“Sel è critica sul piano di svendita di Acam? Voti contro assieme a noi”

14 giugno 2013, by  
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Leggiamo con interesse, e con sorpresa, la nota stampa dell’assemblea Federale di Sinistra Ecologia e Libertà sul Piano di Riassetto del Gruppo ACAM. Nonostante Sel continui a “dare il fianco” alla gestione mercantilistica e liberista dei beni comuni, riproponendo la definizione di un unico Ato (Ambito Territoriale Rifiuti) per una gestione regionale dei rifiuti, e non smentisca la proiezione verso le scelte aggregative con altre aziende (parlando di regione è evidente il riferimento ad Iren, quotata in borsa), siamo lieti di sapere che i compagni di Sel ritengano un errore procedere alla svendita di Acam Gas e Acam Clienti e che la strategia proposta non abbia le caratteristiche di un vero piano industriale.
 
Una posizione che noi di Rifondazione stiamo tenendo da anni. Tuttavia riteniamo difficile comprendere come le osservazioni giuste e condivisibili di Sel siano coerenti con le vaghe e piamente illusorie richieste portate dai consiglieri comunali spezzini Masia e Manfredini, smentite dai fatti che il piano di riassetto di Acam mette nero su bianco.
Mangina verrà utilizzata anche per il conferimento del talquale nei periodi di manutenzione di Saliceti, non sono previsti alcuni interventi di investimento sulla società Acam Ambiente e sugli impianti, è già previsto nel piano una revisione, peraltro sostenuta da Sindaci e Provincia senza passaggi nei consigli comunali, con un aumento delle tariffe dell’acqua.
Risulta evidente che richieste alternative, che Rifondazione ha presentato in consiglio comunale alla Spezia e che i consiglieri Masia e Manfredini non hanno votato, cozzano contro il Piano che i consiglieri hanno già fatto approvare.
Allora delle due l’una: o Sel non è rappresentata dai consiglieri Masia e Manfredini, oppure, se realmente mostra questi convincimenti politici, invitiamo i compagni di Sel, preso atto dello scivolone alla Spezia, ad unirsi a quelli di Rifondazione Comunista nel votare contro questo piano nei restanti consigli comunale della provincia.
Segreteria prov.le Prc La Spezia

Abolizione delle province: il governo Monti uccide la democrazia piuttosto che tagliare i veri privilegi

14 dicembre 2011, by  
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Il dibattito sull’abolizione delle province è del tutto sbagliato, puntando sui destini dei politici locali, piuttosto che agli interessi della comunità. Tutti si nascondono dietro un dito per evitare di dire ciò che realmente sta succedendo. La scelta del governo Monti di commissariare le province che andranno al voto per poi sopprimere è semplicemente anticostituzionale, una decisione che finge di andare nella direzione del taglio degli sprechi ma che elimina un’istituzione in grado di coordinare le politiche sovracomunali di territori omogenei come la provincia.

Se il governo avesse davvero voluto fare un’operazione etica e di miglioramento della spesa pubblica avrebbe ridotto i privilegi dei parlamentari, dalle straordinarie diarie giornaliere alle gratuità che i comuni mortali cittadini non godono. Così si chiudono istituzioni democratiche gettando i territori nel caos, con pianificazioni (lavoro, rifiuti, territorio, viabilità, energia) in mano agli appetiti dei privati.

L’abolizione delle province è un’operazione chirurgica che va a colpire la democrazia nel nostro paese che va di pari passo con la sistematica riduzione della rappresentanza democratica: tra leggi elettorali maggioritarie e bipolari, riduzione del numero dei consiglieri nei Comuni l’unico risultato certo è e sarà la cancellazione delle voci fuori dal coro, quelle critiche con il sistema e che non voterebbero con quella leggerezza la fiducia ad un governo che ha il mandato di fare macelleria sociale.

Ma la soppressione delle Province sarà anche un problema di gestione degli enti locali: che fine faranno i lavoratori dell’Ente? Che fine faranno i servizi da loro erogati? Il danno provocato da queste scelte si è già misurato nel nostro paese già in due occasioni: con l‘abolizione delle comunità montane, per esempio facendo sparire nel nulla gli sportelli unici delle attività produttive e complicando le pratiche per i vincoli idrogeologici, e con il pasticcio relativo all’abolizione degli ATO. Istituzioni sovraordinate a costi bassissimi ma con importanti funzioni di interfaccia con i territori e con la vita dei cittadini furono cancella con colpi di spugna, con effetti devastanti.

Forse sarebbe il caso di fare meno demagogia su questi temi e cercare invece di capire come far funzionare meglio le istituzioni, per esempio definendo chiaramente le loro funzioni con la Carta delle Autonomie, invece di abolirle?

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia


Aboliti ATO: operazione demagogica che crea un vuoto normativo

24 marzo 2010, by  
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Il Senato ha definitivamente convertito in legge il decreto legge 25 gennaio 2010. Il provvedimento sopprime quindi gli Ato e sposta invece al 2011 il taglio del 20% delle poltrone degli enti locali previsto in Finanziaria, mentre la riduzione degli assessori comunali e provinciali inizierà dal 2010. Non solo: entro un anno dalla pubblicazione, «sono soppresse le autorità d’ambito territoriale». Quindi gli atti compiuti dagli Ato dopo quella data saranno da considerarsi nulli. Mentre entro quella data «le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dagli Ato».

L’ennesimo vuoto legislativo, l’ennesima pagliacciata berlusconiana, questa volta voluta dalla Lega Nord che in nome della demagogia più spicciola sopprime prima la rappresentanza consiliare nelle istituzioni e poi enti che di fatto sono a costo zero come gli Ato.
Un vulnus democratico da una parte ed amministrativo dall’altra: la riduzione dei consiglieri comunali comporterà una minor rappresentanza democratica, che in termini di riduzione costi sarà irrisoria. Viene alla mente la trasmissione di Report di domenica scorsa in cui si vedeva chiaramente come il centrodestra, compreso di Lega Nord, intente la politica: Poltrone! E’ così per il presidente della provincia di Bergamo (e deputato) della Lega, per la presidente della provincia di Asti del PdL, come il sindaco/deputato di Brescia, ecc., ecc., ecc.

Questa volta la demagogia ha un costo anche amministrativo: l’ambito territoriale ottimale è un territorio su cui sono organizzati servizi pubblici integrati, in particolare quello idrico e quello dei rifiuti, introdotti la legge Galli ed il Testo unico ambientale. Ora tutto verrà demandato alle regioni e qualsiasi saranno le scelte che andranno a fare nel prossimo anno, la soppressione delle funzioni sino ad ora svolte dalle autorità d’ambito porterà sicuramente una empasse. Le conseguenze sono facilmente immaginabili: come gestire le gare per l’affidamento del gestore dei servizi, in alcuni casi come quello spezzino, sono in fase avanzata? Grazie al centrodestra, al “governo del fare” (stupidaggini), siamo al caos, con un vuoto normativo spaventoso in tema di gestione di acqua e rifiuti. Un motivo come tanti altri per non lasciare in mano di questi incompetenti demagoghi l’amministrazione del nostro territorio, tanto meno la nostra Regione.