Ora i risultati di una Sinistra che sa quel che vuole: Rifiuti Zero

13 aprile 2010, by  
Archiviato in Ambiente, Primo piano

Finalmente si cambia rotta sui rifiuti, e lo si fa a partire dal comune capoluogo. La notizia del nuovo protocollo siglato con Acam, comune della Spezia e Conai è certamente un ulteriore conferma che il lavoro politico che Rifondazione sta facendo da due anni a questa parte sul tema rifiuti è stato ben speso.
Siamo partiti denunciando la nostra contrarietà all’incenerimento del CDR in ENEL, abbiamo continuato portando avanti l’ipotesi di adottare la strategia Rifiuti Zero e continueremo a sostenere scelte politiche che vanno in quella direzione.

Nel complimentarci con l’ass. Ruocco per il chiaro segnale in favore delle nostre proposte, siamo consci del fatto che la strada è appena iniziata. Tuttavia le premesse e la modalità con cui il nuovo management di ACAM ha improntato le future scelte in tema di rifiuti non posso che far ben sperare. Certo è che Rifondazione comunista sul tema dei rifiuti non mollerà fino a quando la progettualità che è stata elaborata dal nostro partito non prenderà piede, scongiurando definitivamente scelte drammaticamente nocive per la popolazione. In questo senso è opportuno sottolineare alcuni elementi fondamentali sui quali richiamare la giunta Federici.

Impariamo dalle realtà virtuose (Capannori, Novara, Salerno, ecc.) dove la partecipazione dei cittadini è il cardine essenziale per la buona riuscita di progetti seri e concentriamo l’azione politica nella sensibilizzazione della cittadinanza da un lato e nella costanza e nella coerenza dell’azione amministrativa dall’altro.
Rifondazione comunista non si sottrarrà al proprio impegno e nel felicitarsi della svolta positiva della giunta Federici sottolinea che da tempo giace in consiglio comunale la mozione di adesione alla strategia Rifiuti Zero presentata dal nostro gruppo consiliare. Portiamo in discussione e approviamola, facendo un altro passo in avanti in questo processo di civiltà.

Gravissime parole di Papi sulla raccolta differenziata

31 gennaio 2010, by  
Archiviato in Ambiente, Primo piano, Società

 

“Un ciclo dei rifiuti economicamente ed ecologicamente corretto e sostenibile non deve superare il 35-40% di raccolta differenziata, oltre sarebbe dannoso”.

Con queste gravissime parole, il presidente della confindustria spezzina Enzo Papi strumentalizza una delle pratiche più civili e maggiormente sostenibili rispetto alla gestione dei rifiuti, come la raccolta differenziata, mentendo sapendo di mentire. Secondo la (il)logica analisi del sig. Papi, realtà che vanno da Capannori a Novara, ai comuni del nord Italia come Ponte delle Alpi che fanno percentuali di differenziata oltre l’80%, sostengono pratiche ecologicamente ed economicamente insostenibili?

In queste realtà non solo si rispetta l’ambiente, ma si sono costruiti modelli di sviluppo compatibile con le esigenze umane, rilanciando pratiche e progettivi produttivi che hanno rilanciato l’economia artigianale, agricola e commerciale: pensiamo alla distribuzione a chilometro zero, al rilancio dell’acqua pubblica, alle strutture di riparazione, senza contare allo sviluppo industriale del settore del recupero di materiale. Tutto ciò è alla base di una progettualità che evidentemente manca al massimo esponente degli industriali spezzini.

Certo non meraviglia il fatto che il sig. Papi abbia taciuto mestamente sulle vicende che hanno visto interessati gli impianti prodotti dalla sua azienda, come quello di Versilia. Quello è un modello di sostenibilità? Emissioni dannose, nocive alla salute.

Invece di difendere gli interessi di chi costruisce inceneritori, il sig. Papi pensi a come mettere freno alla crisi economica spezzina senza additare ad altri le proprie responsabilità. Vorrà dire qualcosa sugli oltre 2000 disoccupati o anche qui la colpa è di chi fa proposte serie poi demonizzate da chi governa nell’ombra l’economia spezzina da decenni?

Ma forse questa è la vera utopia, parafrasando il condiviso commento del Sindaco Federici alle esternazioni del presidente di Confindustria: alla Spezia (come in Italia) mancano imprenditori che sanno rischiare, e, aggiungiamo, che sanno solo speculare su beni comuni facendo ricadere i rischi sulla collettività ed avvelendosi dei benefici monopolistici.