“Decreto del fare o del fare male ai lavoratori? Aderiamo all’appello di Marco Bazzoni per modificare il DL Letta-Alfano”

11 luglio 2013, by  
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Mentre le attività parlamentari vengono scandalosamente interrotte dal Pd per fare l’ennesimo favore a Berlusconi, il governo Letta ha attuato il cosiddetto Decreto del fare o DL 69/2013.Oltre alla benchè minima proposta per abbattere la precarietà edare vero lavoro alla popolazione, colpisce che, più che fare, si voglia fare del male a chi il lavoro ce l’ha ancora.

In tale decreto infatti ci sono numerose semplificazioni per la sicurezza sul lavoro (articoli 32 e 35). Il termine più corretto sarebbe riduzioni per la sicurezza sul lavoro.

A cominciare dall’esenzione del DUVRI per i “settori di attività a basso rischio infortunistico”, alla riduzione formazione, informazione e sorveglianza sanitaria per i lavoratori fino a 50 giornate lavorative nell’anno solare, all’autocertificazione del DVR per i “settori di attività a basso rischio infortunistico”, all’eliminazione dell’obbligo di denuncia per i datori di lavoro alle autorità di pubblica sicurezza per gli infortuni mortali e per gli infortuni superiori a 3 giornate lavorative, alle indagini per gli infortuni sul lavoro che non saranno più condotte di ufficio, ma dovranno essere richieste dal lavoratore infortunato, di un superstite o dell’Inail, fino alla “chicca finale”, ossia che le indagini sulle responsabilità dei datori di lavoro per gli infortuni sul lavoro si faranno solo se ci sono i soldi per farle: “agli adempimenti di cui al presente articolo si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziare disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Peccato che nel governo che chi, come il Ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione D’Alia, va dicendo imperterrito, e senza alcuna vergogna, che: “‘Le norme contenute nel dl Fare, come quelle nel ddl Semplificazione, non mettono in alcun modo in discussione la sicurezza dei lavoratori”.

Per questo Rifondazione Comunista della Spezia aderisce all’appello on line su Articolo 21 di Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico di Firenze che da anni lotta contro le tragedie sul lavoro in Italia, riuscendo da solo a far mettere in mora il nostro Paese nei confronti dell’UE per le gravi inadempienze in materia.

Considero queste norme peggiorative” afferma Bazzoniperchè comporteranno non solo una riduzione della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, ma anche una probabile (ed ennesima) procedura d’infrazione per violazione della direttiva 89/391/CEE per la sicurezza, visto che nel DL ci sono possibili violazioni degli articoli 6,9, 10 e 12 di tale direttiva. Come fare capire al governo Letta-Alfano che qui non siamo di fronte a delle sole semplificazioni burocratiche, ma ad una sostaziale riduzione delle tutele del lavoro?“.

Di tali tragedie ne abbiamo abbastanza, anche e soprattutto nella nostra provincia. Dato che di tale argomento se ne parla solamente in occasione di nuove disgrazie, vogliamo questa volta che si agisca prima. Occorre pretendere che la vita dei lavoratori venga difesa ad oltranza e non ulteriormente oltraggiata.

Pertanto chiediamo con forza (ma anche con il sano realismo di chi sa di parlare al deserto) che nel percorso di conversione in legge siano modificati, o meglio ancora stralciati, gli articoli 32 e 35 del DL 69/2013. 

Difficilmente chi ha fatto la scelta di stare dalla parte dei Marchionne, Monti e Berlusconi riceverà il messaggio. Ma è importante denunciare tali ingiustizie.

Per aderire all’appello basta scrivere via mail nome, cognome, professione, e luogo di residenza a bazzoni_m@tin.it.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Appello per il ritiro dello spot del Ministero del Lavoro: “Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene”

7 novembre 2010, by  
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La Campagna per la sicurezza sul lavoro, promossa dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali recita “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”. Un messaggio e due spot:

http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/AreaComunicazione/CampagneComunicazione/2010/20100727_Campagna_Comunicazione_salute_sicurezza.htm

rivolti solo al lavoratore e non a tutti gli “attori” coinvolti.
Dopo aver frantumato il Dlgs 81 del 2008 del Governo Prodi, hanno ben pensato di correggerlo con il decreto correttivo Dlgs 106/09 (sanzioni dimezzate ai datori di lavoro, dirigenti, preposti, arresto in alcuni casi sostituito con l’ammenda, salvamanager, ecc).

Ora il governo cerca di rifarsi la “verginità” con spot inutili che costano alle nostre tasche ben 9 milioni di euro. Spot non solo inutili, ma anche dannosi per l’immagine di chi ogni giorno rischia la vita, e non perchè gli piaccia esercitarsi in sport estremi. Spot che colpevolizzano sottilmente il lavoratore stesso, nascondendo una realtà drammatica: l’attuale organizzazione del lavoro offre ben poche possibilità al lavoratore di ribellarsi a condizioni di lavoro sempre più precarie in tema di sicurezza.

E’ una campagna vergognosa, perchè oggi il lavoratore ha ben poche possibilità di rispettare lo slogan “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”, quasi che la mancanza di sicurezza fosse imputabile al fatto che il lavoratore non vuole bene a se stesso ed ai suoi familiari. Non dice nulla di chi deve garantire la sicurezza per legge, ovvero i datori di lavoro. Sottovaluta i rapporti di forza nei luoghi di lavoro. Non accenna minimamente al fatto che i lavoratori, specialmente di questi tempi, sono sempre più ricattabili e non hanno possibilità di scegliere di fronte ad un lavoro in nero, un lavoro precario e un lavoro a tempo determinato, mentre devono viceversa sottostare a ritmi da Medio Evo.

La campagna dovrebbe invece avviare un processo di comunicazione diffusa, in modo da rendere nota a tutti la necessita’ di un impegno costante da parte di tutti gli “attori” coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la sicurezza. Questi spot devono essere sostituiti da una campagna di comunicazione che dovrà puntare sulle responsabilità civili, penali e non ultime anche etico-morali che l’imprenditore deve assumersi per tutelare l’integrita’ delle persone che lavorano per lui.

Via questi spot vergognosi.Pretendiamo viceversa più ispettori ASL e più risorse, affinchè la mattanza quotidiana dei lavoratori abbia fine. Non si raggiunga il profitto a tutti i costi e soprattutto non lo si faccia attraverso il sacrificio di vite umane innocenti.

FIRMATARI:
Marco Bazzoni – Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza-Firenze.
Andrea Bagaglio – Medico del Lavoro-Varese.
Leopoldo Pileggi – Rappresentante dei lavoratori per La Sicurezza-Correggio.
Daniela Cortese – RSU/RLS Telecom Italia Sparkle-Roma

N.B Chi vuole aderire all’appello, invii il proprio nominativo, azienda, qualifica e Città al seguente indirizzo email: bazzoni_m@tin.it