Napoli, Pisa e Spezia a confronto: domani alle 17 la sinistra discute su “Un’altra città possibile” all’Urban Center

17 marzo 2017, by  
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Domani pomeriggio alle 17 presso l’Urban Center del Teatro Civico della Spezia si terrà l’iniziativa pubblica “Un’altra città è possibile” organizzata dal gruppo consiliare comunale di Rifondazione Comunista.
Una tavola rotonda per analizzare e commentare due ottime esperienze politiche della sinistra in città importanti come Napoli e Pisa. Il capoluogo campano è la prima grande città interamente amministrata da una giunta “rossa” a guida Luigi De Magistris, mentre la realtà pisana vede il gruppo “Una città in comune” all’opposizione contro il Partito Democratico.
Due esperienze nate dal basso e con il sostegno di un’autentica partecipazione popolare, che mettono al centro del proprio operato la difesa dei beni comuni come acqua e servizi pubblici, coniugata con la difesa del lavoro e dell’ambiente fino ad arrivare ai diritti civili e sociali come la casa.
Esperienze preziose che dimostrano come la sinistra possa non solo essere una voce di opposizione, ma anche di governo, che un’altra via per governare è possibile, fuori dalle logiche capitalistiche delle privatizzazioni e della corruzione a cui la politica di oggi è schiava.
ci auguriamo che anche Spezia si rifaccia a quel modello di amministrazione, con una sinistra che sia finalemente protagonista di importanti cambiamenti sociali e politici.
Ne parleremo con la consigliera comunale di Napoli Elena Coccia, della lista “Napoli bene comune” e con il consigliere di “Una città in comune” di Pisa Ciccio Auletta.
Coordina William Domenichini, della redazione di Informazione Sostenibile. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

“Grande successo dell’iniziativa di martedì su Acam. Con i lavoratori e i cittadini verso un nuovo modello di società”

10 dicembre 2012, by  
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Il successo dell’iniziativa di martedì scorso al centro “Allende” della Spezia, organizzata da Rifondazione Comunista riguardo al caso Acam, deve aver dato fastidio a molti in città. La presenza massiccia dei lavoratori, giunti ad ascoltare le nostre proposte e le nostre azioni concrete, la dice lunga sul grado di attenzione e insoddisfazione dei principali protagonisti dell’azienda, gli stessi lavoratori e i cittadini. Un confronto a cui sono risultati assenti tutti i rappresentanti delle istituzioni locali, ma anche degli altre forze politiche spezzine.

Rifondazione intende ribadire le giuste fondamenta del proprio percorso politico che l’ha contraddistinta in questo quadrienno, dove la crisi Acam è esplosa fino a raggiungere in questi mesi il suo picco massimo di gravità. Lo ha ricordato il resp. Ambiente del partito, William Domenichinino all’incenerimento dei rifiuti, il si a rifiuti zero, il no alla privatizzazione dell’acqua, si al modello di Napoli acqua bene comune, il no perentorio alla cessione di Acam Gas si al polo dell’energie rinnovabili. Tutti elementi fondamentali per la difesa della territorialità dell’azienda e per la difesa assoluta dei lavoratori, letteralmente ricattati da un referendum “in stile Marchionne”, e realmente sostenuti in questi anni quasi esclusivamente dal nostro partito, che in questi anni infatti, soli contro tutti, ha chiesto un nuovo modello di società e di azienda, rigorosamente pubblica e trasparente.

Quello che la consigliera comunale Simona Cossu ha chiesto, ossia la ricapitalizzazione da parte dei comuni che hanno usato Acam con contratti in perdita, ancora da quantificare ma pare piuttosto ingente, e la trasparenza istituzionale che è mancata e che manca tuttora, con un gravissimo vulnus di Democrazia, lo chiederemo in tutte le sedi e in tutti i comuni della provincia.

Un altro punto sostanziale che vogliamo rimarcare è l’azione, che è insieme legale e politica, dell’esposto alla magistratura dell’avvocato Massimo Lombardi, segretario provinciale Prc, per i derivati sottoscritti da Acam con la banca Bnp Paribas, che hanno contribuito notevolmente al dissesto finanziario dell’azienda. Chi definisce questo atto poco utile mente sapendo di mentire. Ci sono importanti elementi e precedenti giudiziari che ci fanno guardare con ottimismo alla giustizia che, se dovesse compiersi, porterebbe certamente un rimborso economico all’azienda. Nessuno ha invece sottolineato il coraggio di esporsi contro una banca, questi enti intoccabili a cui non si chiede conto delle proprie responsabilità, scaricandole sulla collettività. E’ l’ora di dire basta agli abusi, basta speculazioni sulla pelle dei cittadini. Si può e si deve cambaire: c’è bisogno di giustizia, sociale e giuridica, alla Spezia come nel resto del Paese.

 

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Sanità bene comune: venerdì 27 aprile doppio presidio per le vittime dell’amianto e per la sanità spezzina

Ore 9 Inail, ore 11 ospedale Sant’Andrea alla presenza dei candidati Cossu e Bucchioni

Venerdì 27 aprile doppio appuntamento della Federazione della Sinistra spezzina con i temi della sanità.

Alle 9 la Fds aderirà al presidio organizzato davanti alla sede dell’Inail provinciale in corso Nazionale per la giornata mondiale delle vittime dell’amianto. Sul territorio italiano, secondo una stima del CNR, sono ancora da smaltire ben 32 milioni di tonnellate di amianto (di cui 8 milioni di amianto puro) che ammontano ad un totale di 100 milioni di tonnellate se si considerano anche le cosiddette “pietre verdi”.

La nostra provincia in particolare vanta un triste primato per le vittime del mesiotelioma pleurico causate dalla presenza di amianto specie nel settore militare, oltre a quello civile. Le vittime dell’amianto sono dunque innanzitutto vittime sul lavoro, troppo spesso dimenticate dall’opinione pubblica: per questo vogliamo verità e giustizia.

Così come vogliamo verità e giustizia sull’increscioso problema dei tagli alla sanità pubblica, in special modo alla sanità spezzina.

La Spezia deve tornare al centro dei piani della Regione Liguria che continua a tagliare finanziamenti e personale, mentre le liste di attesa si fanno sempre più lunghe e i servizi peggiorano in maniera inaccettabile.

Per questo domani alle 11 la Fds organizza un presidio-volantinaggio presso l’ospedale Sant’Andrea per chiedere risposte precise alla Regione e per solidarizzare con la cittadinanza esasperata per la situazione.

Saranno presenti il segretario provinciale Prc/Fds Massimo Lombardi e i candidati al consiglio comunale Simona Cossu e Edmondo Bucchioni. La sanità è un bene comune, la sanità non si tocca.

Federazione della Sinistra La Spezia

Massimo Rossi: “Forum dei beni comuni ovunque”

9 febbraio 2012, by  
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di MASSIMO ROSSI (portavoce nazionale FdS), tratto da Democraziakm0.org

Il popolo dei beni comuni esiste. Se qualcuno ne avesse dubitato, il successo del Forum promosso da quel laboratorio di buona politica che è l’amministrazione pubblica della città di Napoli ha dissipato ogni perplessità. È questo un popolo che non si rassegna all’ideologia dominante che propone come unica società possibile quella del liberismo in crisi e della quale il governo Monti è l’ultima perniciosa manifestazione, forse la più subdola ma anche la più spietata degli ultimi anni. È un popolo consapevole che le strade da imboccare per trasformare le relazioni tra gli esseri umani (cooperazione solidale anziché competizione) e tra essi e la natura (fruizione armonica anziché rapina) passano obbligatoriamente per un’assunzione collettiva di responsabilità, e non per vecchi modelli deleganti.

Napoli ha confermato che sono tanti i soggetti disposti ad investire parte del proprio tempo di vita, braccia e testa, per costruire un modello di economia, e prima ancora di esistenza, realmente alternativo. Pronti a partecipare concretamente a dar corpo ad un progetto alternativo di società e di economia che nei beni comuni trovi il proprio baricentro.

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Lombardi su Waterfront: “Basta demagogia, Calata Paita bene comune, via con processo di democrazia partecipata”

8 febbraio 2012, by  
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Oggi più che mai vi è la necessità di una cultura di governo della nostra città capace di salvaguardare insieme economia e valori urbani, diritto alla città, bisogno di uguaglianza e ricusazione dei privilegi della rendita.

Il governo del territorio, nelle sue componenti responsabili, pubbliche e private, non deve muoversi nell’ambito di “politiche mercantili”, di scambio e di mediazioni tra interessi privati ma deve necessariamente confrontandosi con le legittime aspettative collettive e alternative.

Occorre abbandonare i criteri finora seguiti, propri di una governance privatizzante e riproporre in termini nuovi, non lottizzatori, la creazione di un nuovo Waterfront del Golfo, da declinare attraverso un processo “vero” di partecipazione di tutti gli spezzini.

Ritengo necessario declinare il verbo “Partecipare” nell’accezione di unire le forze positivamente orientate alla costruzione del Waterfront come bene comune” per dare un senso nuovo alla città, “attraverso una nuova politica che attacchi come nodo da risolvere lo statuto di Spezia come città divisa e frammentata: divisa dal suo mare e dal suo Golfo, divisa tra la costa di levante e quella di ponente, divisa e frammentata nel suo processo di crescita”, come bene ha evidenziato il prof. Silvano D’Alto.

Al di là di infondate cortine fumogene, il progetto al quale siamo di fronte nella versione attualmente disponibile non è il progetto vincitore del concorso per la riqualificazione del lungomare di Spezia: si tratta di una Variante che altera radicalmente il progetto originario.

Le discussioni pubbliche che si sono sviluppate non hanno scalfito l’impianto pesantemente lottizzatorio della Variante, calato dall’alto sulla città.

Utilizzando la legge sul federalismo demaniale, Calata Paita si realizzerà interamente con l’impiego di risorse private mediante un financing project, una perla del capitalismo finanziario che tende a chiudere ogni possibilità di pubblico dibattito negando ogni forma di partecipazione.

Non si produce la valorizzazione di Calata Paita quando si impianta in essa una lottizzazione privata e meramente speculativa di condomini e alberghi, ma se ne distrugge il valore pubblico, paesaggistico e di bene comune.

Noi ci batteremo strenuamente, insieme a numerose forze sociali e politiche, per “aprire un percorso partecipato” che ridisegni il Progetto Fronte a Mare, pensando Calata Paita come BENE COMUNE, per la sua natura unico e irriproducibile, appartenente a quella categoria di beni a “titolarità è diffusa”, che appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono potere accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive.

Non possiamo accettare passivamente la cementificazione della costa e il più evidente privilegio privato.

Occorre cambiare il paradigma della crescita, pensare in termini nuovi, dove il senso della “città di tutti”, come grande bene comune, prevalga sugli interessi economici di pochi: è necessaria una riappropriazione di valori antichi e nuovi della storia, della memoria, del futuro del territorio: la ricostruzione del paesaggio, la difesa dell’area agricola, l’abbandono del processo di cementificazione e privatizzazione del territorio.

Le coste sono spazi pubblici e nella piena riconferma di questo loro statuto consiste la loro importanza ed il loro fascino. Calata Paita deve essere un momento innovativo e creativo: culturalmente e socialmente, perciò lo sarà anche economicamente: un momento nel quale la cittadinanza -attraverso l’attivazione di pratiche concrete di democrazia partecipata- possa riconoscersi, ricercarsi e rispecchiarsi in una nuova identità urbana da costruire insieme con una nuova forma di relazione spazio-temporale non oppositiva, ma di dialogo tra il Porto e la Città.

In quegli spazi i cittadini dovranno percepirsi a casa loro, con l’orgoglio di sentirsi spezzini, partecipi di un grande progetto di valori di uguaglianza e di libertà: un parco pubblico, per un turismo dinamico e non statico con attrattive a livello europeo e mediterraneo, portandovi gente e genti, cittadini e ospiti.

Calata Paita dunque come osservatorio delle diversità ma anche produttivo di diversità, con una visione che sappia recepire le novità e le trasformi in un messaggio culturale, aperto e condiviso, in cui si progetti una nuova forma di relazione spazio-temporale non oppositiva, ma di dialogo tra il Porto e la Città.

Il progetto di Calata Paita può diventare l’espressione di questa diversità, esaltando sotto il profilo simbolico, quindi dell’azione culturale, i caratteri di universalità, tolleranza, solidarietà: affermazione del diritto ad essere diversi e uguali, cioè a scoprire in ciascuna diversità il senso della umanità comune.

In termini più generali, relativi al territorio spezzino nel suo complesso, occorre offrire prioritariamente, come base per una discussione partecipata, un programma che riconosca l’improrogabile necessità della costituzione e delimitazione di un serbatoio di aree da riservare al prevalente “uso pubblico” nell’ambito cittadino sia nella zona centrale urbana che nella zona periferica (Fossamastra e Pagliari, le aree rimaste libere, da considerarsi “aree irrinunciabili” per un minimo riscatto dell’attuale situazione di degrado ambientale) a cui bisogna aggiungere l’area definita ‘Piazzale del ferro’ nel ponente, la cui cessione deve essere rivendicata pressantemente alla Marina Militare per rispondere alle esigenze storiche di sbocco al mare degli abitanti di Marola.

Una città da sempre alle prese con approdi precari, può presentare, a ponente, mediante la costruzione di una ‘porta d’ingresso marittimo’, una rinnovata carta d’identità più aderente alla propria potenziale, sino ad oggi solo declamata, vocazione marittima.


Massimo Lombardi

Segretario Provinciale Partito della Rifondazione Comunista/Fds – La Spezia

Parole di Giustizia: “Il contraddittorio nella cultura può venire in mente solo ai berluscones”

12 maggio 2011, by  
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Destano sgomento le parole dei consiglieri comunali del Pdl spezzino. E’ ormai evidente che le fobie berlusconiane stanno contaminando, rigorosamente dall’alto al basso, tutti i livelli del partito-azienda. Oggi, siamo arrivati a stigmatizzare una manifestazione culturale che tutti ci invidiano per la qualità, il livello e lo spessore dei suoi contenuti.
Ogni euro speso in manifestazioni di questo tipo, che parlano di beni comuni, un tema che non apparterrà mai all’aculturazione e all’imbarbarimento berlusconiano dell’individualismo, non solo è ben speso ma è sintomo che le istituzioni spezzine sono ben lontane da quel modello unico che certi politici esportano con tanta faciloneria e cialtroneria, un modello fatto di demagogia, prepotenza e sfruttamento.

Non c’è da meravigliarsi, d’altronde, che esponenti di un partito in cui militano elementi come Cosentino e Dell’Utri, chiedano come vengono spesi soldi per iniziative che sono partite con l’intitolazione di una strada del nostro capoluogo ad un martire come Peppino Impastato. Non c’è da meravigliarsi che accoliti del presidente del consiglio siano indignati di una manifestazione che parlerà di temi che sono oggetto di referendum che vogliono affossare, perchè lo temono. Ora siamo alla farsa del contraddittorio. Ma la cultura, ed i beni comuni, non sono una tribuna politica. Comprendiamo che i berluscones facciano fatica con questi concetti, tuttavia se ne facciano una ragione: fino a quando esisteranno persone libere, esisterà la possibilità di confrontarsi su questi temi, alla faccia del loro pensiero unico.

La segreteria provinciale di Rifondazione Comunista, nel compiacersi del fatto che la nostra città sia, ancora una volta, in prima linea su temi cruciali per la vita del nostro paese come i beni comuni, esprime totale soddisfazione per il lavoro svolto nel proporre “Parole di Giustizia.

 

Parole di giustizia

IL BENE COMUNE, I  BENI COMUNI

Tre giorni di incontri, letture, spettacoli su Il bene comune, i beni comuni. È prevista la partecipazione di studiosi e di testimoni di primo piano nel panorama nazionale: Romano Prodi, Stefano Rodotà, Giancarlo Caselli, Gugliemo Epifani, Luca Palamara, Ferruccio Sansa, Marco Revelli, Ugo Mattei, Laura Pennacchi e tanti altri. Il tutto nel ricordo di Giuseppe Borrè, grande magistrato e giurista spezzino, a cui è intitolata l’Associazione che promuove l’iniziativa.

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