Petizione alla Ue: i rigassificatori italiani contro il mercato comune europeo?

4 febbraio 2010, by  
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Pubblichiamo un importante documento tratto dal sito www.greenreport.it

Una serie di associazioni ambientaliste nazionali  e comitati locali della provincia della Spezia ha presentato una Petizione/Reclamo a Parlamento e Commissione  come previsto dal Trattato sul funzionamento della UE, volta a richiedere la apertura di una procedura di verifica sulla violazione di numerose norme comunitarie in relazione alla procedura di valutazione di impatto ambientale del rigassificatore di Panigaglia .

Alcuni dei temi trattati nella Petizione hanno a mio avviso  valenza nazionale perché toccano aspetti relativi alle modalità con le quali il governo italiano ha fino ad ora valutato e in alcuni casi approvato definitivamente (vedi Rovigo) una serie di rigassificatori senza tener conto di principi non solo ambientali ma relativi anche al mercato comune dell’energia. Se accolta la Petizione metterebbe in discussione tutta la impostazione con la quale  il nostro Governo ha fino ad ora condotto la vicenda dei rigassificatori italiani.

In particolare ad avviso dei promotori della Petizione il nostro Governo ha fino ad ora violato la normativa comunitaria sul mercato comune del gas che stabilisce la finalità di  realizzare un mercato del gas concorrenziale sicuro e sostenibile dal punto di  vista ambientale, e di  astenersi da qualsiasi discriminazione tra le  imprese  riguardo ai loro diritti o obblighi. Inoltre , sempre secondo tale normativa i criteri di autorizzazione degli impianti come i rigassificatori devono essere obiettivi e non discriminatori e il diniego di autorizzazione deve essere fondato su motivi coerenti con tali criteri.  Non pare che questi criteri siano stati fino ad ora  ne elaborati ne tanto meno rispettati sia per gli impianti autorizzati o in via di autorizzazione che per quelli ai quali la autorizzazione è stata negata o lo sarà, a breve, in via definitiva.

Oltre alla suddetta problematica generale, in particolare la Petizione/Reclamo mira a dimostrare che  il progetto del rigassificatore di Panigaglia ed il relativo parere della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente italiano:

  • 1. non hanno dimostrato la effettiva esistenza della strategicità dell’impianto di Panigaglia in chiave di mercato comune della energia
  • 2. non hanno rispettato il criterio (ex Direttiva quadro sul mercato comune dell’energia) secondo il quale deve essere dimostrato il contributo del nuovo impianto da autorizzare al conseguimento degli obiettivi UE in materia di risparmio energetico e di uso delle fonti rinnovabili nonchè di lotta all’effetto serra.
  • 3. non ha valutato preventivamente i rilevanti interventi di dragaggio realizzando un frazionamento del progetto in esame. Interventi, peraltro, localizzati in stretta vicinanza di siti Habitat e di un parco regionale e nazionale.
  • 4. lo studio di incidenza non ha preso in considerazione, aspetti rilevanti, previsti dalla vigente normativa UE e nazionale in materia di biodiversità, quali la complementarietà con altri progetti dell’intervento previsto ed il rischio di incidenti per quanto riguarda le sostanze e le tecnologie utilizzate.
  • 5. non hanno dimostrato il rispetto di una serie di normative in materia di inquinamento atmosferico di derivazione comunitaria
  • 6. sono intervenuti senza che fosse conclusa la procedura prevista dalla normativa sulle Industrie a rischio di incidente rilevante e senza che fosse rilevata la mancanza dell’aggiornamento del Piano di emergenza esterno che è obbligatorio per la conclusione della istruttoria della normativa suddetta ma più in generale per l’autorizzazione finale del progetto di ampliamento. Cosa ancora più necessaria viste le difficoltà di accesso e allontanamento dallo stabilimento: una unica strada di origine “napoleonica”!
  • 7. non è stato elaborato il “Rapporto Integrato di Sicurezza Portuale” e di un “Piano di Emergenza Portuale” sulla base del quale deve essere elaborato il “Piano di Emergenza Esterno dell’area portuale”.
  • 8. non è stata rispettata la normativa sul c.d. effetto domino con particolare riferimento ai rischi di incidenti relativi al naviglio civile e militare ed ai criteri di pianificazione territoriale per aree con impianti a rischio di incidente rilevante
  • 9. non è stata predisposta la c.d Scheda Informativa prevista dalla normativa nazionale attuativa della Direttiva 96/82/CE. Ciò appare ancor più grave perché è proprio la detta normativa ad individuare i soggetti ai quali è destinata l’informazione e, tramite la citata Scheda di informazione, ad offrire le conoscenze utili e le indicazioni necessarie a rispondere all’interrogativo di “cosa comunicare”.

Marco Grondacci, Ricercatore Fondazione Toscana Sostenibile