Cent’anni dell’Ottobre Rosso, Prc La Spezia: “Da domani ciclo di iniziative sulla grande Rivoluzione russa”

7 ottobre 2017, by  
Archiviato in Appuntamenti, Partito, Primo piano

Tre lezioni di approfondimento e un’iniziativa con il professor Angelo d’Orsi per conoscere e capire il più grande avvenimento storico del XX° secolo, quello che ha cambiato le sorti dell’umanità e di cui ancora oggi noi tutti siamo debitori, la Rivoluzione russa. 
Li organizza, partire da domani 8 ottobreRifondazione Comunista spezzina per celebrare i cento anni di quella straordinaria insurrezione popolare che nel novembre 1917 portò un piccolo partito, guidato da Lenin e Trotski, alla guida del più esteso paese del mondo, l’immensa Russia. 
 
Nei celeberrimi “dieci giorni che sconvolsero il mondo” i bolscevichi conquistarono il Palazzo d’Inverno, sede del governo dell’allora capitale San Pietroburgo, al termine di una serie di vicende eccezionali che portarono al rovesciamento prima del potere secolare e assoluto degli zar Romanov e poi quello del governo “borghese” guidato da Kerenski. Sullo sfondo il drammatico contesto della prima guerra mondiale e all’orizzonte l’ancora più terribile “controrivoluzione”, che il nuovo stato sovietico vinse contro tutto e tutti, circondato dalle potenze straniere e le forze della reazione interna.
 
Vicende storiche di grande fascino ma anche molto complesse, che meritano di essere analizzate e conosciute il più possibile, specie per giovani del 2017. 
 
Le tre lezioni in programma saranno tenute da Sergio Olivieri, già deputato di Rifondazione Comunista, presso la sede del partito in via Lunigiana 545 e sono aperte a tutti gli interessati.
 
Si comincia domani 8 ottobre alle 10.30 con “La Russia verso la Rivoluzione d’Ottobre”, si proseguirà domenica 15 ottobre alle 10.30 con “1917, l’anno che sconvolse il mondo” e si concluderanno domenica 29 ottobre alle 10.30 con “La Russia e l’Europa dopo la Rivoluzione d’Ottobre”.
 
Sabato 21 ottobre alle 17.30, presso il centro “Allende” della Spezia, sarà la volta del professor Angelo d’Orsi, uno dei massimi esperti gramsciani, che terrà una lezione-conferenza dal titolo “Gramsci e la Rivoluzione d’Ottobre”.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
 
Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia
Giovani Comuniste/i La Spezia

Abitavamo in piazza Lenin

5 gennaio 2012, by  
Archiviato in Dal Mondo, Primo piano

Ventuno anni dopo la riunificazione molte vie e piazze dell’ex Ddr continuano a portare i grandi nomi del comunismo. Gli ex dissidenti si lamentano, ma le istituzioni sembrano indifferenti.

Bartosz T. Wieliński

“La nostra società si è solo parzialmente decomunistizzata”, afferma Wolfgang Templin, ex dissidente della Germania est. Questa denuncia va oltre il semplice fatto che nelle città tedesche dell’ex Ddr molte vie portano ancora il nome di Rosa Luxemburg, la celebre rivoluzionaria uccisa durante la rivolta operaia di Berlino nel 1919.

Il vero problema è posto da personaggi come Ernst Thälmann, capo del Partito comunista tedesco fucilato nel 1944 nel campo di concentramento di Buchenwald, o di Wilhelm Pieck, il primo presidente della Ddr.

“Sono disposto a tollerare Rosa Luxemburg, perché nella sua biografia ci sono anche delle pagine gloriose. Ma Thälmann era un fedele apparatcik di Stalin e Pieck ha contribuito alla fondazione di quello stato di terrore che è stata la Ddr. È come se in Polonia esistesse oggi via Wanda Wasilewska [scrittrice polacca ed ex colonnello dell’Armata rossa] e via Bolesław Bierut [il primo capo della Polonia comunista del dopoguerra]”, aggiunge Templin.

Quante sono le vie comuniste nell’ex Ddr? Né le autorità dei Länder né i comuni hanno cifre attendibili. Nel 2006 i ricercatori del museo della Stasi di Berlino, tentando di stimare la portata del fenomeno, hanno concluso che migliaia di nomi di vie erano sfuggiti alla decomunistizzazione. Così i nomi di Thälmann e Pieck figurano rispettivamente su 613 e 90 fra piazze e strade. A questi due personaggi vanno inoltre aggiunti i nomi di decine di apparatcik di secondo piano dello stesso periodo. Senza dimenticare ovviamente Marx ed Engels, che oltre alle decine di strade che portano i loro nomi figurano in un monumento nel centro di Berlino.

Diverse centinaia di strade commemorano ancora “l’amicizia” e “la pace” fra i paesi socialisti. Circa 90 vie sono ancora dedicate ai pionieri del comunismo e una cinquantina alla Società dell’amicizia tedesco-sovietica, scomparsa 21 anni fa.

Ancora peggio, diverse vie battezzate Otto Grotewohl e Walter Ulbricht,i dirigenti della Ddr responsabili in particolare della sanguinosa repressione dell’insurrezione operaia a Berlino est nel 1953, sono sopravvissute all’unificazione tedesca.

Per Hubertus Knabe, direttore del museo della Stasi, è inammissibile che in tutta l’ex Ddr non vi siano praticamente strade dedicate ai dissidenti che hanno pagato con la loro vita l’opposizione al regime.

Una cosa del genere sarebbe impensabile in Polonia. Qui da anni l’Istituto della memoria nazionale (Ipn) controlla le carte cittadine alla ricerca di nomi indegni e chiede ufficialmente un cambiamento del nome. Una politica che spesso è fatta con zelo eccessivo, come quando due anni fa si è cercato di cancellare dalla sua città nativa di Klimontów il nome del poeta Bruno Jasieński [militante comunista che andò a vivere in Unione Sovietica, dove fu vittima delle purghe degli anni Trenta].

“Nella Ddr esistevano poche vie con nomi non comunisti”, racconta Markus Meckel, ex dissidente e ultimo ministro degli esteri della Ddr. “Poco tempo dopo la riunificazione abbiamo sostituito la maggior parte di questi nomi. Ma l’entusiasmo per il cambiamento è rapidamente venuto meno. Diverse voci si sono levate per dire che spettava alla storia giudicare gli ex comunisti. Eravamo arrivati a un punto in cui ogni cambiamento di nome di una strada provocava dure lotte in consiglio comunale”.

Equivoci sul passato

La resistenza viene in particolare dai militanti locali di Die Linke, partito postcomunista successore del Partito socialista unificato (Sed). Die Linke è la quarta forza politica al Bundestag e fa parte della coalizione di governo nel Brandeburgo, alla frontiera con la Polonia. I suoi dirigenti difendono con le unghie quello che rimane della Germania socialista.

Lo scontro più duro riguarda il nome di Thälmann, ucciso nel 1944 dalla Gestapo su ordine di Hitler dopo 11 anni passati nelle prigioni naziste, sorte che gli ha procurato lo status di vittima del nazismo. “Tuttavia una vittima non merita necessariamente di essere venerata”, afferma Meckel.

Ma le autorità locali e gli amministratori di immobili preferiscono evitare la questione. Quando il problema degli onori riservati agli ex comunisti è stato di recente sollevato dalla stampa tedesca, il dirigente della principale cooperativa di alloggi del Brandeburgo ha dichiarato che la questione era chiusa.

“Non è chiusa per niente. Il fatto che questi personaggi continuino a dare il nome alle nostre strade prova che la Germania non vuole fare i conti con il passato”, commenta il professor Klaus Schroeder, storico presso la Libera università di Berlino e specialista della storia della Ddr. Il fatto più grave è che “la gente dimentica il passato, ignora per esempio che piazza dell’Unità celebra l’unificazione forzata tra il Partito comunista e il Partito socialdemocratico fatta all’indomani della guerra e sotto la minaccia dei comunisti. Molti pensano invece che si tratti dell’unificazione della Germania”, spiega Templin.

Traduzione di Andrea De Ritis