“Il voto sul piano dei rifiuti è la pagina più buia della politica regionale ligure”

22 luglio 2022 - Scritto da  
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Quanto avvenuto ieri durante la seduta del Consiglio Regionale Ligure, chiamato ad approvare l’aggiornamento del Piano Regionale dei Rifiuti, rappresenta una delle pagine più buie della politica ligure, un esempio vergognoso di sudditanza al volere del presidente Toti e dell’assessore Giampedrone, nonché di basso livello politico della maggioranza di centro destra che è rimasta in totale silenzio durante la discussione.
Non una parola, infatti, dai banchi dei consiglieri di maggioranza e nessuna replica quindi agli interventi dei consiglieri di centro sinistra e pentastellati che hanno puntualmente argomentato le giuste ragioni che stanno alla base della richiesta di non inserire il sito di Saliceti nel Piano. Un imbarazzante silenzio irrispettoso anche nei confronti dei cittadini delle cittadine, dei comitati e dei rappresentanti dei comuni di Santo Stefano e Vezzano presenti tra il pubblico in sala. 
L’ aggiornamento del Piano è stato approvato con i voti favorevoli di tutta la maggioranza di centro destra, fatta eccezione per il consigliere leghista spezzino Medusei che però ha al contempo votato contro gli emendamenti dell’opposizione che chiedevano l’esclusione del sito di Saliceti, dimostrando poca coerenza e rendendo così quasi  insignificante la sua astensione sul Piano.
L’arroganza di chi ci governa in Regione è tale non solo da arrivare ad ignorare totalmente le giuste richieste del nostro territorio ma addirittura da entrare in contrasto con la decisione del Tar Liguria che ha dato ragione ai comuni di Santo Stefano e Vezzano e quindi annullato l’autorizzazione al progetto del biodigestore di Saliceti. Inoltre non viene rispettata nemmeno quella che é la funzione del Piano Regionale che non può scegliere il sito.
Ribadiamo ancora una volta che la chiusura del ciclo dei rifiuti deve essere affrontata come un servizio alla cittadinanza e all’ambiente e per quello che riguarda lo smaltimento del rifiuto organico si devono prediligere impianti di compostaggio aerobico dimensionati in base al fabbisogno provinciale su siti non vulnerabili e privi di criticità. La necessità di un ripensamento non solo del sito ma anche sulla tecnologia diventa ancora più evidente oggi, di fronte alla crisi siccità, vista la grande quantità di acqua (5 tonnellate ogni 5 tonnellate di forsu) di cui necessitano i biodigestori.
Segreteria provinciale Rifondazione Comunista La Spezia

“Il progetto della bretella Ceparana-Santo Stefano deve essere fermato adesso”

19 gennaio 2022 - Scritto da  
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È degli ultimi giorni la notizia dell’ invio di una lettera da parte del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e dell’assessore Giacomo Giampedrone, al ministro delle infrastrutture Giovannini, con la quale si richiede di avviare l’ iter amministrativo necessario per rendere definitivo il casello autostradale di Ceparana.

L’intervento di natura provvisoria resosi necessario dopo la caduta del ponte di Albiano ha evidentemente dimostrato la sua strategicità anche agli occhi di chi ci governa in Regione. Da tempo ribadiamo che un casello autostradale a Ceparana rappresenta una soluzione alternativa alla realizzazione della bretella Ceparana-Santo Stefano, come i fatti dimostrano un’alternativa utile alle persone e al territorio. Una volta ricostruito il ponte di Albiano sarà ancora più evidente la sua utilità nell’alleggerire il traffico.

Se il vero fine della bretella è portate un miglioramento viabilistico e non, come pensiamo, un estensione della “piana dei container” fino a Ceparana, questo è il momento giusto per bloccare l’opera. Da cronoprogramma a breve partirà il cantiere del lotto 1 della bretella, ovvero il ponte, e questo ora più che mai diventa incomprensibile visto che il casello a Ceparana con un più basso impatto ambientale eviterebbe di cementificare ulteriormente, di andare a compromettere ancora di più l’habitat fluviale e la biodiversità della zona, di rendere sempre meno vivibile il territorio per chi lo abita, inoltre consentirebbe di risparmiare grandi somme di denaro pubblico.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

“Ancora alienazioni di patrimonio pubblico nel comune di Porto Venere!”

5 gennaio 2022 - Scritto da  
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Si è partiti con villa “Carassale” in Palmaria, ceduta con “urgenza” ancor prima che fosse terminato il masterplan voluto da Regione Liguria (e curato dall’architetto Andreas Kipar) ma che appare ancora ben distante dall’essere restaurata.
Si è proseguito con la “casa del Capitano”, minuscola edificazione del borgo che però vanta un’invidiabile vista, sopra la grotta Byron e piazza San Pietro.
 
Si è passati alla “valorizzazione” della torre capitolare (tramite un bando pressoché ignorato dai tessuto imprenditoriale locale, in quanto pubblicato solo tramite il “bando fari” dell’agenzia del demanio e assolutamente non pubblicizzato in loco,  basti vedere le tre sole domande giunte, di cui una non ammissibile) e alla realizzazione (con contributo pubblico) di un locale cucine presso la Torre Umberto I° in Palmaria, sostanzialmente destinato al solo catering matrimoniale. Questa ad oggi è l’unica attività effettuata in quel luogo, di fatto interdetto ai turisti, con il maldestro tentativo di vendita del “frastaglio” (in realtà un pezzo di congiunzione tra via Colonna, nel borgo, e piazza S. Pietro) in cambio di pochi spiccioli.
Ora con le festività natalizie ecco le nuove, scoppiettanti, sorprese: la vendita di un uliveto (e annesso muro storico) sopra Porto Venere, con annessi ruderi “ex cava”, sito proprio nei pressi termine del sentiero n.1 proveniente dal Muzzerone, con splendida vista sul castello Doria e sulla costa, che venne acquistato quasi 40 anni fa dall’ente locale proprio per tutelarne la fruizione pubblica e soprattutto con la “valorizzazione” (ovviamente solo economica) delle scuole elementari di Porto Venere, già convertite a centro di educazione ambientale ed ostello dalle passate amministrazioni e ora anche sede della palestra della borgata.
Rifondazione è ovviamente preoccupata e contraria a questo approccio di “svendita” del territorio, che a fronte di modeste entrate, ragionevolmente disperse in breve tempo, ipoteca il destino e la fruizione e le possibilità di utilizzo di un’area a tutti e per sempre.
Un’area naturale ed incolta, se armoniosamente inserita in un contesto, è un “valore” naturalistico in primis, ma anche fotografico ed esperienziale per i turisti e genera profitto per tutto il tessuto commerciale, oltre che fondamentale “patrimonio” identitario dei paesani.
Liquidare un bene è la via di fuga per chi, come il sindaco Cozzani e la sua giunta, ha dimostrato in questi anni di non essere in grado di avviare o mantenere iniziative pubbliche su quei beni, di favorire startup di imprenditoria locale e giovanile, ed in generale di non aver mai dato il giusto peso al valore “immateriale” dei luoghi, come invece raccomandato dall’Unesco di cui Porto Venere è (e speriamo resti a questo punto) patrimonio.

Ci auguriamo che questo infelice capitolo del comune del golfo termini definitivamente, e si torni a guardare al patrimonio collettivo come un bene “di tutti” e non di “nessuno”.

 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Viabilità Santo Stefano Magra, Prc La Spezia: “Sì alle rampe autostradali definitive a Ceparana”

18 novembre 2021 - Scritto da  
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Se la COP 26 di Glasgow ha visto i potenti del mondo decidere che l’ambiente e la qualità della nostra vita possono aspettare, non si capisce perché nel nostro territorio si debba seguire questo sciagurato e drammatico esempio
 
Sino a quando non si riuscirà a fare un vero e proprio studio sulla tipologia di traffico per trovare soluzioni sia in termini di intensità sia di razionalità, è assolutamente necessario evitare progetti impattanti sui nostri ecosistemi.
 
Le rampe autostradali poste a Ceparana stanno dimostrando la loro utilità con un prezzo ambientale tutto sommato sostenibile. La bretella, di contro, andrebbe ad insistere sull’habitat del Fiume Magra. Il cantiere del ponte Ceparana – Santo Stefano, con la presenza di mezzi in alveo, potrà produrre l’alterazione degli ecosistemi fluviali con effetti negativi sulle relative comunità biologiche andando a danneggiare i micro habitat e gli ecosistemi acquatici. Ulteriori escavazioni, ulteriore irrigidimento dell’asta fluviale, ulteriori danni su un fiume già abbondantemente abusato: gli effetti di questi abusi li stiamo già vedendo. 
 
Se invece questa bretella vuole servire ad ampliare la piana dei container, il Pd lo dica chiaramente, assumendosi la responsabilità della trasparenza. Siamo convinti che le alternative ci siano, basti pensare a rendere definitive le rampe con i dovuti miglioramenti e l’apertura di un casello fisso a Ceparana, così come la rivalutazione del vecchio progetto della Provincia di una metropolitana leggera che andrebbe in direzione di una mobilità collettiva.
 
Chiediamo al Partito Democratico e a tutte le forze politiche e sociali che si lavori insieme per dare dare una svolta, la meno impattante possibile, e rendere possibili le soluzioni alternative nell’interesse dei tanti e non dei pochi, non arrendendosi alle soluzioni facili ma guardando in avanti per il bene dell’intera comunità. 
 
Rifondazione Comunista La Spezia, Segreteria provinciale

Balipedio Portovenere: “Totalmente insoddisfacente la risposta del sindaco, il comune affronti il problema nell’interesse della salute pubblica”

5 aprile 2021 - Scritto da  
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Riteniamo totalmente insoddisfacente la risposta del sindaco di Portovenere Matteo Cozzani sulla questione balipedio Cottrau, sollevata dal consigliere Prc Saul Carassale con un’apposita interpellanza discussa lo scorso mercoledì in consiglio comunale.
L’alzata di spalle pilatesca dell’amministrazione, che rimanda alla “piena fiducia” riposta nei vertici della Marina Militare, è un vero e proprio scaricabarile che non entra minimamente nel merito dei disagi che la popolazione patisce da decenni.
Cannonate che fanno vibrare il terreno alla stregua di terremoti, con danni ambientali che non sono stati resi noti, per non parlare degli evidenti rischi alla stabilità degli degli edifici limitrofi: sono questioni che il sindaco, responsabile della salute pubblica, non può ignorare e liquidare con poche battute.
La conferma che i colpi di prova interni e verso il mare siano dannosi a livello ambientale, oltre a quello acustico, proviene proprio dalla Nato che in un documento chiede un programma di bonifica puntuale alla stessa Marina Militare.
Rifondazione ritiene che l’ente comunale debba avere poteri di verifica e controllo sulla effettiva bonifica dell’area, oltre a chiedere il rispetto delle regole da parte degli organi militari, a partire da una corretta informazione riguardo i tempi di prova del balipedio.
Il sindaco e la giunta, fino ad oggi, hanno invece tenuto una posizione a dir poco acritica su chi gestisce a proprio uso e consumo un territorio senza mai rendere conto delle proprie azioni alla comunità che vi risiede. E’ nostro dovere tenere alta la guardia su una problematica “secolare” che deve essere una volta per tutte affrontata e risolta.
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Biodigestore, Rifondazione Comunista: “Regione e Provincia salvaguardano Recos/Iren invece che i cittadini”

19 dicembre 2020 - Scritto da  
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Esprimiamo forte indignazione sia per le modalità di gestione che per l’esito della conferenza dei servizi sull’impianto di digestione anaerobica che si vuol realizzare in località Saliceti. Ad eccezione dei comuni di Santo Stefano Magra  e Vezzano Ligure, tutti gli enti partecipanti hanno espresso parere favorevole dimostrando non solo una totale sordità alle preoccupazioni e alle richieste della popolazione e dei comitati che si battono da anni per fermare questo scempio, ma facendosi beffe anche dell’invito ad un ulteriore approfondimento sollecitato dal ministro dell’Ambiente Costa tramite una lettera inviata al presidente Toti.
Proprio ieri sera con un comunicato stampa, il gruppo politico “Cambiamo con Toti” ha ribadito che il progetto sarebbe andato avanti in ogni caso, appellandosi ad una presunta idea di progresso, che in realtà é puro sfruttamento di un territorio già martoriato da numerose criticità che vanno ad aggiungersi al rischio concreto di inquinamento della falda acquifera, per favorire il business sui rifiuti gestiti da ReCos Iren.
Ricordiamo al presidente Toti che La Spezia é una provincia virtuosa in materia di raccolta differenziata, non merita di diventare l’immondezzaio della regione. Inoltre per smaltire il rifiuto organico non esistono solo i biodigestori, ci sono gli impianti di compostaggio aerobico da modellare secondo il fabbisogno provinciale. Il servizio per la popolazione é lo smaltimento del rifiuto, non la produzione del biogas e i succulenti incentivi per la società incaricata di realizzarlo.
Segreteria provinciale di Rifondazione Comunista La Spezia

Borgo Baceo, le osservazioni dell’ex architetto comunale Bramanti: “Peracchini non persegue l’interesse collettivo”

19 dicembre 2020 - Scritto da  
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Trasmetto per pubblica conoscenza le osservazioni da me inviate al Comune della Spezia in ordine alla Delibera N°33 del 16 novembre 2020 di approvazione dell’area di “rigenerazione urbana” della piana di Migliarina, località Borgo Baceo.

Tali osservazioni non sono precedute da valutazioni di ordine politico (rispetto alle quali molto è già stato detto da cittadini, associazioni e partiti e che condivido in pieno) ma di carattere puramente tecnico, consone a quella che è stata la mia professione quale dirigente del servizio lavori pubblici del comune della Spezia.

In tale veste aggiungo solo che sembra esserci una carenza da parte di questa Amministrazione nel perseguire l’interesse collettivo, una scarsa capacità contrattuale in termini di costi benefici volta ad ottenere contropartite a favore dei cittadini quali possibili servizi per il quartiere.

 

Osservazioni

Premessa

La pianificazione territoriale, o meglio il governo del territorio, è affidata dalla Costituzione (art. 117 della Costituzione integrato dalla legge costituzionale N°3 / 2001), in maniera concorrente, ai vari livelli alle Amministrazioni Pubbliche con l’obiettivo di conseguire e garantire nel tempo, con i mezzi previsti dalle rispettive strumentazioni urbanistiche, l’uso razionale, equo e sostenibile delle risorse, perseguendo il benessere della collettività, garantendo coerenza alle trasformazioni e assicurando trasparenza delle scelte e delle loro motivazioni. 

Il potere della pianificazione urbanistica è quindi funzionalmente rivolto alla realizzazione contemperata di una pluralità di interessi pubblici che trovano il proprio fondamento nei valori costituzionalmente garantiti.

Sulla base di questa semplice premessa si presentano le seguenti osservazioni alla delibera N°33 del 16 novembre 2020:

OSSERVAZIONE N°1: Illegittimità delle scelte e procedure 

L’area oggetto di variante al PUC vigente era già inserita in un distretto di trasformazione con i suoi relativi indici di edificabilità commisurati giustamente all’abitato limitrofo, con le relative aree di cessione per servizi tra cui il completamento del parco della Maggiolina. Quindi per effetto delle previsioni di edificabilità non può considerarsi “area degradata oggetto di rigenerazione urbana di cui alla L.R. n° 23/18″. Ne consegue che il raddoppio degli indici richiesto dal privato e concesso dall’Amministrazione non è effettuato nell’interesse collettivo quindi legittimo ma perseguendo un interesse puramente soggettivo quindi ILLEGITTIMO. Come si sa le speculazioni private senza motivazioni cogenti sono illegittime!

OSSERVAZIONE N° 2: Illegittimità conseguente alle sperequazioni tra diversi cittadini in situazioni analoghe

Il PUC vigente prevede nel nostro territorio “Distretti di Trasformazione” molti dei quali con caratteristiche analoghe all’area in questione e come tali con analoghi indici edificatori. Risulta conseguente nella logica della delibera approvata che chiunque ricada in questi distretti di trasformazione può chiedere al Comune analogo trattamento ovvero analogo raddoppio degli indici con le inevitabili conseguenze: se rifiutato si crea DISPARITA’ inspiegabile tra i cittadini, se accettato si sancisce in via definitiva la fine del ruolo di governo del territorio che spetta alle Amministrazioni Pubbliche per andare verso la più totale deregulation!

OSSERVAZIONE N°3: Riduzione degli oneri

Il ricorso, non dovuto, alla LR. N°23/18,  può configurarsi come un ulteriore favore nei confronti del privato richiedente perché la legge prevede e consente una cospicua riduzione degli ONERI di URBANIZZAZIONE che pare evidente possa configurarsi come un danno per le amministrazioni (danno erariale ??)

OSSERVAZIONE N°4: Proprietà comunali presenti nell’area

Nell’area in oggetto esistono proprietà comunali di non poca entità. In particolare un edificio a due piani costituito da locali usati al piano terra per ricovero attrezzi ed attività agricole ed il primo piano abitativo, inoltre sempre di proprietà comunale vi è un terreno di notevole rilevanza dimensionale. Nel leggere la delibera nulla si coglie rispetto al destino di queste proprietà, ne da quanto è individuabile dal progetto si coglie un loro inserimento o una loro conservazione. Pare invece che l’edificio comunale sia demolito insieme ad un’altra preesistenza anche più consistente dal punto di vista volumetrico, e nulla si sa del consistente appezzamento di terreno comunale. Nella presente osservazione si manifesta preoccupazione per un possibile danno erariale nella procedura seguita. Ma più realisticamente, in quanto consapevoli che non può esserci stata tale svista, si chiede quale beneficio per la collettività possa derivare da tale patrimonio pubblico. Forse una ristrutturazione dell’immobile da parte del privato per edilizia economica e popolare o per servizi pubblici?

OSSERVAZIONE N° 5: Cancellazione di una parte della memoria storica della città

La storia di Spezia è stata caratterizzata fin dai tempi più remoti dalla compulsione di ogni generazione a distruggere le cose fatte dalle generazioni precedenti. Esempio: Il vecchio comune, le varie porte di ingresso alla città (porta Roca),la casa del sale, le pensiline liberty del mercato ortofrutticolo e del pesce, la testimonianza dell’attività marinara con le storiche palafitte del Canaletto e di Fossamastra. Questo accadeva prima dell’affermarsi a livello generale dell’elevato valore culturale ed identitario della memoria storica dei luoghi. Per cui si osserva come l’attuazione di questa speculazione edilizia non salvaguardi l’unica ed ormai residua testimonianza dell’antica piana agricola di Migliarina con il suo edificato di casette e casali rurali (tra cui quella comunale) che vine demolita senza previsione di un loro possibile recupero eventualmente rigenerato da nuove funzioni di interesse collettivo o servizi vari: centri sociali di quartiere, centri artigianali connessi al tema della ruralità urbana. Si chiede come possa la Sovrintendenza o le varie commissioni territoriali aver consentito tale cancellazione e soprasseduto rispetto al vincolo sugli edifici con più di cinquanta anni.

OSSERVAZIONE N° 6: Aspetto di carattere morfologico e urbanistico

Il Piano approvato con delibera N°33/16 novembre 2020 ed il relativo progetto stridono pesantemente con il contesto edilizio circostante a cui creano danno di visuale e riduzione della luce oltre a creare un effetto disarmonico di tutto l’insieme.

OSSERVAZIONE N° 7: Rischio idraulico

Come si evince dalla documentazione presentata la zona è inserita nelle mappatura del rischio idraulico in quanto morfologicamente caratterizzata da un significativo avvallamento di tutto il terreno. Ne deriva una pesante criticità dal punto di vista idraulico aumentata dalla la presenza di corsi d’acqua.

Criticità che, oggi come oggi con i catastrofici esempi in tutta Italia, avrebbe dovuto essere valutata da una più rigorosa istruttoria dalle strutture competenti. Si chiede pertanto una sua radicale revisione anche rispetto a questo profilo.

Si osserva inoltre che in merito alla LR 23/2128 non sono stati raggiunti gli obiettivi minimi per l’applicazione della legge sulla rigenerazione in particolare a riguardo dei seguenti punti:

(Criteri vincolanti per la disciplina degli ambiti urbani)

nei contesti storici gli interventi di rigenerazione non devono alterare i caratteri tipologici e architettonici che li connotano, privilegiando l’utilizzo di materiali tipici della produzione locale, e devono prevedere soluzioni progettuali che si armonizzino con il contesto circostante, pur potendosi inserire elementi che ne innovino l’immagine esterna e la funzionalità.

(Criteri vincolanti per la disciplina degli ambiti di recupero del territorio agricolo)

a) devono essere salvaguardati gli edifici tradizionali e il loro rapporto con il territorio e i manufatti che siano testimonianza di cultura materiale, le tipologie costruttive tradizionali o di attività proto industriali quali ad esempio mulini e frantoi, opifici, fienili, calcinare, essiccatoi

b) nei borghi e nuclei storici abbandonati gli interventi di recupero, laddove prevedano la demolizione e ricostruzione, non devono interessare edifici di valore storico-testimoniale e devono assicurare la riproposizione di caratteri tipologici tradizionali del relativo contesto privilegiando l’utilizzo di materiali tipici della produzione locale;

si Osserva inoltre che è necessario che il progetto sia sottoposto a valutazione ambientale strategica.

Si osserva inoltre che non è stato chiesto un parere alla competente soprintendenza a riguardo dell’oggettivo valore storico testimoniale del borgo esistente.

Arch. Chiara Bramanti, 

già dirigente servizio lavori pubblici Comune La Spezia

Canaletto: dall’incuria al degrado della speculazione

23 novembre 2020 - Scritto da  
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L’operazione di variante urbanistica proposta dalla giunta Peracchini per il “borgo Baceo” è semplicemente folle, senza nessuna prospettiva, senza nessuna concreto vantaggio per la comunità, se non una possibile speculazione edilizia.

La storica area tra via Prosperi, via Canaletto e la Maggiolina, lasciata all’incuria ed all’abbandono, non necessita di una demolizione a fronte di una nuova cementificazione, ma di un recupero e di un reinserimento urbanistico che valorizzi un pezzo di spezzinità autentica. Un’operazione che non va semplicemente condannata, ma che merita un opposizione ferrea, sostanziata da proposte altrettanto concrete.

Peracchini & c. ignorano che il  24,76% delle abitazioni nello spezzino (oltre 30.000 case) sono attualmente vuote, sfitte. Non serve avere cura del territorio e preservarlo da ulteriori cementificazioni per rendersi conto che edificare nuovi alloggi non ha alcun fondamento economico. Se la giunta di destra avesse a cuore l’emergenza abitativa locale, si dovrebbe porre domande su come sono sorte le migliaia di strutture ricettive diffuse (B&b), andando ad inficiare uno dei diritti fondamentali come quello alla casa.
 
Una scelta folle, sostanziata dal trucchetto di tenere “abbandonate” aree ed edifici per anni ed anni in attesa della monetizzazione, uno stratagemma che oramai è stato compreso anche dai non addetti ai lavori, diamo uno stop al diritto alla rendita e speculazione.

L’area in questione è stata abbandonata all’incuria, ma fa parte di un contesto più ampio di zona depressa e marginale (vedi ex edificio biblioteca Beghi). Gli edifici in demolizione sono parte di un tessuto urbano scomparso e quindi testimonianza di un periodo che è stato cancellato dal boom economico. Non sono sottoposti a vincolo architettonico, ma sono un pezzo di storia, il piano campagna è quello originario della piana originaria di Migliarina. Come è possibile non tenere conto di queste caratteristiche?

Il progetto veramente innovativo, la vera sfida sociale è quello di mantenere quegli edifici e l’identità del luogo per non passare direttamente dall’incuria al degrado della speculazione; l’unica cosa realmente “innovativa” della variante è infatti il raddoppio delle superfici edificatorie senza tener conto di pertinenze e parcheggi, in una zona già densamente abitata e con fondi commerciali sfitti. 
 
L’obiettivo consumo di suolo zero rimane attuale, non solo per evitare ennesime impermeabilizzazioni del suolo ma perché non esistono le necessità di nuovi edificati, se non per interessi di pochi.
 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Ponte di Albiano, Prc La Spezia: “No a nuova bretella, sì al casello autostradale di Ceparana”

11 aprile 2020 - Scritto da  
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“E’ crollato il ponte di Albiano, quindi facciamo la bretella Santo Stefano-Ceparana”. Non era ancora caduta tutta la polvere delle macerie del viadotto distrutto che già piovevano dichiarazioni di alcuni esponenti politici pronti a sponsorizzare un progetto vecchio di quasi cinquant’anni. 
La buona politica e la buona amministrazione, quelle che per intendersi dovrebbero pianificare il territorio in base al bene comune e agli interessi collettivi, sembrano non voler proprio emergere, neanche di fronte alle nuove tragedie. I recenti disastri che ci hanno colpito con frane, allagamenti e crolli di infrastrutture, uniti all’attuale pandemia (che oltre ad esser emergenza sanitaria è anche sociale ed economica) non hanno fatto riflettere neanche per un secondo certi esponenti, certamente responsabili del degrado ambientale a cui assistiamo oggi.
 
Ci chiediamo come mai non venga colta l’occasione per pianificare su un territorio di area vasta come quello che va dal retroporto di Santo Stefano a Ceparana – Albiano e Val di Vara, tenendo insieme l’aspetto produttivo con le comunità che vi abitano. Occorre piuttosto valutare seriamente la possibilità di un casello autostradale a Ceparana, opera ben più semplice e meno impattante rispetto ad altre cattedrali nel deserto.
 
E’ possibile che dopo mezzo secolo il piano viario e infrastrutturale sia ancora valido? Ad oggi manca totalmente uno studio sui flussi viari aggiornato: su quali basi questa opera può essere considerata funzionale? Mancano progetti definitivi e risorse per il lotto 2, ossia tutte le opere di collegamento. L’unica certezza è l’ennesimo impatto ambientale sul fiume Magra, tanto che ne è stato modificato il piano.
 
A sentire gli annunci, valanghe di denaro verranno elargite a questo proposito. Non per niente si sono fatte sentire tutte le categorie d’impresa, con le loro coperture politiche. Come sempre “l’importante è prendere”, non importa se il progetto sia valido o meno. Chi se ne importa se si risolverà un problema da una parte e se ne creeranno dieci dall’altra: tra altri cinquant’anni anni ci penseranno i posteri. E intanto da Confindustria arrivano richiami all’attuazione di “piani straordinari’ per garantire una rapida ricostruzione di collegamento viario per Albiano, senza tener conto che l’applicazione di tali strategie comprometterà anche la possibilità di controlli, fondamentali per la sicurezza delle infrastrutture che oggi tutti invocano stracciandosi le vesti. Peccato che ora ci siano tonnellate di macerie da eliminare nell’alveo di un fiume.
Siamo stanchi della miopia e della continua genuflessione agli interessi economici degli “imprenditori” e dei loro sponsor politici: è ora di dire basta. In quest’area ci sono problemi ed interferenze di ogni tipo. Si lavori ad un piano viario interregionale che ridisegni tutta la vasta area senza essere succubi degli interessi economici dei soliti noti, mettendo al centro una migliore ed innovativa soluzione per la viabilità dei cittadini nella tutela dell’ambiente. 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Crollo ponte di Albiano, Prc La Spezia: “Soldi sprecati e non investiti per il bene pubblico, come per la sanità”

8 aprile 2020 - Scritto da  
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Il crollo del ponte di Albiano rappresenta l’ennesima sciagura di un Paese che da tempo ha abdicato l’interesse al bene comune a favore del profitto, dell’incuria e della sciatteria generalizzata. 
Come per la tragedia del Morandi va fatta subito luce sulle responsabilità di un disastro che solo per “merito” dell’altra tragedia, quella del Covid, non ha causato una strage. 
Non è importante se la catastrofe fosse o no annunciata. Riteniamo piuttosto che vadano evitati i soliti sciacallaggi politici e i soliti “l’avevo detto”, che puntualmente saltano fuori da più parti, per ribadire la necessità di investimenti cospicui a favore delle opere di pubblica utilità e di salvaguardia del territorio. Abbiamo visto negli ultimi anni vere e proprie mattanze di denaro pubblico in monumenti all’inutilità, che hanno solo ingrassato i giganti del cemento e dell’asfalto, lasciando un territorio ancora più a rischio dal punto di vista della sicurezza idrogeologica. 
Esempi di autentiche cattedrali nel deserto sono reperibili in ogni comune italiano, non solo nella provincia spezzina. E mentre si realizzano tali mostri, vengono a crollare le opere di infrastrutture viarie fondamentali come ponti e viadotti.
 
Il medesimo concetto va rivolto all’intero comparto sanità, disastrato in anni di abbandono a se stesso. Occorre personale qualificato, controlli ed efficienza, occorrono denari che non vadano a finire nelle tasche di pochi a danno dei molti, cioè della collettività. Proprio le due emergenze, avvenute nella contemporaneità di questo disastrato inizio 2020, devono obbligare la politica di ogni colore (tutta più o meno responsabile, a qualsiasi livello, della situazione attuale) a voltare completamente pagina. La salute pubblica non è in vendita né in gioco. Non vogliamo “ritornare alla normalità”, come stiamo ascoltando da più parti in questi giorni. La normalità, questa normalità, è il vero problema da risolvere.
Rifondazione Comunista, federazione provinciale la Spezia

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