Fidel Castro: “La grave crisis alimentaria”

27 febbraio 2011, by  
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Riportiamo il testo di una riflessione del primo (e unico) leader mondiale che lancia con parole chiare, un appello ai popoli del mondo sul tema della nostra sopravvivenza.

Solo 11 giorni fa, il 19 gennaio, con il titolo “È già ora di fare qualcosa“, ho scritto:

La cosa peggiore è che gran parte delle soluzioni dipenderanno dai paesi più ricchi e sviluppati, che giungeranno ad una situazione che realmente non sono in condizione d’affrontare senza che crolli il mondo che hanno cercato di modellare

Non parlo già delle guerre, i cui rischi  e conseguenze sono stati trasmessi da persone savie e brillanti, includendo molti  nordamericani.

Mi riferisco alla crisi degli alimenti originata da fattori economici e cambi climatici, che apparentemente sono già irreversibili, come conseguenza dell’azione dell’uomo, ma che in ogni modo, la mente umana ha il dovere d’affrontare immediatamente.

I problemi che hanno preso corpo adesso e rapidamente, attraverso fenomeni che si stanno ripetendo in tutti i continenti: calore, incendi di boschi, perdita di raccolti in Russia (…) cambio climatico in Cina (…) perdita progressiva delle riserve d’acqua nell’Himalaya, che minacciano India, Cina, Paquistan e altri paesi; piogge eccessive in Australia, che hanno inondato quasi un milione di chilometri quadrati; ondate di freddo insolite ed estemporanee in Europa […] siccità in Canada; ondate  inusuali di freddo in questo paese e negli Stati Uniti.

Ho parlato ugualmente delle piogge senza precedenti in Colombia, Venezuela e Brasile.

Ho informato, in  quella Riflessione che: “Le produzioni di grano, soia, mais, riso ed altri  numerosi cereali e leguminose, che costituiscono la base alimentare del mondo, la cui popolazione è oggi,  secondo calcoli, di quasi 6.900 milioni di abitanti, e già si avvicina alla cifra inedita di 7.000 milioni, dei quali più di  mille milioni soffrono per fame e denutrizione, e sono danneggiati seriamente dai cambi climatici, creando un gravissimo problema nel mondo.”

Sabato 29 gennaio, il bollettino quotidiano che ricevo con le notizie di Internet, riportava un articolo di Lester R. Brown, pubblicato nel sito web Vía Orgánica, datato 10 gennaio, il cui contenuto, a mio giudizio, dev’essere ampiamente divulgato.

Il suo autore è il più prestigioso e laureato ecologista nordamericano, che ha avvertito sull’effetto dannoso del crescente e molto importante volume di CO_2 che si diffonde  nell’atmosfera. Dal suo ben fondato articolo, prenderò  solo i paragrafi che spiegano in forma coerente i suoi punti di vista”.

All’inizio del nuovo anno, il prezzo del grano raggiunge livelli  senza precedenti.

La popolazione mondiale, è quasi il doppio del 1970, e continuiamo a  crescere ad un ritmo di 80.000.000 persone ogni anno. Stanotte ci saranno 219.000 bocche in più da  alimentare a tavola e molte incontreranno il piatto vuoto. Altre 219.000 si sommeranno a noi domani notte.

In qualche momento questa crescita incessante comincerà ad essere troppa per le capacità degli agricoltori ed i limiti delle risorse terresti ed idriche del pianeta.”

L’aumento nel consumo di carne, latte e uova nei paesi in via di sviluppo, che crescono rapidi,  non ha precedenti.

Negli Stati Uniti, dove sono state raccolte 416.000.000 tonnellate di granaglie nel 2009, 119.000.000 di quelle tonnellate sono state  inviate alle distilleriedi etanolo per produrre combustibile per le Automobili.

Quelle tonnellate  bastavano per alimentare 350.000.000 persone l’anno. L’enorme investimento degli Stati Uniti nelle distillerie di etanolo crea le condizioni per la concorrenza diretta tra le automobili e le persone per il raccolto di granaglie  mondiale. In Europa, dove buona parte del parco automotore si muove con combustibile diesel, esiste una domanda crescente de combustibile diesel prodotto a partire dalle piante, soprattutto a partire dall’olio di colza e di palma. Questa domanda di coltivazioni portatrici di olio non solo riduce la superficie disponibile per produrre coltivazioni alimentari in Europa, ma inoltre accelera la distruzione dei boschi tropicali in Indonesia e in Malesia, a favore delle piantagioni produttrici di olio di palma.”

La crescita annuale del consumo di granaglie nel mondo da una media di 21.000.000  tonnellate annuali nel periodo del 1990 al 2005, è arrivata a 41.000.000 tonnellate l’anno nel periodo tra il 2005 e i 2010. La maggior parte di questo salto enorme si può attribuire all’orgia di investimenti nelle distillerie di etanolo negli Stati Uniti tra il 2006 e il 2008.

Mentre raddoppiava  la domanda annuale della crescita delle granaglie, sono sorte nuove   limitazioni dal lato dell’offerta, anche quando si sono intensificate quelle a lungo tempo,   come l’erosione dei suoli.

Si calcola che la terza parte delle terre coltivabili del mondo perdono la cappa vegetale più rapidamente del tempo necessario alla formazione del suolo nuovo attraverso i processi naturali, perdendo la sua produttività inerente. Sono in processo di  formazione due grandi masse di polvere. Una si estende a nordovest della Cina, a ovest della Mongolia e dell’Asia Centrale; l’altra si trova in  Africa Centrale. Ognuna è molto più grande della massa di polvere che danneggiò gli Stati Uniti nel decennio delgi anni 30’.

“Le immagini del satellite mostrano un flusso costante di tormente di polvere che partono da queste regioni e generalmente ognuna di queste trasporta milioni di tonnellate di cappa vegetale preziosa.”

“Nello stesso tempo l’esaurimento  delle riserve d’acqua  riduce rapidamente l’estensione delle  aree irrigate di molte parti del mondo: questo fenomeno relativamente recente è stimolato dall’uso su grande  scala delle pompe meccaniche per estrarre l’acqua sotterranea. Nell’ attualità, la metà della popolazione del mondo vive in paesi dove i livelli freatici scendono mentre il pompaggio eccessivo esaurisce  le riserve di acqua.

Quando un riserva d’acqua si riduce, si deve necessariamente ridurre il pompaggio secondo il ritmo di riposizione, se non si vuole che si trasformi  in un acquifero fossile (non rinnovabile), nel cui caso il pompaggio smetterà totalmente. Ma presto o tardi i livelli   freatici discendenti si traducono in un aumento dei prezzi degli alimenti.

Le estensioni irrigate diminuiscono in Medio Oriente e soprattutto in Arabia Saudita, Siria, Iraq e possibilmente in Yemen. Nell’Arabia Saudita, che dipendeva totalmente da un acquifero fossile oggi esaurito, per la sua autosufficienza per il grano, la produzione sperimenta una caduta libera. Tra il 2007 e il 2010, la produzione di grano saudita è discesa a poco più di due terzi,”

Il Medio Oriente arabo è la regione geografica dove la scarsità d’acqua crescente  provoca la maggior riduzione nel raccolto delle granaglie.

Ma i deficit di acqua realmente elevati sono in India, dove  secondo le cifre del Banco Mondiale ci sono 175.000.000 di persone che si alimentano di granaglie  prodotte con un pompaggio eccessivo  […] Negli Stati Uniti, l’altro grande produttore di granaglie   del mondo, si sta riducendo l’area irrigata negli stati  agricoli fondamentali, come la  California e il Texas.”

“Il rialzo della temperatura rende a sua volta più difficile aumentare il raccolto mondiale  delle granaglie con la rapidità sufficiente per andare alla  pari del ritmo senza precedenti della domanda. Gli ecologisti che si occupano delle coltivazioni hanno le loro proprie regole  generalmente accettate: per ogni grado Celsio d’aumento della temperatura al disopra del livello ottimo durante la stagione della crescita, ci si deve aspettare  un calo del 10% nella resa delle granaglie.”

Un’altra  tendenza emergente che minaccia la sicurezza alimentare è lo scioglimento dei ghiacciai delle montagne. Questo è preoccupante soprattutto nell’Himalayas e nel Tibet, dove il gelo che si scioglie, proveniente dai ghiacciai, alimenta non solo i grandi fiumi dell’Asia durante la stagione secca, como l’Indo, il Gange, il Mekong, il Yangtzé e i fiume Giallo, ma anche i sistemi d’irrigazione che dipendono da questi fiumi. Senza questo scioglimento dei ghiacci, il raccolto delle granaglie sperimenterebbe una grande caduta e i prezzi aumenterebbero in proporzione.

Infine e a lungo tempo, i caschi di ghiaccio che si sciolgono in  Groenlandia e a ovest dell’Antartico, uniti all’espansione termica degli oceani, minacciano di elevare il livello del mare anche di  sei piedi ( 1,83 m circa NdT), durante questo secolo. Inoltre un’elevazione di tre piedi provocherebbe l’inondazione delle terre dove ricoltiva riso del Bangladesh. Inoltre inonderebbe  buona parte del Delta del Mekong, dove si produce la metà del riso del Viet Nam, il secondo esportatore di riso del mondo. In totale, ci sono approssimatamente 19 delta fluviali produttori di riso in Asia, dove i raccolti  si ridurranno considerevolmente per l’elevazione del livello del mare.”

L’inquietudine di queste ultime settimane è solo il principio. Non si  tratta già più di un conflitto tra grandi potenze fortemente armate, ma della maggior mancanza di alimenti e di prezzi in rialzo dei prodotti alimentari (e dei problemi politici a cui questo condurrebbe) che minacciano il nostro futuro mondiale. Se i governi non  procederanno alla revisione delle questioni della sicurezza,  utilizzando le spese di uso militare per  la mitigazione del cambio climatico, dell’efficienza idrica, la conservazione dei suoli e la stabilizzazione demografica, con tutta probabilità il mondo affronterà un futuro di maggior instabilità climatica e volatilità dei prezzi degli alimenti. Se si continuerà a fare le cose come adesso, i prezzi degli alimenti tenderanno solo al rialzo.

L’ordine mondiale esistente lo hanno  imposto gli Stati Uniti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ed hanno riservato per sè  tutti i privilegi.

Obama non ha modo per amministrare l’alveare che hanno creato.

Alcuni giorni fa è crollato il governo di Tunisi, dove gli Stati Uniti avevano imposto il neoliberismo ed erano felici  della loro prodezza politica.

La parola  democrazia era sparita dallo scenario. È incredibile come adesso, quando il popolo sfruttati sparge il suo sangue e assalta i negozi, Washington esprime la sua felicità per la caduta. Nessuno ignora che gli Stati Uniti hanno trasformato l’Egitto nel loro alleato principale nel mondo arabo. Una grande portaerei e un sottomarino nucleare, scottati da navi da guerra nordamericane e israelita, hanno attraversato il  Canale di Suez verso il Golfo Persico da molti mesi, senza che la stampa  internazionale avesse informazioni su quello che stava accadendo. È stato il paese  arabo che ha ricevuto più forniture di armi.  Milioni di giovani egiziani soffrono per la disoccupazione e la mancanza di alimenti provocata nell’economia mondiale, e Washington afferma che li  appoggia. Il suo machiavellismo consiste nel fatto che mentre forniva  armi al governo egiziano, la USAID somministrava fondi all’opposizione.  Potranno gli Stati Uniti fermare l’ondata rivoluzionaria che scuote il Terzo Mondo?

La famosa riunione  di Davos che si è appena conclusa, si è trasformata in una Torre di Babele, e gli stati europei più ricchi, capeggiati da Germania, Gran Bretagna e Francia, coincidono solo nei loro disaccordi con gli Stati Uniti.

Ma non ci si deve inquietare nemmeno un pochino; la Segreteria di Stato ha promesso  ancora una volta che gli Stati Uniti aiuteranno nella ricostruzione di Haiti.

Fidel Castro Ruz

30 gennaio del 2011, ore 18.23 (Traduzione Gioia Minuti – tratto da Cubadebate)

PRC e GC La Spezia: “Confindustria e Banche paghino! La loro crisi capitalista non si scarica sulla gente!”

12 giugno 2010, by  
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Una delegazione di Rifondazione Comunista spezzina e dei Giovani Comunisti spezzini ha partecipato ieri sera a Santa Margherita Ligure al controvertice organizzato da tutte le forze della Sinistra alternativa (Rifondazione, Pdci, PCL, Comunisti-Sinistra Popoalre, Sinistra Critica e Cobas) presso la sala convegno “La Tigulliana” in opposizione all’annuale incontro nazionale dei giovani di Confindustria.

Una parata di ministri, senatori, deputati, presidenti di regione e quant’altro, in fila per assecondare ancora una volta i diktat di Confindustria, alla ricerca dell’ennesima ricetta per aumentare i propri profitti a spese dei cittadini e dei lavoratori.

Lavoratori, precari, donne e pensionati si trovano nella morsa della crisi capitalista. La ricetta di governo e CONFINDUSTRIA è sempre la stessa: spremere i lavoratori e tagliare i servizi per salvare banchieri e poteri forti.

Adesso basta! Deve pagare chi non ha mai pagato, ossia la stessa Confindustria, le banche e chi ha mosso negli ultimi anni questa scandalosa economia speculativa che ha generato il collasso economico mondiale. Uno scandalo a cui noi non finiremo mai di contrapporci.

Paghi chi non ha mai pagato!

8 giugno 2010, by  
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Lavoratori, precari, donne e pensionati si trovano nella morsa della crisi capitalista, la ricetta di governo e CONFINDUSTRIA è sempre la stessa: spremere i lavoratori e
tagliare i servizi per salvare banchieri e poteri forti.

Adesso basta!

PAGHI CHI NON HA MAI PAGATO!

A Santa Margherita Ligure, presso la Sala Convegno “La Tigulliana”, si terrà Venerdì 11 giugno ore 20.30 un dibatto pubblico contro il convegno dei Giovani industriali.

Intervengono

Gianluigi Pegolo, segreteria nazionale PRC

Marco Ferrando, portavoce nazionale PCL

Marco Rizzo, coordinatore nazionale CSP

Franco Turigliatto, portavoce nazionale SC

Vincenzo Chieppa, ufficio politico PdCI

Pino Giampietro, esecutivo nazionale COBAS

coordina il giornalista Marco Delpino

Ora i ricchi ridono…

17 marzo 2010, by  
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Dichiarazione Irpef del 2010 = 23.057.981 €

Dichiarazione Irpef del 2009 = 14.532.538 €

Differenza 2009-2010 = +8.525.443 €

Ebbene si, otto milioni e mezzo in più rispetto all’anno precedente! Il reddito di Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio, rimane dunque il più ricco tra i parlamentari della Repubblica: è quanto emerge dalla consultazione delle dichiarazioni patrimoniali di parlamentari e membri del’esecutivo, a disposizione del pubblico. Cinque appartamenti a Milano, due box sempre a Milano, e un terreno ad Antigua, alla voce “variazioni in aumento” compaiono l’acquisto di un immobile sul Lago Maggiore a Lesa (Novara), la costruzione di un immobile sul terreno di Antigua e l’acquisto di un altro pezzo di terra sempre nei Caraibi. Insomma, al passo con i tempi!

Per quanto riguarda i ministri, il più “impoverito” risulta essere proprio quello dell’Economia, Giulio Tremonti. Nella dichiarazione del 2009 relativa ai redditi del 2008, infatti, Tremonti ha dichiarato un  imponibile di soltanto 39.672 euro rispetto ai 4,5 milioni dell’anno precedente. Il titolare dell’Economia ha iscritto un credito d’imposta di 70.376 euro. Nello specifico, il reddito complessivo di Tremonti è stato pari a 176.897 euro, ma con oneri deducibili dal reddito per 137.225 euro che hanno fatto scendere l’imponibile a 39.672 euro. La notizia, che ha suscitato una certa “curiosità”, è stata chiarita da fonti del ministero dell’Economia, che hanno spiegato come il “calo” sia dovuto al fatto che Tremonti ha lasciato lo studio professionale di avvocato tributarista.

Ma se allarghiamo le nostre vedute alla Camera dei deputati, la top ten è tutta targata Pdl: dopo Silvio c’è Santo Versace (5.190.127 €), poi Antonio Angelucci (3.530.528 €), Amato Berardi (2.788.482 €), Giuseppe Consolo (2.524.904 €), Gaetano Pecorella (1.490.083 €), Niccolò Ghedini (1.345.235 €), Donato Bruno (1.293.235 €), Giulia Bongiorno (1.288.440 €) e Denis Verdini (1.282.034 €).

Crisi economica? Quale crisi economica? Ora si spiega perchè la PdL e il governo sono fissati con l’ottimismo e nel non vedere come vanno le cose nel paese. E’ evidente che disoccupazione e licenziamenti, abbassamento del potere d’acquisto di salari e pensioni e carovità non visibili se si maneggia con dichiarazioni dei redditi di tale portata. Ma la gente non vive con queste cifre, anzi se le sogna di notte insieme ai numeri del superenalotto!

Tutti stanno in crisi, con le pezze al culo o in cassa integrazione, e loro stanno bene, e l’antipolitica non si affaccia più sugli schermi di canale 5.

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