“Lutto per la morte del compagno Alfio Bertone, una vita all’insegna del grandissimo impegno politico e sociale”

10 settembre 2020 - Scritto da  
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La federazione spezzina di Rifondazione Comunista piange la morte, avvenuta ieri all’età di 84 anni, del compagno Alfio Bertone, storico militante del partito del circolo 21 Luglio di Sarzana.
Una militanza iniziata da giovanissimo nel Pci e proseguita nel 1991 con Rifondazione Comunista, quando, come tanti altri compagni, Alfio non aderì alla “svolta” della bolognina e la creazione del Pds, contribuendo alla nascita di Rifondazione. Si è sempre definito comunista, tenacemente e con orgoglio.
Alfio, ex impiegato dell’ufficio I.V.A della Spezia, lascia la moglie Anna e i numerosi suoi figli. Non erano figli naturali ma i suoi “figliocci” di ideale, come amava definirli: tanti giovani che nel partito hanno seguito il suo esempio e le sue parole e che oggi, ormai uomini, sono fieri di essere cresciuti con i suoi preziosi insegnamenti.
Alfio è stato infatti una persona di instancabile impegno politico e sociale: fu consigliere comunale a Sarzana e poi consigliere della provincia della Spezia a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, nonché vicepresidente di Anmil e membro di Avis, avendo svolto il ruolo di donatore di sangue per moltissimo tempo.
Inutile sottolineare che la sua figura mancherà moltissimo e non solo a noi. Tutta la federazione spezzina si stringe intorno alla famiglia e ai compagni del circolo 21 Luglio in queste ore di doloroso commiato. I funerali si terranno oggi pomeriggio alle 15.30 in forma civile, con corteo in partenza dalla sua abitazione di via Paganino a Sarzana.
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

“Premi di risultato alla dirigenza Asl 5? Uno schiaffo alla città”

15 agosto 2020 - Scritto da  
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I premi di risultato alla dirigenza di Asl 5 sono uno schiaffo alla città e a chi ha lavorato e continua duramente a lavorare all’interno dell’Ospedale nella disorganizzazione totale rischiando in prima persona. Non ci siamo dimenticati quello che è appena trascorso e di come ancora oggi non si sia ristabilito un servizio sufficiente. Abbiamo assistito a una gestione disastrosa della sanità sia in epoca pre covid sia durante l’emergenza sia nel post Covid.
C’è una assoluta mancanza di prevenzione, non c’è il diritto di ricevere cure per le altre malattie, reparti come oncologia a rischio chiusura.
Servono assunzioni, posti letto e potenziamento dei servizi territoriali e l’internalizzazione dei 158 Operatori Socio Sanitari ed invece si premia chi ha gestito in modo pessimo l’Asl 5 senza rischiare nulla.
Il Covid ha messo in luce, dopo anni di oblio, l’assoluta importanza della sanità pubblica e la necessità che la stessa sia omogenea su tutto il territorio nazionale. Chi andrebbe premiato sono le lavoratrici ed i lavoratori.

Rifondazione Comunista La Spezia

“Solidarietà a Don Luca Palei, i “leoni” dei social sulla scia dei politici spezzini”

31 luglio 2020 - Scritto da  
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I violenti attacchi via social verso la cittadella della Caritas spezzina guidata da don Luca Palei non ci possono lasciare indifferenti.   
Rifondazione esprime forte solidarietà e vicinanza a don Luca e a quel mondo cattolico e laico che compie di continuo operazioni di pace ed accoglienza verso le categorie sociali più deboli, indistintamente dalla nazione di provenienza.  
Ma la perversa e vigliacca psicologia su chi vomita da remoto tanto odio (i celeberrimi leoni da tastiera) non basta a spiegare la situazione che si è venuta a creare in città. Don Luca, infatti, è stato “tirato in ballo” pochi giorni fa in occasione del presunto tentato stupro alla signora che faceva jogging all’area verde di Pegazzano, a pochi passi dalla cittadella della Caritas. 
Sottolineiamo la presunzione in quanto di questo si è trattato: non un fatto accertato, bensì denunciato, di tentata violenza, ancora tutta da provare nelle circostanze e nelle persone accusate. E guarda caso il presunto mostro sarebbe un uomo di colore. 
La presunzione di innocenza, sempre invocata con vesti stracciate quando a venire indagati ed accusati sono politici o “pezzi grossi” di ogni bandiera, è infatti misteriosamente ignorata quando l’accusa tocca a chi non può difendersi in alcun modo.
 
Sono tutti bravi e lesti a fare i garantisti e gridare alla “giustizia a orologeria” quando toccano i potenti. Quando invece c’è un migrante (magari clandestino), un poveraccio, un disoccupato, un drogato, un senzatetto (un ultimo, insomma) si grida senza filtri all’assassino, allo stupratore, al ladro, si invoca la forca, la castrazione chimica e altre idiozie, degne delle bocche di chi le pronuncia senza curarsi del minimo senso di decenza. 
Dal sindaco Peracchini all’assessore Medusei, da Cenerini e compagnia cantante (stranamente tutti più o meno in rampa di lancio elettorale) è stato un balletto vomitevole e indegnoche ci ha fatto vergognare di essere spezzini, celebri nel mondo per la propria ospitalità senza frontiere. Allora ci viene il leggerissimo sospetto che tutto questo caos politico-mediatico (i giornali purtroppo non si sono risparmiati nello scrivere a caratteri cubitali la parola “Stupro” nei titoli e nelle locandine) sia stata solo una bieca strumentalizzazione elettoralistica, raffinata ed antica arte di cui partiti come la Lega di Salvini sono veri e propri leader nel settore (basti ricordare il caso Traini di Macerata, accaduto due anni fa poco prima delle elezioni politiche 2018).
 Non si è vista, ad esempio, né dai politici, nè dai social, la stessa veemenza accusatoria riguardo al recente scandalo della caserma dei Carabinieri di Piacenza Levante. Ci auguriamo che le forze dell’ordine, così come gli organi inquirenti, compiano serenamente il loro lavoro nel rispetto della legge, della Costituzione e nei diritti sia dell’accusato e dell’accusatore. 
Dalla politica spezzina, visto il livello, non ci aspettiamo proprio nulla.
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

“Cordoglio per la vittima della tragedia all’Rsa San Vincenzo, ripensare a un nuovo modello di sanità pubblica”

25 luglio 2020 - Scritto da  
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Rifondazione Comunista spezzina esprime profondo cordoglio per l’anziana vittima della tragedia di questa notte accaduta nella Rsa San Vincenzo del Canaletto. 

Siamo vicini alle famiglie degli anziani coinvolti e ai lavoratori della struttura. Prima di giudizi nel merito è giusto attendere le conclusioni delle indagini per chiarire le cause di questo incendio che ha portato la morte a una persona e alla grave intossicazione di altre quattro.
Una tragedia che coinvolge la parte della popolazione certamente più fragile e pone ancora una volta in evidenza il problema più scottante emerso in questi mesi di grave emergenza, quello della sanità spezzina e ligure.
La fortissima carenza di medici e infermieri in Asl 5 denunciata in questi giorni sulla stampa dalla dottoressa Michela Ardini, la pessima gestione dell’emergenza Covid-19, la mancanza di una struttura ospedaliera adeguata e il pericoloso interesse della politica alla privatizzazione spinge a chiedere a gran voce un’inversione a U della gestione della sanità.
Che dovrà essere necessariamente potenziata, finanziata, ben amministrata e soprattutto pubblica. Prima che sia troppo tardi.
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

“Intitolazione via a Norma Cossetto: ennesima offesa alla città del duo Asti-Peracchini”

25 luglio 2020 - Scritto da  
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L’ineffabile “banda della toponomastica” spezzina Asti-Peracchini colpisce un’altra volta la nostra città. La giunta di centrodestra sembra avere una particolare predilezione per vie, piazze e relative intitolazioni quantomeno improvvide e di certo non innocue. Perché dietro alle facce in apparenza bonarie del duo capace di sconvolgere istituzioni come Tuttocittà e Google Maps, si nasconde un problema politico enorme che non possiamo non evidenziare. Nominare uno spazio pubblico a Norma Cossetto, uccisa dai partigiani comunisti nel 1943, è infatti una vergogna “alla Pansa” che deve essere chiarita e contestualizzata, per ben comprendere cosa si cela dietro questa operazione. E’ opportuno ripassare la Storia che Asti, da buon – ex – assessore alla cultura, deforma a suo piacimento e per i suoi scopi elettoralistici.

Forse l’assessore dimentica che la seconda guerra mondiale è stata causata solo ed esclusivamente da fascismo e nazismo, unici responsabili di 60 milioni di morti sparpagliati per i cinque continenti? Questi morti, soldati e civili, sono tutte vittime, dirette o indirette di chi seguì Hitler, Mussolini e l’impero giapponese in quell’abominio di cui anche la tragedia istriana è una conseguenza. Ma le morti hanno un peso totalmente diverso, che deve essere ribadito, altrimenti si è complici della stortura in corso.
Gli jugoslavi furono infatti invasi, torturati e schiavizzati dai fascisti italiani prima e dai nazisti poi. I partigiani comunisti guidati da Tito sono riusciti a liberare da soli la loro terra dopo quattro anni terrificanti di lotta, al prezzo di indicibili sofferenze.
Norma Cossetto è stata una vittima, certamente innocente a livello personale, della lotta di liberazione jugoslava. Vittima del grande tritacarne della seconda guerra mondiale. Ma era figlia di un dirigente del partito fascista che occupava quel territorio: questo la giunta spezzina sembra volerlo ignorare. Non molto tempo fa anche lo storico Alessandro Barbero, volto molto noto della cultura italiana e popolarissimo su internet, si era espresso sull’importanza della separazione tra storia e memoria.
Esse corrono parallelamente ma non sono la stessa cosa ed è bene tenerlo a mente, altrimenti si compie quella confusione, specie nei più giovani, che si chiama revisionismo storico.
Un’arma che certi pseudo intellettuali e politici hanno utilizzato in questi anni per criminalizzare il comunismo (e dunque tutto il movimento della sinistra) cioè la forza che ha sconfitto e distrutto il nazifascismo in Europa. Noi non lo possiamo tollerare. L’assessore Asti, che da poco è passato a Fratelli d’Italia concludendo la stessa acrobatica parabola (da post-socialista a post-fascista) compiuta da qualcun altro in passato, queste cose le dovrebbe sapere. 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Rifondazione Comunista ricorda i fatti del 21 luglio 1921 a Sarzana

21 luglio 2020 - Scritto da  
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Luglio 1921. Sarzana maggiore città della Val di Magra, era amministrata dal Partito Socialista, con il sindaco Pietro Arnaldo Terzi e con all’interno della giunta anche una presenza di Comunisti, reduci dalla scissione del congresso di Livorno del 22 gennaio. Una città con una forte tradizione a sinistra, grazie alla presenza operaia e contadina della popolazione, che ne diede dimostrazione anche nelle elezioni nazionali del maggio 1921, dove il Partito Socialista ottenne il 47,07% e il Partito Comunista il 13,25%.

Da molti mesi, prima del 21 luglio, Sarzana subì aggressioni di squadracce fasciste. Il primo episodio risale al 29 maggio, quando nella frazione di Falcinello tre giovani intenti a cantare “Bandiera Rossa” furono uccisi da 8 colpi di rivoltella, sparati da tale Giuseppe Frolli. Il 12 luglio, per l’inaugurazione del fascio di Pontremoli, la squadra di Renato Ricci, noto squadrista carrarese, sostò a Sarzana e, dopo uno scontro con la popolazione, uccise un operaio estraneo ai fatti, tale Luigi Gastaldelli, che stava rincasando. In questo contesto, il 13 luglio gli antifascisti di Portovenere accolsero le camicie nere con lanci di vasi di fiori dalle finestre e bastonature; le camicie nere, fuggendo dal centro del paese, uccisero a sangue freddo il giovane operaio Giovanni Mastrilli. L’omicidio del fascista Pietro Procuranti di Tendola, avvenuto il 15 luglio per motivi non riconducibili alla politica, diede agli squadristi della vicina Carrara, capitanati sempre da Renato Ricci, il pretesto per un’altra azione che ebbe luogo 17 luglio, nel paese di Monzone, luogo natio di Procuranti, e dove si doveva tenere il comizio di Del Ranco, esponente comunista. I fascisti assaltarono la cooperativa cittadina e, negli scontri che seguirono, furono uccisi i comunisti Dino Rossi e Primo Garfagnini. Assaltarono anche l’abitato di Santo Stefano di Magra e, nel corso dell’azione, ci furono diversi feriti e due vittime, Luigi Del Vecchio e Edoardo Vannini. Ripartiti e giunti presso Sarzana, in località “tiro a segno”, i fascisti uccisero un passante estraneo ai fatti, Silvio Spadaccini. Dopo questi omicidi e varie provocazioni, la delegazione fascista fu arrestata e tradotta nelle carceri della cittadella.

Questi arresti provocarono una spedizione fascista e squadrista proveniente dalla Toscana, che il prefetto di Massa, a differenza di quello di Parma che fermò il fascista Farinacci e i suoi, non fece nulla per evitare. Lo squadrone, capitanato da Amerigo Dumini, che poi pochi anni dopo ritroveremo nella cronaca nazionale in quanto caposquadra che uccise l’onorevole Matteotti, partì dalla Toscana e si fermò a Carrara da dove proseguì lungo i binari della ferrovia, con l’obbiettivo di arrivare a Sarzana a sorpresa, liberare Renato Ricci e mettere a ferro e fuoco la cittadina rossa che non si era piegata alla propaganda fascista. Tuttavia, inaspettatamente, alla stazione di Sarzana, trovarono ad attenderli i Reali Carabinieri, che, sotto il comando del capitano Guido Jurgens, tentavano di difendere le istituzioni regie. Accanto a loro, vi era un’ampia delegazione dell’organizzazione degli Arditi del Popolo, una milizia costituitasi a Roma nel giugno 1921 da Argo Secondari e formata da arditi, ex reduci e proletari, con sentimenti antifascisti. La rappresentanza sarzanese degli Arditi, comandata da Delfini e Isoppo, si costituì come comitato di difesa popolare composto non solo da sarzanesi ma anche da provenienti dalle zone limitrofe e da contadini e operai, forti dello sciopero proclamato in quei giorni. Nella giornata del 21 Luglio 1921, essi difesero con le armi la città, cacciando da  Sarzana la delegazione fascista, che, però, riuscì ad ottenere il rilascio di Ricci e della sua banda. Nessun fascista fu arrestato o disarmato; nel tragitto del ritorno, il treno che li trasportava per ricondurli in Toscana fu preso a fucilate dai contadini presso la stazione di Luni. Vi furono in totale 14 morti e altrettanti feriti e ciò causò molte ritorsioni da parte dei fascisti, che uccisero anche due contadini lunensi nelle giornate successive per vendicare i morti di Sarzana.

Il Presidente del Consiglio, Ivanoe Bonomi, mandò l’Ispettore Trani ad occuparsi della vicenda. L’ispettore era un uomo dello stato, che credeva alla giustizia, e si oppose all’ordine del prefetto di disarmare i contadini, come se appartenessero all’esercito di un Paese straniero, perché riteneva che prima dovessero essere disarmati i fascisti, in quanto aggressori. La situazione politica nazionale, il mancato appoggio dei Socialisti al Governo Bonomi e la pacificazione tra il Fascio Nazionale e il Partito Socialista, ebbero ritorsioni politiche anche a Sarzana. Trani fu richiamato a Roma e, al suo posto, subentrò Rossi, filofascista che fece disarmare e arrestare i contadini, e che, con una dura repressione, colpì in particolare gli Arditi e i Comunisti.

Con molto orgoglio sosteniamo, citando il Presidente Pertini, che: “se tutte le città d’Italia avessero fatto come Sarzana, il fascismo non sarebbe passato”.

22 anni dopo, nel 1943, durante la Resistenza, Sarzana e la vallata del Magra seppero mostrare ancora all’Italia intera il valore antifascista e democratico.

Ora e sempre resistenza!!

Rifondazione Comunista,

federazione provinciale La Spezia

Fedi: “C’e’ bisogno di accessi al mare, si restituiscano i bagni riservati ai militari”

13 luglio 2020 - Scritto da  
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In questi ultimi anni si parla molto di patriottismo, di interesse generale, di sacrificio, e crediamo che i vari corpi delle forze armate di Difesa, dalla Marina Militare all’Areonautica e all’Esercito, possano dimostrarlo in questa fase storica così stressante e delicata per tutti e tutte.

Come? Ad esempio restituendo alla popolazione una buona parte degli spazi esclusivi a loro concessi. Pensiamo al bagno Ufficiali di Maralunga (Lerici) o al campeggio dell’Areonautica del Pozzale (Isola Palmaria): luoghi da sempre interdetti a una libera fruizione, diventati negli anni un vero e proprio privilegio per militari e i loro parenti, come fossero proprietà private.
Tuttavia questi spazi sono proprietà dello Stato, nonché beni comuni per l’accesso al mare e per la loro precisa connotazione naturalistica, e non vi è alcun valido per motivo, tantomeno strategico-militare, per esser riservati solo ad una piccolissima parte della popolazione. Per questo, e per andare incontro alle necessità e al diritto di svago in sicurezza, sarebbe un bel gesto che questi corpi armati rinunciassero al loro privilegio esclusivo nell’interesse generale.

E’ di ieri la notizia riguardante il Pozzale dove l’Aeronautica sta ostacolando il passaggio alla spiaggia occludendo il sentiero di accesso che passa all’interno della loro servitù. Lo consideriamo un gesto di una prepotenza inaccettabile: godere di spazi unici al mondo non dovrebbe essere un privilegio per pochi militari, ma un diritto da difendere e non ostacolare con metodi subdoli e di stampo privatistico.
E’ ora di cominciare a restituire ciò che è di tutti e tutte, di aprire spazi, di renderli accessibili. Perciò auspichiamo che le forze armate sappiano farlo presto e di loro spontanea volontà.
Sarebbe un bel gesto, un gesto davvero patriottico.

Verushka Fedi,
segretaria provinciale di Rifondazione Comunista

Adesione Prc al presidio per la sanità: “Per non dimenticare la gestione Covid “

20 giugno 2020 - Scritto da  
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Oggi ne paghiamo ancora le conseguenze con la chiusura del Cup, con decine e decine di malati che ancora non possono accedere alle cure e con la prevenzione che è totalmente saltata non potendo prenotare esami. Una situazione che deve essere denunciata ogni giorno e che non possiamo continuare a subire. Mancano posti letto, manca personale medico sanitario, i medici di famiglia costretti a passare ore al telefono per prenotare visite mediche urgenti a un centralino di genova. L’annuncio dei privati nella gestione di quello che sarà il nuovo ospedale Felettino deve farci capire che nulla vuole cambiare la classe politica che ha gestito questa emergenza.
Per questo aderiamo con convinzione e determinazione alla manifestazione di domani, venerdì 19 giugno, indetta dal Manifesto della Sanità, in via Fazio alle 10 sotto la sede Asl. 
Invitiamo tutte e tutti i cittadini a farsi sentire, a non dimenticare quello che e’ stato e quello che sara’ la gestione del servizio sanitario. E’ ora di alzare la voce tutt* insieme.
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

“Solidarietà al ragazzo vittima dell’attacco di Casapound: chiudere subito le sedi neofasciste spezzine”

8 giugno 2020 - Scritto da  
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Esattamente un anno fa presentavamo un esposto all’autorità giudiziaria per richiedere la chiusura della sede neofascista spezzina di Casapound, che ritenevamo essere una provocazione intollerabile per il nostro territorio e un rischio concreto per l’incolumità dei cittadini.

Siamo stati facili profeti. Oggi abbiamo avuto la conferma della bontà della nostra azione, dato che la questura ha rivelato come siano stati proprio alcuni militanti di Casapound gli autori dell’aggressione al ragazzo spezzino avvenuta in pieno centro lo scorso sabato.
Nell’esprimere solidarietà alla vittima del vile pestaggio, ribadiamo come sia assolutamente necessario che si prendano immediati provvedimenti per chiudere una volta per tutte le sedi neofasciste cittadine, assicurando alla giustizia questi criminali pronti a seminare odio, violenza, razzismo per le vie della nostra città.
 
Rifondazione Comunista Sp
Sinistra Italiana Sp
E’ Viva – La Sinistra Sp

“Ciao Andrea Gianella, compagno di mille battaglie per la sanità pubblica”

16 maggio 2020 - Scritto da  
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La federazione provinciale spezzina di Rifondazione Comunista piange la prematura morte del compagno Andrea Gianella, avvenuta la scorsa notte all’età di 72 anni. 

Andrea è stato non solo uno storico iscritto del Prc dai primi anni ’90 ma anche un uomo dallo straordinario impegno politico e sociale, lungo circa mezzo secolo. 
Le sue esperienze di lotta sono infatti cominciate attivamente nel movimento del ’68 sarzanese fino ad arrivare al sostegno di Spezia Bene Comune e di Potere al Popolo nel 2017 e nel 2018.
Il suo impegno si era manifestato anche nel mondo del suo amato lavoro, quello di infermiere professionale nella sanità pubblica. Tra il 1978 e il 1989 prestò servizio negli ospedali della Lombardia dove fu responsabile sindacale per la Cgil nel consiglio dell’Usl di Tradate (Varese) per poi trasferirsi nell’allora Usl Val di Magra e poi nella Asl 5 spezzina. E’ stato in seguito formatore degli operatori sanitari e coordinatore delle attività infermieristiche nel servizio territoriale di salute mentale di Val di Magra e Val di Vara. Le sue importantissime battaglie contro la trasformazione della sanità pubblica in “azienda” e le sue relative esternalizzazioni dedite al profitto e non alla salute delle persone sono rimaste un vivo monito per tutti. In questi tristi giorni, dove i problemi cronici della mala gestione della sanità sono esplosi causa della pandemia Covid-19, l’evidenza dei fatti sta dando ragione ad Andrea.
Gianella ha fatto anche parte del comitato per il completamento dell’ospedale di Sarzana ed è stato membro del direttivo provinciale della Cgil-Funzione Pubblica spezzina. Antifascista militante, ha sempre prestato collaborazione al collettivo Archivi della Resistenza di Fosdinovo e alle associazioni antirazziste del territorio. L’intera Sinistra spezzina ha perso un uomo di grandissimo valore umano e politico, e già ne sentiamo la mancanza.  Alla moglie Caterina e ai suoi familiari va tutto il nostro abbraccio e affetto in questo momento di grande dolore. Chi ha compagni non muore mai. Ciao Andrea!
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

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