci riferiamo agli Enti sovraordinati ai Comuni che dovrebbero essere intenti a risolvere i problemi del territorio della vallata ma che nulla fanno sapere a noi poveri disgraziati e quel poco che si riesce a sapere viene praticamente estorto con fatica.

E anche i partiti, sia del centrodestra che del centrosinistra, o si danno da fare per cavalcare la protesta dei residenti (vedi Pdl) o non fanno sentire la loro voce. Solamente la sinistra radicale, noi comunisti, ed i vari comitati quasi quotidianamente dibattiamo anche aspramente per cercare di arrivare ad una soluzione dei problemi il più rapida possibile.

Questo perché la cosa più deleteria che sta prendendo campo, e che ci preoccupa tantissimo, è l’immobilismo dei suddetti Enti. A livello teorico, ad un recente convegno è stata lanciata la proposta di un tavolo tra i vari tecnici che la pensano diversamente tra loro per arrivare ad una sintesi, ma nulla si è mosso. A livello pratico non si è ancora fatto assolutamente nulla di ciò che è già progettato, approvato e finanziato. Ci riferiamo al dragaggio di 600mila mc del tratto focivo ed alla realizzazione degli argini bassi a Fiumaretta e Bocca di Magra. In compenso continuano le voci, ormai diventate barzellette, sui soldi che ballano tra la Provincia e la Corte dei Conti, e sul bando per gli argini da rifare perché ci sono due (due!) parole sbagliate! E i giorni passano.

Il ponte provvisorio? Il progetto per quello nuovo? Ancora tutto “campato” in aria. E gli abitanti della zona di Pantalè e di via Poggio Scafa? Soluzioni diverse dalla ricollocazione per loro non ne sono ancora state trovate?

Lo avevamo già detto e lo ribadiamo: è ora di finirla con i discorsi! Non possiamo perdere ulteriore tempo, bisogna intervenire urgentemente su tutto il Magra dalla foce fin oltre Pontremoli (e sul Vara), sui canali (o colatori) minori, e sui versanti da mettere in sicurezza. Non servono mega opere (il famigerato scolmatore), ma tante opere oculate e ben fatte da monte fino a valle.

Riproponiamo, e rivendichiamo con forza come nostra proposta, l’istituzione del “Magistrato del Magra” al fine di avere un unico soggetto in grado di decidere ed effettuare gli interventi necessari alla riduzione del rischio derivante dalle alluvioni. Il territorio è talmente antropizzato che non si può pensare ed agire come se non ci fosse, come del resto non è umanamente possibile pensare di delocalizzare interi paesi. Oggi lungo il fiume insistono attività economiche ed insediamenti umani che non possono essere cancellati, semmai necessitano di quegli interventi necessari alla messa in sicurezza ed alla riduzione del rischio.

Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra – Circolo di Ameglia

“Un brindisi all’acqua pubblica per chiudere l’anno del vittorioso referendum sui beni comuni”

30 dicembre 2011 - Scritto da  
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Questa mattina una delegazione della federazione spezzina di Rifondazione Comunista si è recata presso le redazioni delle testate giornalistiche di Sarzana e La Spezia consegnando bottiglie di spumante etichettato con il simbolo dell’Acqua Bene Comune per chiudere il 2011 con un brindisi all’acqua pubblica.

Un modo per ricordare un 2011 all’insegna della straordinaria vittoria referendaria del giugno scorso quando gli italiani e gli spezzini hanno espresso perentoriamente, con i loro SI, che i beni comuni non sono negoziabili e non possono essere alla mercè del capitalismo finanziario e della speculazione.

Una vittoria di Rifondazione Comunista e dei tanti movimenti spezzini che alla Spezia si è trasformata nell’importante risultato dell’avvio del percorso di pubblicizzazione del servizio idrico nella nostra provincia dopo il pericolo-privatizzazione paventato dall’accorpamento della multitutility Hera, società quotata in borsa, con la spezzina Acam.

Rifondazione aveva proposto fin dall’inizio, tra lo scetticismo generale, che l’acqua rimanesse pubblica sia nella proprietà delle reti sia nella gestione del servizio di distribuzione. I consiglieri comunali Prc hanno presentato e fatto approvare, durante tutto il corso del 2011, la modifica degli statuti comunali, inserendo il principio che l’acqua è un bene comune sul quale nessuno può far valere logiche di profitto. Tale modifica è stata approvata ad Arcola, Follo, Ortonovo, Castelnuovo, Lerici, Levanto, Santo Stefano e Vezzano.

Per questo motivo Rifondazione festeggia il 2011 anche se resterà un anno amaro, all’insegna delle grandi difficoltà di una popolazione alle prese con una disoccupazione crescente e un impoverimento generale contro il quale si dovrà combattere senza indugi: questa sarà la grande sfida di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra per il 2012.

Nel frattempo auguri a tutti!

Rifondazione Comunista
federazione provinciale La Spezia

Emissioni Enel, Bucchioni: “A quando la metanizzazione del terzo gruppo della centrale? Il sindaco dia spiegazioni precise”

30 dicembre 2011 - Scritto da  
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In merito alle anomale emissioni di fumo nero dalla centrale Enel spezzina avvenute lo scorso mercoledì, il consigliere comunale e capogruppo di Rifondazione Comunista in comune della Spezia Edmndo Bucchioni ha presentato questa mattina un’interpellanza al sindaco Massimo Federici.

Di seguito il testo firmato dal consigliere Bucchioni:

Oggetto: emissioni fumo nero dalla centrale ENEL di La Spezia.

Il giorno 28/12/2011 diversi cittadini telefonavano ai Vigili del Fuoco ed ai Vigili Urbani per chiedere conto delle emissioni di fumo nero provocate dalla centrale ENEL di La Spezia.

Il fumo era ben visibile: cosa stava succedendo? Richieste di picchi di energia, carbone non di prima qualità? In alcuni momenti si può inquinare di più tanto, poi si rientra nella media mensile, mentre la Provincia che deve monitorare le emissioni di inquinanti ritiene che non vi sia stato superamenti dei limiti.

Per tutti questi fattori si richiede al Signor Sindaco spiegazioni precise e puntuali in quanto responsabile della salute dei Cittadini, e un impegno preciso affinchè per l’Autorizzazione Integrata Ambientale si tenga in debito conto queste situazioni che si verificano nel nostro territorio e di conseguenza si richieda con forza la metanizzazione anche del terzo gruppo che attualmente usa come combustibile il carbone.

Edmondo Bucchioni
capogruppo Prc/Fds consiglio comunale della Spezia

Guido Viale: “Anatomia del debito”

28 dicembre 2011 - Scritto da  
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di GUIDO VIALE (tratto da www.democraziakmzero.org)

 

Il costo del debito pubblico italiano non è sostenibile: 85 miliardi all’anno di interessi su 1.900 miliardi di debito complessivo, che l’anno prossimo saranno probabilmente di più: 90-100; a cui dal 2015 si aggiungeranno (ma nessuno ne parla) altri 45-50 miliardi all’anno, previsti dal patto di stabilità europeo, per riportare progressivamente i debiti pubblici dell’eurozona al 60 per cento dei Pil.

Ma questa è solo la parte nota del nostro debito pubblico; ce n’è un’altra “nascosta”, che forse vale quasi altrettanto e che emergerà poco per volta, mano a mano che verranno a scadenza impegni che lo Stato o qualche Ente pubblico hanno assunto per conto di operatori privati sotto le mentite spoglie di una finanza di progetto. Il Tav (treno ad alta velocità) è l’esempio e il modello più clamoroso di questo sistema; comporta per la finanza pubblica – finora, ma non è finita qui, e Passera ci si è messo di impegno – un onere nascosto di circa 100 miliardi di euro. Ma secondo Ivan Cicconi dietro le circa 20 mila Spa messe in piedi dalle diverse amministrazioni locali si nasconde un numero indeterminato di “finanze di progetto”, i cui oneri verranno alla luce poco per volta nei prossimi anni. Doppia insostenibilità.

Colpa della Politica? Certamente. Ma soprattutto colpa delle privatizzazioni, che non sono un’alternativa agli sperperi della Politica, ma il loro potenziamento a beneficio della finanza privata e di profittatori di ogni risma. La vera alternativa alla cattiva politica è la trasparenza e il controllo dal basso della spesa e dei servizi pubblici: la loro riconquista come beni comuni.

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Alessandra Fava: “Cinque Terre alla ricerca della normalità perduta”

27 dicembre 2011 - Scritto da  
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Un mese a mezzo dopo l’alluvione le popolazioni chiedono chiarezza sulla ricostruzione

tratto da “Il Manifesto” del 27 dicembre 2011

GENOVA – O le fasce o le frane: per le Cinque terre non c’è via di mezzo. O si recuperano gli appezzamenti o le terre sono destinate a scomparire. Troppo fragile un territorio privo di foreste, con una montagna a picco sul mare che da zero porta a 400 metri d’altezza, una montagna con frane antiche che tracimano in continuazione e che i vecchi riuscivano a tamponare a forza di pietre messe una sull’altra nei muretti a secco, che poi sono anche l’attrattiva per le migliaia di turisti che negli ultimi anni hanno percorso questo pezzo di terra altrimenti remoto. L’ultima alluvione, quella terribile del 25 ottobre, ha provocato nuovi smottamenti.

La protezione civile del Friuli-Venezia Giulia con delle foto aeree in 3D ne ha contato 300 su Vernazza e 170 su Monterosso per un totale di mille eventi franosi nella provincia di Spezia. «Ora bisogna mettere in sicurezza i versanti – dice Michele Presbiterio, geologo di lungo corso, prima segretario generale dell’Autorità del bacino del Po, ora fra i consulenti del sindaco di Monterosso, Angelo Maria Betta (Pdl) – Alle Cinque Terre il disastro non è stato causato dalle cementificazioni come altrove, perché qui si è costruito pochissimo grazie anche al parco nazionale. Semmai la colpa è delle terrazze abbandonate, dove si accumula il terreno che fa ristagnare l’acqua e poi fa tracimare muri a secco e fango a valle».

Restaurare sentieri e fasce (come vengono chiamati in dialetto i terrazzamenti) ha dei costi esorbitanti. Certo in passato il parco poteva investire meglio fondi europei e nazionali e gli introiti del ticket dei sentieri (decine di milioni di euro in 13 anni) ed è anche su quello che la procura di Spezia sta indagando dopo l’arresto del presidente Franco Bonanini e di alcuni amministratori nel 2010. Tuttavia risultano nella disponibilità del Parco almeno due milioni destinati a interventi sul territorio e non sono stati ancora assegnati. Per i sentieri, il comune di Riomaggiore per il 2011 ha avuto contributi per quasi 350 mila euro in gran parte ancora da liquidare, quasi altrettanti quello di Vernazza e 263 mila quello di Monterosso.

Il neo commissario del parco delle Cinque Terre Vincenzo Santoro a metà dicembre in una conferenza stampa ha riferito che «è stato eseguito un monitoraggio ed è stata fatta una mappatura approfondita su tutta la sentieristica» e che «il più battuto è il sentiero numero 2 su cui si concentreranno maggiormente i prossimi sforzi lavorativi». Nell’aria c’è anche l’idea di fare un super-commissario al territorio. Ne accenna sempre Presbiterio: «Le soluzioni sono due: o si danno tutte le terre al parco affinché le metta a posto, oppure si nomina commissario uno dei tre sindaci dei tre comuni delle Cinque terre e gli si danno dei fondi nazionali per mantenere il territorio».

È anche su questo che si sta lavorando a Monterosso. In via Roma e nelle strade limitrofe, dove si è abbattuta la marea di fango e detriti il 25 ottobre, si spala ancora. La strada è pulita, il segno dell’onda che ha raggiunto l’architrave non si vede più, ma in fondi e cantine il fango è ancora visibile, come allo sportello del bancomat e in altri angoli che non sono ancora stati sgomberati. Tutto ti fa ricordare la tragedia, dalle auto accumulate a due passi dal mare a un deposito della spazzatura prima a scomparsa che ora è riemerso dalle viscere della terra e spunta come un fungo a un metro d’altezza. In piazza sono all’opera quelli dell’Acam spezzina, la società del gas, e si sente l’odore forte del gas che fuoriesce. Tante case non ne sono ancora rifornite, vanno avanti a bombole. Erano un ricordo.

Alcuni appartamenti non sono ancora agibili, l’esondazione del torrente Morione, che si restringe verso la foce con argini artificiali, qui ha sfrondato finestre, porte, infissi. Occhiaie vuote sui passanti. Puzza d’umido la chiesa. E tutti si chiedono come sarà possibile ripristinare la fognatura che passava sotto via Roma. Anche quella è stata spazzata dalla furia. Per il paese ci sono ancora le zone rosse che fanno inviperire gli abitanti: il sindaco ha firmato varie proroghe dello stato di emergenza della protezione civile che prevede «l’evacuazione di tutti gli edifici di comune uso personale, familiare o di lavoro in via Roma dal civico 54 fino a monte, via Gioberti, località Valle, Località Balanello, Località Morione e via Buranco, Seravano e salita Magenta» per permettere i lavori agli impianti di gas, luce e acqua potabile. Morale, le strade vengono chiuse temporaneamente con delle transenne per permettere ai mezzi di passare e un tale mugugna di non essere ancora riuscito ad entrare nella propria cantina. Così dopo un mese e mezzo di normalità se ne respira poca.

A Vernazza si ripete il copione, anche peggiore. In paese si entra solo posizionandosi nel primo vagone del treno e si accede solo con un permesso del sindaco. La stazione sembra un avamposto da diligenze, più Ok Corral che riviera. In paese sono rimasti una cinquantina, i più giovani, a spalare. C’è da rifare la fogna, da pensare a come fare arrivare il metano da Volastra e magari riprendere le attività commerciali sperando nel turismo di Pasqua. Per ora di bello c’è stato solo un matrimonio celebrato nei giorni scorsi e le frane intanto fanno paura: le più grandi mettono a rischio l’esistenza del paese stesso.

Anche andarsene, da Monterosso e Vernazza, non è facile. L’unica cosa che funziona è la ferrovia. A Monterosso la strada provinciale è ancora aperta a singhiozzo per i mezzi privati e la gente si organizza a gruppi per andare a Spezia e riempire l’auto di cibarie. A monte la situazione è ancora peggiore, il sistema sta letteralmente crollando come un castello di carte. La strada costiera che prima metteva in comunicazione i cinque paesi è interrotta da una grande frana e non è chiaro quando potrà essere nuovamente percorribile dato che è crollato un ponte in una valle franosa. Tra scarsi pini e macchia anche qui si legge chiaramente che le fasce sono state abbandonate da tempo.

Quanto le amministrazioni locali siano coscienti dell’emergenza montagna, è tutto da capire. Gli ultimi atti amministrativi, sia nel comune di Monterosso che in quello di Riomaggiore, parlano solo di cementificazioni e parcheggi. A Monterosso alla vigilia dell’alluvione il 21 ottobre, una delibera di giunta ha deciso di affidare lo studio di fattibilità tecnico-economica per il parcheggio in località Molinelli e per alcuni giorni sono proseguiti a Monterosso i lavori per un altro parcheggio in costruzione, alla faccia di una delibera della giunta regionale che obbliga al blocco dei lavori in tutte le zone liguri alluvionate. Lo vede il cronista e ne dà conto la rete.

Una certa Olivia sul blog monterossoliberainformazione.blogspot.com (qui la rete è un po’ come Twitter per la rivoluzione araba) commenta che «non hanno ancora finito di costruire un parcheggio, già parlano di costruirne un altro dalla parte opposta del paese. E pensare che sarebbe meglio dedicassero le loro energie a sistemare i danni alluvionali. Invece no: mentre poche forze lavoro si dedicano ai torrenti ancora chiusi, a poche decine di metri di distanza lavorano a ritmi da stakanovisti per portare avanti la costruzione di un parcheggio a Monterosso in località Loreto. Davvero non c’è nulla di meglio da fare che continuare a portare betoniere di cemento per costruire questo megaparcheggio?».

Nel Comune di Riomaggiore retto dal sindaco Franca Cantrigliani (lista indipendente) con una delibera del 21 novembre, si è deciso che la priorità è la messa in sicurezza della costa, in particolare lo spiaggione di Corniglia e le spiagge di Fossola e Riomaggiore. Con un progetto di uno studio savonese, si rilancia una colata di cemento con la scusa che l’alluvione recente che ha colpito Vernazza e Monterosso ha rivelato quanto siano importanti i collegamenti a mare e che il comune di Riomaggiore ne è carente. Morale nuovi moli, nuovi accosti, nuove dighe e ripascimenti delle spiagge. Tra l’altro su Corniglia continua a lavorare una frana storica che come il manifesto ha raccontato anni fa è stata declassata dalla Provincia di Spezia come atto propedeutico alla costruzione del villaggio Europa. Con l’alluvione è rotolato a valle un altro pezzo di montagna bloccando definitivamente il sentiero delle Cinque terre e anche due abitanti costretti ora a passare a mare (mareggiate permettendo).

Intanto diversi cittadini si interrogano sulla fine delle numerose donazioni che pioveranno sulle Cinque terre. Onlus, associazioni, blog, enti locali, il consorzio turistico delle Cinque terre, persino la sede regionale dell’Ansa con un instant-book, stanno raccogliendo fondi per l’alluvione. E, come per gli introiti incassati dal Parco delle Cinque terre,  li abitanti chiedono trasparenza e rendiconti. A Monterosso nei giorni scorsi girava la bozza di una lettera in cui s’invita il sindaco a «rendere noto un elenco di progetti ai quali dovranno far capo le donazioni» e «rendere pubblici gli importi delle donazioni e con quali finalità verranno impiegati gli stessi».

Argomento ancora più calzante, visto che in paese tutti sanno che la finanza ha appena sequestrato dei documenti in Comune, nell’ambito delle indagine della procura spezzina partita dal comune di Riomaggiore e il parco delle Cinque Terre. Intanto resta un’incognita la nomina di un presidente dell’ente parco. Il mandato del precedente commissario Aldo Cosentino doveva finire a dicembre, quindi in tanti si auguravano che governo e regione Liguria nominassero un presidente. Invece Cosentino è stato mandato via di fretta e furia dal passato ministro all’ambiente Stefania Prestigiacomo in concomitanza con la caduta del governo Berlusconi ed è stato nominato in qualità di nuovo commissario l’ex prefetto di La Spezia, Vincenzo Santoro, un siciliano. Cosentino aveva dato trasparenza agli atti amministrativi, pubblicato bilanci e rendiconti, assunto finalmente dei dipendenti del parco e applicato le norme più restrittive sulle costruzioni. La cosa deve aver dato fastidio.

«Se sono inviso ai costruttori, me ne vado contento», ha detto sibillino appena saputo del cambio di guardia. Intanto gli ambientalisti sono sul piede di guerra. «Il nuovo commissario non sembra avere un piano complessivo sul parco – sostiene Claudio Frigerio, portavoce di AmbientalMente, che vive nel parco e se ne occupa da anni – la preoccupazione di tanti è che questo commissario sia il liquidatore del parco. Ci sono forti pressioni speculative che sembrano godere delle simpatie dei sindaci. E nessuno sembra si renda conto che le Cinque Terre sono uniche per i loro terrazzamenti, per questo paesaggio antropizzato, senza quello e la possibilità di camminare a piedi, non credo che i turisti siano ancora interessati a venire».

di Alessandra Fava

La morte di Giorgio Bocca: addio a un partigiano giornalista

27 dicembre 2011 - Scritto da  
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Di Stefano Galieni, www.controlacrisi.org


Giorgio Bocca se ne è andato, a 91 anni dopo averne viste e fatte tante. Ci mancherà anche se non era comunista, anche se per qualcuno, forse troppo miope, era anti comunista e sbagliava. Basta leggere con cura le invettive scritte negli ultimi anni sul Venerdì di Repubblica, basta leggere la sua indignazione verso una forbice che si allargava fra chi più aveva e chi più era escluso. Bocca era stato partigiano, comandante partigiano, e conservava ancora quel lucido schierarsi quel decidere da che parte stare. Coglieva il fascismo della seconda repubblica, non il ciarpame berlusconiano ma i dettagli di una logica neoautoritaria in cui il lavoro non conta più in cui la speculazione e la finanza muovono e decidono su tutto, in cui la politica rinuncia al suo ruolo.

Avesse avuto 30 anni di meno lo avremmo forse visto in piazza e non certo dalla parte di Marchionne, con gli studenti e non con la Gelmini, con i precari e non con i retaggi del programma di Sacconi. Bocca restava soprattutto antifascista, nel sangue e nell’occhio con cui guardava il mondo, il Paese e le sue miserie, disprezzava tanto i governanti quanto la finta opposizione, parlava, lui ultranovantenne, dell’importanza di salvare la terra come bene comune.

Scriveva su Repubblica solo grazie al fatto che  di quel giornale aveva fatto la fortuna, avesse avuto meno prestigio, lo avrebbero già sbattuto fuori, troppo fuori dal coro, così poco adatto ai miasmi veltroniani. Il suo giornalismo era partigiano, antifascista e laico e poco si sposa con la palude quotidiana. Non piaceva a tanti Bocca, gli stessi che oggi lo rimpiangono con lacrime false e fastidiosi omaggi, di quelli che avrebbe scacciato con un calcio, da montanaro rude e diretto, privo di doroteismo. Alcune sue idee erano frutto di pregiudizi assurdi, sul Sud, sui giovani, ma nel piatto della bilancia pesa anche il fatto di aver voluto, forse per primo, considerare la lotta armata non con le solite frasi sbrigative ( problema di ordine pubblico) ma come segno di una profonda inquietudine sociale che nasceva in fabbrica e entrava nelle mutazioni delle città, delle metropoli, forse perché invece di limitarsi a osservare, lui con i militanti delle BR ci parlava. Un giornalista che ci mancherà, un partigiano in meno in un Paese che ha bisogno ancora e molto di partigiani

 

Di seguito uno degli ultimi articoli  di Giorgio Bocca uscito su L’Espresso il 28 novembre scorso riguardo al dissesto idrogeologico del nostro Paese:

I dissesti? Tutta colpa nostra

di Giorgio Bocca

I disastri causati dalle alluvioni sono colpa degli uomini, non dei mutamenti climatici. Perché prima si costruisce senza criterio e poi non si ha la capacità di affrontare le emergenze

(28 novembre 2011)

 L’alluvione a Messina. Si dice che le alluvioni sono “sciagure naturali” dovute al mutamento climatico e alle forze che dominano l’uomo. E’ uno dei modi per non assumere le nostre responsabilità. Mentiamo anche con la natura, fingiamo che le colpe siano sempre tutte sue. Non è così: la presenza degli uomini è decisiva, nei paesi desertici le alluvioni possono fare ciò che vogliono ma non danneggiano nessuno, nelle zone umanizzate sono disastrose.

Qual è stata nella recente alluvione di Genova la responsabilità maggiore dei danni? I comportamenti abituali degli uomini in tema di alluvioni. Prima le prepariamo costruendo nelle zone in cui dovrebbero esondare le acque di piena, poi aggraviamo il disastro continuando a vivere nel corso delle alluvioni come se non ci fossero: bambini a scuola, automobili nelle strade, cittadini lenti a rifugiarsi anche sulle alture. Sicché vista dall’alto, vista da un terrazzo, la piena di un fiume appare come una corsa pazza di persone che non sanno cosa fare, dove andare, come ripararsi.

Ho conosciuto il comportamento dei miei simili anni fa durante l’inondazione del Polesine. Il Po era in piena da almeno una settimana, ma nel Polesine nessuno se ne curava. Solo la guardia municipale di un paese vicino a Ferrara, Occhiobello, si decise a sfidare quanti non volevano spaventare la gente di Occhiobello dando l’allarme suonando le campane, e il Po stava già precipitando nella breccia da cui stava invadendo le zone di Adria e Rovigo. Fu la mia scuola di alluvione.

Strana scuola, alle prime ore del mattino partivamo in auto da Ferrara, raggiungevamo il grande lago formatosi con la piena, salivamo sugli anfibi dei vigili o dei soldati arrivati in soccorso da tutta Italia e giravamo per quel mare immobile e azzurro in cui si specchiavano le nevi delle Alpi. Gli abitati apparivano con i loro campanili sorgenti dalle acque, si vedeva la gente che si era rifugiata sui tetti, alcuni erano rimasti impigliati come uccelli fra i rami di un albero. Un giorno arrivammo a Adria, la gente alle finestre applaudiva, la strada principale era diventata una specie di Canal Grande, a un balcone le signorine del bordello salutavano festose come educande.

Chi è scampato a un’alluvione sa bene quali sono le colpe e gli errori fatti dagli uomini. Anni fa feci un viaggio lungo il Po dalla sorgente alla foce. Era chiaro che almeno la metà delle case da Revello in poi sarebbero state allagate. Il disastro predisposto dagli uomini continuava per tutto il corso del fiume: scomparsi i canali di scolo dei boschi, asfaltate tutte le strade, un mantello di cemento attorno alle città, nessun taglio degli alberi cresciuti lungo le rive, una proliferazione di pioppi che non potevano trattenere le acque. E sì che gli spazi nella pianura del Po ci sembravano enormi, in Liguria in quegli stretti spazi strappati alla montagna la morte come dei topi in un secchio era sicura.

Un altro fatto importante nelle alluvioni dipende dalla “civiltà idrica” degli uomini: ci sono regioni in cui sono avvenute alluvioni disastrose, come il Friuli e il Biellese, in cui spontaneamente, per tradizioni storiche, gli abitanti del posto hanno immediatamente iniziato la ricostruzione e nel giro di poche settimane hanno rimesso le strutture del paese in condizioni di funzionare. A seguito di altre catastrofi nei paesi arretrati del Sud, come in Irpinia o nel Belice, le conseguenze e i danni si sono protratti per anni. In alcune zone d’Italia progredite gli uomini e le loro organizzazioni reagiscono immediatamente, mentre in altre comincia la lagna dei soccorsi dello Stato che non arrivano.

Il dramma di questo Paese è di avere queste contraddizioni che non possono essere guarite dall’intervento del governo, ma sono connaturate alla storia delle popolazioni.

Massimo Lombardi nuovo segretario provinciale Prc: «In lotta al fianco dei lavoratori e a difesa del diritto alla casa»

27 dicembre 2011 - Scritto da  
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Massimo Lombardi è il nuovo segretario provinciale di Rifondazione Comunista della Spezia. Lo ha deciso il voto del comitato politico federale del partito che ha scelto il successore della segretaria uscente Chiara Bramanti a seguito del congresso provinciale avvenuto nei giorni scorsi.

Quarantatre anni, sposato, due figli, avvocato penalista molto noto in città, Lombardi è stato consigliere comunale della Spezia dal 2007 al 2009 e candidato nel collegio spezzino a sostegno di Claudio Burlando per la Federazione della Sinistra alle elezioni regionali del 2010 dove ottenne 1396 preferenze.

Personalità molto vicina al mondo dei movimenti spezzini, dell’associazionismo e della tifoseria dello Spezia calcio, Lombardi è il figlio di Aldo, storico segretario di Rifondazione Comunista scomparso prematuramente nel 2005.

Tra i primi obbiettivi del nuovo segretario, oltre all’opposizione al governo Monti, «la centralità della lotta dei lavoratori e dei pensionati in questo momento di grave crisi economica e la difesa del diritto alla casa».

La composizione della nuova segreteria che affiancherà Lombardi verrà resa nota nelle prossime settimane.

 Rifondazione Comunista, Federazione provinciale della Spezia

Olivieri: “Natale 2011: grazie a Monti, gli speculatori brindano alle spalle di lavoratori e pensionati. Costruiamo l’opposizione di sinistra”

24 dicembre 2011 - Scritto da  
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Come volevasi dimostrare, la manovra economica varata pochi giorni fa dal Governo Monti, che ha pesantemente colpito lavoratori e pensionati, non serve a fermare la speculazione dei pescecani della finanza.

Crolla il potere d’acquisto dei salari, lo spread continua a salire e si parla di nuovi odiosi provvedimenti antipopolari, mentre gli speculatori già pregustano la ghiotta occasione che il Governo sta preparando con una nuova ondata di privatizzazioni.

Naturalmente la svendita del patrimoni pubblico ed altri provvedimento contro salari e pensioni non serviranno a nulla, non fermeranno l’aggressività della speculazione e prepareranno il terreno ad ulteriori manovre economiche antipopolari.


E’ la stessa politica che la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale hanno imposto alla Grecia e che ha portato sull’orlo della fame i lavoratori e i pensionati di quel paese.

Una politica diversa per uscire dalla crisi sarebbe possibile ma occorrerebbero scelte coraggiose: una patrimoniale che faccia pagare i ricchi, un tetto agli stipendi dei supermanager pubblici e privati che sono strapagati, la riduzione delle spese militari, il blocco delle grandi opere inutili e dannose come la Tav in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto, l’aumento di salari e pensioni e la cancellazione della precarietà per rilanciare i consumi.

Di tutto questo non c’é traccia ed anzi Governo e Confindustria stanno usando la crisi per cancellare ciò che ancora resta dei diritti dei lavoratori. Per queste ragioni occorre aprire una grande stagione di lotte sociali e costruire nel Paese l’opposizione di sinistra contro il Governo Monti


Sergio Olivieri

Segretario regionale ligure Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra

Prc Lerici sulla variante di fine anno: “Sbagliato l’intervento a Tellaro. Il Pd mantenga gli impegni”

24 dicembre 2011 - Scritto da  
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Alla fine dell’anno, con il Piano urbanistico in scadenza ed a fine mandato amministrativo, il Sindaco di Lerici intende fare l’ennesima prova di forza presentando una variante nel prossimo consiglio comunale del 27 dicembre, consentendo una variante in una delle zone più pregiate del nostro territorio, in un ambito di Conservazione come il borgo di Tellaro, per la realizzazione di un’attività turistico ricettiva direttamente sul mare.
Il circolo lericino di Rifondazione Comunista, che da poco ha rinnovato il suo direttivo con la neo segretaria Stefania Novelli, esprime sconcerto in primis nel metodo, per la scorrettezza con cui è stata messa all’ordine del giorno questa variante, Poi nel merito, poiché già a suo tempo tale scelta non fu condivisa in giunta dal nostro assessore Veruschka Fedi.
C’è di peggio: un anno fa si chiuse l’impegno politico tra Rifondazione ed il Partito Democratico a non presentare più varianti sino alla fine della legislatura, proprio in virtù della scadenza del PUC. Ci chiediamo quindi se Partito Democratico ha intenzione di far fede agli impegni presi, ritirando tale la pratica.
Per Rifondazione Comunista è inaccettabile continuare ad alterare le nostre coste con speculazioni cementificatorie. Ne è un esempio lo nello Stabilimento del Colombo, che viene autorizzato ad occupare la metà della spiaggia (unico elemento pseudo naturale rimasto) dopo aver pavimentaro centinaia di metri di scogliera di difesa (crediamo unico caso in Italia). Senza contare che solo due settimane fa veniva chiesto e concesso il ripascimento di quella stessa spiaggia! In questo senso annunciamo che procederemo a verifiche tecniche, viste le tante contraddizioni emerse nelle autorizzazioni che sono state rilasciate dagli uffici tecnici sia comunali sia regionali.



Rifondazione Comunista, circolo “Lucio Libertini” Lerici

Buone Feste!

23 dicembre 2011 - Scritto da  
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Un anno fa vi abbiamo fatto questi auguri…

Oggi vi mandiamo questo!

Auguriamo a tutte/i di poterci riappropriare della dignità dei nostri diritti, di potersi lasciare alle spalle le miserie quotidiane, di lavorare per un mondo migliore, la speranza che il prossimo anno sia costellato di tante lotte e che siano tutte madri di risultati positivi per colori i quali credono che un altro mondo sia possibile!

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