La Spezia, vicino a Napoli

28 gennaio 2012, by  
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di William Domenichini (tratto da DemocraziaKm0.org)

Con voto unanime la giunta del comune della Spezia ha approvato, su proposta dell’assessora alla partecipazione Simona Cossu, la delibera di adesione al Forum dei Comuni per i Beni Comuni, proposto dal sindaco partenopeo De Magistris. L’ultimo passo di un percorso lungo e difficile.

Alla Spezia chi dice beni comuni scrive anche Acam, una holding a capitale pubblico, mutogenesi dell’Azienda consortile acqua metano, che è divenutata multiutility: quasi 1000 lavoratori per gestire il ciclo dei rifiuti, la distribuzione del gas, e il servizio idrico integrato. 21 comuni spezzini affidano ad Acam i loro tubi, rubinetti e fogne in house providing, dalla proprietà pubblica al controllo analogo passando per la prevalenza dell’attività svolta con i comuni titolari del capitale societario. Ma sul destino di questa azienda pende un macigno di quasi 400 milioni di indebitamento e di un bilancio che da poche speranze di invertire la rotta con domanda ed offerta.

Il passaggio dall’obsoleto consorzio all’avveniristica SpA avvenne tra i tintinnii dei calici dei convertiti al dogma del mercato, passando dall’economia di Stato alle liberalizzazioni in un batter d’ali. Tuttavia è bastato poco per sentir il fischiare del vento dei mercati e l’infuriare della bufera dei debiti: i canti di Resistenza che oggi passano l’Atlantico riecheggiano nelle terre dove i partigiani, oltre la linea gotica, li cantarono ancor prima degli indignati.

In regime di monopolio naturale la libera volpe fa razzia nel libero pollaio ed Acam si avvita in un’inesorabile una spirale debitoria con lo stesso cliché di altre scale di grandezza. Le soluzioni proposte sono da accanimento terapeutico e l’antesignano di Monti in salsa spezzina, l’a.d. Ivan Strozzi, ex Iride SpA (oggi Iren), mesi prima del governo bocconiano, intraprende diete dimagranti che non garantiscono pareggi di bilancio, invocati invano con tagli incompatibili con l’andamento dei tassi ed interessi che accumulano nuovo debito senza fine, senza uno straccio di prospettiva che valorizzi l’azienda ma poche linee guida che la renda appetibile al primo acquirente.

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Domenichini: “Contro liberalizzazioni antidemocratiche, un “piano industriale” per i beni comuni”

19 gennaio 2012, by  
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Non sono bastate le stangate fiscali, i giri di vite sulle pensioni, i continui tagli agli enti locali, il logorante ed incessante attacco ai diritti dei lavoratori, la totale assenza di prospettive per le giovani generazioni sempre più precarie. Il governo Monti, in perfetta continuità con ciò che ha fatto in questi anni il governo Berlusconi, sta riproponendo il processo di privatizzazione alludendo anche al servizio idrico. Alcuni suoi ministri dichiarano spudoratamente che il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e annunciano interventi “che non vadano contro il voto referendario” sulla gestione dell’acqua.

Va detto chiaramente che è democraticamente inammissibile qualunque provvedimento che vanifichi, umili e calpesti l’espressione elettorale di oltre 27 milioni di italiani: il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini di questa Repubblica hanno scelto in massa la gestione pubblica dei servizi, non solo dell’acqua, e l’eliminazione di una rendita garantita nel servizio idrico come il 7% di remunerazione del capitale.

Sin dal primo giorno dell’insediamento del governo “tecnico”, dichiarammo che nulla sarebbe cambiato rispetto al biennio berlusconiano, e così è nei fatti: siamo passati da un esecutivo sotto ricatto della finanza internazionale ad un governo che ne è espressione immediata e diretta. Entrambi i governi sono stati e sono sostenitori di una feroce volontà privatizzatrice e dall’assenza di rispetto per la Democrazia. Oggi si dice di voler salvare l’Italia, ma nei fatti la si vuol svendere a colpi di decreto.

In questi ultimi tre anni Rifondazione Comunista è stata protagonista alla Spezia, dalle piazze con la banda del Quorum alle istituzioni dove siamo presenti, di una battaglia unica nel nostro panorama politico: grazie alla nostra tenacia e convinzione oggi l’ipotesi di salvataggio di Acam non contempla la svendita dell’acqua a società quotate con soci azionari con sedi legali in paradisi fiscali, ma intravede la necessità di una società pubblica, unica vera soluzione che riesca a sostenere la garanzia del servizio e la tutela dei lavoratori.

Chi ci stigmatizzò definendoci demagogici oggi ha dimostrato con il suo silenzio, o le proprie dimissioni, che le nostre “utopie” sono l’unica soluzione possibile. A questo risultato occorre dare attuazione andando ad applicare ciò che i referendum hanno stabilito, puntando sulla costituzione di una società speciale soggetta a diritto pubblico, come è stato fatto a Napoli, e strutturando un vero “piano industriale” dei beni comuni, in cui i servizi non vengano concepiti come oneri ma come possibilità di sviluppo, di lavoro, di buona occupazione. Su questo elemento riapriamo il confronto, consapevoli che non c’è tempo da perdere.

Un appuntamento importante sarà il 28 gennaio a Napoli, per la “Rete dei Comuni per i beni comuni”, proposta dal sindaco di Napoli De Magistris. Un altro elemento di grande attenzione alla tematica della Democrazia, della Partecipazione e della Sostenibilità, un elemento sostanziale oggi, in un Paese governato da chi ritiene che tutto sia mercificabile.

Oggi salvare il nostro Paese vuol dire recidere gli interessi di grandi capitali sui beni di tutti, non certo acuminare gli artigli di chi vuole depredarli. La nostra battaglia continua: l’acqua e tutti i beni comuni, elementi essenziali all’esistenza ed alla dignità della vita, non devono essere oggetto di profitto.

William Domenichini
Resp. Beni comuni e Ambiente (Prc La Spezia)

“Un brindisi all’acqua pubblica per chiudere l’anno del vittorioso referendum sui beni comuni”

30 dicembre 2011, by  
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Questa mattina una delegazione della federazione spezzina di Rifondazione Comunista si è recata presso le redazioni delle testate giornalistiche di Sarzana e La Spezia consegnando bottiglie di spumante etichettato con il simbolo dell’Acqua Bene Comune per chiudere il 2011 con un brindisi all’acqua pubblica.

Un modo per ricordare un 2011 all’insegna della straordinaria vittoria referendaria del giugno scorso quando gli italiani e gli spezzini hanno espresso perentoriamente, con i loro SI, che i beni comuni non sono negoziabili e non possono essere alla mercè del capitalismo finanziario e della speculazione.

Una vittoria di Rifondazione Comunista e dei tanti movimenti spezzini che alla Spezia si è trasformata nell’importante risultato dell’avvio del percorso di pubblicizzazione del servizio idrico nella nostra provincia dopo il pericolo-privatizzazione paventato dall’accorpamento della multitutility Hera, società quotata in borsa, con la spezzina Acam.

Rifondazione aveva proposto fin dall’inizio, tra lo scetticismo generale, che l’acqua rimanesse pubblica sia nella proprietà delle reti sia nella gestione del servizio di distribuzione. I consiglieri comunali Prc hanno presentato e fatto approvare, durante tutto il corso del 2011, la modifica degli statuti comunali, inserendo il principio che l’acqua è un bene comune sul quale nessuno può far valere logiche di profitto. Tale modifica è stata approvata ad Arcola, Follo, Ortonovo, Castelnuovo, Lerici, Levanto, Santo Stefano e Vezzano.

Per questo motivo Rifondazione festeggia il 2011 anche se resterà un anno amaro, all’insegna delle grandi difficoltà di una popolazione alle prese con una disoccupazione crescente e un impoverimento generale contro il quale si dovrà combattere senza indugi: questa sarà la grande sfida di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra per il 2012.

Nel frattempo auguri a tutti!

Rifondazione Comunista
federazione provinciale La Spezia

Bramanti: “Noi determinanti per l’acqua pubblica alla Spezia”

7 dicembre 2011, by  
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«Se alla Spezia l’acqua rimarrà pubblica il merito è di Rifondazione Comunista».

Così la segretaria provinciale del Prc Chiara Bramanti, rivendica il ruolo del suo partito dall’indomani dell’addio alla fusione Acam-Hera e della decisione di costituire una società idrica ad indirizzo pubblico. «Ci siamo ribellati al pensiero unico» prosegue la Bramanti «nell’intransigenza verso la privatizzazione, in linea con il nostro sostegno al referendum di giugno e con il voto espresso dai cittadini che hanno voluto fortemente l’acqua pubblica».

Vi ritenete l’unica forza politica ad averci creduto?

«La nostra è stata una coerenza che altri hanno dimostrato di non avere, nonostante qualcuno tardivamente abbia appoggiato la battaglia referendaria. Da questa vicenda escono sconfitti i molti esponenti della classe politica locale che nei mesi scorsi ci avevano accusato di utopismo, irresponsabilità e demagogia».

Qual è stato il vostro ruolo nelle istituzioni locali?

«Abbiamo sempre proposto, soli contro tutti, che l’acqua rimanesse pubblica sia nella proprietà delle reti sia nella gestione del servizio. Siamo riusciti a portare nei consigli comunali le istanze dei movimenti a partire dalla modifica degli Statuti, inserendo il principio che l’acqua è un bene comune sul quale nessuno può far valere logiche di profitto. E ciò è stato votato ad Arcola, Follo, Ortonovo, Castelnuovo, Lerici, Levanto, Santo Stefano e Vezzano».

Come agirete nei confronti dei lavoratori Acam?

«Abbiamo costruito un rapporto continuo con molti lavoratori Acam e anche col loro contributo abbiamo attuato un percorso di resistenza verso la fusione che si dava come unica soluzione salvifica. Ora vigileremo perché non ci siano nuovi tentativi di introdurre una privatizzazione mascherata, accentuando l’impegno per la difesa dell’occupazione in Acam e per il rilancio industriale dell’azienda, un patrimonio per il nostro territorio».

Siete reduci dal congresso di Napoli, dove il sindaco De Magistris ha già fatto approvare una società pubblica di controllo idrico…

«Siamo orgogliosi di essere riusciti ad intraprendere la medesima strada qui alla Spezia. La nostra battaglia è in continuità con la scelta del comune di Napoli e di altre comunità europee come Parigi e Berlino, un segnale di civiltà che deve essere completato».

Cosa proponete ora?

«Che il tavolo di confronto ottenuto sull’acqua porti a una società idrica a diritto pubblico e che si ponga la questione del ruolo delle società pubbliche. Su questo terreno non accetteremo soluzioni preconfezionate. L’avvio della ripubblicizzazione di Spezia Risorse dimostra che la fallimentare politica delle privatizzazioni può e deve essere superata».

Quali sono le vostre prossime iniziative?

«Il nostro impegno non si esaurisce e trae nuova forza da questo straordinario risultato. Siamo pronti a lottare anche sulle nuove privatizzazioni che il governo Monti vuol mettere in campo, in continuità con quelle già proposte da Berlusconi».

Acqua pubblica alla Spezia!

6 dicembre 2011, by  
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Nella puntata  di Tele Liguria Sud del 5/12/11 William Domenichini di Rifondazione Comunista commenta la vittoria nella battaglia per l’acqua pubblica alla Spezia, una vittoria che poggia sui 100.000 spezzini che hanno chiesto che i servizi pubblici locali non si privatizzino.

Il 18 febbraio 2009 Rifondazione ottenne l’impegno a scorporare la società idrica da ogni ipotesi di privatizzazione -Ordine del giorno 112/2099 - pdf (pdf - 34.76 kB)-, oggi questo impegno è stato mantenuto. Ora azienda speciale, come a Napoli!

Rifondazione spezzina ha vinto la battaglia sull’acqua pubblica!

30 novembre 2011, by  
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STRAORDINARIO RISULTATO OTTENUTO GRAZIE ALLA LOTTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA NEI CONSIGLI COMUNALI E NELLE PIAZZE

Fin dall’inizio dell’odissea Acam, Rifondazione Comunista della Spezia aveva contrastato l’ipotesi di privatizzazione dell’acqua attraverso la fusione di Acam in Hera, società quotata in Borsa e della quale sono proprietarie anche parecchie banche, alcune delle quali con sede nei paradisi fiscali.

Una posizione coerente con il nostro sostegno al referendum del 12/13 giugno scorso ed in linea con il voto espresso da 101.188 cittadini della nostra provincia, che votando hanno detto chiaramente che l’acqua doveva rimanere pubblica. La nostra è stata una coerenza che altri hanno dimostrato di non avere, e nonostante tardivamente abbiano appoggiato la battaglia referendaria, alla Spezia hanno proposto la privatizzazione dell’acqua come unica possibile soluzione della crisi di Acam.

Per questa ragione, nei confronti con le altre forze politiche sul futuro di Acam, abbiamo sempre proposto, soli contro tutti, che l’acqua rimanesse pubblica sia nella proprietà delle reti sia nella gestione del servizio di distribuzione. Per questa ragione in tutti i comuni abbiamo chiesto la modifica degli Statuti, inserendo il principio che l’acqua è un bene comune sul quale nessuno può far valere logiche di profitto, facendola approvare dai Consigli Comunali di Arcola, Follo, Ortonovo, Castelnuovo, Lerici, Levanto, Santo Stefano e Vezzano.

Oggi, grazie alla nostra battaglia politica lunga e difficile, tutto questo è diventato realtà: alla Spezia l’acqua rimarrà pubblica. Ma il nostro impegno non si esaurisce qui e trae nuova forza da questo straordinario risultato. Vigileremo affinché non ci siano nuovi tentativi di introdurre una privatizzazione mascherata, accentuando l’impegno per la difesa dell’occupazione in Acam e per il rilancio dell’azienda, in linea con il modello proposto ed accolto.

La nostra battaglia contro la privatizzazione dell’acqua è in continuità con la scelta del comune di Napoli e di altre comunità italiane ed europee (come Parigi e Berlino) ed è un segnale di civiltà.

Da questa vicenda escono sconfitti, sbugiardati e ridicolizzati anche i molti esponenti della classe politica spezzina e regionale che nei mesi scorsi avevano dichiarato, con superficialità e pressappochismo, che non era possibile mantenere il carattere pubblico del servizio idrico spezzino accusandoci di utopismo, di irresponsabilità e di demagogia elettorale.

Abbiamo dimostrato che la nostra utopia è l’interesse della collettiva spezzina e dei lavoratori di Acam. Anche l’avvio della ripubblicizzazione di Spezia Risorse dimostra che la fallimentare politica delle privatizzazioni può e deve essere superata.

Rifondazione propone che il tavolo di confronto tecnico-politico tra i partiti e gli Enti locali, che é aperto sul tema dell’acqua, vada ad investire più in generale la tematica ed il ruolo delle società pubbliche, per portare avanti una battaglia vincente che tuteli lavoratori e beni comuni.

 

Nella puntata  di Tele Liguria Sud del 5/12/11 William Domenichini di Rifondazione Comunista commenta la vittoria nella battaglia per l’acqua pubblica alla Spezia, una vittoria che poggia sui 100.000 spezzini che hanno chiesto che i servizi pubblici locali non si privatizzino.

Il 18 febbraio 2009 Rifondazione ottenne l’impegno a scorporare la società idrica da ogni ipotesi di privatizzazione -Ordine del giorno 112/2099 - pdf (pdf - 34.76 kB)-, oggi questo impegno è stato mantenuto. Ora azienda speciale, come a Napoli!

Bramanti: “Su Acam si eviti di stigmatizzare le opinioni altrui e si lavori per un confronto”

22 luglio 2011, by  
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La segreteria provinciale spezzina di Rifondazione Comunista esprime totale disappunto per le recenti dichiarazioni degli assessori regionali in merito alla vicenda Acam, lesive di ogni dialettica seria e responsabile tra forze che governano insieme questo territorio.Le nostre posizioni sull’acqua, note da tempo, sono rafforzate dal voto inequivocabile di milioni di cittadini al referendum, rispetto al quale siamo stati immediati sostenitori.

A differenza della stragrande maggioranza dei partiti, abbiamo sempre creduto di volere i beni comuni, soprattutto l’acqua, fuori dalle regole del mercato. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto nel comune capoluogo di intraprendere una gestione del ciclo dei rifiuti che vada verso Rifiuti Zero escludendo ogni ipotesi di incenerimento, causa di ulteriore danno alla salute pubblica.

Tali proposte, da anni nel nostro dna politico, sono da tempo negli atti delle istituzioni in cui siamo presenti, per cui è superfluo doverlo ricordare di continuo, soprattutto a chi è stato assessore del comune capoluogo, contrastandole ogni volta.

Oggi le stesse sono diventate conquiste, confermate dallo straordinario esito referendario. Negarle, o attribuirle a propaganda elettorale, è pura mistificazione. Com’è possibile continuare a stigmatizzarle, invece di discuterle responsabilmente come ha fatto la segreteria provinciale del Pd, che ha stabilito con noi di aprire un tavolo tecnico-politico?

Restiamo convinti che il voto dei cittadini non vada tradito e debba essere l’occasione di aprire una nuova stagione politica per la difesa dei beni comuni.
Un’opportunità che finalmente non vede Rifondazione isolata, ma unita con i soggetti sociali che hanno animato e vissuto la campagna referendaria.

Apprezziamo e condividiamo le recenti prese di posizione del Comitato Acqua Bene Comune e di Sel, e auspichiamo che altre forze del centrosinistra, a partire dall’Idv, facciano altrettanto. Lanciamo infine l’appello a tutti coloro che hanno a cuore i beni comuni a una grande iniziativa unitaria per l’acqua pubblica.

Chiara Bramanti
Segretaria provinciale Rifondazione Comunista La Spezia

Romeo: “Le farneticazioni del consigliere Davide Parodi”

22 luglio 2011, by  
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Leggo alcune dichiarazioni del consigliere Parodi circa la discussione su un odg presentato dal Pdl sull’ “acqua pubblica” nel recente consiglio provinciale.

Probabilmente il consigliere del centrodestra quella sera era troppo impegnato (come suo solito) in un continuo andirivieni fra l’aula e il corridoio per prestare la dovuta attenzione sia al dibattito che sul contenuto degli odg presentati per capire la posizione politica dei vari gruppi consigliari.

Infatti il gruppo di Rifondazione (come del resto tutto il centrosinistra) ha rigettato l’odg in quanto palesemente strumentale ad affrontare seriamente la situazione di Acam e il servizio idrico, approvaondene invece un altro che, nel tener conto dell’esito referendario, chiede di  aprire concretamente un dibattito e un confronto su un tema di tale importanza.

Circa le cosidette “poltrone” è curioso che Parodi le definisca tali quando sono occupate dal centrosinistra e invece le definisca “ruoli di responsabilità” quando sono occupate dal centrodestra. Per quanto riguarda il gruppo consiliare di Rifondazione mi risulta che l’attuale capogruppo Salvatore Romeo non abbia mai vissuto e non vive di politica (anche se non lo considera un delitto) ma che sia in pensione dopo un’attività lavorativa di 39 anni.

Una curiosità: perché tutto questo astio nei confronti di Rifondazione e del Pdci e non verso altri partiti del centrosinistra?

Si rassegni il consigliere Parodi: il simbolo della falce e martello lo vedrà sventolare e lo vedrà presente nelle Istituzioni per molto tempo ancora.

Salvatore Romeo
Capogruppo Prc/Fds in consiglio provinciale della Spezia

Sel faccia chiarezza sui rifiuti, Rifondazione propone una battaglia unitaria contro l’inceneritore e per la raccolta differenziata

12 luglio 2011, by  
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Alcune notizie dei giorni scorsi hanno riportato la questione del ciclo dei rifiuti all’attenzione dell’opinione pubblica.

Nel corso di un incontro promosso dalle associazioni ambientaliste è stato reso noto che, fin dal 2007, Enel aveva avviato alcune procedure che avrebbero permesso di utilizzare la Centrale spezzina per bruciare il CDR, riproponendo quello scempio che anni or sono fu battuto da volontà politica e militanza sociale: un forno inceneritore in piena città.

La seconda notizia è il risultato della raccolta differenziata porta-a-porta che, nei quartieri della città nei quali è stata sperimentata (si tratta di un bacino di quasi 15.000 abitanti) è arrivata in pochissimo tempo ad uno straordinario 75%.

Tutto ciò conferma che le denunce fatte a suo tempo da Rifondazione Comunista sull’intenzione di Enel di bruciare CDR nella centrale spezzina fossero giuste e doverose e danno ragione al nostro impegno per una seria raccolta differenziata, che non è utopia ma semplicemente organizzazione e volontà politica.
Di fronte a queste notizie le forze politiche locali hanno taciuto o hanno assunto posizioni poco chiare. Con più dichiarazioni, per esempio, esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà hanno sottolineato la necessità di “chiudere il ciclo dei rifiuti“, senza specificare cosi s’intenda tale chiusura, o sostenendo l’utilizzo di presunte “moderne tecnologie”, senza però dire quali.

Poiché non crediamo che la chiusura del ciclo dei rifiuti alla quale allude Sel sia l’incenerimento in loco del CDR, né crediamo che le nuove tecnologie evocate siano i forni inceneritori, chiediamo ai compagni di Sel di specificare con maggior precisione e chiarezza la loro posizione.

Per quanto ci riguarda confermiamo la nostra netta opposizione a qualsiasi ipotesi di incenerimento del Cdr nella centrale Enel e ribadiamo che per noi le moderne tecnologie sono: raccolta differenziata, riciclo, riuso, riparazione per andare verso l’opzione Rifiuti Zero.

Su questo terreno chiediamo a Sel e alle forze politiche che hanno contribuito a far si che La Spezia fosse il più grande comune in Italia per numero di abitanti, ad aderire alla strategia Rifiuti Zero, condividendo con noi questa battaglia di civiltà.

Gravi dichiarazioni dell’assessore Ruocco su Acam-Hera. Malafede o amnesie?

7 luglio 2011, by  
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Se l’assessore Ruocco non avesse voluto entrare in valutazione polemiche con Rifondazione Comunista avrebbe dovuto evitare certe dichiarazioni, in una casistica che si limita a due possibilità: o la signora Ruocco in questi anni era sistematicamente distratta durante i consigli comunali in cui si dibatteva sui temi legati ad Acam, oppure ha deliberatamente dichiarato il falso.

Ricordiamo dunque che Rifondazione, come del resto tutto il consiglio comunale, non ha mai votato nessun documento in cui si deliberino operazioni di fusioni per incorporazione della società Acam SpA con altre multiutility.

La grave mancanza di memoria della Ruocco tuttavia è sintomatica: oltre a dire il falso si è deliberatamente dimenticata di ricordare l’impegno che la giunta ha assunto già mesi or sono, con un atto deliberativo del consiglio comunale, richiesto ed ottenuto espressamente da Rifondazione, in cui si chiedeva di valutare tutte le opzioni alternative per lo scorporo della società idrica e quindi per la salvaguardia ed il mantenimento sia dell’acqua pubblica che dei livelli occupazionali dell’azienda.

Ma il dato politico più allarmante è che un assessore all’ambiente, all’indomani di un referendum che ha sancito una svolta storica nel nostro Paese, non solo si limita a nascondere la testa sotto la sabbia, ma preferisce scaricare ogni responsabilità su una forza politica che sostiene questa maggioranza.
Se l’assessore non è in grado di leggere questo dato è un problema significativo, tuttavia Rifondazione Comunista, come già detto pubblicamente, intende farsi carico di sostenere questa battaglia e continuare verso l’acqua pubblica.

Segreteria provinciale Prc La Spezia

Gruppo consiliare Prc La Spezia

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