Lunigiana, acqua e fuoco

19 gennaio 2012, by  
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di William Domenichini - tratto da DemocraziaKm0.org

 

La Lunigiana non ha fatto in tempo ad allestire i cantieri della ricostruzione post-alluvionale dopo quel drammatico 25 ottobre, che oggi fa i conti con un nuovo disastro: l’esplosione al metanodotto di Barbarasco, che dimostra un primo provvisorio bilancio già agghiacciante con 10 feriti di cui 3 sono operai che stavano lavorando alla condotta. L’esplosione ha provocato un cratere largo 25 metri, profondo 8 e l’incendio che ne è conseguito ha interessato un’area di oltre 400 metri di raggio, con fiamme altissime che hanno distrutto 5 abitazioni.

La conferma, caso mai ce ne fosse stato il bisogno, delle tesi di chi denuncia la pericolosità di certi impianti. Un disastro che riporta violentemente all’ordine del giorno il tema della sicurezza, ma che alla Spezia fa immediatamente pensare alla bomba che si trova nel Golfo dei Poeti e si chiama Panigaglia, pericoloso non per decisione di chi lo contesta ma perché sottoposto alla direttiva Seveso sugli impianti a rischio di incidente rilevante.

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La GNL Italia da tempo chiede il triplicamento del primo rigassificatore d’Italia, con un progetto che prevede un aumento di capacità da 3,5 a 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Tutto senza l’ombra di un piano d’emergenza esterno disposto dalla normativa, nessun dettaglio sui termini della bonifica dei fondali dovuta al dragaggio dell’area interessata dalla movimentazione della navi gasiere (dai 2 ai 3 milioni di metri cubi di fondale asportato per consentire il transito alle gasiere che arrivano a 145.000 metri cubi di gas) e una totale incongruenza con i tre livelli di pianificazione urbanistica, da quello comunale a quello regionale.

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Esplode il metanodotto a Tresana, Rifondazione: “Ora sappiamo sulla nostra pelle qual è il rischio”

18 gennaio 2012, by  
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L’incendio al metanodotto in località Tresana di Barbarasco conferma, caso mai ce ne fosse stato il bisogno, le nostre tesi sulla pericolosità di questi impianti. Le immagini che ci giungono dalla Lunigiana sono drammatiche e devono porre a tutta la classe dirigente politica spezzina, e non solo, domande serie su quale futuro vogliamo garantire ai nostri cittadini.

Dalle prime testimonianze si è subito assunta la drammaticità dell’evento, ed è chiaro che un disastro del genere avrebbe dimensioni ancora più grandi se avvenisse in situazioni dove il contesto è ancor più problematico. E’ il caso del rigassificatore di Panigaglia, impianto a rischio non per decisione di Rifondazione Comunista ma perchè sottoposto alla direttiva Seveso sugli impianti a rischio di incidente rilevante.

A chi in questi anni ci ha tacciato di demagogia e di miopia politica chiediamo di fare una riflessione attenta e più seria sulla natura e sulla pericolosità di impianti da mettere in discussione sulla base di seri progetti di riconversione economica che tenga conto della sicurezza dei cittadini.

Esprimiamo dunque tutta la nostra vicinanza alla popolazione coinvolta nella speranza che questa vicenda si risolva senza vittime ma con l’apertura ad una riflessione attenta e responsabile da parte degli enti locali che fanno i conti con questi impianti.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Ravera: “Vicinanza e cordoglio alla famiglia Marchetti, non è più rinviabile la messa in sicurezza della zona dell’Acquasanta”

8 agosto 2011, by  
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Sabato 30 luglio un’altra giovane vita si è spenta lungo la strada Napoleonica. Alla famiglia la vicinanza e il cordoglio, personale e di tutto il Consiglio di Circoscrizione che rappresento. Alcune riflessioni sono necessarie e non più derogabili.
La Strada Provinciale 530 è un’arteria non in grado di sostenere il traffico veicolare a cui è sottoposta, stretta com’è tra il muraglione dell’Arsenale e la collina nel tratto iniziale, e tra le abitazioni lungo il percorso che si snoda, sostanzialmente, tra l’Acquasanta e il Fezzano. Circa cinque chilometri di strada funestati da troppi incidenti e da una pericolosità potenziale elevatissima.
Non ci sono vie di fuga, pochi i marciapiedi, gli attraversamenti pedonali sono pericolosi, gli innesti per e dalle frazioni con visibilità ridotta in quanto a ridosso di curve, decine di portoni e cancelli di private abitazioni che si affacciano, senza protezioni di sorta, direttamente sulla carreggiata stradale. La Prima Circoscrizione da anni si batte, spesso inascoltata, per ottenere miglioramenti alla viabilità che vadano nella direzione di una maggior sicurezza e nella dissuasione di comportamenti pericolosi. Recentemente ha avviato un percorso per chiedere la realizzazione di una rotonda all’innesto di Cadimare, dove nelle scorse ore si è verificato l’ennesimo incidente, per fortuna senza gravi conseguenze.

Ma vi sono anche difficoltà oggettive
nell’intervenire in una strada che, stando così le cose, offre poche soluzioni. Il progetto di una rettifica di Viale Fieschi all’incrocio con Via Mori è stato abbandonato causa il rifiuto della Marina Militare a concedere una porzione di terreno necessaria alla realizzazione dell’opera; la normativa proibisce di installare

autovelox nei centri abitati; i dissuasori sono invocati e poi osteggiati, e spesso divelti. La stessa pluralità di Enti ed Istituzioni competenti nei vari tratti di percorso osteggia un fluido percorso decisionale e realizzativo.

Un ragionamento complessivo sulla viabilità lungo la costa di Ponente non è più rinviabile, e la Prima Circoscrizione metterà in moto tutte le risorse di sua competenza per obbligare gli Enti competenti a dare risposte alle esigenze di sicurezza che emergono da questi territori.

Resta un dato di fatto, inconfutabile. Per l’ennesima volta tutta la costa di Ponente è rimasta bloccata per ore. Non è la prima volta che accade, non sarà l’ultima. Incidenti, allagamenti, mezzi in panne, le normali problematiche di qualsiasi arteria stradale provocano il sostanziale isolamento di migliaia di residenti e turisti. Impossibilitati a raggiungere le abitazioni, i luoghi di lavoro, per non parlare dei problemi e dei rallentamenti a cui sono soggetti automediche e altri mezzi di pronto intervento.

Senza dimenticare la presenza del rigassificatore di Panigaglia, cui dovrebbe essere garantita la possibilità di un veloce ed efficace raggiungimento, per ovvie questioni di sicurezza. Eppure, al di là del muro, all’interno dell’Arsenale Militare, c’è una viabilità alternativa pronta e già utilizzabile. Le richieste dei cittadini e delle associazioni volte ad
una razionalizzazione della Base navale che porti a liberare gli spazi, oramai inutilizzati, della costa di Ponente non sono capricci e nemmeno impuntature ideologiche. Sono una necessità improrogabile che i fatti, purtroppo talvolta tragici, continuano a dimostrarci.

Diego Ravera
Presidente Prima Circoscrizione La Spezia

Pdl ambientalista? Un ossimoro perfetto. I berlusconiani spezzini devono solo vergognarsi!

10 febbraio 2011, by  
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Un po’ di ambientalismo del fare, un pizzico di demagogia, strumentalizzazione quanto basta e tanto populismo. Sono i principali ingredienti del teatrino politico che il centrodestra spezzino propone costantemente su tanti temi locali, primo fra tutti quello ambientale.

Eppure basterebbe guardarsi un po’ intorno per capire quanta ipocrisia c’è nelle parole di tanti esponenti berlusconiani locali: qualcuno dovrebbe ricordare loro che fanno parte di un partito il cui padre/padrone, Silvio Berlusconi, ha approvato il Piano Casa, una manovra truffaldina per mascherare l’ennesimnuo condono edilizio e ha istituito il federalismo demaniale, ennesima mossa per fare cassa cartolarizzando il territorio.

Sul fronte ambientale non mancano ancora tanti scempi che i berluscones hanno avallato o ipocrisie su cui tentano goffamente di costruire il loro consenso. Troviamo infatti le peggiori strumentalizzazioni su temi come il piano provinciale dei rifiuti, ma nessun berlusconiano ha il coraggio esplicito di ammettere che la loro (finta) soluzione sarebbe quella di bruciarli, e di avvelenare mezza provincia con diossine e altre schifezze.

Prima che un esponente Pdl parli di ambiente sarebbe opportuno che si ricordi che il ministro Prestigiacomo, berlusconiana di ferro, è responsabile di una lunghissima serie di vere indecenze che elenchiamo:

  • Ha ignorato  4500 firme raccolte dai ricercatori precari dell’ISPRA, l’unico istituito pubblico che si occupa di ambiente e che rischiano il posto di lavoro;
  • In Sardegna non ha ritenuto opportuno dichiarare lo stato di emergenza per la marea nera a Porto Torres;
  • La proroga del Sistri (tracciabilità del rifiuto) ha fatto decadere le vecchie sanzioni per chi trasporta illegalmente rifiuti industriali;
  • La farsa del nucleare bocciata per due volte dalla Corte Costituzionale;
  • Le imbarazzanti dichiarazioni positive sul disastro della COP16 a Cancun
  • L‘attacco indiscriminato al patrimonio inestimabile del sistema Parchi italiano;
  • La firma del decreto di compatibilità ambientale sull’ampliamento del rigassificatore di Panigaglia;
  • La sceneggiata dell’individuazione del relitto di Cetraro e il silenzio assordante sulla vicenda delle navi dei veleni.
Ma tornando al tema del dissesto idrogeologico, le ipocrisie si sprecano. Viviamo in uno stato di emergenza continuo, in cui il governo non ha la capacità di formulare un piano di prevenzione nazionale per il semplice motivo che preferisce sostenere il regime emergenziale alla Bertolaso, ben noto alle cronache giudiziarie. Intanto i cittadini vedono le loro case sotto le frane o allagate, vedono i loro luoghi di lavoro devastati da smottamenti o alluvioni.  In tutto questo c’è chi si permette di fare la morale, come nel caso dei tanti esponenti del Pdl, e nascondersi dietro ad un dito.

Se il consigliere Pdl Grieco di Lerici crede davvero in un progetto di monitoraggio e recupero perchè non ha votato la nostra mozione? Per quanto ci riguarda, proprio il caso di Lerici farà “giurisprudenza politica”, nel tentativo di realizzare una pianificazione territoriale in cui si riporti centralità alla messa in sicurezza, ai servizi, alla mobilità ed alle esigenze concrete.

 

La prassi della cartolarizzazione del territorio è fallita da un pezzo. Rifondazione Comunista sarà in testa a questo cambiamento, concretamente. Lasciamo la demagogia e l’ipocrisia a chi sta conducendo questo paese al più totale degrado morale.

La Strage di Viareggio non si dimentica!

29 giugno 2010, by  
Archiviato in Primo piano, Società

Un anno esatto fa, nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2009, trentadue persone innocenti morirono a Viareggio, vittime dell’esplosione di un treno merci che trasportava gas Gpl. Ci furono feriti, case sventrate e carbonizzate. Un incubo che ancora oggi è negli occhi di tutti e che sarà ricordato stasera da una manifestazione per le vie della cittadina toscana alla quale parteciperà una delegazione spezzina del PRC.

Una delle più grandi stragi ferroviarie di tutti i tempi che anche Rifondazione Comunista della Spezia vuole ricordare nel profondo rispetto dei parenti dei caduti il cui dolore è ancora fortissimo e vivo. Un lutto che non possiamo dimenticare, visto che quel treno correva sulla tratta La Spezia-Pisa e poteva esplodere in qualsiasi città attaversata dalla linea, dalla stessa Spezia a Sarzana, alle stazioni toscane delle province di Massa e Lucca. Migliaia di persone quella notte sono state a rischio per quella vera e propria bomba in movimento.

E’ una strage dalle precise responsanbilità tecniche e politiche. Vorremmo cominciare a conoscere il nome di qualche responsabile, dato che ad oggi non è ancora stato comunicato l’elenco degli indagati per disastro colposo. Vorremmo sapere, un anno dopo, se i controlli sulla sicurezza dei vagoni merci sono stati effettuati con il massimo scrupolo, dato che i treni gasieri continuano imperterriti a correre sulle rotaie pronti a deragliare e a esplodere di nuovo. Inoltre quella strage avrebbe dovuto farci riflettere attentamente sulle conseguenze che comporterebbe un incidente in cui sono di mezzo sostanze pericolose in situazioni critiche. Viene alla mente ciò che rappresenta per noi spezzini Panigaglia e le criticità che sono in essere rispetto al sua relazione con il territorio.

Quei tentadue morti sono sulla coscienza anzitutto dell’Ad delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, appena riconfermato da Berlusconi alla guida del gruppo FS per “meriti di bilancio”: a Moretti il PRC spezzino ricorda che è facile tagliare, tagliare, tagliare sui conti delle Fs per farsi belli davanti al governo, quando poi continuano a morire per “fatalità” i ferrovieri e i civili sui nostri maledetti binari.

Rifondazione Comunista della Spezia si unisce al comitato dei parenti delle vittime viareggine nella richiesta delle dimissioni dell’Ad delle Fs così come le chiede al Governo Berlusconi e al ministro dei Trasporti Matteoli, che non parteciperà alla manifestazione perchè -giustamente- non gradito ai manifestanti.

Lorsignori devono andarsene subito, visto anche il continuo disprezzo dimostrato per la nostra città e i suoi ferrovieri del comparto Cargo, che tra un mese esatto dovranno andarsene dal deposito della Spezia nonostante le locali proteste del mondo politco e sindacale. Ricordiamo che due spezzini erano alla guida di quel treno che alle 23.48 di un anno fa causò la tragedia. I macchinisti D’Alessandro e Fochesato riuscirono a sopravvivere ma da allora non sono più gli stessi, vittime viventi dello shock della strage.

Per loro, per tutti i lavoratori delle Fs, vivi e caduti per la causa come quei 32 civili innocenti, il PRC spezzino tutto chiede a gran voce giustizia rispetto e verità.

Un tranquillo week end di paura

24 maggio 2010, by  
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Porto, centrale Enel e Panigaglia. Tre infortuni sul lavoro nel giro di un fine settimana e tutti nella provincia della Spezia.

Dagli organi di stampa si apprende in pratica un incidente al giorno nello spezzino nei più svariati ambienti lavorativi.  E’ ora di dire basta. Si dice sempre in questi casi, specie in quelli mortali, e quasi sempre invano.  A chi dice che è impossibile eliminare il rischio di infortuni sul lavoro rispondiamo che è obbligo delle aziende mettere nelle più totali condizione di sicurezza i propri dipendenti anche se ciò comporta svariati e onerosi costi.

Sappiamo bene che la sicurezza ha un prezzo salato e questo cozza con la logica del profitto, piegandosi alla quale i datori di lavoro mettono continuamente a repentaglio sempre più vite umane e le loro famiglie. Ma le persone non sono numeri, è bene ricordarlo a tutti.

Il bilancio del week end è allarmante, ed è evidente che non esiste alcuna attenzione ai lavoratori anche da chi dovrebbe vigilare per far si che ciò non accada.  Per fortuna, questa volta, non è capitato alcun incidente mortale.Ma la ravvicinata sequenza che ha colpito i tre operai spezzini tra venerdì e domenica scorsa deve far riflettere tutti: si piange sempre e ci si rammarica continuamente quando avviene la tragedia, ma gli avvertimenti più inquietanti ci giungono dagli incidenti non fatali come questi perchè non si presta mai loro la dovuta attenzione  e tutto passa in sordina.

E’ ora di pensare con grande serietà a chi muore e chi si infortuna nel nome del lavoro, ciè nel nome dell’articolo 1 della Costituzione, invece che tributare onori sdi Stato empre e solo alle vittime nei teatri di guerra, luogo, in opposto, diametralmente anticostituzionale per la nostra Repubblica.Uno Stato che non fa di tutto per evitare la fine dei propri cittadini che muoiono in suo nome silenziosamente per guadagnarsi da vivere, ha poco diritto a chiamarsi tale.

Lavoro, acqua pubblica energie alternative: viaggia la coalizione in Liguria

7 marzo 2010, by  
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Proponiamo il servizio comparso su Liberazione del 06/03/2010 - Di nuovo con Burlando: «sostanzialmente positivi» per il Prc i 5 anni di governo

Liguria come l’Ohio, spiegano i sondaggisti, meno di un punto separa i due blocchi. Ma alle regionali mancano tre settimane piene e la suggestione potrebbe svanire allo scoperchiamento delle urne. Per il centrosinistra c’è l’ex sindaco di Genova, 55 anni, figlio di portuali, ex ministro dei trasporti e governatore uscente, Claudio Burlando. Per le destre e la lega c’è in lizza Sandro Biasotti, venditore di macchine di lusso, 61 anni, che ha già governato nella prima metà del decennio.

Liguria come consociativismo, il trasversale Partito del cemento , titolo di un fortunato libro di due cronisti liguri, Ferruccio Sansa e Marco Preve: tre milioni di metri cubi di cemento stanno per colare sulla regione. E se non c’è più posto a terra, si prova sul mare, costruendo nuovi porti per decine di migliaia di posti barca. E tra gli scafi, nell’imperiese, si intravede la camorra. La ‘ndrangheta, invece, brucia saracinesche a Sampierdarena mentre gli alpini fanno solo scena (e paura ai migranti) nel centro storico genovese a fianco dei poliziotti di quartiere. Sul piano casa c’è appena stata una dura battaglia contro l’emendamento che avrebbe consentito l’ampliamento anche degli edifici condonati. L’emendamento è stato stoppato, poi è spuntata una circolare che lo ripristinava, subito ritirata grazie alle pressioni della sinistra. Bocciato il porto savonese della Margonara con un mostro di torre alto 130 metri progettato da Fuksas. Ma sono di catrame e cemento e acciaio anche il Terzo valico e la Gronda autostradale. Grandi devastanti opere, inutili come quasi tutte le colate di questo tipo.

Non c’è ancora il progetto definitivo per il terzo valico ferroviario (5 miliardi di euro per 18 km di tunnel tra Arquata e Genova) ma, se la Corte dei conti non li avesse stoppati, sarebbero stati buttati al vento 500 milioni per le opere accessorie a non-si-sa-cosa. Intanto i treni per i pendolari registrano in regione una delle performance più basse. La Gronda impegna l’opionione pubblica genovese da anni: Tursi ha promosso un dibattito pubblico, è stato individuato un tracciato ma la resistenza a Ponente e in Val Polcevera è fortissima e Rifondazione, interna al movimento (che si batte anche contro il rigassificatore a Panigaglia, la piattaforma della Maersk di Vado, i petrolchimici a Genova e l’inceneritore a Scarpino), ha sempre votato contro sia a Piazza De Ferrari, sede della Regione, sia a Tursi e in Provincia.

Per questo è utile che la coalizione di centrosinistra abbia un baricentro più a sinistra possibile, nella Federazione della sinistra d’alternativa che in Regione muove i primi passi oltre il perimetro segnato dai quattro soci fondatori aggregando settori di Sinistra europea e di associazionismo. Alle scorse europee la Lista anticapitalista ha segnato un 3,9%. Le scorse regionali videro la sola Rifondazione ben oltre il 6%. La campagna elettorale parte sulla scia del lavoro consolidato del partito sociale, dei gruppi di acquisto popolari, dell’internità ai movimenti. Dopo cinque anni di governo il giudizio di Sergio Olivieri, segretario regionale del Prc, è «essenzialmente positivo» ma l’accordo col governatore uscente per una coalizione che comprende anche l’Udc è «giustamente complicato».

La decisione ha svelato aree di malessere ma la maggior parte del partito non ha visto alternative all’accordo e prova a illuminare i risultati positivi della stagione di governo e del programma per il futuro: «Sono stati stabilizzati tutti i precari della Regione e degli enti collegati. 1400 lavoratori. Poi c’è stato l’impegno per la cassa integrazione in deroga: 6000 lavoratori interessati per 487 aziende. Infine, appena licenziata, la decisione di anticipare tre mensilità a quei lavoratori - la stima è di 600 - rimasti senza stipendio», spiega Marco Nesci, consigliere uscente.

La crisi, in un territorio già in via di deindustralizzazione, ha colpito soprattutto la portualità. «Le riduzioni di un terzo dei costi del trasporto merci si sono riversate sul reddito e la sicurezza dei lavoratori. Poi ci sono i tagli sul trasporto pubblico», dice Andrea Gamba della Filt Cgil. Rifondazione s’è battuta, e ha portato a casa, norme per migliorare le prestazioni sanitarie, per la prevenzione delle malattie da amianto, per clausole sociali negli appalti.

Positivo anche il bilancio dell’assessore all’Ambiente, Franco Zunino che ricorda a Liberazione la seconda legge regionale, del 2007, sulla certificazione energetica degli edifici; la legge che manda in pensione le lampade energivore nell’illuminazione stradale e che assegna incentivi alle energie alternative e all’eolico; il rafforzamento del sistema delle aree protette con i nuovi parchi delle Alpi liguri, delle Mura e dei Forti genovesi e i mille ettari pubblici in Val Bormida più l’area marina a Bergeggi; la legge sulla biodiversità per i 125 siti di interesse comunitario e le sette zone a protezione speciale; la legge del 2009 sull’alta via dei crinali alpini e appenninici e sul sistema dei sentieri. E in questo bilancio vanno inseriti il rifiuto da parte della Regione di un Cpt in Liguria, il ricorso al Tar contro il raddoppio della centrale a carbone a Vado Ligure e quello alla corte costituzionale contro le leggi che obbligano alla privatizzazione della gestione delle risorse idriche. Spiega Antonio Bruno, capogruppo in comune del Prc, come la privatizzazione alzi le tariffe, abbatta l’occupazione e vincoli i comuni alle aspettative delle borse. Per questa ragione la segreteria generale di Tursi sta ricorrendo contro l’emendamento allo Statuto, voluto da Rifondazione, che dichiara il servizio idrico privo di rilevanza economica.

Tra le note positive c’è anche la legge regionale contro l’omofobia che ricalca il disegno che il parlamento nazionale non ha avuto il coraggio di approvare e quella che ha smontato il sistema dei bonus per le private che Biasotti aveva copiato a Formigoni. «Insomma, è vero che c’è l’accordo con l’Udc ma l’accordo programmatico con la Federazione è pieno su lavoro, acqua pubblica, energie alternative», riprende Olivieri. Per questo, nei giorni scorsi, la stampa locale enfatizzava la bocciatura del circuito di campi da golf e del sostegno alla ricerca sul nucleare (chiodi fissi dell’Udc) da parte del candidato a presidente del centrosinistra. Ecco il titolo stizzito del Giornale: “Burlando sceglie i compagni e straccia il programma Udc“.

La campagna elettorale entrerà nel vivo nelle prossime ore. In lista, tra gli altri, ci sono Zunino, Nesci, Bruno, Ciccio Giannelli (presidente del municipio della Val Bisagno), Amanzio Pezzolo, storico vice di Batini nella compagnia unica dei camalli. Nel listino, per la Federazione, c’è Giacomo Conti mentre l’Italia dei valori vive un momento di turbolenza interna per aver paracadutato nel medesimo listino Maruska Piredda, hostess affascinante ma milanese. Sotto la Lanterna il partito dipietrista è da sempre nelle salde mani di un poliziotto del Sap (celebre la sua intervista tv in tenuta antisommossa durante il corteo del 21 luglio 2001) che ha messo in lista la sua fidanzata. Di qui le accuse di familismo contenute in un dossier del senatore Idv Pardi. Per l’ex pm sarebbe solo invidia.

Demagogia vergognosa sull’altare elettorale: Panigaglia

4 marzo 2010, by  
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foto wikipedia.itE’ bastata una scintilla per giustificare la polemica più becera: Schiffini annuncia l’appoggio a Burlando e si scatena l’inferno su Panigaglia. Rifondazione comunista denuncia per l’ennesima volta la sciatta speculazione, questa volta elettorale, che viene fatta su un tema importantissimo per la provincia, sottolineando la pochezza con cui il PdL utilizza questioni centrali senza dare risposte ma solo facendo  demagogia senza mai  entrare nel merito delle questioni.

In tema di legalità, Panigaglia è in totale incongruenza con i tre livelli di pianificazione urbanistica: il Piano Territoriale di Coordinamento Paesaggistico della Regione Liguria prevede interventi che “non comportino aumento della capacità di stoccaggio esistente“ (provvedimento Regione Liguria protoc. N. 153980/2674), il Piano Territoriale di Coordinamento provinciale della Spezia fissa addirittura “al 21 Maggio 2013 “ i termini della “validità della concessione relativa all’esercizio dell’impianto.” ed il Piano Urbanistico Comunale (Porto Venere) vigente destina l’area della baia, occupata dalla Snam, a zona industriale (D1), nella quale non risulta ammessa espansione delle attrezzature e degli impianti esistenti. Cos’hanno da dire Asti e Gatti agli elettori su questo? Nulla naturalmente se non la dimostrazione che per le loro le vertenze territoriali sono solo carne da macello da immolare sull’altare della campagna elettorale.

E che dire sul fatto che l’UE ha iscritto a ruolo il reclamo presentato da associazioni nazionali e comitati locali sulla violazione di numerose norme comunitarie in relazione alla procedura di valutazione di impatto ambientale del rigassificatore di Panigaglia, ritenendo fondati i presupposti di diritto comunitario, e che probabilmente sfocerà in un ennesima procedura di infrazione contro l’Italia, sottolineando così la sciatteria con cui il governo Berlusconi sta ignorando i temi ambientali ed energetici? Che Asti e Gatti ignorino tale fatto, strumentalizzando tutto e tutti per un pugno di voti, li qualifica, oppure, nel caso non ne fossero a conoscenza, si allineerebbero alla cialtroneria dimostrata dal governo del loro comandante in capo, il sultano Silvio.

In tema di occupazione negli accordi stipulati nel 1994, e ribaditi nel 1996, venivano stabiliti un minimo di 150 unità lavorative dirette e nel 2002 le parti sociali sottoscrivono unilateralmente un nuovo accordo occupazionale che porta a circa 100 unità lavorative le presenze in stabilimento. Il progetto d’ampliamento produrrà all’incirca 5/6 nuovi posti di lavoro, si desume che il tema occupazionale è utilizzato più come deterrente piuttosto che come reale questione, perlopiù disattesa quando venne posta all’ordine del giorno. Dov’erano allora Asti e Gatti? Dormivano o stavano maturando la loro sensibilità sui temi del lavoro?

In tema di progettualità e di sicurezza restano inattesi due nodi: chi paga il dragaggio di oltre 2 milioni di metri cubi di fanghi, rifiuti speciali da asportare per far passare le supergasiere, e come sarà possibile rendere sicuro un impianto sottoposto alla “direttiva Seveso”? Il centrodestra dovrebbe ricordare che i commissari prefettizi spezzini hanno evidenziato che, soprattutto per quanto concerne i problemi legati alle navi in concomitanza con la base navale, potrebbe costituire un elemento target terroristico sensibile. Nessuno sottolinea il fatto che la statale di Porto Venere è un arteria obsoleta, pericolosa ed insufficiente a gestire eventuali emergenze?

Il punto è tutto politico: perché, a partire dal governo Berlusconi, non vi è ombra di un piano energetico nazionale in cui si dica di quanta energia abbiamo bisogno? Perché nessuno dice quanta energia da fonti rinnovabili potrebbe essere prodotta a parità di investimenti su impianti per lo più inutili se non a fini speculativi? Asti, Gatti e chiunque altro nel centrodestra ha sempre fugato a queste semplici domande, forse nell’imbarazzo dell’assenza di risposte.

Ad Asti, che ha deliziato i cittadini spezzini (e mondiali anche, visto che sono reperibili su youtube!), con le sue performance da circo in consiglio comunale, consigliamo di informarsi sul tema, probabilmente ignorando che più del 40% del gas in Italia è consumato per uso domestico, “disperso” nelle abitazioni mal costruite e riscaldate (o refrigerate) con impianti obsoleti. Non sarebbe meglio porsi il problema di come sprecare meno energia piuttosto che produrne di più?

Rifondazione comunista ritiene che il nostro territorio deve poter avere la possibilità di progettare un futuro sostenibile, che deve andare oltre gli interessi specifici ma che deve tener conto degli interessi collettivi. Un altro sviluppo è possibile, ci sono tutti i presupposti perché si possa tentare una riconversione produttiva del nostro territorio, a partire dai vettori energetici fino alla corretta gestione dei cicli idrici e dei rifiuti, questa è la grande sfida che ci attende. Certo è che occorre la capacità di vedere un futuro, non certo l’energia di speculare sulla pelle della gente e dei lavoratori come ha dimostrato fin’ora il centrodestra.

Giù le mani dai Beni Comuni

2 marzo 2010, by  
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Venerdì 5 marzo 2010, dalle ore 17 presso il Centro Allende alla Spezia, inizia il ciclo di incontri tematici in vista delle prossime elezioni regionali. La federazione spezzina di Rifondazione comunista promuove per la Federazione della Sinistra il primo incontro sui temi dell’acqua e dell’energia

Giù le mani dai Beni Comuni

Il governo Berlusconi sta demolendo pezzo per pezzo i risultati di grandi battaglie civili, favorendo gli interessi di pochi (oltre naturalmente ai suoi personali) rispetto a quelli della collettività. Ed ecco che in una manciata di parole di burocratichese vengono decretati scempi morali e materiali dalla privatizzazione dell’acqua al ritorno all’energia nucleare.

In previsione delle elezioni regionali vogliamo mettere in chiaro fin da subito la nostra ferma volontà a batterci per mantenere pubblica la gestione dell’acqua, nel continuare nella battaglia per sostenere, sviluppare ed incentivare l’uso di energie rinnovabili, contro la speculazione, contro la nocività di grandi impianti. Partiamo dai risultati ottenuti in questi anni come il No al raddoppio di Panigaglia, il No alla privatizzazione dell’acqua, il No al ritorno al nucleare, consapevoli che la strada è ancora densa di pericoli, ma battuta da certezze: Si alla tutela dei Beni Comuni, si alle energie rinnovabili.

Ne parleremo con

Emilio Molinari
Presidente Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’Acqua

Ciro Pesacane
Presidente Forum Ambientalista

Matteo Gaddi
Responsabile Nazionale Dipartimento Nord-Italia PRC-SE

Franco Zunino
Assessore all’Ambiente – Regione Liguria

Introduce e coordina
William Domenichini
Responsabile Ambiente PRC-SE La Spezia

Conclude Massimo Lombardi
Candidato alle Elezioni Regionali per La Federazione della Sinistra

Saranno presenti tutti i candidati alle prossime elezioni regionali per la Federazione della Sinistra.

Petizione alla Ue: i rigassificatori italiani contro il mercato comune europeo?

4 febbraio 2010, by  
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Pubblichiamo un importante documento tratto dal sito www.greenreport.it

Una serie di associazioni ambientaliste nazionali  e comitati locali della provincia della Spezia ha presentato una Petizione/Reclamo a Parlamento e Commissione  come previsto dal Trattato sul funzionamento della UE, volta a richiedere la apertura di una procedura di verifica sulla violazione di numerose norme comunitarie in relazione alla procedura di valutazione di impatto ambientale del rigassificatore di Panigaglia .

Alcuni dei temi trattati nella Petizione hanno a mio avviso  valenza nazionale perché toccano aspetti relativi alle modalità con le quali il governo italiano ha fino ad ora valutato e in alcuni casi approvato definitivamente (vedi Rovigo) una serie di rigassificatori senza tener conto di principi non solo ambientali ma relativi anche al mercato comune dell’energia. Se accolta la Petizione metterebbe in discussione tutta la impostazione con la quale  il nostro Governo ha fino ad ora condotto la vicenda dei rigassificatori italiani.

In particolare ad avviso dei promotori della Petizione il nostro Governo ha fino ad ora violato la normativa comunitaria sul mercato comune del gas che stabilisce la finalità di  realizzare un mercato del gas concorrenziale sicuro e sostenibile dal punto di  vista ambientale, e di  astenersi da qualsiasi discriminazione tra le  imprese  riguardo ai loro diritti o obblighi. Inoltre , sempre secondo tale normativa i criteri di autorizzazione degli impianti come i rigassificatori devono essere obiettivi e non discriminatori e il diniego di autorizzazione deve essere fondato su motivi coerenti con tali criteri.  Non pare che questi criteri siano stati fino ad ora  ne elaborati ne tanto meno rispettati sia per gli impianti autorizzati o in via di autorizzazione che per quelli ai quali la autorizzazione è stata negata o lo sarà, a breve, in via definitiva.

Oltre alla suddetta problematica generale, in particolare la Petizione/Reclamo mira a dimostrare che  il progetto del rigassificatore di Panigaglia ed il relativo parere della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente italiano:

  • 1. non hanno dimostrato la effettiva esistenza della strategicità dell’impianto di Panigaglia in chiave di mercato comune della energia
  • 2. non hanno rispettato il criterio (ex Direttiva quadro sul mercato comune dell’energia) secondo il quale deve essere dimostrato il contributo del nuovo impianto da autorizzare al conseguimento degli obiettivi UE in materia di risparmio energetico e di uso delle fonti rinnovabili nonchè di lotta all’effetto serra.
  • 3. non ha valutato preventivamente i rilevanti interventi di dragaggio realizzando un frazionamento del progetto in esame. Interventi, peraltro, localizzati in stretta vicinanza di siti Habitat e di un parco regionale e nazionale.
  • 4. lo studio di incidenza non ha preso in considerazione, aspetti rilevanti, previsti dalla vigente normativa UE e nazionale in materia di biodiversità, quali la complementarietà con altri progetti dell’intervento previsto ed il rischio di incidenti per quanto riguarda le sostanze e le tecnologie utilizzate.
  • 5. non hanno dimostrato il rispetto di una serie di normative in materia di inquinamento atmosferico di derivazione comunitaria
  • 6. sono intervenuti senza che fosse conclusa la procedura prevista dalla normativa sulle Industrie a rischio di incidente rilevante e senza che fosse rilevata la mancanza dell’aggiornamento del Piano di emergenza esterno che è obbligatorio per la conclusione della istruttoria della normativa suddetta ma più in generale per l’autorizzazione finale del progetto di ampliamento. Cosa ancora più necessaria viste le difficoltà di accesso e allontanamento dallo stabilimento: una unica strada di origine “napoleonica”!
  • 7. non è stato elaborato il “Rapporto Integrato di Sicurezza Portuale” e di un “Piano di Emergenza Portuale” sulla base del quale deve essere elaborato il “Piano di Emergenza Esterno dell’area portuale”.
  • 8. non è stata rispettata la normativa sul c.d. effetto domino con particolare riferimento ai rischi di incidenti relativi al naviglio civile e militare ed ai criteri di pianificazione territoriale per aree con impianti a rischio di incidente rilevante
  • 9. non è stata predisposta la c.d Scheda Informativa prevista dalla normativa nazionale attuativa della Direttiva 96/82/CE. Ciò appare ancor più grave perché è proprio la detta normativa ad individuare i soggetti ai quali è destinata l’informazione e, tramite la citata Scheda di informazione, ad offrire le conoscenze utili e le indicazioni necessarie a rispondere all’interrogativo di “cosa comunicare”.

Marco Grondacci, Ricercatore Fondazione Toscana Sostenibile