ISDE La Spezia: “Né inceneritori, né residui tossici”

5 aprile 2011, by  
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L’ Associazione Isde Italia-Medici per l’Ambiente della Spezia intende ribadire in questo delicato momento in cui si decide e si discute sui siti di discarica già individuati dal Piano Provinciale, la propria posizione sull’intera chiusura del ciclo degli RSU ed in particolare sul destino delle frazioni residue al trattamento meccano- biologico.

Innanzitutto ripetiamo quanto già espresso in precedenti interventi e comunicati circa la assoluta necessità di estendere la raccolta differenziata porta a porta in tutto il territorio comunale e provinciale. Questa scelta è fondamentale per raggiungere da un lato i parametri di legge fissati al 31.12.2012 (65%) ma va intesa in senso ancor più allargato, come si fa nei migliori comuni e province del paese, nell’ottica di arrivare al riciclo totale.

Questo risultato si è dimostrato possibile in diverse realtà che ci hanno fatto oltretutto capire come la raccolta spinta “porta a porta” risulta remunerativa sul piano degli investimenti a medio e lungo termine e l’unica in grado di escludere dalla frazione residua quelle componenti organiche che necessitano di biostabilizzazione e che portano appunto a quella FOS (frazione organica stabilizzata) al centro delle polemiche sulla possibile nocività qualora portata a discarica. Riteniamo che tale materiale, se previsto solo in una fase transitoria di attuazione e se prodotto a norma di qualità possa essere rifiuto accettabile per la copertura di discariche ( ovviamente a termine delle procedure di caratterizzazione e bonifica delle stesse e dei siti connessi secondo il piano di ripristino ambientale).

E’ evidente però che impegnandosi al recupero di tutto il materiale organico attraverso la produzione di compost di qualità anche questo problema verrebbe risolto. Se il dimensionamento dell’impianto di Boscalino non è in grado di assolvere a tale compito si auspica allora una progressiva riconversione di quello di Saliceti. Questa riconversione può coinvolgere anche la produzione del CDR ( residuo delle frazioni secche non indirizzate a riciclo) che va assolutamente scoraggiata, sia in vista di un suo possibile co-incenerimento nella centrale ENEL (improponibile visto il conseguente aumento dell’immissione di diossine legato a tale soluzione) sia per evitare che lo stesso inquini e danneggi i territori e le popolazioni limitrofe agli inceneritori di altre regioni a cui attualmente viene destinato.

L’altra scelta da scongiurare assolutamente è quella di un impianto di “termovalorizzazione” (inceneritore) che, a prescindere dalle incognite sulla sua collocazione e sugli elevatissimi costi, sarebbe una fonte assolutamente certa di ancor più grave ricaduta sulla salute per tutta l’area nel raggio di decine di chilometri e che produrrebbe, oltretutto, una maggior quantità di rifiuto speciale da smaltire in discarica. .  Ricordiamo a tal proposito che anche i  filtri in dotazione ai più moderni inceneritori non riescono ad eliminare i nano ed i microinquinanti, che sono i più nocivi per la salute umana.

E’ chiaro che per garantire questo programma, che ripetiamo è l’unico a impatto zero sulla nostra salute, occorrono fondamentalmente 2 condizioni: innanzitutto, sul piano attuativo, è necessario avere garanzie sugli aspetti qualitativi e quantitativi della filiera della raccolta differenziata, dobbiamo sapere insomma quanto effettivamente viene fatto dagli utenti e quanto va effettivamente a trattamento e a riciclo. Questo è quel che può garantire, anche nella fase transitoria, la relativa innocuità della FOS . Ribadiamo che ciò è possibile solo con quella tracciabilità del rifiuto e del prodotto che abbiamo chiaramente indicato alle amministrazioni ma di cui ancora non vi è traccia.

L’altro fattore decisivo riguarda l’aspetto economico e degli investimenti: è evidente su questo piano il peso delle scelte di acquisizione, di gestione o di partnernariato relative ad ACAM: non possiamo certo aspettarci contributi utili in questa direzione da chi ha interessi a costruire inceneritori o a bruciare CDR, insomma a chi la raccolta differenziata spinta non conviene.

Non possiamo allo stesso modo tollerare proposte, controproposte e strumentalizzazioni da parte del mondo politico che non affrontino tecnicamente e scientificamente tutti gli aspetti dei vari temi in questione e non solamente quello della riapertura delle discariche. Ben comprendiamo il problema aperto dal nostro intervento sul piano dell’impiantistica e conseguentemente su quello della sostenibilità economica di tali scelte. Relativamente a piani d’ambito necessariamente ampi riteniamo che questo non possa che riproporre le specifiche responsabilità che le singole amministrazioni (comuni, provincia, regione) devono assumersi. Intendiamo organizzare a breve un convegno che puntualizzi tali questioni aperto al pubblico, alle aziende e alle amministrazioni ed enti preposti.

CDR, rifiuti e inceneritori: mettiamo i puntini sulle i

14 febbraio 2010, by  
Archiviato in Ambiente, Primo piano

Se oggi l’incenerimento alla Spezia è un’ipotesi sul viale del tramonto è grazie all’impegno, alla costanza, alla caparbietà dei compagni di Rifondazione Comunista. Se oggi si sta progettando un futuro sostenibile sul tema dei rifiuti è grazie alle capacità, al lavoro e all’approfondimento di Rifondazione Comunista. Se oggi la classe dirigente che si presenta alle elezioni regionali non parla più di incenerimento è merito di Rifondazione Comunista.

E’ giusto sottolinearlo adesso che molti politici locali, inutile elencarli tutti, hanno fortunatamente cambiato idea, smettendo di sostenere stupidaggini come l’incenerimento del CDR in ENEL, smettendo di utilizzare speculativamente una scelta dannosa per la salute di decine di migliaia di cittadini, come contestato anche dall’ordine provinciale dei medici”.

Massimo Lombardi, candidato della Federazione della Sinistra alle elezioni regionali liguri interviene sul tema dello smaltimento rifiuti nella provincia spezzina.

Ci sono tre date da ricordare nel percorso di vera partecipazione e di civiltà intrapreso con gli spezzini” – prosegue Lombardi – Ottobre 2008: Chi portò all’attenzione dell’opinione pubblica spezzina la vicenda dell’inceneritore del Pollino, costruito da Termomeccanica, ceduto a Veolia e sequestrato dalla procura lucchese, in cui si sarebbe utilizzato «software realizzato per falsificare i dati» di rilevamento delle emissioni nocive dell’impianto? Dicembre 2008: Chi chiamò Paul Connett, il massimo esperto mondiale della strategia Rifiuti Zero alla Spezia? Luglio 2009: Chi era presente a Villa Marigola (Lerici) a contestare il convegno organizzato da Fiasella con ENEL, Veolia e Pirelli, per discutere sulla opportunità di incenerire il CDR? Semplicemente Rifondazione Comunista.

Ma c’è un luogo e una data ed che vanno ricordati in particolare: Melara, giovedì 29 gennaio 2009. Rifondazione Comunista organizzò un’assemblea pubblica presentando la nostra proposta riguardo alla gestione ciclo dei rifiuti, per scongiurare qualsiasi ipotesi di incenerimento nella nostra provincia e ribadendo con forza, convinzione e motivazioni che nessuno è riuscito a smontare il nostro “NO al Cdr in ENEL, si alla strategia Rifiuti Zero”. Quella sera parlammo ai cittadini che da tempo convivono con la centrale termoelettrica ENEL di Vallegrande, ripetendo la nostra contrarietà all’ipotesi di incenerire i rifiuti nelle sue caldaie e proponendo un’alternativa concreta con l’adozione delle innovative teorie del prof. Connett alla realtà spezzina“.

“Questo è il nostro patrimonio politico, la nostra battaglia, il nostro impegno per la città e la provincia, mantenuto fino ad oggi con difficoltà e convinzione, senza timore di creare conflittualità nelle maggioranze che amministrano il territorio ma con coerenza e lealtà nei confronti della gente. Nonostante ciò” – conclude Lombardi – “la nostra attenzione sul tema dei rifiuti continuerà con la stessa determinazione fino a quando non scongiureremo definitivamente ogni possibilità di incenerimento alla Spezia. Per ottenere questo scopo Rifondazione Comunista ha affermato a gran voce queste posizioni anche con il rischio di causare ripercussioni politiche nelle amministrazioni. Ecco perchè Rifondazione resta l’unica garanzia che ciò non accada, ed il pericolo non è ancora cessato“.