Tre giorni di iniziative per Rifondazione spezzina: “Weekend in difesa del lavoro, della cultura, dell’integrazione”

4 ottobre 2018, by  
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Sarà un fine settimana denso di appuntamenti per Rifondazione Comunista spezzina. Tra domani, venerdì 5 ottobre, e domenica 7 ottobre il partito sarà infatti impegnato con i suoi militanti sul territorio provinciale in una serie di iniziative in collaborazione con le forze politiche e associazioni della sinistra. 
 
La difesa della cultura, dell’integrazione, del lavoro, duramente attaccati dal governo Conte, sono al centro della discussione di questa tre giorni.
 
Venerdì 5 ottobre alle 18 in piazza Brin si terrà un’assemblea pubblica sul Decreto Salvini: gli avvocati Federico Lera e Antonella Cascione illustreranno i contenuti e insieme a loro valuteremo le conseguenze non solo sul piano migrazione, ma anche sul piano sociale, con l’introduzione dei nuovi reati a firma del governo Lega – 5 Stelle.

Sabato 6 ottobre alle 16.30, presso la biblioteca “Beghi” del Canaletto si terrà un presidio/volantinaggio per rivendicare una gestione professionale dei luoghi della cultura in città.
 
Proseguiamo infatti la denuncia, lanciata nei giorni scorsi dagli esponenti della sinistra spezzina tra i quali il capogruppo di Spezia Bene Comune Massimo Lombardi, circa l’insufficiente gestione dei luoghi di studio esistenti come la “Beghi” e la Mediateca ex Odeon, ma anche di quelli che verranno come la “Mazzini”.
 
Inoltre solidarizzeremo con i lavoratori che scenderanno in piazza per rivendicare i propri diritti nella grande “Manifestazione per la cultura e il lavoro” che si svolgerà a Roma in questa giornata. Per la prima volta, attori, cantanti, musicisti, ballerini e altri professionisti del settore incroceranno le braccia insieme ad altri lavoratori dei beni culturali, quali bibliotecari, archivisti, archeologi e storici dell’arte per rivendicare le istanze di categoria e per riportare al centro del dibattito politico il tema della cultura nelle sue implicazioni costituzionali, economiche e occupazionali.

La cultura è un settore chiave per l’economia italiana. Nel nostro Paese il settore culturale muove 250 miliardi, vale a dire il 17% del PIL nazionale, ciò significa che ogni euro investito in cultura ne produce 1,8 il altri settori. Eppure nella cultura l’occupazione non cresce, prevalgono lavoro nero e precariato che costringono i nostri talenti a fuggire all’estero per trovare condizioni di vita più dignitose.
Chiudiamo con domenica 7 ottobre quando dalle 11 alle 16 saremo nella nostra sede di Via Lunigiana 545 dove metteremo a disposizione un computer per chiunque voglia partecipare alle votazioni sullo statuto di Potere al Popolo. 

Nel pomeriggio, alle 16.30 saremo alla camminata San Terenzo – Lerici in solidarietà con Mimmo Lucano, sindaco di Riace.
 
Aderiamo con estrema convinzione all’iniziativa di solidarietà verso il sindaco di Riace, agli arresti domiciliari per aver disobbedito ad una legge ingiusta come la Bossi-Fini che criminalizza la solidarietà. La città di Riace e Mimmo Lucano hanno visto nei profughi degli alleati per aprire degli spazi di vivibilità e accoglienza in un paese che andava spopolandosi, dove negozi e scuole stavano chiudendo e i nativi emigravano. 
 
Con gli arresti di Mimmo Lucano si è arrestata la solidarietà e questo è inconcepibile.
 
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Ferrero: “Ciao, compagno Dario”

14 ottobre 2016, by  
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Con Dario Fo perdiamo non solo uno dei più grandi esponenti della cultura italiana, del teatro, dell’arte, un Nobel, un drammaturgo ed un attore straordinario. 

Perdiamo un compagno, un uomo che da sempre, con Franca Rame, scelse coraggiosamente e coerentemente di stare dalla parte degli oppressi, contro ogni censura, di irridere sempre il potere, senza mai rimanerne affascinato. Un saluto a pugno chiuso, che la terra ti sia lieve.

Paolo Ferrero,
segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Teatro “Trianon”, interpellanza di Bucchioni: “Si preservi la funzione culturale, no a centri commerciali o call center al suo posto”

23 luglio 2014, by  
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All’incirca un secolo fa si inaugurava alla Spezia un Teatro di nome “Trianon”, adiacente via Manzoni,

lo stabile presentava notevoli pregi artistici in stile liberty e, proprio grazie alle sue decorazioni, si meritò un premio speciale all’Esposizione Universale di Parigi di quegli anni.

Dopo alcuni anni di attività il teatro andò in decadenza e venne lasciato in abbandono.

Nel 2007 il “Trianon” tornò al centro dell’attenzione e si riaprì il sipario anche se mancavano tendaggi e drappeggi: l’amministrazione comunale dovrebbe tuttora decidere la sorte a cu il teatro va incontro. 

Visto il notevole valore artistico del Teatro Trianon,

Visto che altri teatri spezzini di valore storico sono stati abbatutti (vedi “Politeama”) o trasformati in supermercati (vedi “Astra”) o in parcheggi (vedi “Monteverdi”),

Si chiede all’amministrazione ed al sindaco che sia preservato il valore storico del “Trianon” e che non venga messo a disposizione di centri commerciali o call center, ma che sia valorizzato nella sua originaria funzione come centro culturale e teatrale.

 

Edmondo Bucchioni

Gruppo consiliare Rifondazione Comunista La Spezia

Teatro Trianon, Lombardi: “Un’altra occasione perduta per la nostra città”

17 luglio 2014, by  
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Il teatro “Trianon” è  un autentico gioiello Liberty nel cuore della città.

Il suo recupero poteva essere davvero un’occasione per far valorizzare e far conoscere quella “Spezia bella” che scompare ogni giorno sotto i nostri occhi, sotto forma di slogan e di logo da marketing, evidentemente vuoto di contenuti e di sostanza reale.

Invece sarà solo un’altra occasione persa. Persa tanto dal Comune come dai soggetti che nella nostra provincia dicono di aiutare la cultura, come la Fondazione Carispe, concentrata soltanto su iniziative di cassetta o sull’housing (più o meno) sociale, che non hanno voluto ridare vita a questo piccolo miracolo Art Noveau scampato miracolosamente alla guerra (e anche dal dopoguerra, nonostante al suo interno abbia ospitato persino un garage), teatro che ha compiuto cent’anni l’anno scorso, il cui progetto, opera dell’architetto Vincenzo Bacigalupi, meritò anche un premio all’Esposizione Universale di Parigi.

Poteva essere la nostra occasione per far rinascere un piccolo teatro in città con la sua sala, dotata di platea, gallerie e barcacce che offriva uno spazio elegante, in stile liberty con un arredo di poltrone in velluto che richiamavano la verde tonalità predominante.
Con la decorazione statuaria e gli stucchi realizzati da un allora emergente Augusto Magli, gli affreschi di Vittorio Giorgii ferri battuti di Cremonini. In alternativa a questi utopismi, che in tutta Europa vengono praticati valorizzando realtà molto meno pregiate della nostra con risvolti economici e culturali straordinari, avremmo potuto trasformarlo in una struttura ricettiva o in un centro culturale che in molti ci avrebbero invidiato.

Invece no. Nonostante non si siano ancora spenti gli echi della polemica per la perdita del Monteverdi, raso al suolo e trasformato in park privato, nessun ente pubblico o semi-pubblico ha fatto offerte e il teatro è stato venduto a un’immobiliare romana. Ancora buio totale su che tipo di attività ospiterà: c’è chi dice un call-center (che evidentemente assieme ai supermercati è l’unica forma di attività che la nostra città sembra in grado di attirare), chi un angolo gastronomico di qualche catena, con tutto quel che ne consegue; mobilità e precariato e un gran senso di vuoto…

Un’altra grande occasione perduta, anche per quella Spezia che vuole farsi portavoce di una cultura alternativa. Che questa vicenda sia da monito, occorre unire gli sforzi per dare risposte alternative a ciò che non ci piace, occorre rilanciare modelli nuovi superando le visioni da orticello che molti alla Spezia praticano. L’ottimismo della volontà ci deve sostenere nella consapevolezza che quella del Trianon sia l’ultima occasione persa, e che una battaglia per il suo rilancio sia il caposaldo di una nuova frontiera per La Spezia: solidale, compatibile, giusta ed equa.

 

Massimo Lombardi,

segretario provinciale Rifondazione Comunista La Spezia

“Avena e Forcieri: il solito balletto di poltrone del Pd che alimenta l’antipolitica”

29 dicembre 2012, by  
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Riteniamo incomprensibile la nomina di Salvatore Avena come Amministratore Delegato della società ATC Mobilità e Parcheggi.

E’ una questione non solo di competenze ma anche di merito. Questo vale non solo per ATC Mobilità e Parcheggi. Nelle prossime settimane saranno effettuate le scelte per le nomine pubbliche alla cultura (Istituzione per i Servizi Culturali direzione del teatro Civico, museo Camec).

L’antipolitica trova linfa dai comportamenti sbagliati, e talora incomprensibili, della politica stessa. Non si può ignorare la legittima pretesa dell’opinione pubblica affinchè le nomine pubbliche siano fatte evitando che si adombrino sospetti di logica spartitoria e perpetuazione di meccanismi volti alla creazione di consenso e di logiche clientelari.
Siamo convinti che il momento renda ancora più inderogabile attenersi, nelle scelte politiche, a principi di trasparenza e meritocrazia, e che vadano premiate in primo luogo le competenze e le idee prima delle appartenenze.

Chiediamo che venga utilizzato lo strumento dei bandi pubblici dove, attraverso la composizione di commissioni a rilevanza nazionale, la scelta sia affidata a criteri oggettivi sulla base di curricula, competenze professionali, presenza di un progetto.

La cultura può e deve essere uno dei volani per il rilancio della città. Pertanto serve un deciso cambio di passo rispetto a quanto fatto in passato, a cominciare dalla valorizzazione del patrimonio museale. Per fare questo è necessario ricercare le più alte competenze possibili, evitando la riproposizione dei soliti nomi, talvolta impegnati in una poco credibile transumanza da una poltrona all’altra.

A tal proposito, riteniamo che non faccia bene alla credibilità della politica il balletto sulla candidatura di Forcieri alle primarie del PD, chiaro espediente utilizzato per ottenere assicurazioni ad una riconferma alla guida dell’Autorità Portuale.

Le valutazioni circa le figure da mettere a capo di un’istituzione con poteri gestionali e di indirizzo vitali per il nostro territorio non possono essere terreno di giochi di potere, dove al bene pubblico vengono anteposti i bilancini necessari a comporre le alchimie interne di un partito.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

“Solidarietà al Delta Tau Kai: stasera saremo in piazza al loro fianco”

8 settembre 2012, by  
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Apprendiamo da alcuni organi di informazione che la Questura della Spezia ha vietato la realizzazione del “What festival” che si doveva svolgere oggi e domani nella nostra città. Non è impedendo un evento del genere che si risolve il problema dell’assenza di spazi in città per i giovani, spazi che potrebbero essere anche, interessanti momenti di aggregazione e creatività.
Riteniamo infatti che la città abbia nei giovani un’importante risorsa e questa vada valorizzata garantendo spazi di socialità e di partecipazione.
Siamo quindi al fianco di coloro i quali reclamano reddito,spazi sociali e diritti, ed è per questo che esprimiamo solidarietà e aderiamo al corteo organizzato dal collettivo “Delta Tau Kai” che partirà stasera, sabato 8 Settembre alle ore 21 in Piazza del Bastione.  

Segreteria Provinciale di Rifondazione Comunista La Spezia

Ravera: “Il collettivo Delta Tau Kai? Qualcosa di fresco in città”

5 settembre 2012, by  
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Rifondazione Comunista La Spezia interviene nel dibattito avviato dal neonato collettivo “Delta Tau Kai”, sottolineando l’importanza e la centralità delle questioni evidenziate, le quale contengono una  lucida analisi circa lo stato della nostra città e le sue prospettive.

Ci permettiamo di osservare che non si tratta solo di questione giovanile. I ragazzi del “Delta Tau Kai” parlano di cittadinanza,  spazi, possibilità,  diritti, precariato, tematiche che vanno portate fino al cuore del dibattito politico e culturale, perchè porle solo come questione giovanile rischia di essere una derubricazione.
Crediamo che la questione giovanile non sia altro che una delle tante contraddizioni strutturali del capitalismo neoliberista.
Va dato spazio ai giovani perchè se lo meritano, perchè negli anni, in questa città, hanno dato prova di saper sperimentare, creare, organizzare. Ne sono prova i locali sorti sulla scia della “Skaletta” quando, anni novanta, sembrava una follia un luogo dove fare musica dal vivo.
ed invece, pochi anni dopo, “las*pezia city rockers” era un termine conosciuto in tutto il mondo della musica alternativa e non mainstream.
La città ha sempre avuto fermenti culturali vivaci ed interessanti, nati dal basso tramite le pratiche dell’autorganizzazione e lontane dalle logiche del mercato: nella prima decade del XXI secolo si sono moltiplicati i luoghi capaci di produrre live musicali,  mostre, spettacoli, esposizioni, offrire la possibilità di aggregazione senza dover pagare biglietti di ingresso nè tanto meno andare fuori città.
Ultimamente tale spinta propulsiva sembra essersi affievolita. Le ragioni possono essere molteplici, certamente la crisi ha influito, ma non si possono negare disattenzioni, chiusure, incomprensioni da parte della città nel suo complesso, a cominciare dalla politica, la quale dovrebbe essere in grado di compiere la sintesi tra le diverse esigenze e sensibilità. Spezia deve essere in grado di valorizzare le idee, le competenze, i fermenti che nascono dal basso.
L’amministrazione cittadina può farlo mettendo a disposizione luoghi, spazi e saperi, deve saper ascoltare, condividire, mettere in rete persone, gruppi, musicisti, compagnie teatrali, scrittori, sceneggiatori e quanti producono e consumano arte e cultura.
Le scelte devono essere partecipate, aperte alle indicazioni, alle sollecitazioni, e perchè no, alle critiche sia degli operatori del settore che dei semplici fruitori. E non condividiamo la discriminante, indicata dal Sindaco, circa gli “spocchiosi”. Speriamo fosse solo una battuta, perchè gli elementi soggettivi non possono essere alla base di valutazioni dirimenti, ma si deve dare centralità alle competenze.
I governi nazionali hanno massacrato anche la cultura, ma la mancanza di fondi non può essere la scusa per l’immobilismo. Esiste un capitale di idee, di sollecitazioni, di saperi da sviluppare e da mettere in sinergia tra loro. E’ necessario un cambio di rotta, perchè la cultura la si fa 365 giorni l’anno, non bastano alcuni eventi spot per dare il segno di una politica culturale coerente ed efficace. Sono più utili sale prove a prezzo popolare rispetto ad un concerto di qualche star capace di riempiere lo stadio. 
La discussione sviluppatasi attorno agli enti e alle isituzioni culturali è senza senso: si parla troppo di contenitori e poco di contenuti. Il ragionamento del chi su quale poltrona non da risposte alle questioni poste dai ragazzi del “Delta Tau Kai”, e da il senso di una lontananza della politica dalle questioni reali percepite dai cittadini.

Le nomine devono essere fatte in base alle competenze, ai curricula, alle idee, senza dare spazio a logiche spartitorie e senza dare adito a sospetti di meccanismi volti alla creazione di consenso e di logiche clientelari. Si potrebbe cominciare da qui, avere il coraggio di affidare la gestione di spazi a giovani che hanno competenze e capacità, creando forme di gestione aperte, condivise, partecipate.

Diego Ravera

Responsabile Provinciale Politiche Sociali Prc La Spezia

Paolo Cacciari: “I tecnici di cui abbiamo bisogno”

7 febbraio 2012, by  
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di Paolo Cacciari (tratto da DemocraziaKm0.org)

 

E’ vero: abbiamo un gran bisogno di tecnici, esperti, sapienti. Non se ne può più di politici generici, buoni solo per i talk-show. Basta chiacchiere, al governo servono persone che sappiano il fatto loro. Ma tecnici di che?

Innanzitutto tecnici contro il più evidente, tragico e paradossale spreco di risorse: il lavoro. Incominciando dal 30 e oltre per cento di giovani che non trovano lavoro a fronte di immensi bisogni sociali insoddisfatti: cura delle persone, del territorio, del patrimonio storico e culturale. Sì, ma come remunerare questi lavori socialmente utili se soldi non ce ne sono? Serve allora un tecnico alla circolazione della moneta: il denaro non va più dato per pagare rendite finanziarie, ma solo a chi lavora.

Obiezione: se non si pagano più gli interessi sul debito pubblico (il 50% dei titoli sono posseduti da istituti finanziari esteri e il 50% del restante da istituti finanziari italiani. Solo un quarto è risparmio vero di persone fisiche) nessuno più ci farà credito e la bancarotta sicura.

Per liberarci dal ricatto di strozzini e speculatori che chiedono interessi sempre più alti (spread) dobbiamo allora riuscire a fare a meno dei loro pelosi servigi (prestiti). Serve quindi un tecnico al bilancio che sappia tenere le poste in equilibrio, che sappia cioè spendere solo quello che incassa. Per raggiungere l’ “attivo primario” del bilancio dello stato non manca poi molto. Qualche sforzo lo potrebbe fare se tagliasse spese assurde (spese militari, grandi opere inutili, privilegi di caste varie, ecc.) e se facesse una riforma fiscale vera (evasioni, proporzionalità, trasparenza, ecc.).

Obiezione: per liberarci dalla morsa del debito non basta tenere in equilibrio le spese pubbliche, è necessario tenere in equilibrio anche la bilancia commerciale: siamo bravi ad esportare (made in Italy, piccole imprese, ecc.) e a incassare valuta estera (turismo, rimesse degli emigrati, ecc.), ma spendiamo sempre troppo per le importazioni.

Serve allora un tecnico all’economia reale che sia capace di combattere il secondo più grande e costoso spreco di risorse che appesantisce la bilancia commerciale: l’energia fossile e le materie prime. Immaginare un’economia post-oil e sempre più “dematerializzata” è oggi possibile: risparmio energetico, efficienza, rinnovabili, studio del ciclo di vita dei materiali, riuso, riciclo, recupero, allungamento della durata delle merci…insomma: green economy. Le tecnologie già sono a disposizione ed è qui che si gioca la vera “competitività strategica” tra i sistemi industriali nel mondo.

Obiezione: è vero, ma per compiere questa conversione ecologica degli apparati produttivi e di consumo serve investire in ricerca vera, sperimentare ed innovare non solo i sistemi produttivi e le tecnologie (imparando dai cicli naturali), ma cambiare anche comportamenti e stili di vita. E’ evidente, infatti, che se i risparmi che si ottengono con l’efficienza vengono impiegati per consumare di più, il bilancio globale energetico e dei materiali rimarrà in deficit (paradosso di Jevons).

Serve allora un altro tecnico: ai saperi, che sappia cioè liberare quel che rimane dei centri di ricerca, delle università, delle scuole di ogni ordine e grado dalla coltre di ignoranza con cui sono stati coperti da uno stato insipiente. E questo, sicuramente, è il tecnico più difficile da trovare: un tecnico del pensiero, che sappia liberarlo dalla dominazione dei tecnici delle scienze applicate dominanti ad incominciare dall’economia, per arrivare all’ingegneria, passando per la farmacologia, le scienze agrarie, la sociologia… e chi si sente escluso dall’asservimento alla logica sviluppista, produttivistica, della accumulazione e del profitto, si faccia da parte.

Domenichini: “Lanciamo la Costituente dei Beni Comuni”

27 luglio 2011, by  
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Il risultato dei referendum, figlio di una cultura e di una stagione critica verso la globalizzazione che oggi sa di aver avuto ragione, conferma la necessità di un cambiamento da tempo al centro della nostra elaborazione e proposta politica, che non divide ma accomuna. Alla Spezia oltre 100.000 cittadini hanno deciso di dire NO alla mercificazione dell’acqua, buttandosi alle spalle l’ubriacante sbornia da liberismo, abolendo l’obbligo di privatizzare i servizi. Non solo acqua, ma anche trasporti, rifiuti, energia, educazione, formazione, cultura, insomma i beni comuni.

L’era italiana post nucleare dovrà aprire la partita per formulare un piano energetico nazionale che nessuno ha avuto la serietà e la responsabilità di redigere. Il ruolo dei territori sarà fondamentale, dalla necessità di puntare su risparmio, al decentramento della produzione energetica, mentre sull’acqua si dovrà ripartire dalla proposta di legge di iniziativa popolare, unica via coerente con la volontà espressa dagli elettori ma che giace nei cassetti parlamentari.

Alla Spezia la gestione dei servizi è passata violentemente attraverso il dogma del mercato e le sirene della finanza, basti pensare come a suo tempo si è ceduto il 49% del gas e si è fatto un uso disinvolto di strumenti tanto fantasiosi quanto venefici come i project financing. Con questa finzione si è condannata una gestione che viene definita pubblica solo in virtù della proprietà, ma di fatto sottende alle logiche di un mercato monopolistico. A questa anomalia non sono certo indenni anche i comuni, dove si derubricano le responsabilità contingenti a scorciatoie finanziarie ed intromissioni privatistiche nei più disparati settori, dagli asili ai cimiteri.

Il rilancio della gestione dei servizi, che devono rimanere in mani pubbliche e sul territorio, riparte dal principio della compatibilità, riconvertendo economie e professionalità, puntando su progetti innovativi e non su modelli bocciati tanto elettoralmente quanto culturalmente ed industrialmente. Dunque ogni proposta sensata di rilancio di Acam passa per la tutela dei beni comuni, acqua, energia, lavoro, non secondo le logiche di mercato, ma della Democrazia.

Occorre una discussione dal basso, scevra da recriminazioni o pregiudizi, in cui sviluppare e condividere un confronto politico e culturale che tenga conto dell’espressione referendaria, che lanci una campagna generale sui beni comuni, che allarghi il dibattito dall’acqua a tutti i “commons”, demercificandoli, sottraendoli alla logica del profitto. Rifondazione Comunista è già stata protagonista presentando documenti in molti consigli comunali in provincia, ora queste battaglie devono essere condivise da un’unità sociale e politica.

Vanno superati i modelli di confronto politicista e per costruire un vero laboratorio in cui convergere esperienze dai lavoratori ai movimenti, alla politica, in un processo programmatico vero e proprio. Proponiamo nella nostra realtà spezzina una Costituente dei Beni Comuni che si fondi sul dialogo aperto fra le forze vitali che hanno saputo riformulare e comprendere la nuova agenda, sulla quale costruire una spinta di cambiamento profondo, di partecipazione e quindi di cammino democratico.

William Domenichini
Resp. Ambiente e beni comuni Prc/Fds La Spezia

Aderiamo alla giornata di mobilitazione contro i tagli alla cultura : “Dove c’è cultura c’è democrazia e viceversa. Bondi faccia le valige con tutto il governo Berlusconi”

12 novembre 2010, by  
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Rifondazione Comunista della Spezia aderisce alla giornata di mobilitazione di oggi contro i vergognosi tagli alla cultura che l’ormai alla frutta governo Berlusconi ha scelleratamente promosso.

Ci uniamo ai numerosi enti locali (tra cui il comune della Spezia), istituzioni culturali, scolastiche, universitarie e associazioni che hanno aderito in ogni angolo d’Italia perchè proprio nei tempi di maggior crisi, aumenta il bisogno di cultura, arte e sapere, per non imbatterci in una crisi d’identità ancora più grande. I cittadini senza cultura e istruzione diventano più facilmente dei sudditi perchè dove c’è cultura c’è democrazia e viceversa. E chi la disprezza non può governare questo Paese.

Tagliare fondi a teatri, musei, cinema e biblioteche nello stato che detiene quasi il 90% delle opere d’arte del mondo è letteralmente scandaloso e indecente. L’interesse scarsissimo di questo esecutivo per l’enorme patrimoni culturale che l’Italia possiede è stato purtroppo ben rappresentato dal crollo della casa dei gladiatori di Pompei dei giorni scorsi sotto le balbettanti dichiarazioni del ministro Bondi, assolutamente inadeguato in un ruolo di tale importanza.

Per questo chiediamo le dimissioni immediate del ministro e di tutto il governo Berlusconi, che ha scritto le pagine più oscure degli ultimi vent’anni di storia italiana.