Lavoratori precari del Centro per l’Impiego: Bucchioni (Prc La Spezia) presenta una mozione urgente al consiglio comunale

14 dicembre 2015, by  
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Il 10 dicembre scorso si è tenuto presso la Prefettura spezzina un presidio indetto dalle organizzazioni Sindacali a tutela dei precari del Centro Per l’Impiego della Spezia.

Si evidenzia che i lavoratori e le lavoratrici del CPI ammontano a 26 e svolgono a fronte di un’esperienza lavorativa decennale, un ruolo fondamentale per l’utenza spezzina, che spazia dall’accoglienza, all’orientamento, alla gestione delle pratiche di disoccupazione sempre più numerose, visti i tempi storici, fino al programma di Garanzia Giovani.

E’ quindi allarmante, che il contratto di detti lavoratori scadrà il 31/12/2015, senza che sia previsto alcun iter legislativo che consenta una prospettiva di lavoro stabile.

Infatti, nel famigerato Job Actpur essendo contemplata l’istituzione di un’Agenzia Nazionale per il Lavoro sul modello di quanto fatto nei Paesi del Nord Europa, che dovrebbe assorbire i CPI, non viene prevista alcuna norma transitoria, che regolamenti e descriva come tale passaggio del personale dalle Province, possa compiersi.

Va sottolineato che la Conferenza Stato-Regioni ha deciso, per questa fase transitoria, che la gestione dei CPI debba competere alle Regioni, ma ad oggi solo la Regione Toscana ha elaborato una legge orientata in tal senso.

Il consiglio comunale impegna il sindaco e l’amministrazione, ad inoltrare tale Mozione al Presidente del Consiglio, al Presidente della Regione Liguria, ai Capigruppo Parlamentari della Camera e del Senato, ai Capigruppo regionali Liguri delle diverse formazioni politiche, agli altri Consigli Comunali della Provincia della Spezia.

 

Edmondo Bucchioni,

consigliere comunale Rifondazione Comunista La Spezia

 

Abolizione delle province: il governo Monti uccide la democrazia piuttosto che tagliare i veri privilegi

14 dicembre 2011, by  
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Il dibattito sull’abolizione delle province è del tutto sbagliato, puntando sui destini dei politici locali, piuttosto che agli interessi della comunità. Tutti si nascondono dietro un dito per evitare di dire ciò che realmente sta succedendo. La scelta del governo Monti di commissariare le province che andranno al voto per poi sopprimere è semplicemente anticostituzionale, una decisione che finge di andare nella direzione del taglio degli sprechi ma che elimina un’istituzione in grado di coordinare le politiche sovracomunali di territori omogenei come la provincia.

Se il governo avesse davvero voluto fare un’operazione etica e di miglioramento della spesa pubblica avrebbe ridotto i privilegi dei parlamentari, dalle straordinarie diarie giornaliere alle gratuità che i comuni mortali cittadini non godono. Così si chiudono istituzioni democratiche gettando i territori nel caos, con pianificazioni (lavoro, rifiuti, territorio, viabilità, energia) in mano agli appetiti dei privati.

L’abolizione delle province è un’operazione chirurgica che va a colpire la democrazia nel nostro paese che va di pari passo con la sistematica riduzione della rappresentanza democratica: tra leggi elettorali maggioritarie e bipolari, riduzione del numero dei consiglieri nei Comuni l’unico risultato certo è e sarà la cancellazione delle voci fuori dal coro, quelle critiche con il sistema e che non voterebbero con quella leggerezza la fiducia ad un governo che ha il mandato di fare macelleria sociale.

Ma la soppressione delle Province sarà anche un problema di gestione degli enti locali: che fine faranno i lavoratori dell’Ente? Che fine faranno i servizi da loro erogati? Il danno provocato da queste scelte si è già misurato nel nostro paese già in due occasioni: con l‘abolizione delle comunità montane, per esempio facendo sparire nel nulla gli sportelli unici delle attività produttive e complicando le pratiche per i vincoli idrogeologici, e con il pasticcio relativo all’abolizione degli ATO. Istituzioni sovraordinate a costi bassissimi ma con importanti funzioni di interfaccia con i territori e con la vita dei cittadini furono cancella con colpi di spugna, con effetti devastanti.

Forse sarebbe il caso di fare meno demagogia su questi temi e cercare invece di capire come far funzionare meglio le istituzioni, per esempio definendo chiaramente le loro funzioni con la Carta delle Autonomie, invece di abolirle?

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia