“Profondo cordoglio per la precoce scomparsa di Diego Del Prato”

30 aprile 2022 - Scritto da  
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Con profondo sgomento ci uniamo al lutto dell’intera cittadinanza della Spezia per la prematura scomparsa di Diego Del Prato, intellettuale raffinato, esponente della sinistra cittadina e già assessore alla cultura nella giunta Federici.
La città perde anzitutto una persona giovane, che aveva molto ancora da offrire alla politica spezzina, con un grandissimo bagaglio culturale e di idee, con le quali a volte siamo stati in disaccordo, ma sempre nella più corretta dialettica delle parti.
Tutta la federazione spezzina di Rifondazione Comunista e la lista Spezia Bene Comune si stringe attorno alla famiglia Del Prato in questo terribile momento di dolore.
Rifondazione Comunista/Spezia Bene Comune

GC La Spezia: “Ancora una vittima a Villa Andreino, occorre cambiare totalmente il modello penitenziario”

15 aprile 2022 - Scritto da  
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Il 13 aprile scorso è deceduto un ragazzo di 24 anni, detenuto presso il carcere della Spezia dopo aver inalato il gas contenuto nella bombola da campeggio utilizzata per scaldare i pasti.
Apprendiamo con orrore la notizia ma ci appelliamo ancora una volta al governo ed alla politica: servono interventi urgenti di tipo strutturale per migliorare la condizione di vita nelle carceri sia per i detenuti che per il personale di polizia penitenziaria.
Bisogna prendere atto che la forma di carcerazione, così per come è concepita, col solo scopo di rimuovere dalla società chi ha infranto la legge, è un tipo di visione che ha fatto il suo corso.
I dati forniti dall’osservatorio Antigone sono a dir poco allarmanti: per il 2022 i tassi di suicidio in carcere sono 11 ogni 10 mila detenuti e gli episodi di autolesionismo si attestano attorno al 23%.
C’è bisogno di cambiare radicalmente il modello penitenziario, per la salute dei detenuti che lo stato deve preservare e per la salute dei lavoratori che all’interno vi operano.
Pensare che la soluzione sia soltanto “evitare di portare le bombolette in cella”, come è stato affermato, denota una visione semplicistica del fenomeno. Abbiamo bisogno di cambiamenti concreti, Ora.
Giovani Comuniste/i La Spezia

Giovani comunisti/e La Spezia: “Vogliamo trasporto pubblico gratuito e sicuro, i tagli di Peracchini hanno portato al disastro”

26 marzo 2022 - Scritto da  
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Per l’ennesima volta un autobus di linea ha preso fuoco durante la corsa. Per fortuna non ci sono state conseguenze sugli utenti ma resta un fatto inaccettabile che nel 2022 ci sia un servizio dei trasporti in queste condizioni: sempre più costoso per le famiglie, con mezzi sempre più vecchi (e spesso quando “nuovi” si rivelano in realtà di seconda mano) e non soddisfacenti in termini di quantità e qualità delle corse.
Occorre un servizio di trasporto pubblico dignitoso e sicuro per tutti e tutte, soprattutto ora che la crisi pandemica ha fatto emergere tutte le sue gravi carenze del servizio di trasporto locale.
Pensiamo che in una città che guardi al futuro il trasporto pubblico sia uno degli elementi principali per ragionare di mobilità, ambiente, integrazione sociale, lotta alle discriminazioni e connessione extraurbana.
Oggi i trasporti, a causa degli scarsi e insufficienti tentativi dell’amministrazione targata Peracchini, sono di frequente protagonisti di incidenti, malfunzionamenti e insufficiente capienza sulle linee e causano disagi agli studenti e alle studentesse che non riescono a coordinarsi nei vari istituti con gli orari di uscita.
Pensiamo che l’amministrazione debba delle spiegazioni, i cittadini e le cittadine non possono continuare a rischiare di rimanere coinvolti in incidenti di vario genere per la mancanza di investimenti e di una riorganizzazione globale del TPL.
Un trasporto pubblico di qualità non può che essere un vantaggio per la comunità, in termini di socialità, rispetto per l’ambiente e risparmio economico anche per gli utenti (visti anche i rincari su gas e benzina). In cinque anni di amministrazione Peracchini si è impegnato solo a creare nuovi parcheggi e le corse degli autobus non solo non sono aumentate, ma in alcuni casi addirittura cancellate (vedasi la navetta Palasport-Piazza d’Armi, utile per collegare due parti importanti della città).
 
Cosa intende fare Peracchini, continuare a prendere in giro i cittadini a loro spese?
 
Giovani Comunisti/e La Spezia

Giovani Comunisti/e: “Lo psicologo di base è necessario. I totiani facciano meno retorica, dov’erano in questi cinque anni?”

25 marzo 2022 - Scritto da  
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Apprendiamo che il partito di Toti “Cambiamo!” ha scoperto l’acqua calda, ossia un disagio che denunciamo ormai da anni. La questione del benessere psicologico, infatti, è tornato in auge dopo gli eventi determinati dalla pandemia da COVID-19.

In questi due anni di pandemia si sono accentuate le problematiche che già prima di essa caratterizzavano l’ambiente scolastico, incidevano sulle disuguaglianze economiche e sociali, come i problemi psicologici di vario genere, fenomeni di bullismo e cyber bullismo, abuso di sostanze stupefacenti, abbandono scolastico.
“Cambiamo!” parla dell’abbandono scolastico come una causa determinata dalla fase pandemica. Questo ovviamente non può che farci sorridere, poiché è evidente che l’abbandono scolastico e il disagio che si vive nelle scuole sia il frutto di riforme come la Gelmini del 2008 (vanto della destra) che ha tagliato la bellezza di 10 miliardi di euro su istruzione e università.
Crediamo che sia necessario ricostituire un ambiente scolastico accogliente e sicuro che risponda alle problematiche reali di giovani, studenti e studentesse.
Gli sportelli d’ascolto – ricordiamo a “Cambiamo!” – che esistono già (almeno a livello teorico), ma per la maggioranza sono inattivi o inefficienti.
Teniamo presente che gli sportelli sono già di per sé un errore, poiché tendono a precarizzare ulteriormente un tipo di lavoro che per come è strutturato e, per i definanziamenti alla sanità pubblica firmati dalla giunta regionale di Toti, lo rendono precario e instabile soprattutto per i neolaureati in materia. Occorre ragionare infatti di un servizio pubblico che risponda alle esigenze che già da tempo esistono, attraverso l’introduzione di un sistema organizzato di assistenza psicologica sul territorio con un progetto nazionale efficace attraverso l’integrazione ai servizi sanitari di base locali di personale specializzato fruibile da tutti e tutte senza liste d’attesa infinite, come siamo abituati purtroppo nel nostro territorio.
 
La nostra proposta è fare in modo che i ragazzi e le ragazze imparino a inserirsi nella società attraverso la mediazione dei saperi e di una relazione educativa attenta al loro benessere e alle loro difficoltà.
Dati statistici recentemente rilevati, infatti, sottolineano come la percentuale di giovani che soffrono di disturbi psicologici e sociali determinati soprattutto dalla pandemia, hanno reso ancor più evidente la necessità di ampliare i servizi della cura della psiche di tutti coloro che ne hanno bisogno. Andare in analisi, per molti giovani, oggi è una necessità di primo ordine che va, a fronte della totale assenza del servizio pubblico, a gravare sulle già precarie situazioni economiche delle famiglie.
Siamo fortemente convinti che l’accesso al supporto psicologico sia necessario e debba essere garantito come diritto alla salute. Non vediamo differenze tra l’andare al pronto soccorso per un braccio rotto ed essere curati, e fare psicoterapia per affrontare le proprie “paure”. Non si tratta quindi di un sostegno che riguarda solo l’individuo, ma ha come punto di caduta la cura della collettività.
I totiani dovrebbero ricordarsi chi governa la regione e chi ha governato sino ad ora il nostro comune, disinteressandosi peraltro completamente delle necessità giovanili e non strumentalizzare il loro malessere psicologico determinato da una società basata sui principi del profitto sulla pelle dei più deboli. È vergognoso infatti che ad oggi siano proprio loro a fare proposte di questo tipo, ci chiediamo a cosa siano serviti allora questi anni di amministrazione disastrosa da loro portata avanti. Scoprono ora i problemi dei giovani della città e non solo?
Giovani Comunisti/e La Spezia 

Fuori la guerra dalla storia, chi invia armi alimenta il conflitto

4 marzo 2022 - Scritto da  
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Sabato 5 marzo tutte/i a Roma contro la guerra.

Condanniamo l’invasione russa dell’Ucraina. La decisione della Russia di abbandonare la diplomazia e invadere l’Ucraina non può essere giustificata ed è contraria al diritto internazionale e ai principi della Carta delle Nazioni Unite. La guerra non risolve i problemi, produce solo lacrime, morti, deserti di umanità e bacini di permanente rancore e odio tra i popoli. Deve essere fatto di tutto per arrivare ad un immediato cessate il fuoco. Vanno riaperti i canali diplomatici e non alimentato il fuoco con nuove armi, con il rischio di allargare il conflitto e di una guerra nucleare.

Siamo contro la guerra, senza se e senza ma. Lo eravamo quando la Nato bombardava la Serbia per imporre l’indipendenza del Kossovo e lo siamo oggi che la Russia invade l’Ucraina in nome dei diritti delle popolazioni del Donbass. Le analogie nella violazione del diritto internazionale sono fortissime.

Condanniamo l’espansionismo della NATO che ha deliberatamente prodotto una escalation irresponsabile. Siamo di fronte a uno scontro tra potenze capitalistiche che rischia di condurci alla terza guerra mondiale. Se oggi a morire sono gli ucraini e i russi, l’enorme costo economico e sociale lo pagheranno anche tutti i popoli europei mentre le industrie belliche accumulano profitti e il più costoso gas liquido statunitense si prepara a sostituire quello russo.

Più si inasprisce il conflitto e più ne saranno principali vittime i civili, che cadranno a causa dei bombardamenti, e le tante/i costrette all’esodo da profughi. Oggi, con chi fugge dall’Ucraina, l’Europa mostra un volto solidale. C’è da temere che a breve la loro vita subisca un destino simile a quella di coloro che fuggono da Bielorussia, Paesi Balcanici, Siria, Afghanistan, Iraq e Mediterraneo Centrale. Emerge in questi giorni un suprematismo bianco eurocentrico e razzista che considera “veri profughi” solo chi è vicino per cultura, religione, colore della pelle ed è vittima delle guerre degli altri.

Un’incessante martellamento mediatico cerca di strumentalizzare i sentimenti di solidarietà e umanità per trasformarli in consenso per le scelte di guerra dei governi. E questo accade in Russia come nei paesi occidentali. Si assiste alla criminalizzazione di coloro che tentano di dare una informazione più articolata del conflitto. Esprimiamo una forte preoccupazione per il clima di caccia alle streghe che si respira in tutta Europa ed anche in Italia nei confronti delle voci critiche e indipendenti nell’informazione e gli attacchi che hanno colpito persino l’ANPI. Respingiamo le accuse di essere a favore di Putin rivolte a chi come noi cerca di fermare la spirale della guerra e
critica chi la alimenta. Rifiutiamo l’indecente ondata di russofobia e ostracismo contro la cultura russa che non favorisce il dialogo tra i popoli e offende innanzitutto chi in quel paese sta esprimendo il proprio dissenso nei confronti della guerra.

Non ci arruoliamo e non mettiamo l’elmetto in testa. Restiamo umani. Rifiutiamo la propaganda di guerra con cui – per l’ennesima volta dopo Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria – si sta manipolando l’opinione pubblica e si sta alimentando l’isteria bellicista.

Rivendichiamo gli ideali dell’internazionalismo socialista e comunista che – con i principi della nostra Costituzione nata dalla Resistenza – continuano a essere la nostra bussola in un mondo che il capitalismo precipita di nuovo nella guerra.

Non c’è da contrastare solo l’inammissibile aggressione militare decisa da Putin.

Di fatto la NATO sta portando avanti una guerra per procura contro la Russia strumentalizzando il popolo ucraino che viene armato per far impantanare Putin in un nuovo Afghanistan nel cuore dell’Europa.

Dopo aver gettato benzina sul fuoco della crisi ucraina per anni, ora la NATO coglie l’occasione per un enorme rilancio del riarmo assolutamente immotivato visto che il bilancio militare russo è già clamorosamente inferiore a quello dei paesi NATO che spendono 18 volte più della Russia per la “difesa”. Questo riarmo sottrae risorse che potrebbero essere indirizzate alla sanità, alla scuola, alla cultura, alla solidarietà, ai trasporti, alla riconversione ecologica, al lavoro, all’accoglienza.

GOVERNO E PD CONTRO LA COSTITUZIONE

Chi vuole la pace non può non denunciare le iniziative assunte dall’Unione Europea e anche dal governo italiano.

L’UE e l’Italia hanno scelto di accodarsi agli USA e alla NATO invece di svolgere un ruolo di pace e mediazione. Per la prima volta l’Unione Europea ha deciso di utilizzare i propri fondi per spese militari.

Condanniamo la decisione del governo Draghi e del parlamento italiano di inviare armi letali e associarsi a “sanzioni” illegittime che non faranno che inasprire il conflitto e aumentare il numero di vittime.

Siamo di fronte alla palese violazione del ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della Costituzione e anche del diritto internazionale. Il governo e il parlamento hanno di fatto deciso di entrare in guerra con la Russia.

Il PD si è posto alla testa del partito trasversale della guerra, dell’arco anticostituzionale che vede la convergenza di centrodestra e centrosinistra nel voto per il coinvolgimento diretto del nostro Paese nel conflitto.

Bisogna immediatamente fermare le armi e riprendere la strada della diplomazia e del diritto internazionale ma USA, NATO e UE continuano a delegittimare il ruolo dell’ONU e dell’OSCE.
L’unica via per la pace è quella del disarmo, del rispetto degli accordi di Minsk con il riconoscimento dell’autonomia delle regioni russofone e un’Ucraina neutrale in una regione demilitarizzata.

Purtroppo dopo il 1991 l’Unione Europea, invece che dichiarare conclusa l’esperienza dei blocchi militari e proporre una nuova democrazia multipolare, ha continuato a condividere l’esistenza della NATO in nome dell’Atlantismo, di cui proprio l’Europa è la prima vittima.

Gli USA hanno boicottato la normalizzazione delle relazioni fra Ue e Russia usando la NATO per fomentare tensioni e divisioni in Europa.

Non può essere taciuta la continua violazione da parte del governo di Kiev degli accordi di Minsk, la persecuzione nei confronti delle popolazioni di lingua russa, la glorificazione di criminali di guerra collaborazionisti dell’occupazione nazista e il suo sciovinismo nazionalista. Queste circostanze rendono grottesco assimilare il nazionalismo ucraino ai combattenti della Guerra di Spagna e della Resistenza o fare paragoni con la Primavera di Praga.
Per otto anni la guerra dell’Ucraina contro le repubbliche di Donetsk e Lugansk e il ruolo delle milizie neonaziste sono stati ignorati dai media occidentali, ma quel conflitto ha causato più di 14.000 vittime.

La NATO si è confermata un fattore di destabilizzazione nel nostro continente, così come in Medio Oriente ed in altre zone del pianeta.
Bisogna liberare l’Europa e l’Italia dalla sudditanza all’atlantismo e alla NATO.

Questa è anche una guerra contro gli interessi dei popoli europei alla cooperazione con la Russia e produce un ricompattamento del blocco occidentale in vista di un possibile ulteriore conflitto con la Cina.

Non basta condannare Putin se non si mette in discussione la pretesa occidentale – e in particolare degli Stati Uniti – di continuare a imporre un ruolo di governo e dominio unipolare che conduce allo scontro e alla guerra con altri blocchi geopolitici.

Solo la mobilitazione dei popoli europei può costringere i governi a scegliere la via della pace e del disarmo.

Siamo al fianco delle voci che in Ucraina e in Russia chiedono di fermare la guerra.

Siamo impegnate/i nella costruzione di un grande movimento per la pace e la cessazione del conflitto.

Partecipiamo e invitiamo a partecipare sabato 5 marzo alla manifestazione nazionale a Roma contro la guerra e domenica 6 marzo davanti all’aeroporto militare di Ghedi.

Parteciperemo allo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo con striscioni con la scritta FUORI LA GUERRA DALLA STORIA che ci ha lasciato in eredità la compagna Lidia Menapace.

Tutti i nostri sforzi vanno impegnati nello sviluppo del movimento per la pace e contro la guerra.

Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

“Stop del tar al biodogestore di Saliceti è vittoria dei cittadini e dei comuni contro Toti e Giampedrone”

4 marzo 2022 - Scritto da  
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Apprendiamo con soddisfazione la notizia che il Tar della Liguria ha accolto il ricorso contro il biodigestore di Saliceti presentato dai comuni di Santo Stefano di Magra e Vezzano Ligure.
Questo rappresenta una vittoria non solo per le amministrazioni comunali ma anche per tutta la popolazione che in questi anni ha sostenuto con forza la battaglia contro la realizzazione dell’impianto.
Il punto vincente è stato proprio quello riguardante la pianificazione, importante testimonianza del fatto che il privato, in questo caso ReCos – Iren, non può realizzare impianti dove meglio ritiene per le proprie esigenze di business ma deve attenersi alla pianificazione.
Non ci sorprende il comunicato di Regione Liguria che ribadisce la giustezza delle autorizzazioni rilasciate e dichiara l’intenzione di ricorrere al Consiglio di Stato per l’annullamento della sentenza odierna.
In più occasioni il presidente Toti e l’assessore Giampedrone hanno dimostrato una totale indifferenza a quelle che sono le giuste e legittime richieste di un territorio e più in generale di una gestione del ciclo dei rifiuti che metta al primo posto la tutela dell’ambiente e il servizio alla cittadinanza, non le esigenze di mercato dei privati.
 
Rifondazione Comunista, Segreteria Provinciale

24 febbraio 2010-2022: oggi omaggio a Giovanni Magliani, caduto sul lavoro alla Stazione FS. Prc presente anche alle 17 al presidio Cgil per dire stop al conflitto Russia-Ucraina

24 febbraio 2022 - Scritto da  
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Questo pomeriggio alle 16.30 una delegazione di Rifondazione Comunista spezzina sarà presente alla Stazione FS della Spezia Centrale per commemorare la morte di Giovanni Magliani, operaio delle ferrovie caduto il 24 febbraio 2010 in un tragico incidente avvenuto lungo il binario “Porta Arsenale”, lato ponte della Scorza.

Fu una morte assurda, come tutte quelle sul lavoro, che spezzò l’esistenza di un uomo di soli 53 anni, padre di famiglia e lavoratore irreprensibile, che amava profondamente il proprio mestiere dopo oltre trent’anni di servizio. La causa di appello per omicidio colposo è ancora pendente presso la corte di Appello di Genova, dopo l’assoluzione in primo grado per gli imputati perché “il fatto non costituisce reato”.

Recentemente si sono mietute vittime giovanissime, addirittura studenti poco meno che ventenni coinvolti nella famigerata “alternanza scuola lavoro”. Inaccettabile anche al solo pensiero che si possano mietere vite umane di qualsiasi età, figuriamoci dei ragazzi. Noi pensiamo che morire sul lavoro sia assolutamente un reato grave che ha delle precise responsabilità.
Per questo chiediamo al ministro del lavoro e nostro concittadino Andrea Orlando di intervenire con decisione sul problema aumentando i controlli sulla sicurezza, specie quella sui luoghi di lavoro ad altissimo indice di precarizzazione (luoghi, statisticamente, nei quali le morti e gli incidenti sono maggiori), potenziando il numero degli ispettori Asl e abolendo una volta per tutte la già citata “alternanza”.
Tutti i caduti sul lavoro sono vittime di una guerra silenziosa che reca con sé un bollettino di vittime inconcepibile, come riportato recentissimamente dalla trasmissione Report e da tutti gli organismi ufficiali di monitoraggio di tali incidenti.
Usiamo la parola guerra non a caso proprio oggi, dodici anni dopo, quando in Europa è appena scoppiato un conflitto dagli esiti imprevedibili e certamente funesti, perché ogni guerra è sempre foriera di lutti. 
Per questo Rifondazione sarà presente anche alle 17 sotto la prefettura per il presidio organizzato dalla Cgil in occasione dell’attacco russo all’Ucraina nonché sabato 26 febbraio alle 14 in piazza Mentana per la manifestazione indetta dalle associazioni pacifiste.
 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Lombardi: “Stop alla nomina del dirigente Ato in Provincia, scelta personale di un Peracchini in scadenza di mandato”

20 febbraio 2022 - Scritto da  
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Tra circa un mese l’Amministrazione Provinciale della Spezia intende conferire l’incarico di dirigente amministrativo apicale (ruolo che comprende, tra le altre funzioni, quella dei Servizi Finanziari, Ato Idrico e Amministrazione Generale) mediante la formula della discrezionalità, con un contratto a tempo determinato, come previsto dalla legge. Una scelta a dir poco frettolosa che nasconde una vera e propria scorrettezza istituzionale.

Il problema che si pone è, infatti, di opportunità politica ed etica, posto che quello legale pare sia scongiurato per un soffio. Tale nomina sarebbe infatti subordinata al mandato del Presidente della Provincia che è notoriamente in scadenza, dato che il sindaco Peracchini andrà alle elezioni tra pochi mesi.

Ma è anche vero che una recente sentenza della Corte dei Conti ha concesso il via libera a tale operazione, anche se il mandato del conferente è agli sgoccioli, per dare modo all’incaricato di avere tempo di sviluppare il suo lavoro.

E allora a maggior ragione ci sembra emergere una grossa questione morale: se il dirigente viene scelto “intuitu personae” (ossia sulla fiducia) dal presidente uscente, significa che il prossimo titolare politico dell’ente si troverà a dover avere in organico un elemento di tale peso decisionale nominato da altri, che potrebbe in qualche maniera condizionarne il futuro operato.

Il sindaco-presidente Peracchini si permette quindi di nominare un uomo di suo gradimento in una fase politica come questa.

Chiediamo che il bando venga sospeso e rinviato al dopo elezioni comunali spezzine e le successive elezioni provinciali. Tali scelte competono alla politica nel pieno del proprio mandato elettorale, senza l’utilizzo di questi banali sotterfugi.

 
Massimo Lombardi,
Consigliere Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Comunali Spezia, “Scegliere un candidato civico e un perimetro dell’alleanza chiaro. Assurdo voler battere Peracchini assieme a pezzi di centrodestra”

11 febbraio 2022 - Scritto da  
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Dopo cinque anni di amministrazione di centrodestra, Spezia ha bisogno di una proposta alternativa che rimetta al centro i bisogni reali delle persone in un’ottica di sostenibilità, inclusività e solidarietà, aspetti sui quali è ormai evidente il fallimento dell’amministrazione Peracchini.
Poco e male è stato fatto per contrastare l’esclusione sociale le crescenti disuguaglianze. Ne è la dimostrazione la superficialità con la quale è stato affrontato un problema centrale come quello del diritto alla casa e all’abitare, mentre sono stati nulli gli interventi volti a migliorare la socialità e la qualità delle vita nei quartieri della città, ormai sempre più dimenticati e abbandonati a loro stessi. Per non dimenticare i temi del lavoro e della sanità, che sono in condizioni molto più deficitarie rispetto a cinque anni fa.
Su queste basi, l’obiettivo comune di sconfiggere Peracchini e tutto il fronte di centrodestra che lo ha sostenuto nel 2017, da Toti a Forza Italia, dalla Lega a Fratelli d’Italia, non è di certo in discussione. 
I problemi veri e, non di poco contro, emergono subito dopo. Parliamo del tema fondamentale del perimetro dell’alleanza (e quindi inevitabilmente del programma che ne può scaturire) e del nome di un candidato sindaco che riesca ad unirla. Ciò è causa di quello stallo che nel centrosinistra si trascina da mesi e che, in maniera o nell’altra, deve essere sbloccato al più presto.
Sul primo punto ci siamo da sempre espressi a favore di un’alleanza che riesca a coalizzare tutto il centrosinistra spezzino per sconfiggere le destre. Ma questa formazione ha pure l’obbligo di stare molto attenta ad imbarcare componenti che poco o nulla hanno a che fare con la propria sensibilità politica. Da molto tempo le forze riformiste stanno esponendo idee, sia a livello nazionale che locale, sempre più affini all’altra parte della barricata, quella che il centrosinistra intenderebbe sconfiggere. Ovvio che ci troviamo in un cortocircuito che ha del paradossale.
Siamo stati facili profeti nei mesi scorsi. Il tormentone regionale di questi ultimi giorni, scatenatosi dopo l’elezione del presidente della Repubblica, e che profila un veloce avvicinamento di Toti a Renzi, ne è la prova più lampante. Ci chiediamo, dunque, a che pro varrebbe lo sforzo comune per sconfiggere il centrodestra, se per vincere bisogna inglobarne una parte. Tanto varrebbe sostenere direttamente Peracchini. 
Ci auguriamo che il Partito Democratico si risolva al più presto sulla proposta di un candidato civico unitario che possa essere valutato assieme ai nomi già in campo da settimane. Per questo escludiamo l’ipotesi delle primarie, capaci solo di creare forti dissidi interni e di  escludere, di fatto, il necessario confronto con tutti gli alleati.
Un confronto che invece va allargato a tutte quelle realtà che da anni si occupano delle varie problematiche della città e con le quali Rifondazione intende continuare il proficuo dialogo intrapreso in questi anni.
 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Acerbo: “Il Green Pass paragonato dalla Lega all’Ahnenpass nazista”

29 gennaio 2022 - Scritto da  
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Una pagina Twitter legata al senatore leghista Borghi paragona Green Pass a Ahnenpass nazista sotto al post di un nostro dirigente ligure. L’account twitter “Borghi Tv” nel Giorno della Memoria paragona il greenpass all’Ahnenpass, il “passaporto genealogico” utilizzato dal regime nazista per certificare che una persona poteva essere considerata “ariana”.

Si può criticare il Green Pass ma questi paragoni offendono la memoria di milioni di vittime del nazifascismo. Senza Green Pass si subiscono limitazioni che non sono assolutamente paragonabili allo sterminio subito da chi non era considerato di razza ariana.

Questa banalizzazione rilanciata da Borghi non a caso viene dall’ultradestra USA (la prima a usare questa analogia è stata la congressista repubblicana Marjorie Taylor Greene seguace di QAnon).
Il senatore leghista non lo ricordiamo per sensibilità libertaria né come nemico del nazifascismo vista la frequentazione di Casa Pound e il sostegno che ha ricevuto dai fascisti del terzo millennio. Questi fenomeni fascioleghisti riescono contemporaneamente a stare nel governo Draghi, chiedere GP dalle regioni che governano, andare a braccetto con fascisti di Casa Pound e accusare di nazismo le misure decise dal loro governo.

Da quando gli industriali del nord hanno intimato a Salvini di non fare il noeuro Borghi ha dovuto riciclarsi come novax.

L’account borghiano ha tratto spunto da una nostra grafica antifascista twittata dal compagno Jacopo Ricciardi, membro della segreteria regionale ligure e del Comitato Politico Nazionale, per lanciare l’inaccettabile paragone. Guardando la foto di quegli ebrei perseguitati ai leghisti non viene in mente che le loro campagne xenofobe e razziste sono diretta eredità di quella barbarie nazifascista?

Non sappiamo se il senatore Borghi prenderà le distanze dall’account twitter ma può darsi che rivendichi il vergognoso tweet.

 

Maurizio Acerbo,
segretario nazionale di Rifondazione Comunista

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