Fu giusto contestare il seminario inceneritorista di Fiasella. Ancora scandalo inceneritori!

13 luglio 2010 - Scritto da admin  
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Forse la nostra contestazione al seminario inceneritorista organizzato a Villa Marigola da Fiasella è già andata in soffitta, ma Rifondazione comunista ricorda bene che in quell’occasione il presidente della provincia della Spezia invitò a parlare di gestione di rifiuti Veolia, Enel e Pirelli Ambiente, ovvero produttori di cdr, costruttori di inceneritori e produttori di energia elettrica con l’incenerimento di rifiuti. Allora occupammo Villa Marigola per ricordare a Fiasella cosa fosse l’incenerimento: danni alla salute e speculazione.

A distanza di tempo, e a fronte della scelta politica di Fiasella di andare a braccetto con Confindustria sostenuto dal Pd, dall’Idv e, udite udite anche dalla Lista Schiffini, c’è un drammatico fatto di cronaca che nessuna forza politica spezzina ha sentito il dovere di commentare: la mattina dell’8 luglio 2010 la polizia giudiziaria ha sequestrato per la seconda volta in due anni l’inceneritore di Falascaia, a Pietrasanta, 25 km in linea d’aria da Sarzana. La procura di Lucca, dopo aver ipotizzato la manomissione dei sistemi di controllo di emissione dei fumi, oggi l’accusa la «contaminazione da diossina» delle acque del torrente adiacente l’inceneritore costruito da Termomeccanica e gestito da Veolia. A seguito del provvedimento della procura lucchese sono scattati i sigilli per l’impianto e avvisi di garanzia al management TEV, l’azienda gestore dell’impianto e facente parte del gruppo Veolia.

E’ certamente un’altra sconfitta al “Partito dell’incenerimento, ancora una volta sulla pelle degli inermi cittadini versiliesi, ai quali la federazione spezzina di Rifondazione comunista invia la più sentita solidarietà, nella speranza che la loro drammatica esperienza serva da lezione per far comprendere ai “soloni” spezzini bipartisan che incenerire non risolve nulla, aumenta i costi e mette in serio pericolo la salute e l’ambiente di vita dei cittadini.

La recente scelta di Fiasella di confermare la presenza di Confindustria nella giunta provinciale non può che preoccuparci ed alzare il livello di attenzione su ciò che la provincia farà in tema di rifiuti.Il ruolo di Rifondazione comunista ha garantito fino ad ora l’impossibilità di bruciare il Cdr in Enel ma oggi, senza la nostra presenza in giunta provinciale, diventa ancora di più una questione su cui porre attenzione e mobilitare la cittadinanza.

William Domenichini
Resp.Ambiente PRC La Spezia

GC La Spezia sull’acqua: “quanta ipocrisia dai Giovani democratici”

3 giugno 2010 - Scritto da admin  
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Apprendiamo che il direttivo provinciale dei Giovani Democratici della Spezia si è riunito, ha discusso e finalmente ha deliberato per sostenere la raccolta firme dei 3 referendum che chiedono di abrogare i vergognosi dispositivi di legge che vogliono privatizzare l’acqua in Italia. Il coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti non ha fin d’ora inteso palesare la propria adesione in quanto il nostro partito, Rifondazione Comunista, agisce correttamente nel rispetto del comitato promotore del referendum che giustamente è apartitico ed autonomo.

Ma Rifondazione Comunista, a differenza di tanti che appaiono solo a parole sui giornali ma che nei fatti producono il nulla o addirittura l’esatto contrario, è parte attiva nella campagna di raccolta firme per i 3 referendum e protagonista della campagna di difesa dei beni comuni nei consigli comunali della provincia. Questo ci pone l’interrogativo politico di come un’organizzazione giovanile come i GD, possa, senza la benché minima vergogna, sostenere una campagna che il proprio partito sta bellamente ignorando, anzi.

Ciò che è accaduto in consiglio comunale alla Spezia è la pietra miliare dell’ambiguità del Partito Democratico sulla questione acqua, visto che si è rifiutato di votare la mozione presentata dalla nostra capogruppo, Simona Cossu, che raccoglieva le istanze del comitato per l’acqua pubblica chiedendo la modifica statutaria con la dichiarazione dell’acqua come un bene comune universale privo di rilevanza economica.

Se i Giovani democratici hanno a cuore la battaglia dell’acqua, che rivoltino il Pd e lo contaminino con le nostre istanze, senza tanti proclami propagandistici, ma con concretezza.

Dopo Ortonovo e Levanto ora anche Lerici per l’acqua pubblica

31 maggio 2010 - Scritto da admin  
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Un altro passo in avanti nella difesa dei beni comuni, un altro passo in avanti per dichiarare l’acqua un diritto di tutti, un bene privo di rilevanza economica. La mozione di modifica aggiuntiva degli statuti comunali che Rifondazione comunista sta presentando in tutti consigli in cui sono presenti i nostri consiglieri comunali è stata approvata dal consiglio comunale di Lerici. Si tratta del terzo comune spezzino che approva il nostro documento, presentato a Lerici dalla consigliera comunale (ed assessore all’ambiente) Veruskha Fedi.

Prima Ortonovo, poi Levanto, Lerici rappresenta un ulteriore passo in avanti, verso la civiltà, verso il mantenimento dell’acqua pubblica, un bene essenziale per la vita di tutti gli essere viventi. Alla luce del risultato Rifondazione comunista continuerà il lavoro di presentazione della mozione, contestualmente al sostegno della campagna di raccolta firme dei tre referendum abrogativi che in provincia ha già superato abbondantemente le 2000 adesioni.

L’atteggiamento ondivago e camaleontico del Pd oltre che a livello nazionale si riflette anche nel nostro territorio, come ha dimostrato la mancata approvazione della richiesta di modifica dello statuto nel comune della Spezia. Inutile rimarcare il deprimente balbettio del centrodestra. Il lavoro svolto dai Comitati per l’Acqua con la raccolta firme e gli atti istituzionali che Rifondazione sta portando nelle amministrazioni sta costruendo un fronte in cui le ambiguità sono messe al bando.

Per noi di Rifondazione comunista la battaglia continua, negli altri consigli comunali della provincia!

Il gravissimo atto criminale del governo israeliano contro le navi pacifiste della Flotila Freedom nel quale sono rimaste uccise 19 persone in acque internazionali è una vera e propria aggressione terroristica che rischia di ripercuotersi pesantemente nei delicati equilibri politici tra stati mediorientali e non solo. Una strage incredibile e senza senso di cui il governo di Netanyahu dovrà rispondere al mondo, ora che le tensioni tra Israele e Turchia (stato appartenente alla NATO e aspirante membro nell’Unione Europea) sono ai massimi storici.

Bramanti: “Sull’acqua alla Spezia il bicchiere è mezzo pieno”

26 maggio 2010 - Scritto da admin  
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L’emendamento bocciato lunedì sera in consiglio comunale, presentato da Rifondazione Comunista e sostenuto anche Cavallini e Bornia, voleva assumere le istanze del comitato “Acqua bene comune”, agendo nell’ottica di non affidare a privati la gestione dell’acqua anpartendo da una dichiarazione molto semplice da inserire nello statuto comunale: “l’acqua è un bene comune, privo di rilevanza economica”. Così non è stato fatto, nonostante l’impegno di Rifondazione Comunista nel presentare già a novembre 2009 una mozione poi richiesta dal comitato stesso, poche settimane or sono in sede di conferenza dei capigruppo, e che di fatto è stata disattesa.

Ci chiediamo dunque che a gioco si vuole giocare? Il comitato ha presentato una raccolta di 800 firme a sostegno della mozione, ed in conferenza dei capigruppo si è paventata concordemente la possibilità di approvare tale documento. Poi, alla resa dei conti, solo 2 consiglieri l’hanno sostenuto, oltre ai nostri Cossu e Bucchioni: Bornia (Pd) e Cavallini (PSI).

Dov’è finito l’animo ambientalista della Nave in Giardino di Schiffini? Forse nell’ambiguità in cui si è trincerato il centrosinistra chiuso in quel triste e equilibristico voto di astensione? La battaglia continua negli altri comuni della provincia, perché Rifondazione Comunista non vuole ignorare le firme raccolte dal comitato per presentare la mozione alla Spezia, e certamente vuole dar voce a quelle 2200 firme raccolte in 4 settimane a sostegno dei 3 referendum sull’acqua. L’acqua è un bene comune che non si svende.

Alla crisi non si risponde con la svendita del territorio

24 maggio 2010 - Scritto da admin  
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Uno dei tanti paradossi italiani è l’uso del nostro territorio. Se da un lato l’Italia ha rappresentato la culla dell’urbanistica moderna fin dalla sua nascita rinascimentale costituendo un Dna culturale e sociale, ancor prima che tecnico e politico, dall’altro contrapponiamo i tanti processi di cementificazione, di speculazione e di cartolarizzazione del territorio.

La privazione prende il posto della privatizzazione, dei beni comuni come acqua, cibo, aria, e non esclude il suolo, come dimostra la modalità di redazione dei bilanci comunali, strutturati su oneri di urbanizzazione, quindi su consumo del territorio. In questo contesto, oggi, la pietra miliare è del federalismo fiscale, con la proposta scellerata del decreto relativo ai beni demaniali che delibera il passaggio del patrimonio dello Stato: in altre parole un gruzzoletto di circa 3,2 miliardi di euro, a comuni e province. Naturalmente non c’è neanche la speranza che gli enti locali, incamerati tali beni, se li tengano, perché anche se in teoria possono farlo, in pratica fanno annualmente i conti con bilanci disastrati, senza un centesimo in cassa e salti mortali per pagare le spese correnti.

La Spezia, Italia. I sindaci ringrazieranno per le entrate extra provenienti dalla “valorizzazione” e con il federalismo demaniale le aree che entrano nel patrimonio disponibile degli enti locali saranno avviabili a procedure di variazione urbanistica e di conseguente di compra-vendita. Parliamo di circa 1 milione di ettari complessivi: se solo il 4% fosse trasformata applicando un basso indice di cubatura 0,8 mc/mq avremmo una spaventosa cementificazione dell’ordine di 300 milioni di metri cubi. In altri termini il federalismo demaniale consentirà la più dilaniante operazione di speculazione immobiliare della storia italiana dall’epoca del neolitico: stiamo parlando di qualcosa pari a circa a un milione di appartamenti da 100 metri quadrati l’uno.

A cosa servirebbe sottolineare che in tutto questo fervore edilizio, tra il 1996 e il 2006 in Italia sono stati inghiottito 750.000 ettari di suolo da case, capannoni, ampliamenti e quant’altro, in un contesto di piani casa e sopratutto con il 20% degli alloggi è vuoto, inutilizzato, sfitto? Un processo erosivo che ha visto complessivamente la cementificazione di una superficie pari all’Umbria e che non ha certo risparmiato il territorio spezzino dove è ancor più stridente il paradosso di enormi quantità di case sfitte, una curva demografica in costante calo, ed un aumento dei volumi edificati

In questo contesto occorre partire dall’appello del nostro assessore lericino, Verusckha Fedi, per imporre una moratoria che ci dia la possibilità di ripensare alle modalità di antropizzazione del territorio provinciale, dove le esigenze dei cittadini non siano piegate al “ricatto di cassa” delle amministrazioni.

Dobbiamo evitare una vera e propria privazione del suolo che, grazie alla trovata della Lega e condivisa addirittura da Di Pietro, consegnerà le aree demaniali ad un processo speculativo inesorabile e senza precedenti. In un contesto di crisi economica che mette ancora una volta a nudo l’inefficienza del governo, proponendo soluzioni cicliche ad una crisi che è profondamente sistemica e che la si vuol far pagare ai lavoratori dipendenti, mentre furbetti e casta potranno continuare a speculare nell’ennesimo massacro sociale, dobbiamo costruire un fronte collettivo di Resistenza.

William Domenichini
Resp.Ambiente e politiche del Territorio – PRC La Spezia

Olivieri: “Difendere Montemarcello dalla cementificazione”

22 maggio 2010 - Scritto da admin  
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Dichiarazioni del segretario regionale PRC, Sergio Olivieri: “Sulla tutela del territorio ligure: ma l’Italia dei Valori da che parte sta?

Dopo le improvvide dichiarazioni dell’assessore regionale Fusco (Idv) sull’inaccettabile stravolgimento del cosiddetto Piano casa della Regione, il consigliere regionale del Pdl Morgilllo prende la palla al balzo e parla esplicitamente di eliminare le tutele che difendono il territorio del Parco di Montemarcello dalla cementificazione e dalla speculazione. Rifondazione Comunista contrasterà nel territorio e nelle sedi istituzionali questo pericolo.

Allo stesso modo occorre impedire qualsiasi modifica peggiorativa del Piano casa regionale: il testo approvato nella scorsa legislatura regionale non deve essere toccato.
Dispiace e preoccupa che il peggioramento del Piano Casa regionale sia stati ipotizzato da un’esponente di un partito – l’Italia dei Valori – che si é costruito un’immagine di intransigente sentinella contro le speculazioni e la svendita del territorio. Un’immagine, per la verità, non sempre suffragata dai fatti.

Basti ricordare, ai tempi del Governo Prodi, il sostegno e la firma in calce dell’allora Ministro Di Pietro al disegno di legge Lanzillotta sulla privatizzazione dei beni pubblici; il voto favorevole dell’Idv al federalismo demaniale voluto dalla Lega qualche giorno fa e, oggi, le dichiarazioni dell’assessore Fusco.

Sergio Olivieri
Segretario regionale
PRC Liguria

Grazie a noi anche Levanto è per l’acqua pubblica

21 maggio 2010 - Scritto da admin  
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Un altro passo in avanti per la difesa dell’acqua pubblica è stato fatto. Ieri in consiglio comunale a Levanto è stata approvata la mozione presentata dalla nostra consigliera comunale ed assessore, Olivia Canzio, per chiedere la modifica dello statuto comunale in cui si espliciti che l’acqua è un bene comune universale, privo di rilevanza economica. La mozione è stata approvata con 14 voti favorevoli e 2 astensioni da parte dei consiglieri del Pdl.

Questo risultato rappresenta per Rifondazione comunista un ulteriore successo politico nella campagna di difesa dei beni comuni nel territorio della provincia della Spezia, un’altra vittoria di una comunità che vuole, attraverso il suo consiglio comunale, ribadire la necessità che l’acqua sia un diritto per tutti e non una risorsa per pochi. Questo risultato rappresenta un ulteriore segnale di fiducia per chi, come Rifondazione comunista, lotta per l’acqua pubblica, contestualmente alle centinaia di firme che vengono raccolte in questi giorni per i tre referendum che vogliono abrogare quei dispositivi di legge vergognosi che vogliono privatizzare l’acqua in Italia.

Si tratta di un segnale importante in vista della seduta del consiglio comunale della Spezia di lunedì 24 maggio, in cui si discuterà lo stesso documento approvato a Levanto. Rifondazione comunista invita la cittadinanza spezzina e tutti coloro hanno a cuore questa battaglia di civiltà a partecipare alla seduta consiliare che inizierà alle 21.30.

Il nostro tempo ci impone la centralità della questione ambientale

14 maggio 2010 - Scritto da admin  
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Sono molto soddisfatta del risultato ottenuto grazie alla collaborazione con tutti i Comuni della provincia“. Così ha commentato l’Assessore all’Ambiente della Provincia della Spezia Giulia Micheloni nell’ambito della conferenza tenutasi all’ENEA di Santa Teresa.

Il nostro staff, composto da laureandi dell’ Università di Genova e del Gruppo ACAM, oltre che dai tecnici della Provincia, è riuscito fin qui a fare lo screening energetico di ben 200 edifici pubblici, pari all’ 80% di tutti quelli presenti sul territorio. Mi piace, a questo proposito, riprendere quanto è stato detto nell’ultimo incontro di Bruxelles in merito al fatto che il Patto dei Sindaci esprime grandi idee che le realtà locali devono concretizzare. Da questo punto di vista mi sento di sottolineare l’azione meritoria intrapresa da tutti gli aderenti al Patto dei Sindaci che stanno collaborando attivamente per concretizzarne le linee guida. Fortunatamente si riscontra negli ultimi anni una maggiore attenzione rispetto alle problematiche legate al risparmio energetico ed alla tutela dell’ambiente. Il nostro tempo infatti ci impone di mettere al centro delle nostre riflessioni e delle nostre azioni la sostenibilità ambientale”.

La decisione di avviare gli impegni per l’ambiente sottoscritti dai Sindaci con l’adesione al Patto Europeo a partire dagli edifici pubblici è un messaggio forte delle istituzioni per essere di esempio e dimostrare che non si possono più costruire edifici “colabrodo”, involucri indifferenti rispetto alle perdite di energia, ma immobili con standard elevati di efficienza energetica e alimentati in gran parte da energia rinnovabile. L’illustrazione tecnica e i risultati della tranche di lavori dell’audit energetico che ha interessato i primi 200 edifici comunali nello spezzino è stata fatta da Paola Giannarelli responsabile Patto dei Sindaci Provincia della Spezia. dei Sulle funzioni degli enti locali nel progetto è intervenuto Rodolfo Passinetti responsabile Dipartimento Energia Ambiente Italia:  “Negli ultimi anni attorno al tema energetico si è sviluppato un apparato strategico e normativo notevole e variegato, sia a livello internazionale che nazionale. In questo quadro l’Europa ha sottoscritto un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas climalteranti di almeno il 20% entro il 2020 rispetto al 1990, sottolineando la necessità di raggiungere l’obiettivo di risparmio dei consumi energetici del 20% e affermando l’impegno a promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili attraverso un obiettivo vincolante che prevede una quota del 20% di tali energie sul totale dei consumi. Per lo sviluppo di questo modello energetico più sostenibile si dà crescente importanza alla ricerca di soluzioni che coinvolgono sempre di più la sfera locale. E’ quindi evidente la necessità di valutare attraverso quali azioni e strumenti le funzioni di un Ente Locale possano esplicitarsi e dimostrarsi incisive nel momento di orientare e selezionare le scelte in campo energetico sul proprio territorio. In questo contesto si inserisce l’iniziativa Patto dei Sindaci promossa dalla Commissione Europea e mirata a coinvolgere le città europee nel percorso verso la sostenibilità energetica ed ambientale. I Comuni della provincia della Spezia hanno aderito al Patto dei Sindaci e, con il supporto della Provincia, stanno iniziando un percorso che li porterà ad avere un quadro conoscitivo chiaro della situazione energetica del proprio contesto territoriale, come base per predisporre ipotesi di intervento che dovrebbero concorrere alla riduzione del 20% delle proprie emissioni di gas climalteranti. Tali ipotesi di intervento entreranno a far parte del cosiddetto Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile finalizzato ad attivare politiche locali che migliorino l’efficienza energetica, aumentino il ricorso alle fonti di energia rinnovabile e stimolino il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia”.

Acqua pubblica, non molliamo!

14 maggio 2010 - Scritto da admin  
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La nostra Costituzione dichiara che la proprietà privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla dignità umana“. Così si è aperto il dibattito di ieri sera organizzato da Rifondazione comunista sul tema dell’acqua pubblica. “450.000 firme per chiedere l’abrogazione delle norme che privatizzano l’acqua - continua William Domenichini, resp.Ambiente PRC – e le centinaia già raccolte alla Spezia, dimostrano che ciò che diciamo trova conferma nei timori dei cittadini“.

Il dibattito ha visto la partecipazione di Simona Cossu, capogruppo consiliare del PRC alla Spezia: “Il 24 maggio discuteremo in consiglio comunale la nostra mozione di modifica dello statuto in cui chiediamo di dichiarare l’acqua bene comune privo di rilevanza economica. E’ un passo importante in un contesto difficile ma nel quale Rifondazione ha coerentemente mantenuto una posizione chiara: l’acqua deve rimane un bene pubblico. E’ un impegno che stiamo portando avanti dall’inizio della legislatura comunale, consci delle difficoltà in cui versa Acam certi che sarà un impegno nell’ottica di tutela dei diritti sia dei cittadini che dei lavoratori. Come consiglieri comunali - conclude Simona Cossu – abbiamo dato la nostra doverosa adesione alla raccolta firme per i 3 referendum, aiutando il comitato per quanto riguarda l’autentificazione delle firme“.

Atteso l’intervento di Emilio Molinari, presidente del comitato italiano per il contratto mondiale dell’acqua: “l’invito è ad essere parte attiva della campagna di raccolta firme – sostiene Emilio Molinari – una campagna entusiasmante che sta smuovendo le coscienze diffusa in tante persone. Il Referendum dovrà essere un linguaggio universale, che non parlerà ad una classe sociale, ad un genere o ad un ideologia di riferimento, ma al senso comune per cui l’acqua è un bene fondamentale per la vita umana, dove la battaglia per la sua difesa ci riporta ad una stagione dei diritti. La legge scellerata che è stata approvata largamente nel nostro Parlamento deve essere abbrogata, altrimenti entro il 2011 vi sarà l’obbligo di privatizzare le società di gestione almeno al 60%, creando - conclude Molinari – una falsa concorrenza di mercato, perché sarà semplicemente l’affidamento alle grandi multiutilies del nord“.

A margine dell’incontro, il comitato referendario ha continuato a raccogliere le firme per i 3 referendum sull’acqua.

Acqua: l’analisi di Emilio Molinari

10 maggio 2010 - Scritto da admin  
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Pubblichiamo l’intervento di Emilio Molinari pubblicato dal Fatto Quotidiano il 10 Maggio 2010.

Che senso ha? Non c’è  intendimento polemico in questa domanda, solo mi chiedo qual è  il senso che i dirigenti del Pd attribuiscono alla raccolta di firme che intendono promuovere per una legge sui servizi idrici da presentare al Parlamento, mentre in tutto il paese è in pieno svolgimento un referendum abrogativo delle leggi che obbligano alla privatizzazione di tali servizi e mentre elettori e militanti dello stesso Pd accorrono ai banchetti del Movimento dell’acqua per apporre la loro firma.

Credo risulti incomprensibile a molti l’idea di raccogliere firme su di una legge di iniziativa popolare, dal momento che anche molti quadri intermedi e dirigenti locali del Pd firmano per il referendum e si rendono disponibili alla sua riuscita; che molti sindaci aderiscono all’iniziativa, votano in centinaia ordini del giorno che dichiarano l’acqua priva di rilevanza economica; che lo stesso comune di Milano si pronuncia per l’acqua in mano pubblica e un po’ ovunque consiglieri comunali del Pd si offrono come autenticatori delle firme per il referendum sull’acqua pubblica, coscienti anche di assolvere a un obbligo democratico.

Non ha senso alcuno se non confondere e dividere i cittadini con diverse iniziative, quando anche un dirigente del calibro di Franceschini firma i nostri quesiti referendari.

Che senso ha in un simile contesto presentare una legge quando, oltretutto, non ci sono i numeri in Parlamento? Non c’erano, i numeri, neppure quando fu votata la legge Ronchi che prevede la privatizzazione dell’acqua, altrimenti sarebbe stata cambiata o bloccata. E meno che mai ci sono adesso. C’è invece uno straordinario entusiasmo nell’adesione al referendum contro la privatizzazione dell’acqua. E la spiegazione credo stia proprio nella consapevolezza di molta parte del popolo di centrosinistra di essere condannato dai “numeri che non ci sono”, ma salvato dalla certezza che l’acqua abbia una tale forza evocativa capace di parlare a tutti, anche agli avversari.

L’acqua entra trasversalmente in entrambi i “popoli politici” che si fronteggiano, rompe gli schieramenti ossificati in poli incomunicabili nei loro odi reciproci, produce cultura del vivere assieme e dell’interesse generale. Questo comincia a essere senso comune.

Credo che tutti sentano il bisogno di riprendersi l’iniziativa fuori dal Parlamento e che vivano il referendum come un sentimento di rivincita sui numeri, per partecipare e fare politica personalmente e su contenuti. Credo che lo vivano come una possibilità di vincere qualcosa di importante, che qualifichi il senso della loro militanza e anche della loro adesione a un partito come il Pd. Perché allora confondere questa stupenda realtà e opportunità che si offre a tutti, con un’iniziativa che non serve a nulla?

I numeri in Parlamento non ci sono, in Parlamento già giace ignorata da tutti una legge di iniziativa popolare presentata dal Movimento dell’acqua e corredata da oltre 400 mila firme. Non ci sono nemmeno i tempi per discutere una qualsiasi legge, perché entro il 2011 sarà fatto obbligo a tutti i comuni di mettere a gara la gestione dei propri servizi idrici e i privati entreranno con convenzioni della durata di 25-30 anni,  determinando così una condizione in cui sarà difficile tornare indietro. Il referendum perciò non è un espediente politico di qualcuno, ma è un passaggio obbligato per tutti coloro che non vogliono che i rubinetti italiani vengano consegnati a un paio di multinazionali e alle banche.

I dirigenti del Pd sono giustamente preoccupati di come è stato ridotto lo strumento del referendum nel nostro paese. Lo siamo anche noi, ma cerchiamo di dare una risposta a tre questioni:

  • c’è qualche altro strumento per fermare una legge incostituzionale che espropria i comuni del proprio ruolo, unica nel suo genere in tutta Europa?
  • abbiamo proprio deciso di rinunciare definitivamente al referendum, l’unico strumento costituzionale di democrazia partecipata di cui dispongono i cittadini italiani?
  • Se è così, non è una parte del centrosinistra che rinuncia e liquida pezzi di Costituzione?

Cari dirigenti del Pd, c’è una cosa che ci può permettere di dialogare e trovare soluzioni che evitino confusioni e amarezze nel popolo di centrosinistra e che vi faccia evitare di essere scavalcati dal vostro stesso popolo, che sta trovando in questo momento un nuovo entusiasmo. Se davvero il vostro intento è quello di cambiare la legge, perché non raccogliere assieme a noi un milione di firme abrogative della legge Ronchi? Perché non depositarle insieme, con una forza reale, sul tavolo del governo per costringerlo all’ineludibile scelta tra cambiare la legge, accogliendo lo spirito dei referendari, o indire il referendum?

L’acqua, l’acqua potabile, non è per noi un argomento strumentale da usare per la polemica tra partiti o per interesse di partito. Bisogna crederci e sbaglia chi, come l’Idv, la usa in tal senso correndo da solo e raccogliendo in solitudine le firme per un suo referendum abrogativo. L’acqua è prima di tutto un diritto umano che ci chiama all’etica della politica, ci chiama a una battaglia di tutti e per tutti, anche per gli avversari politici.

Bisogna esserne convinti e volersi confrontare senza steccati e senza spocchie. Non è una battaglia nell’interesse di classe, di genere, di partito o di ideologia, è nell’interesse generale più profondo e in questo è l’essenza della politica. Lo ha capito la miriade di cittadini, di sindaci, di elettori, di militanti che si mettono in fila ai banchetti. Credo ci chiedano tutti di confrontarci e unire gli sforzi e che in loro ci sia una domanda di politica: di politica potabile, come l’acqua del rubinetto.

Emilio Molinari
Comitato italiano per un contratto mondiale sull’acqua

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