Lombardi e Vergassola: “Diritto allo studio certezza su cui contare, non sogno da inseguire”

8 febbraio 2012, by  
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In questo momento di grave crisi del paese, innanzitutto sotto l’aspetto della recessione economica, ma anche dal punto di vista sociale e culturale, vogliamo ribadire e ricordare il nostro massimo impegno, che abbiamo provato a non fare mai mancare, nei confronti degli studenti e delle studentesse superiori e universitari, che ormai da tre anni si vedono privati ogni giorno di un pezzo di futuro ed anche di dignità. Il governo Monti, in merito al mondo dell’istruzione, del sapere e della conoscenza, nulla ha cambiato rispetto all’operato del governo Berlusconi“.

Massimo Lombardi, segretario provinciale Rifondazione Comunista e Filippo Vergassola, responsabile provinciale Scuola e Università Prc, intervengono in seguito all’assemblea tenutasi negli scorsi giorni a Sarzana: “Il ministro Profumo ha avuto modo di dichiararsi molto favorevole nei confronti della riforma Gelmini. Da ormai troppo tempo il diritto allo studio, al futuro e ad un sapere davvero libero e a tutti accessibile, viene calpestato togliendo trasversalmente risorse a scuole, atenei e tagliando posti di lavoro, con l’unico effetto di aumentare il precariato e la fragilità della condizione – presente e futura – degli studenti. Siamo stati, siamo e certamente continueremo ad essere presenti nelle piazze, per difendere i loro sacrosanti diritti, e nelle scuole come nelle università, per informarli e soprattutto ascoltarli. Per provare a rendere il diritto allo studio e al futuro non un sogno da inseguire ma una certezza su cui contare”.

Massimo Lombardi, segretario provinciale Rifondazione Comunista La Spezia
Filippo Vergassola, responsabile provinciale Scuola e Università Prc  La Spezia

Domenichini: “Contro liberalizzazioni antidemocratiche, un “piano industriale” per i beni comuni”

19 gennaio 2012, by  
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Non sono bastate le stangate fiscali, i giri di vite sulle pensioni, i continui tagli agli enti locali, il logorante ed incessante attacco ai diritti dei lavoratori, la totale assenza di prospettive per le giovani generazioni sempre più precarie. Il governo Monti, in perfetta continuità con ciò che ha fatto in questi anni il governo Berlusconi, sta riproponendo il processo di privatizzazione alludendo anche al servizio idrico. Alcuni suoi ministri dichiarano spudoratamente che il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e annunciano interventi “che non vadano contro il voto referendario” sulla gestione dell’acqua.

Va detto chiaramente che è democraticamente inammissibile qualunque provvedimento che vanifichi, umili e calpesti l’espressione elettorale di oltre 27 milioni di italiani: il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini di questa Repubblica hanno scelto in massa la gestione pubblica dei servizi, non solo dell’acqua, e l’eliminazione di una rendita garantita nel servizio idrico come il 7% di remunerazione del capitale.

Sin dal primo giorno dell’insediamento del governo “tecnico”, dichiarammo che nulla sarebbe cambiato rispetto al biennio berlusconiano, e così è nei fatti: siamo passati da un esecutivo sotto ricatto della finanza internazionale ad un governo che ne è espressione immediata e diretta. Entrambi i governi sono stati e sono sostenitori di una feroce volontà privatizzatrice e dall’assenza di rispetto per la Democrazia. Oggi si dice di voler salvare l’Italia, ma nei fatti la si vuol svendere a colpi di decreto.

In questi ultimi tre anni Rifondazione Comunista è stata protagonista alla Spezia, dalle piazze con la banda del Quorum alle istituzioni dove siamo presenti, di una battaglia unica nel nostro panorama politico: grazie alla nostra tenacia e convinzione oggi l’ipotesi di salvataggio di Acam non contempla la svendita dell’acqua a società quotate con soci azionari con sedi legali in paradisi fiscali, ma intravede la necessità di una società pubblica, unica vera soluzione che riesca a sostenere la garanzia del servizio e la tutela dei lavoratori.

Chi ci stigmatizzò definendoci demagogici oggi ha dimostrato con il suo silenzio, o le proprie dimissioni, che le nostre “utopie” sono l’unica soluzione possibile. A questo risultato occorre dare attuazione andando ad applicare ciò che i referendum hanno stabilito, puntando sulla costituzione di una società speciale soggetta a diritto pubblico, come è stato fatto a Napoli, e strutturando un vero “piano industriale” dei beni comuni, in cui i servizi non vengano concepiti come oneri ma come possibilità di sviluppo, di lavoro, di buona occupazione. Su questo elemento riapriamo il confronto, consapevoli che non c’è tempo da perdere.

Un appuntamento importante sarà il 28 gennaio a Napoli, per la “Rete dei Comuni per i beni comuni”, proposta dal sindaco di Napoli De Magistris. Un altro elemento di grande attenzione alla tematica della Democrazia, della Partecipazione e della Sostenibilità, un elemento sostanziale oggi, in un Paese governato da chi ritiene che tutto sia mercificabile.

Oggi salvare il nostro Paese vuol dire recidere gli interessi di grandi capitali sui beni di tutti, non certo acuminare gli artigli di chi vuole depredarli. La nostra battaglia continua: l’acqua e tutti i beni comuni, elementi essenziali all’esistenza ed alla dignità della vita, non devono essere oggetto di profitto.

William Domenichini
Resp. Beni comuni e Ambiente (Prc La Spezia)

Firmiamo l’appello “Giù le mani dall’Acqua e dalla Democrazia”

16 gennaio 2012, by  
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APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.

Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.

Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.

Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo. L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.

I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.

Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.

Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.

Chiediamo alle donne e agli uomini di questo Paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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Prc/Fds La Spezia: “Totale adesione allo sciopero di domani contro la vergogna della manovra Monti”

12 dicembre 2011, by  
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Rifondazione Comunista/Fds La Spezia aderisce con forza allo sciopero indetto domani dai tre sindacati Cgil-Cisl-Uil contro l’iniqua e ingiusta manovra-Monti che un parlamento di meri esecutori si appresterà a votare con l’ennesimo voto di fiducia.

Esattamente come ha sempre fatto il precedente governo Berlusconi.

Una macelleria sociale inaudita che colpisce le classi più deboli del Paese a dispetto dei grandi evasori e ladri di stato, lasciati ovviamnete al riparo. Un colpo al cuore di lavoratori e pensionati costretti a sopportare sulla propria pelle il peso di un deficit finanziario creato dalla quella stessa classe economico-finanziaria che Monti incarna perfettamente e che è pronta a succhiare nuovamente il sangue alla popolazione.

Chiamiamo il mondo del lavoro e tutti i cittadini a manifestare domani sotto la prefettura per comunicare a chi ci governa che non possiamo accettare manovre che strozzano la nostra vita rendendola impossibile.

Per questo chiediamo immediatamente lo sciopero generale: sarà l’inizio di una lunga stagione di lotte, perchè sia chiaro a tutti che la crisi non la paghi sempre e solo la povera gente.

OPPOSIZIONE AL GOVERNO MONTI!

IN PIAZZA PER LO SCIOPERO GENERALE!

Rifondazione Comunista/Fds La Spezia

Massimo Rossi (Fds): “Nuove elezioni subito e patto di consultazione con le forze democratiche contrarie al governo tecnico”

11 novembre 2011, by  
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Nel momento in cui giunge finalmente al termine la perniciosa esperienza del governo Berlusconi e nel Paese si avverte una grande attesa di cambiamento e di giustizia sociale, l’ipotesi di privare i cittadini della possibilità di esprimersi attraverso il voto tradisce i principi democratici fondanti la nostra Repubblica.

Proprio la gravità dell’attuale situazione economica ed il carattere decisivo per il futuro dell’Italia delle scelte che dovranno essere assunte, impongono che il prossimo Governo sia suffragato dalla piena sovranità popolare. Un consenso che può esprimersi solo attraverso una consultazione elettorale.

La Federazione della Sinistra ribadisce pertanto la sua richiesta di nuove elezioni e, laddove dovesse concretizzarsi la sciagurata ipotesi di un governo “di larghe intese” deputato a portare avanti le manovre fortemente antisociali dettate dalla Commissione Europea e dalle banche, propone un patto di consultazione delle forze democratiche contrarie a questa prospettiva politica. Un patto per promuovere l’opposizione a scelte destinate a produrre danni irreversibili per la stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Massimo Rossi, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra

“Basta tagli alla sanità”. FdS Valdimagra in piazza oggi a Sarzana al fianco dei lavoratori del settore

21 ottobre 2011, by  
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La Federazione della Sinistra Valdimagra solidarizza con i manifestanti della protesta di oggi in piazza Matteotti a Sarzana, davanti alla sede del comune, contro i vergognosi tagli alla sanità che stanno colpendo il nostro territorio.

2 milioni di euro per il 2011. Ben 14 milioni di euro per il 2012. Queste le cifre dei tagli alla sanità nella nostra provincia previste nella prossima manovra regionale.

Ormai quotidianamente si registrano tagli che preoccupano l’utenza sempre più ampia, essendo costituita in prevalenza da persone anziane. Continuiamo a verificare come l’offerta dei servizi stia peggiorando, in particolare con il taglio dei posti di lavoro e di conseguenza con personale carente e costretto a effettuare turni pesanti e stressanti. Nel contempo registriamo però un aumento della presenza del privato, che prospera sempre di più in questo settore.

Non a caso i tanti posti di lavoro in discussione con i prossimi tagli riguardano non solo dipendenti pubblici ma anche e soprattutto privati.

Tutto ciò è inquadrato in un processo più generale di aziendalizzazione della sanità, che in questo modo travolge uno dei più elementari diritti favorendo lo smantellamento del sistema sanitario pubblico senza garanzia di miglioramento delle prestazioni perchè il privato sceglierà sempre i servizi più redditizi lasciando al pubblico queli più onerosi, e soprattutto in questi momenti di grave crisi non salvaguardia certo l’occupazione avendo come prioritario il bilancio.

Non dimentichiamo assolutamente che i tagli in questione sono conseguenza diretta di una politica nazionale portata avanti dal governo Berlusconi. Questo non deve essere però un paravento sulle decisioni prese a livello territoriale.

Ecco perchè oltre a condannare i tagli pesanti e indicriminati del Governo proponiamo una revisione delle scelte compiute dalla Regione chedevono essere indirizzate alla salvaguardia di quei settori prioritari dello stato sociale del nostro paese e del nostro territorio, in particolare la sanità pubblica che deve garantire il diritto alle cure di tutti e, di conseguenza, la tutela dei posti di lavoro in questo settore, senza i quali non si possono  garantire i giusti servizi.

Federazione della Sinistra, Coordinamento Valdimagra

Cara BCE c’è posta per te: venerdì alle 11 la FdS spezzina consegnerà la lettera alla Banca d’Italia in risposta a Trichet e Draghi

13 ottobre 2011, by  
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Domani, venerdì 14 ottobre alle ore 11, in via sant’Antonio 19 (sede della Banca d’Italia) è convocata una conferenza stampa dei dirigenti di Rifondazione Comunista e Federazione della Sinistra della Spezia per spiegare le ragioni dell’azione di protesta in vista della grande manifestazione di Roma di sabato 15 ottobre.

Infatti al direttore della filiale spezzina verrà consegnata una lettera gigante in risposta all’analoga lettera inviata in estate al governo italiano da parte del governatore uscente della BCE Trichet e il suo successore Draghi che hanno ordinato all’Italia la vergognosa manovra vessatoria ferragostana, scaricata poi dal trio Berlusconi-Tremonti-Bossi interamente sulle spalle del lavoratori e pensionati italiani.

Rifondazione Comunista/FdS La Spezia

Se la Liguria verrà multata per la caccia chi pagherà?

1 ottobre 2011, by  
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Dopo due studi, una sentenza di condanna della Corte di Giustizia europea e della Corte Costituzionale contro la Regione Liguria e la sua caccia allo storno,  svariate sentenze del TAR e in ultimo il parere contrario dell’ISPRA, il consiglio regionale ligure ha preferito seguire i pruriti di clientele elettorali e ha votato la deroga sulla caccia.

Al netto di ogni considerazione ambientalista, ci sentiamo di sottolineare che oggi, in un momento di crisi economica così devastante che si riverbera drammaticamente dalle istituzioni fino alle tasche dei cittadini, una scelta simile sia del tutto folle. Continuare a legiferare in totale sfregio delle norme comunitarie porterà a una condanna da parte della UE e le conseguenti pesanti sanzioni che graveranno sui cittadini.

Una decisione irresponsabile, dettata da una politica clientelare che non ha niente a che fare con una programmazione seria e legale dell’attività venatoria, ancor di meno pensa alle tasche dei cittadini, già pesantemente colpite dalle due manovre in un anno del governo Berlusconi.

Rifondazione Comunista/FdS La Spezia

Sciopero 6 settembre: in piazza Europa al fianco della Cgil contro la manovra economica, ennesimo attacco a lavoratori e pensionati italiani

5 settembre 2011, by  
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La Federazione spezzina di Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra aderisce alla giornata di sciopero e mobilitazione indetta dalla Cgil per domani, martedì 6 settembre, alla Spezia come in tutta Italia. Consideriamo lo sciopero generale di domani come l’inizio di un percorso di lotta di popolo che deve costruire dal basso un’altra idea di Europa e un altro modello economico.

Sosteniamo la Cgil, che in questo momento sta subendo degli attacchi gravi e che ha invece giustamente scelto di opporsi ad una manovra iniqua, caratterizzata da provvedimenti inqualificabili e che verrà pagata solo dalla povera gente, mentre chi è ricco continuerà a godere dei privilegi e delle attenzioni che il governo gli riserva.

Contestiamo la manovra economica del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi che approfitta della situazione per attaccare ancora di più i lavoratori e i loro diritti, i pensionati e i disoccupati e le regole democratiche, restringendo il campo d’azione degli enti locali, minacciando l’esistenza dei piccoli comuni senza assolutamente toccare i privilegi e i vitalizi della casta parlamentare e della chiesa cattolica.

Un governo guerrafondaio che non diminuisce, anzi aumenta, le enormi spese militari (miliardi di euro all’anno) per le “missioni di pace” all’estero, mentre, con la scusa della crisi, continua ad erodere stipendi e pensioni dei milioni di italiani che sorreggono questo stato, non intaccando minimamente i grandi evasori fiscali, gli speculatori di borsa e i patrimoni miliardari.

Per questo motivo abbiamo promosso nelle ultime settimane la raccolta firme a favore della tassa patrimoniale, prontamente ignorata da questo governo indegno, nemico del suo popolo e della classe lavoratrice e amico dei poteri forti e delle banche, tra gli artefici della rovina di questo il Paese.

 

Rifondazione Comunista/Fds La Spezia

A 25 anni da Černobyl’, l’ultimo inganno berlusconiano. Il 12 e 13 giugno votiamo i referendum

23 aprile 2011, by  
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Il governo Berlusconi è di fronte ad una vera Caporetto nucleare, dimostrando per l’ennesima volta il suo unico suo indiscusso punto di forza, molto utile alla propria sopravvivenza ma inutile per il paese: saper leggere i sondaggi. Nel giro di pochi mesi si è passati dalla rinascita nucleare in Italia, con una legge in spregio al referendum del 1987, alle gaffe fuorionda del ministro Prestigiacomo (“Sul nucleare perdiamo le elezioni“), al finto dietrofront.

Se non fosse l’ennesima truffa berlusconiana per affossare la partecipazione ai referendum, abrogando solo alcuni punti della legge temendo il voto degli italiani, per poi riproporre il nucleare quando le acque si saranno calmate, si parlerebbe di schizofrenia politica e saremmo a commentare una vittoria politica di chi, come Rifondazione Comunista, ha sempre detto no al nucleare.

Corsi e ricorsi storici: il 26 aprile di 1986, alle ore 1:20 circa, durante l’esecuzione di un test di sicurezza, esplodeva il reattore 4 della centrale nucleare sovietica di Černobyl’ in Ucraina. 340.000 persone evacuarono l’area in un raggio di 30 km: 65 morti accertati, altri 4.000 presunti, oltre ad un indescrivibile numero di decessi (che non sarà possibile associare direttamente al disastro) per tumori e leucemie su un arco di 80 anni. Un bilancio apocalittico che pose l’intera opinione pubblica mondiale di fronte alla sconcertante e reale tragedia del nucleare: costoso, pericoloso ed inutile.

A venticinque anni esatti da quella tragedia planetaria, molti hanno riposto il nucleare, tecnologia considerata ormai sicura. Un inganno globale che va di pari passo con i danni del mercato, con la menzogna della finanza creativa, con la favola della precarietà. E’ bastato un terremoto, e le sue conseguenze, per scatenare l’inferno di Fukushima Daiichi, che fino ad oggi ha portato all’evacuazione di 185.000 persone: livello 7 (il massimo della scala INES dell’IAEA) proprio come quello di Černobyl’.

Il governo Berlusconi ha gettato soldi pubbici in spot nuclearisti ingannevoli e non accorpando amministrative e referendum. Ora questa schizofrenia da sondaggio sbugiarda un governo incapace (basta riguardarsi la puntata di Otto e mezzo del 12 aprile 2008 ) e pone la drammaticità dell’assenza totale di una politica economica-energetica in Italia, come hanno dimostrato i recenti tagli alle rinnovabili, e che prelude all’ennesimo trucco: cancellare all’ultimo minuto la norma per abolire il nucleare per poi ritirarlo fuori quando nessun Tg parlerà più di Fukushima. Siamo di fronte ad un governo che non fa marcia indietro perché ci crede, ma perché gli fa comodo, utilizzando il potere per impedire la partecipazione temendo il voto popolare.

L’emendamento al decreto legge dovrà essere convertito in legge e fino alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, non prima del 20/25 maggio, quando sapremo ancora se sono venute meno le ragioni del referendum nucleare. In ogni caso la nostra battaglia non si ferma qui, anzi. Fino al 12 giugno il nostro impegno, quello delle nuove generazioni, di chi ha a cuore un futuro comune, sarà quello di non abbassare la guardia sul nucleare e continuare a sostenere tutti i referendum a partire da quelli sull’acqua, invitando cittadine e cittadini a votare per opporsi ad un governo incapace e qualunquista, alla svendita della nostra vita, dimostrando che c’è un paese stanco di menzogne, di sfruttamento, di pressapochismo, di sciatteria e di servilismo, che crede in un altro mondo possibile.

Il 12 ed il 13 giugno il nostro dovere sarà quello di andare a votare per difendere il nostro diritto ai beni comuni.

William Domenichini
Responsabile prov.le Ambiente e beni comuni PRC La Spezia

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