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	<title>Federazione spezzina di Rifondazione comunista &#187; Dal Mondo</title>
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	<description>Blog della federazione spezzina di Rifondazione comunista</description>
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		<title>Abitavamo in piazza Lenin</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bartosz T. Wieliński]]></category>
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		<description><![CDATA[Ventuno anni dopo la riunificazione molte vie e piazze dell&#8217;ex Ddr continuano a portare i grandi nomi del comunismo. Gli ex dissidenti si lamentano, ma le istituzioni sembrano indifferenti. Bartosz T. Wieliński &#8220;La nostra società si è solo parzialmente decomunistizzata&#8221;, afferma Wolfgang Templin, ex dissidente della Germania est. Questa denuncia va oltre il semplice fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><strong>Ventuno anni dopo la riunificazione molte vie e piazze dell&#8217;ex Ddr continuano a portare i grandi nomi del comunismo. Gli ex dissidenti si lamentano, ma le istituzioni sembrano indifferenti.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="/it/content/author/494461-bartosz-t-wielinski">Bartosz T. Wieliński</a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="float: left; margin: 5px;" src="http://blog.foreignpolicy.com/files/images/081218_lenin.jpg" alt="" width="218" height="266" />&#8220;La nostra società si è solo parzialmente decomunistizzata&#8221;, afferma Wolfgang Templin, ex dissidente della Germania est. Questa denuncia va oltre il semplice fatto che nelle città tedesche dell&#8217;ex Ddr molte vie portano ancora il nome di Rosa Luxemburg, la celebre rivoluzionaria uccisa durante la rivolta operaia di Berlino nel 1919.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero problema è posto da personaggi come Ernst Thälmann, capo del Partito comunista tedesco fucilato nel 1944 nel campo di concentramento di Buchenwald, o di Wilhelm Pieck, il primo presidente della Ddr.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sono disposto a tollerare Rosa Luxemburg, perché nella sua biografia ci sono anche delle pagine gloriose. Ma Thälmann era un fedele apparatcik di Stalin e Pieck ha contribuito alla fondazione di quello stato di terrore che è stata la Ddr. È come se in Polonia esistesse oggi via Wanda Wasilewska [scrittrice polacca ed ex colonnello dell'Armata rossa] e via Bolesław Bierut [il primo capo della Polonia comunista del dopoguerra]&#8220;, aggiunge Templin.</p>
<p style="text-align: justify;">Quante sono le vie comuniste nell&#8217;ex Ddr? Né le autorità dei Länder né i comuni hanno cifre attendibili. Nel 2006 i ricercatori del museo della Stasi di Berlino, tentando di stimare la portata del fenomeno, hanno concluso che migliaia di nomi di vie erano sfuggiti alla decomunistizzazione. Così i nomi di Thälmann e Pieck figurano rispettivamente su 613 e 90 fra piazze e strade. A questi due personaggi vanno inoltre aggiunti i nomi di decine di apparatcik di secondo piano dello stesso periodo. Senza dimenticare ovviamente Marx ed Engels, che oltre alle decine di strade che portano i loro nomi figurano in un monumento nel centro di Berlino.</p>
<p style="text-align: justify;">Diverse centinaia di strade commemorano ancora &#8220;l&#8217;amicizia&#8221; e &#8220;la pace&#8221; fra i paesi socialisti. Circa 90 vie sono ancora dedicate ai pionieri del comunismo e una cinquantina alla Società dell&#8217;amicizia tedesco-sovietica, scomparsa 21 anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora peggio, diverse vie battezzate Otto Grotewohl e Walter Ulbricht,i dirigenti della Ddr responsabili in particolare della sanguinosa repressione dell&#8217;insurrezione operaia a Berlino est nel 1953, sono sopravvissute all&#8217;unificazione tedesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Hubertus Knabe, direttore del museo della Stasi, è inammissibile che in tutta l&#8217;ex Ddr non vi siano praticamente strade dedicate ai dissidenti che hanno pagato con la loro vita l&#8217;opposizione al regime.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa del genere sarebbe impensabile in Polonia. Qui da anni l&#8217;Istituto della memoria nazionale (Ipn) controlla le carte cittadine alla ricerca di nomi indegni e chiede ufficialmente un cambiamento del nome. Una politica che spesso è fatta con zelo eccessivo, come quando due anni fa si è cercato di cancellare dalla sua città nativa di Klimontów il nome del poeta Bruno Jasieński [militante comunista che andò a vivere in Unione Sovietica, dove fu vittima delle purghe degli anni Trenta].</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nella Ddr esistevano poche vie con nomi non comunisti&#8221;, racconta Markus Meckel, ex dissidente e ultimo ministro degli esteri della Ddr. &#8220;Poco tempo dopo la riunificazione abbiamo sostituito la maggior parte di questi nomi. Ma l&#8217;entusiasmo per il cambiamento è rapidamente venuto meno. Diverse voci si sono levate per dire che spettava alla storia giudicare gli ex comunisti. Eravamo arrivati a un punto in cui ogni cambiamento di nome di una strada provocava dure lotte in consiglio comunale&#8221;.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Equivoci sul passato</h4>
<p style="text-align: justify;">La resistenza viene in particolare dai militanti locali di Die Linke, partito postcomunista successore del Partito socialista unificato (Sed). Die Linke è la quarta forza politica al Bundestag e fa parte della coalizione di governo nel Brandeburgo, alla frontiera con la Polonia. I suoi dirigenti difendono con le unghie quello che rimane della Germania socialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scontro più duro riguarda il nome di Thälmann, ucciso nel 1944 dalla Gestapo su ordine di Hitler dopo 11 anni passati nelle prigioni naziste, sorte che gli ha procurato lo status di vittima del nazismo. &#8220;Tuttavia una vittima non merita necessariamente di essere venerata&#8221;, afferma Meckel.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le autorità locali e gli amministratori di immobili preferiscono evitare la questione. Quando il problema degli onori riservati agli ex comunisti è stato di recente sollevato dalla stampa tedesca, il dirigente della principale cooperativa di alloggi del Brandeburgo ha dichiarato che la questione era chiusa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non è chiusa per niente. Il fatto che questi personaggi continuino a dare il nome alle nostre strade prova che la Germania non vuole fare i conti con il passato&#8221;, commenta il professor Klaus Schroeder, storico presso la Libera università di Berlino e specialista della storia della Ddr. Il fatto più grave è che &#8220;la gente dimentica il passato, ignora per esempio che piazza dell&#8217;Unità celebra l&#8217;unificazione forzata tra il Partito comunista e il Partito socialdemocratico fatta all&#8217;indomani della guerra e sotto la minaccia dei comunisti. Molti pensano invece che si tratti dell&#8217;unificazione della Germania&#8221;, spiega Templin.</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di <strong>Andrea De Ritis</strong></p>
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		<title>Incidente di Marcoule: la regione Liguria prema sull&#8217;Europa per moratoria nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 20:38:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; L’incidente alla centrale di Marcoule dimostra ancora una volta che il nucleare è pericoloso, e lo fa purtroppo -come sempre- causando la morte di lavoratori innocenti. Nell&#8217;esprimere solidarietà alla comunità transalpina, non possiamo nascondere la viva preoccupazione per quanto accade. Com&#8217;è noto, l&#8217;impianto francese utilizza il pericolosissimo Mox, combustibile derivato dal plutonio e dall&#8217;uranio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’incidente alla centrale di Marcoule</strong> dimostra ancora una volta che il <strong>nucleare è pericoloso</strong>, e lo fa purtroppo -come sempre- causando la morte di lavoratori innocenti.<a class="lightbox" title="centrale" href="http://www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/centrale.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4317" title="centrale" src="http://www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/centrale.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Nell&#8217;esprimere <strong>solidarietà alla comunità transalpina</strong>, non possiamo nascondere la viva preoccupazione per quanto accade. <strong>Com&#8217;è noto, l&#8217;impianto francese utilizza il pericolosissimo Mox</strong>, combustibile derivato dal <strong>plutonio</strong> e dall&#8217;uranio utilizzato in altri processi.</p>
<p><strong>Così come a Fukushima la pericolosità di tale tecnologia oggi è di fronte a tutti.</strong> Ma la scelta saggia e consapevole del popolo italiano, che <strong>per ben due volte ha detto no al nucleare,</strong> oggi deve essere patrimonio di tutto il popolo europeo.</p>
<p><strong>Ci pare velleitario chiedere che il governo italiano si faccia promotore di un processo di denuclearizzazione della UE</strong>, processo peraltro già avviato dalla Germania. <strong>Il governo Berlusconi</strong> infatti già nella seconda scellerata manovra di agosto <strong>ha bellamente tradito il primo quesito referendario</strong> reintroducendo la privatizzazione dei servizi. Non possiamo nemmeno dimenticare l&#8217;inutile manfrina che il governo Berlusconi ha fatto per impedire al popolo italiano di votare.</p>
<p><strong>Dunque chiediamo alla provincia della Spezia ed alla Regione Liguria</strong> che si facciano carico, nelle sedi competenti, di portare avanti una moratoria contro il nucleare, <strong>che spiani la strada ad un&#8217;Unione Europea senza centrali atomiche</strong> e verso un&#8217;energia pulita e sicura per la salute dei cittadini.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Rifondazione Comunista La Spezia</strong></span></p>
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		<title>Giovani Comunisti spezzini: &#8220;Solidarietà alla nave Dignitè di Freedom Flotilla, il mondo apra gli occhi sugli abusi di Israele&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 10:11:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; I Giovani Comunisti/Fds della Spezia esprimono tutta la propria solidarietà all&#8217;equipaggio della nave Dignitè della Freedom Flottilla, bloccata dalla marina israeliana dopo essere riuscita ad avvicinarsi a Gaza eludendo la sorveglianza armata del mare ad opera del governo Netanyahu. Dal mare della Spezia, che ha proclamato di &#8220;Restare Umana&#8221;,  vogliamo ribadire il nsotro orrore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft" src="http://4.bp.blogspot.com/-EEJzC__g8lQ/ThYMa2PQFTI/AAAAAAAAG9k/PanCmIUbXn4/s400/ff2b.JPG" alt="" width="280" height="210" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I<strong> Giovani Comunisti/Fds della Spezia </strong>esprimono tutta la propria <strong>solidarietà all&#8217;equipaggio della nave Dignitè della Freedom Flottilla</strong>, bloccata dalla marina israeliana dopo essere riuscita ad avvicinarsi a Gaza eludendo la sorveglianza armata del mare ad opera del governo Netanyahu.</p>
<p>Dal mare della Spezia, che ha proclamato di &#8220;Restare Umana&#8221;,  <strong>vogliamo ribadire il nsotro orrore</strong> di fronte a quello che sta accadendo vicino a noi.<br />
<strong><br />
Continua la vergognosa e inumana segregazione di Israele verso un popolo inerme</strong>, continuano gli assurdi blocchi alle navi pacifiste, continuano i crimini su cui prima o poi lo stesso Israele dovrà rispondere al mondo.<br />
Grazie alle straordinarie azioni di coraggio dei volontari della Flotilla diventa sempre più grande la sensibilizzazione a livello mondiale sul regime di apartheid che vive il popolo della Palestina.</p>
<p>La comunità internazionale, per troppi anni complice delle nefandezze e degli abusi israeliani, <strong>cominci ad aprire gli occhi</strong>. Noi li abbiamo ben aperti da tempo.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Giovani Comunisti/e La Spezia</strong></span></p>
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		<title>Golan: Israele spara, 20 palestinesi uccisi 300 feriti</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 21:04:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Manifestazioni dei rifugiati in commemorazione della Naksa in Cisgiordania e nel Golan occupato. Israele risponde facendo fuoco. Sarebbero 225 i feriti al confine con la Siria, 50 a Qalandiyah. A Gaza, Hamas blocca la protesta: una decina gli arrestati Betlemme (Cisgiordania), 05 giugno 2011 – L’esercito israeliano spara contro i profughi palestinesi al confine con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><strong>Manifestazioni dei rifugiati in commemorazione della Naksa in Cisgiordania e nel Golan occupato. Israele risponde facendo fuoco. Sarebbero 225 i feriti al confine con la Siria, 50 a Qalandiyah. A Gaza, Hamas blocca la protesta: una decina gli arrestati</strong></p>
<p>Betlemme (Cisgiordania), 05 giugno 2011 – L’esercito israeliano spara contro i profughi palestinesi al confine con la Siria: sarebbero almeno 13 i palestinesi uccisi e 225 i feriti nel giorno della commemorazione del 44° anniversario della <em>Naksa</em>, l’espulsione di migliaia di palestinesi al termine della Guerra dei Sei Giorni del 1967.</p>
<p>Dopo le decine di morti e feriti dello scorso 15 maggio, in molti si attendevano duri scontri tra le forze di sicurezza israeliane e i manifestanti palestinesi. Le marce per il diritto al ritorno dei profughi si sono tenute in tutta la Cisgiordania e a Nord dello Stato d’Israele, dove la violenza dell’esercito israeliano ha spento nel<br />
sangue la rabbia dei rifugiati.</p>
<p>Forte la tensione al confine tra la Siria e le Alture del Golan, occupato nel 1967 dallo Stato d’Israele. L’esercito israeliano ha aperto il fuoco contro centinaia di profughi palestinesi in marcia verso i confini, nel tentativo di attraversarli e riprendersi la propria terra. Un tentativo simile a quello del 15 maggio, quando i morti furono decine. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa siriane, le forze di sicurezza israeliane hanno disperso la folla lanciando gas lacrimogeni. Quando circa 500 palestinesi sono arrivati a circa 20 metri dal confine, i soldati hanno sparato: secondo la tv di stato siriana il bilancio sarebbe di 13 morti (tra loro ci sarebbe un bambino di 12<br />
anni) e 225 feriti.</p>
<p>Un portavoce dell’IDF, intervistato dal quotidiano israeliano Ha’aretz, ha affermato che al confine con la Siria l’esercito ha intimato ai manifestanti di allontanarsi. Al loro rifiuto, i soldati hanno sparato alcuni colpi diretti alle gambe dei profughi in marcia. “Chiunque proverà ad attraversare il confine sarà ammazzato”, hanno<br />
urlato nei megafoni i militari, secondo quanto raccontato da alcuni testimoni. Nella città siriana di Quneitra sarebbero esplose quattro mine anti-carro, ferendo numerosi manifestanti.</p>
<p>Diversa la situazione in Libano, dove non si è assistito alle violenze del 15 maggio. Nei giorni scorsi l’esercito libanese aveva vietato qualsiasi marcia di protesta verso i confini, dichiarando l’area “zona militare chiusa”.  Molte delle manifestazioni previste sono state rimandate. Non sono però mancate dimostrazioni simboliche in sostegno<br />
al diritto al ritorno: nel villaggio di Adaisseh, vicino al confine con Israele, una ventina di manifestanti sono stati fermati dalla polizia libanese, mentre nei 12 campi profughi palestinesi del Paese tutti i negozi sono rimasti chiusi e sono state issate bandiere nere in segno di lutto.</p>
<div id="attachment_10403" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<p><a href="http://www.nena-news.com/wp-content/uploads/2011/06/DSC08453.jpg"><img class="size-medium wp-image-10403" title="DSC08453" src="http://www.nena-news.com/wp-content/uploads/2011/06/DSC08453-300x224.jpg" alt="DSC08453-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Donne parlano con i soldati durante la manifestazione nel villaggio di Al-Walaje</p>
</div>
<p>Manifestazioni di protesta anche in Cisgiordania. Nel villaggio di Al-Walaje, nel distretto di Betlemme, una cinquantina tra palestinesi residenti e internazionali si sono messi in marcia dalla moschea del paese, intenzionati a raggiungere il confine del 1967. L’esercito israeliano li ha subito bloccati, tentando di disperdere la manifestazione con il lancio di bombe sonore. I dimostranti hanno cercato di raggiungere il confine attraverso i campi, ma i soldati li<br />
hanno nuovamente bloccati. Alcune donne del villaggio hanno parlato a lungo con i militari, in particolare con alcune soldatesse.</p>
<p>Più grave la situazione a Qalandiyah, tra Gerusalemme e Ramallah. Sarebbero una cinquantina i feriti al termine degli scontri tra manifestanti ed esercito. Centinaia di palestinesi hanno raggiunto il checkpoint più temuto della Cisgiordania, dove sono stati bloccati da lacrimogeni, proiettili gomma e bombe sonore dei soldati israeliani.<br />
“Andiamo a Gerusalemme”, “La libertà è un diritto umano”, dicevano i cartelli portati dai manifestanti diretti verso il Muro di Separazione, costruito a cinque chilometri dai confini ufficiali del 1967. Mentre dalle retrovie è partito il lancio di sassi contro l’esercito, alcuni dimostranti hanno creato una catena umana nel tentativo di attraversare<br />
il checkpoint: i soldati li hanno spinti indietro e evacuati con la forza. Alla fine della manifestazione, sono stati due i feriti gravi e circa 40 quelli portati in ospedale dopo aver inalato il gas dei lacrimogeni e essere stati colpiti da proiettili di gomma.</p>
<p>A Nord della Striscia di Gaza, alcuni dimostranti hanno marciato da Beit Hanoun verso il valico di Erez. Sono stati bloccati con la forza dalle forze di sicurezza di Hamas che ha creato dei checkpoint per fermare le proteste. Sarebbero una decina gli arrestati. A Gerusalemme Est, nel quartiere di Silwan, quattro palestinesi sono stati arrestati dalle forze di sicurezza israeliane per aver lanciato delle pietre contro i soldati. Tre gli arresti a A-Tur.</p>
<p>Oggi, 5 giugno, la Palestina commemora la seconda grande catastrofe della sua storia: l’occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est da parte israeliana, dopo la Guerra dei Sei Giorni del giugno 1967, e l’espulsione di migliaia di palestinesi dalle proprie terre e dai propri villaggi.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>da Nena News</strong> <strong>Di Emma Mancini</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>da Repubblica.it:</strong></p>
<p><a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/05/foto/golan_israeliani_sparano_su_manifestanti-17255043/1/"><strong>FOTO: SOLDATI SPARANO SULLA FOLLA</strong> <sup>1</sup></a><br />
<a class="Video footnote" href="http://tv.repubblica.it/mondo/israele-spari-sui-manifestanti-morti-e-feriti/69989?video"><strong>VIDEO: ISRAELE, SPARI SUI MANIFESTANTI</strong> <sup>3</sup></a></p>
<div class="shr-publisher-3711"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>A Vittorio Arrigoni</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 12:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto da www.gennarocarotenuto.it C’è un momento nel quale vieni lasciato solo. Nel quale ti ritrovi isolato da un momento all’altro perché quelli che applaudivano, che ti dicevano bravo, quelli che erano d’accordo con te dalla prima all’ultima parola, quelli per i quali eri un punto di riferimento, sono semplicemente tornati alle loro vite. C’è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: right;">tratto da www.gennarocarotenuto.it</p>
<p>C’è un momento nel quale vieni lasciato solo. Nel quale ti ritrovi  isolato da un momento all’altro perché quelli che applaudivano, che ti  dicevano bravo, quelli che erano d’accordo con te dalla prima all’ultima  parola, quelli per i quali eri un punto di riferimento, sono  semplicemente tornati alle loro vite.</p>
<p>C’è un momento nel quale mille parlano e sembra un coro e un altro  nel quale solo tu ti scopri conseguenziale con quelle parole. C’è un  momento nel quale quella tua voce non la sente più nessuno e tu resti lì  col tuo coraggio, con la tua vita, con i tuoi ideali, come una  fotografia già scolorita. C’è un momento nel quale quel tuo “restiamo  umani” agli altri sembra solo uno slogan. E’ quello il momento nel quale  paghi, paghi amaramente, paghi tutto.</p>
<p>Paghi il peccato di essere più avanti, paghi il peccato  dell’incomprensione e della calunnia, paghi il peccato che gli altri,  chiunque siano questi altri, non siano più in grado di capire che ci fai  lì, perché sei ancora lì, perché ti ostini a testimoniare con la tua  vita che quello che ieri importava a cento oggi sia una ragione di vita  per te solo.</p>
<p>Paghi il dire e il fare. Paghi che tu sia scomodo a Sparta come a  Troia, paghi che a qualcuno tu convenga più morto che vivo, paghi  l’esposizione all’estremismo.</p>
<p>Vittorio come Enzo Baldoni nelle strade irachene, ma perché no, come  Peppino Impastato, o perfino come Ernesto Guevara. Un passo più avanti,  in basso e dal basso, con i palestinesi, con gli iracheni, per la pace,  contro le mafie. C’è spesso un momento nel quale tutti spariscono. E  allora per te diventa tutto buio.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/04/vittorio.jpg" alt="" width="550" height="370" /></p>
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		<title>No soy un libertador, los libertadores no existen. Son los pueblos quienes se liberan a si mismos.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 21:14:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pensando alla Libia&#8230; &#8220;Io non sono un liberatore, i liberatori non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé&#8220;. Ernesto &#8220;Che&#8221; Guevara http://www.youtube.com/watch?v=OfMvvGw4lIs]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/ab/CheMuleFull.jpg/600px-CheMuleFull.jpg" alt="" width="288" height="220" />Pensando alla Libia&#8230;</p>
<p>&#8220;<em>Io non sono un liberatore, i liberatori non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: right;">Ernesto &#8220;Che&#8221; Guevara</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=OfMvvGw4lIs">http://www.youtube.com/watch?v=OfMvvGw4lIs</a></p>
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		<title>Adios Alberto!</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 13:00:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ morto a 89 anni all’Avana Alberto Granado, biochimico e rivoluzionario argentino-cubano, compagno di Ernesto Guevara nel viaggio in motocicletta in America latina nel 1952 e dal 1961 protagonista della comunità scientifica cubana. Hasta la victoria&#8230; compagno Alberto!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft" src="http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2011/03/Alberto-Granado.jpg" alt="" width="336" height="173" />E’ morto a 89 anni all’Avana Alberto Granado, biochimico e rivoluzionario argentino-cubano, compagno di Ernesto Guevara nel viaggio in motocicletta in America latina nel 1952 e dal 1961 protagonista della comunità scientifica cubana.</p>
<p>Hasta la victoria&#8230; compagno Alberto!</p>
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		<title>Fidel Castro: &#8220;La grave crisis alimentaria&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 17:11:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riportiamo il testo di una riflessione del primo (e unico) leader mondiale che lancia con parole chiare, un appello ai popoli del mondo sul tema della nostra sopravvivenza. Solo 11 giorni fa, il 19 gennaio, con il titolo &#8220;È già ora di fare qualcosa&#8220;, ho scritto: La cosa peggiore è che gran parte delle soluzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><strong>Riportiamo il testo di una riflessione del primo (e unico) leader mondiale che lancia con parole chiare, un appello ai popoli del mondo sul tema della nostra sopravvivenza. </strong></p>
<div style="float: left;"><img class="alignnone" src="http://www.ads-news.com/wp-content/uploads/2010/09/Fidel-Castro.jpg" alt="" width="274" height="213" /></div>
<p>Solo 11 giorni fa, il 19 gennaio, con il titolo &#8220;<em><a href="http://www.granma.cu/italiano/riflessioni-fidel/20-enero-ora.html" target="_blank">È già ora di fare qualcosa</a></em>&#8220;, ho scritto:</p>
<p>La cosa peggiore è che gran parte delle soluzioni dipenderanno dai paesi più ricchi e sviluppati, che giungeranno ad una situazione che realmente non sono in condizione d’affrontare senza che crolli il mondo che hanno cercato di modellare</p>
<p>Non parlo già delle guerre, i cui rischi  e  								conseguenze sono stati trasmessi da persone  								savie e brillanti, includendo molti  								 nordamericani.</p>
<p>Mi riferisco alla crisi degli alimenti  								originata da fattori economici e cambi  								climatici, che apparentemente sono già  								irreversibili, come conseguenza dell’azione  								dell’uomo, ma che in ogni modo, la mente umana  								ha il dovere d’affrontare immediatamente.</p>
<p>I problemi che hanno preso corpo adesso e  								rapidamente, attraverso fenomeni che si stanno  								ripetendo in tutti i continenti: calore, incendi  								di boschi, perdita di raccolti in Russia (&#8230;)  								cambio climatico in Cina (&#8230;) perdita  								progressiva delle riserve d’acqua nell’Himalaya,  								che minacciano India, Cina, Paquistan e altri  								paesi; piogge eccessive in Australia, che hanno  								inondato quasi un milione di chilometri  								quadrati; ondate di freddo insolite ed  								estemporanee in Europa [...] siccità in Canada;  								ondate  inusuali di freddo in questo paese  								e negli Stati Uniti.</p>
<p>Ho parlato ugualmente delle piogge senza  								precedenti in Colombia, Venezuela e  								 								Brasile.</p>
<p>Ho informato, in  quella Riflessione che: &#8220;Le  								produzioni di grano, soia, mais, riso ed altri   								numerosi cereali e leguminose, che costituiscono  								la base alimentare del mondo, la cui popolazione  								è oggi,  secondo calcoli, di quasi 6.900 milioni  								di abitanti, e già si avvicina alla cifra  								inedita di 7.000 milioni, dei quali più di  								 mille milioni soffrono per fame e denutrizione,  								e sono danneggiati seriamente dai cambi  								climatici, creando un gravissimo problema nel  								mondo.&#8221;</p>
<p>Sabato 29 gennaio, il bollettino quotidiano che  								ricevo con le notizie di Internet, riportava un  								articolo di Lester R. Brown, pubblicato nel sito  								web Vía Orgánica, datato 10 gennaio, il cui  								contenuto, a mio giudizio, dev’essere ampiamente  								divulgato.</p>
<p>Il suo autore è il più prestigioso e laureato  								ecologista nordamericano, che ha avvertito  								sull’effetto dannoso del crescente e molto  								importante volume di CO_2 che si diffonde   								nell’atmosfera. Dal suo ben fondato articolo,  								prenderò  solo i paragrafi che spiegano in forma  								coerente i suoi punti di vista”.</p>
<p>All’inizio del nuovo anno, il prezzo del grano  								raggiunge livelli  senza precedenti.</p>
<p><a class="lightbox" title="granma-crisis alimentaria" href="http://www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/granma-crisis-alimentaria.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3047" title="granma-crisis alimentaria" src="http://www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/www.rifondazionelaspezia.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/granma-crisis-alimentaria-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>La popolazione mondiale, è quasi il doppio del  								1970, e continuiamo a  crescere ad un ritmo di  								80.000.000 persone ogni anno. Stanotte ci  								saranno 219.000 bocche in più da  alimentare a  								tavola e molte incontreranno il piatto vuoto.  								Altre 219.000 si sommeranno a noi domani notte.</p>
<p>In qualche momento questa crescita incessante  								comincerà ad essere troppa per le capacità degli  								agricoltori ed i limiti delle risorse terresti  								ed idriche del pianeta.&#8221;</p>
<p>L’aumento nel consumo di carne, latte e uova  								nei paesi in via di sviluppo, che crescono  								rapidi,  non ha precedenti.</p>
<p>Negli Stati Uniti, dove sono state raccolte  								416.000.000 tonnellate di granaglie nel 2009,  								119.000.000 di quelle tonnellate sono state   								inviate alle distilleriedi etanolo per produrre  								combustibile per le Automobili.</p>
<p>Quelle tonnellate  bastavano per alimentare  								350.000.000 persone l’anno.  								 								L’enorme investimento degli Stati Uniti nelle  								distillerie di etanolo crea le condizioni per la  								concorrenza diretta tra le automobili e le  								persone per il raccolto di granaglie  mondiale.  								In Europa, dove buona parte del parco automotore  								si muove con combustibile diesel, esiste una  								domanda crescente de combustibile diesel  								prodotto a partire dalle piante, soprattutto a  								partire dall’olio di colza e di palma. Questa  								domanda di coltivazioni portatrici di olio non  								solo riduce la superficie disponibile per  								produrre coltivazioni alimentari in Europa, ma  								inoltre accelera la distruzione dei boschi  								tropicali in Indonesia e in Malesia, a favore  								delle piantagioni produttrici di olio di palma.&#8221;</p>
<p>La crescita annuale del consumo di granaglie  								nel mondo da una media di 21.000.000  tonnellate  								annuali nel periodo del 1990 al 2005, è arrivata  								a 41.000.000 tonnellate l’anno nel periodo tra  								il 2005 e i 2010. La maggior parte di questo  								salto enorme si può attribuire all’orgia di  								investimenti nelle distillerie di etanolo negli  								Stati Uniti tra il 2006 e il 2008.</p>
<p>Mentre raddoppiava  la domanda annuale della  								crescita delle granaglie, sono sorte nuove    								limitazioni dal lato dell’offerta, anche quando  								si sono intensificate quelle a lungo tempo,    								come l’erosione dei suoli.</p>
<p>Si calcola che la terza parte delle terre  								coltivabili del mondo perdono la cappa vegetale  								più rapidamente del tempo necessario alla  								formazione del suolo nuovo attraverso i processi  								naturali, perdendo la sua produttività inerente.  								Sono in processo di  formazione due grandi  								masse di polvere.  								 								Una si estende a nordovest della  								 								Cina, a ovest della Mongolia e dell’Asia  								Centrale; l’altra si trova in  Africa Centrale.  								Ognuna è molto più grande della massa di polvere  								che danneggiò gli Stati Uniti nel decennio delgi  								anni 30’.</p>
<p>&#8220;Le immagini del satellite mostrano un flusso  								costante di tormente di polvere che partono da  								queste regioni e generalmente ognuna di queste  								trasporta milioni di tonnellate di cappa  								vegetale preziosa.&#8221;</p>
<p>&#8220;Nello stesso tempo l’esaurimento  delle riserve  								d’acqua  riduce rapidamente l’estensione delle   								aree irrigate di molte parti del mondo: questo  								fenomeno relativamente recente è stimolato  								dall’uso su grande  scala delle pompe  								meccaniche per estrarre l’acqua sotterranea.  								Nell’ attualità, la metà della popolazione del  								mondo vive in paesi dove i livelli freatici  								scendono mentre il pompaggio eccessivo  								esaurisce  le riserve di acqua.</p>
<p>Quando un riserva d’acqua si riduce, si deve  								necessariamente ridurre il pompaggio secondo il  								ritmo di riposizione, se non si vuole che si  								trasformi  in un acquifero fossile (non  								rinnovabile), nel cui caso il pompaggio smetterà  								totalmente.  								 								Ma presto o tardi i livelli    								 								freatici discendenti si traducono in un aumento  								dei prezzi degli alimenti.</p>
<p>Le estensioni irrigate diminuiscono in Medio  								Oriente e soprattutto in Arabia Saudita, Siria,  								Iraq e possibilmente in Yemen. Nell’Arabia  								Saudita, che dipendeva totalmente da un  								acquifero fossile oggi esaurito, per la sua  								autosufficienza per il grano, la produzione  								sperimenta una caduta libera. Tra il 2007 e il  								2010, la produzione di grano saudita è discesa a  								poco più di due terzi,”</p>
<p>Il Medio Oriente arabo è la regione geografica  								dove la scarsità d’acqua crescente  provoca la  								maggior riduzione nel raccolto delle granaglie.</p>
<p>Ma i deficit di acqua realmente elevati sono in  								India, dove  secondo le cifre del Banco Mondiale  								ci sono 175.000.000 di persone che si alimentano  								di granaglie  prodotte con un pompaggio  								eccessivo  [...] Negli Stati Uniti, l’altro  								grande produttore di granaglie   del mondo, si  								sta riducendo l’area irrigata negli stati   								agricoli fondamentali, come la  California e il  								Texas.&#8221;</p>
<p>&#8220;Il rialzo della temperatura rende a sua volta  								più difficile aumentare il raccolto mondiale  								 delle granaglie con la rapidità sufficiente per  								andare alla  pari del ritmo senza  								precedenti della domanda. Gli ecologisti che si  								occupano delle coltivazioni hanno le loro  								proprie regole  generalmente accettate: per  								ogni grado Celsio d’aumento della temperatura al  								disopra del livello ottimo durante la stagione  								della crescita, ci si deve aspettare  un calo  								del  								 								10% nella resa delle granaglie.&#8221;</p>
<p>Un’altra  tendenza emergente che minaccia la  								sicurezza alimentare è lo scioglimento dei  								ghiacciai delle montagne. Questo è preoccupante  								soprattutto nell’Himalayas e nel Tibet, dove il  								gelo che si scioglie, proveniente dai ghiacciai,  								alimenta non solo i grandi fiumi dell’Asia  								durante la stagione secca, como l’Indo, il  								Gange, il Mekong, il Yangtzé e i fiume Giallo,  								ma anche i sistemi d’irrigazione che dipendono  								da questi fiumi. Senza questo scioglimento dei  								ghiacci, il raccolto delle granaglie  								sperimenterebbe una grande caduta e i prezzi  								aumenterebbero in proporzione.</p>
<p>Infine e a lungo tempo, i caschi di ghiaccio  								che si sciolgono in  Groenlandia e a ovest  								dell’Antartico, uniti all’espansione termica  								degli oceani, minacciano di elevare il livello  								del mare anche di  sei piedi ( 1,83 m  								circa NdT), durante  								 								questo secolo. Inoltre un’elevazione di tre  								piedi provocherebbe l’inondazione delle terre  								dove ricoltiva riso del Bangladesh. Inoltre  								inonderebbe  buona parte del Delta del  								Mekong, dove si produce la metà del riso del  								Viet Nam, il secondo esportatore di riso del  								mondo.  								 								In totale, ci sono  								 								approssimatamente 19 delta fluviali produttori  								di riso in Asia, dove i raccolti  si ridurranno  								considerevolmente per l’elevazione del livello  								del mare.&#8221;</p>
<p>L’inquietudine di queste ultime settimane è  								solo il principio. Non si  tratta già più di un  								conflitto tra grandi potenze fortemente armate,  								ma della maggior mancanza di alimenti e di  								prezzi in rialzo dei prodotti alimentari (e dei  								problemi politici a cui questo condurrebbe) che  								minacciano il nostro futuro mondiale. Se i  								governi non  procederanno alla revisione delle  								questioni della sicurezza,  utilizzando le spese  								di uso militare per  la mitigazione del cambio  								climatico, dell’efficienza idrica, la  								conservazione dei suoli e la stabilizzazione  								demografica, con tutta probabilità il mondo  								affronterà un futuro di maggior instabilità  								climatica e volatilità dei prezzi degli  								alimenti. Se si continuerà a fare le cose come  								adesso, i prezzi degli alimenti tenderanno solo  								al rialzo.</p>
<p>L’ordine mondiale esistente lo hanno  imposto  								gli Stati Uniti alla fine della Seconda Guerra  								Mondiale, ed hanno riservato per sè  tutti i  								privilegi.</p>
<p>Obama non ha modo per amministrare l’alveare che  								hanno creato.</p>
<p>Alcuni giorni fa è crollato il governo di  								Tunisi, dove gli Stati Uniti avevano imposto il  								neoliberismo ed erano felici  della loro  								prodezza politica.</p>
<p>La parola  democrazia era sparita dallo  								scenario. È incredibile come adesso, quando il  								popolo sfruttati sparge il suo sangue e assalta  								i negozi, Washington esprime la sua felicità per  								la caduta. Nessuno ignora che gli Stati Uniti  								hanno trasformato l’Egitto nel loro alleato  								principale nel mondo arabo. Una grande portaerei  								e un sottomarino nucleare, scottati da navi da  								guerra nordamericane e israelita, hanno  								attraversato il  Canale di Suez verso il Golfo  								Persico da molti mesi, senza che la stampa   								internazionale avesse informazioni su quello che  								stava accadendo. È stato il paese  arabo che ha  								ricevuto più forniture di armi.  Milioni di  								giovani egiziani soffrono per la disoccupazione  								e la mancanza di alimenti provocata  								nell’economia mondiale, e Washington afferma che  								li  appoggia. Il suo machiavellismo consiste nel  								fatto che mentre forniva  armi al governo  								egiziano, la USAID somministrava fondi  								all’opposizione.  Potranno gli Stati Uniti  								fermare l’ondata rivoluzionaria che scuote il  								Terzo Mondo?</p>
<p>La famosa riunione  di Davos che si è appena  								conclusa, si è trasformata in una Torre di  								Babele, e gli stati europei più ricchi,  								capeggiati da Germania, Gran Bretagna e Francia,  								coincidono solo nei loro disaccordi con gli  								Stati Uniti.</p>
<p>Ma non ci si deve inquietare nemmeno un pochino; 								 								 								la Segreteria  								di Stato ha promesso  ancora una volta che gli  								Stati Uniti aiuteranno nella ricostruzione di 								 								 								Haiti.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.granmai.cubasi.cu/Fotos%202011/Enero/firma-20enero.jpg" alt="" width="261" height="155" /></p>
<p style="text-align: right;">Fidel Castro Ruz</p>
<p style="text-align: right;">30 gennaio del 2011, ore 18.23 (Traduzione Gioia Minuti &#8211; tratto da <a href="http://www.cubadebate.cu/reflexiones-fidel/2011/01/31/la-grave-crisis-alimentaria/" target="_blank">Cubadebate</a>)</p>
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		<title>Rivolte nordafricane: &#8220;Mercenari libici al soldo di Gheddafi con logo ENI, il governo italiano tace?&#8221;</title>
		<link>http://www.rifondazionelaspezia.it/rivolte-nordafricane-mercenari-libici-al-soldo-di-gheddafi-con-logo-eni-il-governo-italiano-tace.html</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 14:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apprendiamo dalla stampa che la nave militare Elettra sta per partire dal porto della Spezia verso le coste libiche per un&#8217;imprecisata missione di &#8220;sostegno logistico e informativo per operazioni speciali&#8221;. Dal momento che il genocida regime di Gheddafi, ormai alla conclusione grazie al sacrificio e alla rivolta dell&#8217;esasperato popolo libico, si sta ricoprendo di crimini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="float: left;"><img src="http://www.blogeko.it/wp-content/uploads/2011/02/eni-libia.jpg" alt="" width="146" height="200" /></div>
<p>Apprendiamo dalla stampa che <strong>la nave militare Elettra sta per partire dal porto della Spezia</strong> verso le coste libiche per un&#8217;imprecisata missione di &#8220;sostegno logistico e informativo per operazioni speciali&#8221;.</p>
<p>Dal momento che il genocida regime di Gheddafi, ormai alla  conclusione grazie al sacrificio e alla rivolta dell&#8217;esasperato popolo  libico, si sta ricoprendo di crimini contro l&#8217;umanità, <strong>vorremmo sapere a favore di chi sono rivolte queste &#8220;operazioni speciali&#8221;</strong>.</p>
<p>Forse <strong>al regime che è stato ed è sostenuto sfacciatamente dal  governo Berlusconi nel suo squallido baratto di migranti per energia?</strong> Il tema  energetico è un leit-motiv che viene sottaciuto dalla stragrande  maggioranza dei mass media nazionali.</p>
<p>Non è un caso che le uniche preoccupazioni politiche dei governi europei  si limitino a garantire gli approvigionamenti energetici: <strong>ogni giorno  transitano attraverso il canale di Suez 1,8 milioni di  barili di petrolio. </strong>È comprensibile che le rivolte nel mondo arabo  preoccupino i mercati: si teme per le forniture energetiche in Europa.</p>
<p>In un filmato (pubblicato sul sito del Corriere della Sera) si  vede distintamente un mercenario a cui è stato ordinato –come egli  stesso sostiene– <strong>di sparare sulla folla dei dimostranti a Bengasi</strong>.  Sulla divisa compare distintamente  il logo dell’<strong>italianissima Eni</strong>, l&#8217;arcinota società controllata  dallo Stato che opera nel settore  degli idrocarburi e che fa trasmettere a reti unificate sulla  televisione pubblica <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1QgIZI2PHQE" target="_blank">spot pubblicitari che la dipingono come un&#8217;azienda  dal lato umano</a>. Bell&#8217;esempio.</p>
<div><strong>Che l’Italia sia  cliente affezionato della Libia è cosa nota,</strong> vista che è &#8220;azionista&#8221; di  quasi il 40% delle sue esportazioni energetiche, così come noto che  l’Eni ha concessioni petrolifere in Libia fino al 2035,  investendo in loco circa 50 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni.<br />
<strong><br />
Ma  quanto ancora potrà durare il sostegno a un dittatore che reprime col  terrore la sua gente da quasi 42 anni e che non ha esitato a bombardarla  con i suoi aerei caccia appena è scoppiata la sacrosanta rivolta?</strong></p>
</div>
<p>Questa è l&#8217;ennesima dimostrazione di il governo italiano stia  fallendo su tutta la linea, non ultima la totale indecenza in tema di  rapporti internazionali e di politica estera. Dulcis in fundo, sul caos  libico, il ministro degli esteri Frattini ha osato pure affermare che<em><strong> &#8220;non si deve esportare la democrazia&#8221;</strong></em>.</p>
<p>Con  quale faccia tosta il ministro può dire oggi queste ovvietà, dopo che  il precedente governo Berlusconi nel 2002 e nel 2003 si è reso<strong> complice delle illegali aggressioni all&#8217;Afghanistan e all&#8217;Iraq</strong> proprio nella ridicola giustificazione dell&#8217;&#8221;<em>esportazione</em>&#8221; della democrazia?</p>
<p>Dopo quest&#8217;ennesima  vergogna di un presidente del consiglio che fino a pochi mesi fa si  prostrava a questo sanguinario ospitando la sua tenda, tra il ridicolo  mondiale a Villa Pamphili,<strong> chiediamo che Berlusconi e il suo  vergognoso esecutivo si dimettano immediatamente per chiudere finalmente  uno peggiori capitolli della storia d&#8217;Italia degli ultimi  cinquant&#8217;anni.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Ecco il filmato<br />
</strong></p>
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		<title>Acqua Pubblica? Dopo Parigi ora tocca a Berlino!</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 09:21:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Berliner Wasserbetriebe]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div style="float: left;"><img src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/acqua_pubblica_berlino.jpg" alt="" width="250" height="151" /></div>
<p>Dopo Parigi, Berlino. <strong>Anche la capitale tedesca farà ritorno all’acqua pubblica e grazie al referendum</strong>, quello strumento che <strong>Rifondazione Comunista</strong> auspica possa essere utilizzato in primavera per far esprimere il  popolo italiano contro lo scempio dell&#8217;obbligo di privatizzazione del  servizio idrico nel nostro paese.</p>
<p>Il quesito berlinese chiedeva di pubblicare integralmente il contratto con cui <strong>nel 1999 il Land di  Berlino vendette alle società RWE e Veolia il 49,9%</strong> dell’azienda dei   servizi idrici comunali (Berliner Wasserbetriebe). Il comune di Berlino  ha pubblicato lo scorso novembre circa 700 pagine del contratto di  privatizzazione parziale dove emerge che sono stati garantiti alti  margini di guadagno a RWE e  Veolia, che dal 1999 al 2009 hanno incassato più  utili della municipalità berlinese (1,3 miliardi contro 696 milioni)  nonostante la  città-stato detenga il 50,1% della società.</p>
<p>Il portavoce del comitato, <strong>Thomas Rodek, ha dichiarato molto semplicemente</strong>: “<em>Un bene essenziale come l’acqua non può  essere fonte di profitto, vogliamo che torni in mano pubblica</em>&#8220;. I dati dei promotori sono inequivocabile: <strong>dal  2001 le tariffe dell’acqua sono salite del 35%</strong> (tra le più  ate in Germania) ed <strong>un metro cubo d’acqua costa 5,12 euro quando a  Colonia ne costa 3,26</strong>.</p>
<p>Ora la palla passa al parlamento del Land che dovrebbe votare una legge sulla pubblicizzazione integrale del contratto di  privatizzazione, obiettivo ultimo resta quello di riportare  interamente la Berliner Wasserbetriebe nelle mani pubbliche.</p>
<p><strong>L&#8217;ennesimo segnale di civiltà su un bene comune fondamentale come l&#8217;acqua</strong>,  un segnale che sostiene tutti coloro i quali credono nella necessità  del referendum per abrogare l&#8217;obbligo di privatizzare il 60% delle  aziende idriche e di abrogare il 7% della  remunerazione del  capitale sulle bollette dell&#8217;acqua. Un grande esempio per l&#8217;Italia e per La Spezia. <strong>L&#8217;acqua non deve essere in vendita!</strong></p>
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