Distribuite tremila Costituzioni alla Morin per Giorgio Napolitano

16 giugno 2011, by  
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Tremila copie della Costituzione distribuite lungo la passeggiata “Morin” in occasione della visita spezzina del presidente della repubblica Giorgio Napolitano lo scorso 10 giugno alla Spezia

Merito del “Comitato per la difesa della Costituzione” della Spezia con a testa Luigi “Fra Diavolo” Fiori, comandante partigiano e infaticabile promotore della difesa della carta costituzionale che, assieme a Gianni Carassale della Cgil e a Massimo Carosi di Rifondazione Comunista, hanno voluto lanciare un importante messaggio alla cittadinanza spezzina in vista dei recenti referendum del 12 e 13 giugno.

Lo stesso comitato, assieme all’associazione dei familiari delle vittime sul lavoro Oltre le Parole, organizza per domani alle 17 un’iniziativa pubblica alla sala Avis del FavaroLa Costituzione Italiana nella difesa dei diritti e della sicurezza sul lavoro”. Interverranno il dottor Renzo Barbaro del comitato “Salviamo la Costituzione” e il magistrato Remigio Pagliari.

Caro Presidente, il voto non si neutralizza

28 maggio 2011, by  
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LETTERA APERTA A NAPOLITANO

Signor Presidente, il governo ha posto la fiducia in parlamento per esercitare, con modalità inedite, una forzatura al fine di far passare un decreto che “neutralizza” il referendum abrogativo della legge che ripropone il nucleare nel nostro paese. Tralasciamo qui ogni considerazione politica sul disprezzo con il quale la sovranità popolare viene umiliata nel nostro paese e non entriamo nel merito delle valutazioni giuridiche in base alle quali la Corte di Cassazione deciderà nella sua autonomia. Ci poniamo invece un problema che, pur nella sua ovvietà fin qui poco considerata, pensiamo sollevi una questione costituzionale.

Noi pensiamo che se il precedente inaugurato dal governo in questa occasione si affermasse, una espressione determinante della sovranità e del potere popolare – il referendum – sarebbe nel nostro paese di fatto liquidato. In una parola, se di fronte ad ogni richiesta di referendum avanzata dai cittadini ed accolta dagli organi istituzionali preposti la contromossa dell’esecutivo fosse un provvedimento a maggioranza di sospensione (per un breve periodo) della legge in questione, verrebbe sospeso anche il potere abrogativo o convalidativo di cui il popolo è titolare qualora si raggiungesse il quorum in regolari votazioni. Se poi il marchingegno per la prima volta introdotto nell’esperienza repubblicana viene addirittura accompagnato dall’intenzione dichiarata di riproporre la legge di cui si è chiesta l’abrogazione in un tempo successivo, quando si «saranno calmate le acque», il referendum diventerebbe un istituto a discrezione della maggioranza parlamentare, che i cittadini non potrebbero mai riprendere nelle loro mani.

Signor Presidente, la domanda non è di poco conto e non riguarda soltanto la sua facoltà di firmare o respingere un provvedimento. La Costituzione riconosce al Popolo italiano un solo mezzo per esercitare la propria volontà di cambiare le leggi espresse durante una legislatura dalla maggioranza dei parlamentari da lui votati. All’istituto del referendum sono stati posti dalla Costituente vincoli che si rivelano più stringenti nella situazione attuale, al punto da rendere il raggiungimento del quorum un fatto di per sé straordinario, se si considera la scarsa informazione che gli italiani residenti e quelli all’estero continuano a ricevere. Ma oggi, con il voto anomalo di sospensione e rimando di un Parlamento costretto alla fiducia, rischia di essere definitivamente “neutralizzato” .
Signor Presidente, noi possiamo rivolgerci solo a Lei, per chiederLe di prendere in esame in tutte le sue implicazioni la prospettiva da noi temuta. Fidiamo in una sua parola e in un suo intervento.

Mario Agostinelli, Luciana Castellina, Paul Ginsborg, Emilio Molinari, Gianni Tamino

IL MANIFESTO – 27/05/2011

 

L’appello di LIBERTA’ E GIUSTIZIA: “Giù le mani dai referendum”

In Italia negli ultimi quindici anni vari elementi essenziali di una democrazia moderna sono venuti a mancare. La manipolazione dei media, l’iniezione di ingenti risorse patrimoniali a servizio di una parte politica o di un singolo candidato, la preselezione dei candidati affidata solo ai segretari dei partiti … Tutto ciò ha contribuito a dare alla democrazia italiana un aspetto drogato, sbilanciato, sempre più lontano da una classica democrazia liberale, fondata su ‘fair, just and free elections’.

A queste ferite si rischia ora di aggiungerne un’altra, piena di conseguenze: lo scippo dei referendum. In un sistema di democrazia rappresentativa, esiste sempre il pericolo che il cittadino rimanga troppo distante dai palazzi di governo, diventi spettatore passivo e sempre più scettico. I referendum sono uno dei pochi meccanismi al di fuori delle elezioni che gli permettono di far sentire la propria voce. Ora, in modo dichiaratamente strumentale, il governo Berlusconi vuole liquidare il referendum sul nucleare, mettendo così a gravissimo rischio il raggiungimento del quorum per gli altri due.

Qui viene a sollevarsi una questione costituzionale. Se la prassi usata dal governo in questa occasione dovesse diventare un precedente per ripetersi regolarmente in futuro, il referendum come strumento democratico verrebbe eliminato. In altre parole, se ad ogni richiesta di referendum fatta dai cittadini, la risposta della maggioranza parlamentare fosse quella di ritirare temporaneamente la legge in questione, per far venir meno le ragioni del referendum, dichiarando l’intenzione di riproporre la legge successivamente quando si saranno “calmate le acque”, il referendum perderebbe la sua funzione e non potrebbe mai più avere luogo. Tanto più che, per il referendum sul nucleare, l’argomento del clima di allarme creato dall’incidente di Fukushima è un argomento fallace, perché non si può subordinare lo svolgimento di un referendum a una valutazione del governo circa l’idoneità o meno delle circostanze contingenti.

LeG denuncia questa ennesima insidia e chiama i cittadini a contribuire a un movimento unitario di opinione pubblica che informi e diffonda l’allarme per un furto di democrazia che ci riguarda tutti, oltre ogni schieramento di appartenenza politica.

27 maggio 2011

Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsbor, Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Sandra Bonsanti, Filippo di Robilant, Umberto Eco, Aldo Gandolfi, Giunio Luzzatto, Claudio Magris, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.

Adesione all’appello al Presidente della Repubblica per sollecitare interventi di contrasto alla corruzione

20 dicembre 2010, by  
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CORROTTI – per il bene comune i corrotti restituiscano ciò che hanno rubato – firma anche tu l'appello

Indice

CORROTTI – per il bene comune i corrotti restituiscano ciò che hanno rubato – firma anche tu l'appello

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Articoli e comunicati stampa

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Libera e Avviso Pubblico lanciano una grande campagna di raccolta firme per chiedere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.

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Premesso che

nella classifica internazionale di Transparency International sulla percezione della corruzione, da oltre un decennio l’Italia è protagonista di un costante scivolamento, arrivando con la graduatoria del 2010, resa pubblica a fine ottobre, al 67° posto, sopravanzata da Ruanda, Ghana, Tunisia, Lettonia e Namibia per la maggiore trasparenza dei loro processi decisionali nel settore pubblico. Trattasi del punteggio più basso dal 1995 – l’Italia era al 41° posto nel 2006 – che colloca l’Italia quart’ultima tra i paesi dell’Unione europea, e prima per deterioramento tra il 2009 e il 2010 tra i 178 considerati da Transparency;

esiste un legame diretto tra la pratica effettiva della corruzione e le sensazioni diffuse nell’insieme di osservatori privilegiati – esperti, imprenditori, ecc. – impiegato per costruire la graduatoria della corruzione nel mondo. Ad esempio, un sondaggio di Eurobarometro del 2009 mostra che il 17 per cento dei cittadini italiani nel corso del 2008 si sono visti chiedere o offrire una tangente, contro una media europea del 9 per cento. La correlazione tra questa statistica, che misura la corruzione realmente consumata nei paesi dell’Unione europea, e l’indice di Transparency dello stesso anno è altissima, mostrando una sovrapposizione quasi perfetta: i paesi scandinavi sono in vetta alla graduatoria sulla trasparenza, in coda si trovano Bulgaria, Romania, Grecia e Italia;

il peso della corruzione sui bilanci pubblici, stimato dal procuratore generale della Corte dei conti nel febbraio 2010 intorno ai 50-60 miliardi di euro l’anno, appare sempre più insostenibile a fronte delle difficoltà della finanza pubblica, cui occorre aggiungere la rendita incamerata dai corruttori che con le loro imprese si aggiudicano appalti grazie all’assenza di competizione e di controlli (stimato dalla stessa Transparency in circa il 40-50 per cento in media del valore di opere, servizi e forniture pubbliche) e il costo sociale che discende dai “segnali” distorti che indirizzano le scelte nel mercato e nella società;

laddove la corruzione è prassi abituale intacca alla radice il vincolo di fiducia che lega i cittadini alle istituzioni rappresentative, producendo un costo politico. La corruzione, in altri termini, non scava soltanto voragini nei bilanci pubblici, ma genera un pericoloso deficit di democrazia. In termini pratici, perché va a falsare la competizione elettorale che della democrazia è il meccanismo procedurale per eccellenza, assicurando risorse addizionali e un vantaggio concorrenziale ai corruttori e corrotti, ma anche la violazione di valori democratici fondamentali quali i principi di trasparenza e uguaglianza;

negli stessi anni in cui il punteggio dell’Italia, secondo l’indice di Transparency della corruzione percepita, sprofonda, le inchieste giudiziarie segnano il passo, passando dai quasi 2.000 crimini e oltre 3.000 persone denunciate degli anni ’90 alle sole 220 denunce alle forze di polizia del 2009. Ancor più drastica la riduzione delle condanne per reati di corruzione, da un massimo di oltre 1700 condanne per reati di corruzione nel 1996 si giunge alle appena 239 del 2006, con dati particolarmente rilevanti per alcune regioni (da 138 condanne nel 1996 a 5 nel 2006 in Sicilia; da 545 a 43 in Lombardia; da 19 a nessuna in Calabria).

si è pertanto allargata la forbice tra corruzione praticata e corruzione denunciata, ossia l’ammontare di reati portati a compimento con successo, rafforzando la sensazione di impunità per i suoi protagonisti;

la percezione che la corruzione sia un problema rilevante è ancora forte: nel 2009 – secondo Eurobarometro – lo pensava così l’83 per cento degli italiani;

sono state elaborate convenzioni internazionali e direttive europee in materia di lotta alla corruzione cui occorre che l’Italia dia concreta attuazione mediante la ratifica e/o il recepimento con propria legislazione. Tra queste ricordiamo la Convenzione penale del Consiglio d’Europa sulla corruzione, sottoscritta a Strasburgo dagli stati membri nel 1999 e mai ratificata dall’Italia e la legge 25 febbraio 2008, n. 34 (legge comunitaria per il 2007) che aveva delegato il Governo a dare attuazione, inter alia, alla decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato. La delega non è stata esercitata;

è quanto mai urgente che il Governo e il Parlamento riconoscano la priorità di realizzare un sistema di norme chiare, con strumenti e sanzioni efficaci in grado di contrastare al meglio il diffondersi della corruzione, un’autentica piaga economica e sociale, quali la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti (introdotta dall’art. 1, comma 220, della legge finanziaria 2007 (legge 296/2006) che ha esteso la confisca di valori ingiustificati ai reati contro la pubblica amministrazione), l’istituzione di un’autorità anticorruzione autonoma e indipendente dall’esecutivo, dotata di reali poteri ispettivi e di controllo, e il recepimento della direttiva europea che prevede l’estensione del reato di corruzione anche ai rapporti tra privati, indispensabile in un contesto di privatizzazione della gestione di servizi pubblici attraverso la costituzione di società di diritto privato controllate e/o partecipate da istituzioni pubbliche;

Ritenuto opportuno

aderire all’appello promosso dalle Associazioni Avviso Pubblico e Libera, finalizzato a rinnovare l’attenzione su un fenomeno che minaccia la credibilità e il prestigio delle istituzioni, corrode il senso civico, distorce gravemente l’economia e sottrae risorse notevoli alle comunità in un momento di particolare difficoltà per la finanza pubblica;

attivare iniziative e momenti di sensibilizzazione al fine di sostenere la raccolta di sottoscrizioni dell’appello al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano, allegato al presente ordine del giorno.

Il Consiglio Regionale/Provinciale/Comunale di (…)

Impegna il Presidente/Sindaco e la Giunta a

aderire all’appello promosso dalle Associazioni Avviso Pubblico e Libera, finalizzato a rinnovare l’attenzione sul fenomeno della corruzione che minaccia la credibilità e il prestigio delle istituzioni, corrode il senso civico, distorce gravemente l’economia e sottrae risorse notevoli alle comunità in un momento di particolare difficoltà per la finanza pubblica;

a stanziare una somma di 50 o 100 euro a sostegno della campagna di comunicazione realizzata per diffondere l’appello promosso dalle Associazioni Avviso Pubblico e Libera. La somma stanziata va versata sul conto corrente con IBAN IT73H0501802800000000131720, intestato a “Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”, presso Banca Etica, filiale di Firenze, citando la causale “Sostegno campagna anticorruzione”;

attivare iniziative e momenti di sensibilizzazione al fine di sostenere la raccolta di sottoscrizioni dell’appello, allegato al presente ordine del giorno, inviando all’Associazione Avviso Pubblico le adesioni raccolte affinché siano consegnate al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano;

trasmettere all’Associazione Avviso Pubblico copia dell’ordine del giorno approvato che provvederà a consegnarlo ai Presidenti di Camera e Senato affinché sottopongano al Parlamento la calendarizzazione dell’approvazione delle leggi indispensabili per favorire il contrasto della corruzione nel nostro Paese.