E’ nata Oltre le Parole, Associazione Familiari Vittime sul Lavoro: “Sensibilizzare i cittadini con la cultura della sicurezza sul lavoro”

14 aprile 2011 - Scritto da  
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Si è tenuta questa mattina presso la sala consiliare della Provincia della Spezia la presentazione di Oltre le Parole, Associazione Familiari Vittime sul Lavoro. Costituita dai parenti delle vittime sul lavoro nello spezzino, Oltre le Parole è un’associazione culturale che ha l’obbiettivo di sensibilizzare, attraverso la cultura, tutta la cittadinanza, a partire dagli studenti, sul gravissimo e sempre attuale tema degli incidenti sui luoghi di lavoro.

I fondatori dell’associazione sono stati ricevuti da S.E il Prefetto della Spezia Giuseppe Forlani a cui è stata consegnata targa-ricordo in omaggio a tutta la cittadinanza della provincia per la sensibilità dimostrata su questo gravissimo argomento. Il prefetto si è reso disponibile a far avere un’analoga targa preparata dall’associazione per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della sua imminente visita alla Spezia prevista per il prossimo giugno.

Lo stesso omaggio è stato consegnato al sindaco della Spezia Massimo Federici e l’assessore provinciale alla cultura Paola Sisti, intervenuti nel corso della presentazione alla quale hanno assistito i rappresentanti di ASL, INAIL, Ispettorato del Lavoro, ANMIL, FAND, Opsa, Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato, oltre a numerosi cittadini.

Nel discorso introduttivo, la presidentessa Vincenza Medici, oltre a ringraziare sentitamente tutti i presenti, ha voluto ricordare i lavoratori caduti negli ultimi anni nel nostro territorio e in particolare l’ultimo in ordine cronologico, Federico Severino, il ragazzo di soli trent’anni morto lo scorso 1° aprile mentre stava lavorando sulla passerella della stazione ferroviaria di Sarzana.

“Avvicinare il mondo della cultura a quello del lavoro, affiancare i due linguaggi, quello delle cifre che spietatamente dichiarano questi infortuni e quante malattie professionali colpiscono i lavoratori, a quello dell’arte, del teatro e della letteratura, è un lavoro prezioso e necessario per uscire dal luogo comune, autoassolvente, che gli infortuni e le malattie professionali siano un problema fuori da noi: un problema degli altri, dei datori di lavoro e di chi lavora. Come se ciascuno di noi non appartenesse a una delle due categorie (o quantomeno aspirasse ad appartenervi) e quindi non fosse inevitabilmente parte del problema“.

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