Anche alla Spezia una mobilitazione collettiva per un futuro sostenibile: “Vota Sì per fermare il nucleare”

14 marzo 2011 - Scritto da  
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Il disastro giapponese di Fukushima riattualizza drammaticamente la pericolosità del nucleare, mentre il governo sembra non accorgersene, procedendo spregiudicatamente nell’ennesimo inganno sull’energia visto che con il decreto ammazza-rinnovabili ha tolto gli incentivi all’unica industria in crescita confermando di voler annientare lo sviluppo di energie alternative.

Oggi l’eccellenza spezzina di Castelnuovo Magra, ottenuta grazie all’ottimo lavoro dell’assessore all’ambiente di Rifondazione Dini Giovanelli, sarebbe difficilmente realizzabile.

Intanto continua la folle corsa per rottamare gli EPR francesi, reattori nucleari obsoleti da far pagare agli italiani nelle future bolletta, un film già visto con i CIP6 per gli inceneritori. Berlusconi uccide solare, eolico, idroelettrico e biomasse nelle culle e le potenzialità di conversione economica e di risposta energetica e ambientale, così come l’impiego di quasi 150.000 lavoratori, mentre in Germania il settore rinnovabili conta oltre 400.000 addetti.

Berlusconi persevera dispoticamente nel nucleare, un ritorno al passato, mentendo sull’indipendenza dal petrolio attraverso l’uranio, senza dare certezze sulle scorie radioattive e ignorando la pericolosità degli impianti, nonostante nessuna regione voglia centrali sul proprio territorio (comprese quelle di centrodestra), nonostante la grande maggioranza dei cittadini, di ogni schieramento, siano contrari (dati Ipsos sostengono che oggi il fronte dei contrari arriva al 62%), nonostante i fatti giapponesi.

Per sostenere questa follia il governo getta alle ortiche una valanga di soldi pubblici: agenzie, autority, poltrone in cui accasare gli amici di partito, fino allo spot condannato dal giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria perché ingannevole. Ora, temendo il voto popolare e tentando di non farne raggiungere il quorum, non si sono accorpate elezioni amministrative e referendum, mandando in fumo circa 400 milioni di euro.

Intanto un’intera comunità scientifica grida invano l’insensatezza del ritorno all’atomo, così come recentemente sostenuto alla Spezia anche da Sergio Bertolucci, direttore della Ricerca del Cern di Ginevra, testimoniando come nel mondo ci si sta accorgendo che il nucleare costa molto e dura poco, quindi non conviene.

Un inganno che può essere battuto con il voto popolare.

Nella provincia spezzina Rifondazione Comunista è già stata promotrice di una campagna capillare, facendo approvare mozioni consiliari che pongono il veto all’installazione di impianti nucleari e di stoccaggio di scorie nella provincia, rilanciando lo sviluppo delle rinnovabili e raccogliendo centinaia di firme per la legge d’iniziativa popolare sulle rinnovabili. Oggi aderiamo al Comitato nazionale “Vota Sì per fermare il nucleare”, ma non basta.

Vogliamo rilanciare alla Spezia questa battaglia, costituendo un vasto schieramento unitario di organizzazioni sociali, politiche e culturali, oltre che singoli cittadini mutuando la straordinaria esperienza del comitato referendario sull’acqua e che raccolgano una sfida molto ambiziosa: convincere a votare 25 milioni di cittadini e far prevalere il Sì al referendum contro il nucleare.

Costituiamo insieme il comitato “Vota Sì per fermare il nucleare” alla Spezia: se non ora, quando?

William Domenichini
Resp. Ambiente e beni comuni, Rifondazione Comunista La Spezia

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