“Intitolazione via a Norma Cossetto: ennesima offesa alla città del duo Asti-Peracchini”

25 luglio 2020, by  
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L’ineffabile “banda della toponomastica” spezzina Asti-Peracchini colpisce un’altra volta la nostra città. La giunta di centrodestra sembra avere una particolare predilezione per vie, piazze e relative intitolazioni quantomeno improvvide e di certo non innocue. Perché dietro alle facce in apparenza bonarie del duo capace di sconvolgere istituzioni come Tuttocittà e Google Maps, si nasconde un problema politico enorme che non possiamo non evidenziare. Nominare uno spazio pubblico a Norma Cossetto, uccisa dai partigiani comunisti nel 1943, è infatti una vergogna “alla Pansa” che deve essere chiarita e contestualizzata, per ben comprendere cosa si cela dietro questa operazione. E’ opportuno ripassare la Storia che Asti, da buon – ex – assessore alla cultura, deforma a suo piacimento e per i suoi scopi elettoralistici.

Forse l’assessore dimentica che la seconda guerra mondiale è stata causata solo ed esclusivamente da fascismo e nazismo, unici responsabili di 60 milioni di morti sparpagliati per i cinque continenti? Questi morti, soldati e civili, sono tutte vittime, dirette o indirette di chi seguì Hitler, Mussolini e l’impero giapponese in quell’abominio di cui anche la tragedia istriana è una conseguenza. Ma le morti hanno un peso totalmente diverso, che deve essere ribadito, altrimenti si è complici della stortura in corso.
Gli jugoslavi furono infatti invasi, torturati e schiavizzati dai fascisti italiani prima e dai nazisti poi. I partigiani comunisti guidati da Tito sono riusciti a liberare da soli la loro terra dopo quattro anni terrificanti di lotta, al prezzo di indicibili sofferenze.
Norma Cossetto è stata una vittima, certamente innocente a livello personale, della lotta di liberazione jugoslava. Vittima del grande tritacarne della seconda guerra mondiale. Ma era figlia di un dirigente del partito fascista che occupava quel territorio: questo la giunta spezzina sembra volerlo ignorare. Non molto tempo fa anche lo storico Alessandro Barbero, volto molto noto della cultura italiana e popolarissimo su internet, si era espresso sull’importanza della separazione tra storia e memoria.
Esse corrono parallelamente ma non sono la stessa cosa ed è bene tenerlo a mente, altrimenti si compie quella confusione, specie nei più giovani, che si chiama revisionismo storico.
Un’arma che certi pseudo intellettuali e politici hanno utilizzato in questi anni per criminalizzare il comunismo (e dunque tutto il movimento della sinistra) cioè la forza che ha sconfitto e distrutto il nazifascismo in Europa. Noi non lo possiamo tollerare. L’assessore Asti, che da poco è passato a Fratelli d’Italia concludendo la stessa acrobatica parabola (da post-socialista a post-fascista) compiuta da qualcun altro in passato, queste cose le dovrebbe sapere. 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Firma per Stefano Rodotà presidente della Repubblica!

17 aprile 2013, by  
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Firma qui l’appello per Rodotà presidente:

nobavaglio.it/rodotapresidente/

 

Il Partito Democratico è di fronte ad uno snodo cruciale. Della sua politica e, con ogni probabilità, della sua storia. Non serve ricorrere alla pungente (quanto efficace) ironia di Crozza per capire che le scelte di campo per l’elezione del presidente della Repubblica (e per il futuro governo) sono fra loro sideralmente lontane. L’una prefigura un compromesso bastardo del Pd con la destra, l’ennesima riesumazione “mesmeriana” di Berlusconi, la rotta verso un governo di centro-centrodestra che implicherà la prosecuzione di politiche antisociali di impronta liberista. L’altra comporta l’apertura di una fase certo inedita, ma appunto per questo aperta a sviluppi positivi, con la destra fuori dal terreno di gioco e con una potenziale modificazione di tutte le alleanze politiche.

Nei prossimi giorni, forse ore, si giocherà la partita decisiva.
Il M5S, una volta accertata la saggia rinuncia di Milena Gabanelli, si appresta a candidare Stefano Rodotà. Una proposta seria, autorevole, netta, anzi nettissima, nel solco dei valori fondanti della Costituzione. Se il Pd farà propria quella proposta e vi farà convergere i propri voti, tutta la politica, anche quella delle stagnanti atmosfere istituzionali, si metterà in moto. E sarà a quel punto più difficile per i 5Stelle sottrarsi ad un qualche coinvolgimento nella formazione del nuovo governo. Se invece la scelta cadrà su Giuliano Amato (o dintorni) l’implosione politica sarà assicurata e il basamento politico del governo, il suo “scopo”, come si dice oggi, non potrà che reiterare le politiche di austerity e la sudditanza dell’Italia al direttorio europeo e ai patti iugulatori che ne sono la quintessenza.

Dice un adagio popolare che, alla fine, “si cade sempre dalla parte dove si pende”, e la ragione non induce ad essere ottimisti circa l’orientamento che assumerà un Pd a forte trazione moderata. Nell’uno come nell’altro caso, la scelta non sarà indolore e costringerà il carrozzone democratico ad uscire dal guado.

Forse mai come ora sarebbe necessaria l’aggregazione di una sinistra anticapitalista, capace di riunire attorno ad un progetto di radicale alternativa sociale e di governo l’arcipelago di soggettività che sino ad ora non hanno trovato la forza, la volontà, l’intelligenza di rinunciare ad autoreferenziali primazie che si risolvono puntualmente in sterili baruffe identitarie, tutte nel perimetro di un bicchiere d’acqua. Per rivolgersi ad un popolo in larghissima parte colpito, ma spaesato, disilluso e privo di rappresentanza.

I comunisti, se capaci – una buona volta – di superare incrostazioni burocratiche, settarismi correntizi, vizi da piccolo ceto politico, possono dare a questo processo unitario un contributo essenziale.

Dino Greco

www.liberazione.it