Acqua Pubblica: la volontà popolare è salva. Per ora.

24 gennaio 2012, by  
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Di Alberto Lucarelli – il Manifesto

Appena il Manifesto mercoledi scorso mi ha avvertito della norma truffa contenuta nel decreto Monti bis sulle liberalizzazioni, che all’art. 20 vietava alle aziende speciali di gestire i servizi di interesse economico generale, non ho esitato a confermare il mio giudizio in merito ad un progetto eversivo, incostituzionale: una barbarie giuridica. Ancora una volta l’immediata reattività del manifesto e del Forum dei movimenti per l’acqua consentiva di tutelare ed affermare principi elementari di convivenza e di civiltà giuridica: l’art. 20 veniva stralciato. Una vittoria dunque, la cittadinanza attiva ha resistito. Il decreto approvato nel suo complesso è devastante e qualcuno potrebbe dire che la nostra è stata una vittoria di Pirro. Non è così! Certo, esso inasprisce quanto introdotto dalla manovra di ferragosto, ovvero il progetto di privatizzazione forzata dei servizi pubblici locali, disattendendo l’esito referendario.

Tuttavia l’aver bloccato quella norma ha un forte significato. La democrazia partecipativa ha impedito alla democrazia tecnocratica di commissariare definitivamente la democrazia locale, negando ai comuni di scegliere i propri modelli organizzativi, ma soprattutto ha impedito che fosse decretato il de profundis dei soggetti di diritto pubblico, quali appunto l’azienda speciale, ente pubblico superstite nell’ordinamento giuridico italiano. Il governo stralciando l’art. 20 dal decreto ha avuto paura di approvare un “papocchio” e soprattutto paura di 27 milioni di cittadini pronti questa volta a trasformare i voti in “spade”. Ci proveranno ancora? Gli intrecci affaristici sono belli e pronti e attendono soltanto il «la» per depredare e saccheggiare i beni comuni. Per questo motivo i movimenti dovranno essere sempre più compatti e l’obiettivo finale dovrà essere il governo pubblico democratico e partecipato di tutto il ciclo integrato delle acque: dalle sorgenti, alla captazione, agli oneri di concessione, agli ambiti territoriali, alla difesa del suolo e dei bacini idrografici, alle tariffe, ai modi di gestione e finanziamento, alla trasparenza nelle gare di appalto, alla dimensione sociale.

L’azienda speciale Abc Napoli, voluta fortemente da de Magistris, e ancora avversata, nella sua prima realizzazione, da poteri oscuri e trasversali, si è, per il momento, salvata, ma forse abbiamo contribuito anche a salvare un “pezzettino” della democrazia locale, che, fino a quando i comuni non decideranno di reagire con forza alla dittatura del patto di stabilità, rischia, giorno dopo giorno, di divenire un simulacro.

Ma di questo e altro se ne parlerà il 28 gennaio a Napoli nel primo Forum della rete dei comuni per i beni comuni, con l’obiettivo di smettere di scrutare il pagliaio e con la consapevolezza che è arrivata l’ora di trovare l’ago. Alcuni comuni l’ago lo stanno trovando e la novità è che lo stanno trovando trasformando in azione politico-amministrativa quanto emerso e dettato dal basso, dalle pratiche sociali: dal conflitto e dalla proposta. All’orizzonte, ma neanche tanto, nuovi modelli di democrazia e nuove soggettività con l’ambizione di esprimere alternative al dominio di una sovranità autoritaria da disincagliare dagli istituti della rappresentanza, della delega e dalle logiche proprietarie egoistiche ed escludenti.

 

Di seguito l’appello di padre Alex Zanotelli contro l’attacco del governo Monti al referendum

Era il 13 giugno, esattamente 7 mesi fa, quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune: ”Ubriachi eravamo di gioia&he llip; le spalle cariche dei propri covoni!” (Salmo,126)
E oggi, 13 gennaio, ritorniamo a “seminare nel pianto . . ” (Salmo,126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre .
Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri ma mai, mai, ci saremmo aspettati che un governo, cosiddetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta .

È quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase 2 dell’attuale  governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori . Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l’acqua .

Iniziando con le affermazioni di A . Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, che ha detto che l’acqua è uno dei settori da aprire al mercato . E C . Passera, ministro all’economia, ha affermato: ”Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore . ” E ancora più spudoratamente il sottosegretario all’economia G . Polillo ha rincarato la dose: “Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio . Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico .

È il servizio di distribuzione che va liberalizzato . ” E non meno clamorosa è l’affermazione del ministro dell’ambiente C . Clini: ”Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso… . . La gestione dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione . ”

Forse tutte queste dichiarazioni preannunciavano il decreto del governo (che sarà votato il 19 gennaio) che all’art . 20 afferma che il servizio idrico – considerato servizio di interesse economico generale – potrebbe essere gestito solo tramite gara o da società per azioni, eliminando così la gestione pubblica del servizio idrico . Per dirla ancora più semplicemente, si vuole eliminare l’esperienza che ha iniziato il Comune di Napoli che ha trasformato la società per azioni a totale capitale pubblico (ARIN) in ABC (Acqua Bene Comune – Ente di diritto pubblico) .

È il tradimento totale del referendum che prevedeva la gestione pubblica dell’acqua senza scopo di lucro .

È il tradimento del governo dei professori .  

È il tradimento della democrazia.

Per i potentati economico-finanziari italiani l’acqua è un boccone troppo ghiotto per farselo sfuggire . Le grandi multinazionali europee dell’acqua (Veolia, Suez, Coca-Cola…) che da Bruxelles spingono il governo Monti verso la privatizzazione, temono e tremano per la nostra vittoria referendaria, soprattutto il contagio in Europa .

“Un potere immorale e mafioso – ha giustamente scritto Roberto Lessio, nel suo libro All’ombra dell’acqua – si sta impossessando dell’acqua del pianeta . È in corso l’ultima guerra per il possesso finale dell’ultima merce: l’acqua . Per i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’access o all’acqua è il più criminale . Perché è il più disonesto, il più sporco, il più pericoloso per l’esistenza umana . ”

Per questo dobbiamo reagire tutti con forza a tutti i livelli, mobilitandoci per difendere l’esito referendario, ben sapendo che è in gioco anche la nostra democrazia .
Chiediamo al più presto una mobilitazione nazionale, da tenersi a Roma perché questo governo ascolti la voce di quei milioni di italiani/e che hanno votato perché l’acqua resti pubblica .
Chiediamo altresì che il governo Monti riceva il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, ciò che ci è stato negato finora .
Rilanciamo con forza la campagna di “obbedienza al referendum” per trasformare le Spa in Ente di diritto pubblico (disobbedendo così al go verno Monti) .
Sollecitiamo i Comuni a manifestare la propria disobbedienza alla privatizzazione dell’acqua con striscioni e bandiere dell’acqua .

E infine ai 26 milioni di cittadini/e di manifestare il proprio dissenso esponendo dal proprio balcone uno striscione con la scritta: ”Giù le mani dall’acqua!”

                        In piedi, popolo dell’acqua!
Ce l’abbiamo fatta con il referendum, ce la faremo anche adesso!
“E di nuovo la nostra bocca esploderà di gioia” (Salmo,126)

                        Alex Zanotelli

Napoli, 13 gennaio 2012

 

Emilio Molinari: “Perchè sono contro alla multiutility del Nord”

19 gennaio 2012, by  
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Domenichini: “Contro liberalizzazioni antidemocratiche, un “piano industriale” per i beni comuni”

19 gennaio 2012, by  
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Non sono bastate le stangate fiscali, i giri di vite sulle pensioni, i continui tagli agli enti locali, il logorante ed incessante attacco ai diritti dei lavoratori, la totale assenza di prospettive per le giovani generazioni sempre più precarie. Il governo Monti, in perfetta continuità con ciò che ha fatto in questi anni il governo Berlusconi, sta riproponendo il processo di privatizzazione alludendo anche al servizio idrico. Alcuni suoi ministri dichiarano spudoratamente che il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e annunciano interventi “che non vadano contro il voto referendario” sulla gestione dell’acqua.

Va detto chiaramente che è democraticamente inammissibile qualunque provvedimento che vanifichi, umili e calpesti l’espressione elettorale di oltre 27 milioni di italiani: il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini di questa Repubblica hanno scelto in massa la gestione pubblica dei servizi, non solo dell’acqua, e l’eliminazione di una rendita garantita nel servizio idrico come il 7% di remunerazione del capitale.

Sin dal primo giorno dell’insediamento del governo “tecnico”, dichiarammo che nulla sarebbe cambiato rispetto al biennio berlusconiano, e così è nei fatti: siamo passati da un esecutivo sotto ricatto della finanza internazionale ad un governo che ne è espressione immediata e diretta. Entrambi i governi sono stati e sono sostenitori di una feroce volontà privatizzatrice e dall’assenza di rispetto per la Democrazia. Oggi si dice di voler salvare l’Italia, ma nei fatti la si vuol svendere a colpi di decreto.

In questi ultimi tre anni Rifondazione Comunista è stata protagonista alla Spezia, dalle piazze con la banda del Quorum alle istituzioni dove siamo presenti, di una battaglia unica nel nostro panorama politico: grazie alla nostra tenacia e convinzione oggi l’ipotesi di salvataggio di Acam non contempla la svendita dell’acqua a società quotate con soci azionari con sedi legali in paradisi fiscali, ma intravede la necessità di una società pubblica, unica vera soluzione che riesca a sostenere la garanzia del servizio e la tutela dei lavoratori.

Chi ci stigmatizzò definendoci demagogici oggi ha dimostrato con il suo silenzio, o le proprie dimissioni, che le nostre “utopie” sono l’unica soluzione possibile. A questo risultato occorre dare attuazione andando ad applicare ciò che i referendum hanno stabilito, puntando sulla costituzione di una società speciale soggetta a diritto pubblico, come è stato fatto a Napoli, e strutturando un vero “piano industriale” dei beni comuni, in cui i servizi non vengano concepiti come oneri ma come possibilità di sviluppo, di lavoro, di buona occupazione. Su questo elemento riapriamo il confronto, consapevoli che non c’è tempo da perdere.

Un appuntamento importante sarà il 28 gennaio a Napoli, per la “Rete dei Comuni per i beni comuni”, proposta dal sindaco di Napoli De Magistris. Un altro elemento di grande attenzione alla tematica della Democrazia, della Partecipazione e della Sostenibilità, un elemento sostanziale oggi, in un Paese governato da chi ritiene che tutto sia mercificabile.

Oggi salvare il nostro Paese vuol dire recidere gli interessi di grandi capitali sui beni di tutti, non certo acuminare gli artigli di chi vuole depredarli. La nostra battaglia continua: l’acqua e tutti i beni comuni, elementi essenziali all’esistenza ed alla dignità della vita, non devono essere oggetto di profitto.

William Domenichini
Resp. Beni comuni e Ambiente (Prc La Spezia)

Firmiamo l’appello “Giù le mani dall’Acqua e dalla Democrazia”

16 gennaio 2012, by  
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APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.

Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.

Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.

Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo. L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.

I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.

Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.

Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.

Chiediamo alle donne e agli uomini di questo Paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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“Un brindisi all’acqua pubblica per chiudere l’anno del vittorioso referendum sui beni comuni”

30 dicembre 2011, by  
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Questa mattina una delegazione della federazione spezzina di Rifondazione Comunista si è recata presso le redazioni delle testate giornalistiche di Sarzana e La Spezia consegnando bottiglie di spumante etichettato con il simbolo dell’Acqua Bene Comune per chiudere il 2011 con un brindisi all’acqua pubblica.

Un modo per ricordare un 2011 all’insegna della straordinaria vittoria referendaria del giugno scorso quando gli italiani e gli spezzini hanno espresso perentoriamente, con i loro SI, che i beni comuni non sono negoziabili e non possono essere alla mercè del capitalismo finanziario e della speculazione.

Una vittoria di Rifondazione Comunista e dei tanti movimenti spezzini che alla Spezia si è trasformata nell’importante risultato dell’avvio del percorso di pubblicizzazione del servizio idrico nella nostra provincia dopo il pericolo-privatizzazione paventato dall’accorpamento della multitutility Hera, società quotata in borsa, con la spezzina Acam.

Rifondazione aveva proposto fin dall’inizio, tra lo scetticismo generale, che l’acqua rimanesse pubblica sia nella proprietà delle reti sia nella gestione del servizio di distribuzione. I consiglieri comunali Prc hanno presentato e fatto approvare, durante tutto il corso del 2011, la modifica degli statuti comunali, inserendo il principio che l’acqua è un bene comune sul quale nessuno può far valere logiche di profitto. Tale modifica è stata approvata ad Arcola, Follo, Ortonovo, Castelnuovo, Lerici, Levanto, Santo Stefano e Vezzano.

Per questo motivo Rifondazione festeggia il 2011 anche se resterà un anno amaro, all’insegna delle grandi difficoltà di una popolazione alle prese con una disoccupazione crescente e un impoverimento generale contro il quale si dovrà combattere senza indugi: questa sarà la grande sfida di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra per il 2012.

Nel frattempo auguri a tutti!

Rifondazione Comunista
federazione provinciale La Spezia

Rifondazione spezzina ha vinto la battaglia sull’acqua pubblica!

30 novembre 2011, by  
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STRAORDINARIO RISULTATO OTTENUTO GRAZIE ALLA LOTTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA NEI CONSIGLI COMUNALI E NELLE PIAZZE

Fin dall’inizio dell’odissea Acam, Rifondazione Comunista della Spezia aveva contrastato l’ipotesi di privatizzazione dell’acqua attraverso la fusione di Acam in Hera, società quotata in Borsa e della quale sono proprietarie anche parecchie banche, alcune delle quali con sede nei paradisi fiscali.

Una posizione coerente con il nostro sostegno al referendum del 12/13 giugno scorso ed in linea con il voto espresso da 101.188 cittadini della nostra provincia, che votando hanno detto chiaramente che l’acqua doveva rimanere pubblica. La nostra è stata una coerenza che altri hanno dimostrato di non avere, e nonostante tardivamente abbiano appoggiato la battaglia referendaria, alla Spezia hanno proposto la privatizzazione dell’acqua come unica possibile soluzione della crisi di Acam.

Per questa ragione, nei confronti con le altre forze politiche sul futuro di Acam, abbiamo sempre proposto, soli contro tutti, che l’acqua rimanesse pubblica sia nella proprietà delle reti sia nella gestione del servizio di distribuzione. Per questa ragione in tutti i comuni abbiamo chiesto la modifica degli Statuti, inserendo il principio che l’acqua è un bene comune sul quale nessuno può far valere logiche di profitto, facendola approvare dai Consigli Comunali di Arcola, Follo, Ortonovo, Castelnuovo, Lerici, Levanto, Santo Stefano e Vezzano.

Oggi, grazie alla nostra battaglia politica lunga e difficile, tutto questo è diventato realtà: alla Spezia l’acqua rimarrà pubblica. Ma il nostro impegno non si esaurisce qui e trae nuova forza da questo straordinario risultato. Vigileremo affinché non ci siano nuovi tentativi di introdurre una privatizzazione mascherata, accentuando l’impegno per la difesa dell’occupazione in Acam e per il rilancio dell’azienda, in linea con il modello proposto ed accolto.

La nostra battaglia contro la privatizzazione dell’acqua è in continuità con la scelta del comune di Napoli e di altre comunità italiane ed europee (come Parigi e Berlino) ed è un segnale di civiltà.

Da questa vicenda escono sconfitti, sbugiardati e ridicolizzati anche i molti esponenti della classe politica spezzina e regionale che nei mesi scorsi avevano dichiarato, con superficialità e pressappochismo, che non era possibile mantenere il carattere pubblico del servizio idrico spezzino accusandoci di utopismo, di irresponsabilità e di demagogia elettorale.

Abbiamo dimostrato che la nostra utopia è l’interesse della collettiva spezzina e dei lavoratori di Acam. Anche l’avvio della ripubblicizzazione di Spezia Risorse dimostra che la fallimentare politica delle privatizzazioni può e deve essere superata.

Rifondazione propone che il tavolo di confronto tecnico-politico tra i partiti e gli Enti locali, che é aperto sul tema dell’acqua, vada ad investire più in generale la tematica ed il ruolo delle società pubbliche, per portare avanti una battaglia vincente che tuteli lavoratori e beni comuni.

 

Nella puntata  di Tele Liguria Sud del 5/12/11 William Domenichini di Rifondazione Comunista commenta la vittoria nella battaglia per l’acqua pubblica alla Spezia, una vittoria che poggia sui 100.000 spezzini che hanno chiesto che i servizi pubblici locali non si privatizzino.

Il 18 febbraio 2009 Rifondazione ottenne l’impegno a scorporare la società idrica da ogni ipotesi di privatizzazione -Ordine del giorno 112/2099 - pdf (pdf - 34.76 kB)-, oggi questo impegno è stato mantenuto. Ora azienda speciale, come a Napoli!

Lettera aperta a Giorgio Napolitano sulle privatizzazioni: “Presidente, non firmi”

19 settembre 2011, by  
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di Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Nivarra

Eccellentissimo Presidente Napolitano,

le scriviamo come giuristi che, dopo anni di impegno civile a favore di buone regole giuridiche a protezione dei beni comuni e per il buon governo del patrimonio pubblico, abbiamo redatto i quesiti referendari n. 1 (servizi pubblici locali) e 2 (tariffa per il servizio idrico integrato) cui, nella scorsa tornata referendaria di giugno, ha risposto sì la maggioranza assoluta degli elettori italiani.
Il nostro intendimento era quello di arrestare, attraverso un pronunciamento diretto del popolo, nelle forme e nei limiti di cui all’art. 75 della Costituzione, il protrarsi di una logica di privatizzazione ideologica e dannosa per l’ interesse comune anche all’ indomani della drammatica crisi finanziaria iniziata nel 2008.

Tramite il nostro pacchetto referendario volevamo aprire un grande dibattito politico nel nostro paese, teso a ricordare che la crisi non è stata causata dal pubblico ma dagli eccessi di libertà privata. Volevamo denunciare l’irrazionalità di una posizione politica che, lungi dal riequilibrare i rapporti fra pubblico e privato dopo vent’anni di pensiero unico, ulteriormente indeboliva il settore pubblico spingendolo a dismettere risorse che, se ben gestite, avrebbero potuto restituirgli la forza, l’autorevolezza ed il prestigio necessario per governare una crisi drammatica.
Negli scorsi mesi abbiamo lottato, con i mezzi del diritto e della politica democratica, insieme a moltissime persone, per scongiurare i diversi tentativi di impedire al popolo di pronunciarsi. All’indomani del 13 giugno siamo stati soddisfatti per aver contribuito a compiere una buona azione civile per il nostro paese. Quasi due mesi dopo, a fronte di dati sul debito pubblico italiano che non sono sostanzialmente variati nell’ultimo decennio (nonostante l’avvenuta dismissione di quote ingentissime del patrimonio pubblico) nel paese è stato creato un clima da emergenza finale. L’andamento della borsa e della finanza (ancora una volta settore privato) e manovre speculative volte ad attaccare un settore pubblico ulteriormente indebolito dallo sforzo ingentissimo di salvare il settore finanziario dalla crisi, hanno provocato un clima di panico che ancor oggi si protrae.
Al di là delle diverse valutazioni sulla fondatezza di tali allarmi, è certo che ingenti porzioni del Decreto, redatto in fretta e furia a Ferragosto, in particolare l’art. 4 denominato «adeguamento dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’Unione Europea», presentano prima facie tratti di incostituzionalità, confessati in modo privo di precedenti nel nostro sistema delle fonti, dall’annunciata modifica dell’art. 41 della Costituzione contenuta nello stesso decreto.
Tale incostituzionalità risulta in particolare dall’espressa e diretta contrarietà del decreto di Ferragosto (ora convertito con la fiducia) rispetto alla volontà popolare espressa appena due mesi fa con il voto referendario che, come dichiarato dalla Corte Costituzionale nella sentenza 23 del 2011, non era affatto limitato all’acqua ma coinvolgeva l’intero settore dei servizi pubblici di interesse generale.
Nei giorni immediatamente successivi all’emanazione del Decreto abbiamo dato vita, con i nostri limitatissimi mezzi, ad una raccolta di firme su un appello on line dei giuristi estensori dei quesiti referendari intitolato «La manovra di ferragosto è incostituzionale», cui hanno aderito esponenti illustri della società civile e politica e migliaia di cittadini indignati per l’ennesimo tentativo di scippo del voto referendario.
Con questa lettera ci permettiamo di farle pervenire l’elenco di tali firmatari. Le rivolgiamo inoltre un appello, come Supremo Garante della Costituzione, a considerare il fatto che da anni i conti pubblici italiani non sono in buone condizioni (le alleghiamo due pubblicazioni del lavoro da noi svolto in passato) e che la fretta di privatizzare e liberalizzare ulteriormente l’economia al di fuori da una struttura di principii giuridici solidi e condivisi, lungi da fare l’interesse del popolo italiano soccorre quello degli speculatori internazionali che hanno generato la crisi.
Illustrissimo Presidente, anche in considerazione del fatto che il voto di fiducia ha impedito la necessaria discussione parlamentare, la invitiamo a non promulgare l’art 4 del decreto di Ferragosto. La Sua autorevolezza contribuirebbe così, stralciando provvedimenti che certo non possono esser presi in emergenza e senza largo accordo politico, ad aprire finalmente un dibattito sulla vera priorità istituzionale e riforma strutturale necessaria in questo paese: la ricostruzione di un settore pubblico forte, autorevole, decentrato e democratico.

Da “Il Manifesto” del 15/09/2011

Domenichini: “Lanciamo la Costituente dei Beni Comuni”

27 luglio 2011, by  
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Il risultato dei referendum, figlio di una cultura e di una stagione critica verso la globalizzazione che oggi sa di aver avuto ragione, conferma la necessità di un cambiamento da tempo al centro della nostra elaborazione e proposta politica, che non divide ma accomuna. Alla Spezia oltre 100.000 cittadini hanno deciso di dire NO alla mercificazione dell’acqua, buttandosi alle spalle l’ubriacante sbornia da liberismo, abolendo l’obbligo di privatizzare i servizi. Non solo acqua, ma anche trasporti, rifiuti, energia, educazione, formazione, cultura, insomma i beni comuni.

L’era italiana post nucleare dovrà aprire la partita per formulare un piano energetico nazionale che nessuno ha avuto la serietà e la responsabilità di redigere. Il ruolo dei territori sarà fondamentale, dalla necessità di puntare su risparmio, al decentramento della produzione energetica, mentre sull’acqua si dovrà ripartire dalla proposta di legge di iniziativa popolare, unica via coerente con la volontà espressa dagli elettori ma che giace nei cassetti parlamentari.

Alla Spezia la gestione dei servizi è passata violentemente attraverso il dogma del mercato e le sirene della finanza, basti pensare come a suo tempo si è ceduto il 49% del gas e si è fatto un uso disinvolto di strumenti tanto fantasiosi quanto venefici come i project financing. Con questa finzione si è condannata una gestione che viene definita pubblica solo in virtù della proprietà, ma di fatto sottende alle logiche di un mercato monopolistico. A questa anomalia non sono certo indenni anche i comuni, dove si derubricano le responsabilità contingenti a scorciatoie finanziarie ed intromissioni privatistiche nei più disparati settori, dagli asili ai cimiteri.

Il rilancio della gestione dei servizi, che devono rimanere in mani pubbliche e sul territorio, riparte dal principio della compatibilità, riconvertendo economie e professionalità, puntando su progetti innovativi e non su modelli bocciati tanto elettoralmente quanto culturalmente ed industrialmente. Dunque ogni proposta sensata di rilancio di Acam passa per la tutela dei beni comuni, acqua, energia, lavoro, non secondo le logiche di mercato, ma della Democrazia.

Occorre una discussione dal basso, scevra da recriminazioni o pregiudizi, in cui sviluppare e condividere un confronto politico e culturale che tenga conto dell’espressione referendaria, che lanci una campagna generale sui beni comuni, che allarghi il dibattito dall’acqua a tutti i “commons”, demercificandoli, sottraendoli alla logica del profitto. Rifondazione Comunista è già stata protagonista presentando documenti in molti consigli comunali in provincia, ora queste battaglie devono essere condivise da un’unità sociale e politica.

Vanno superati i modelli di confronto politicista e per costruire un vero laboratorio in cui convergere esperienze dai lavoratori ai movimenti, alla politica, in un processo programmatico vero e proprio. Proponiamo nella nostra realtà spezzina una Costituente dei Beni Comuni che si fondi sul dialogo aperto fra le forze vitali che hanno saputo riformulare e comprendere la nuova agenda, sulla quale costruire una spinta di cambiamento profondo, di partecipazione e quindi di cammino democratico.

William Domenichini
Resp. Ambiente e beni comuni Prc/Fds La Spezia

Giù le mani dai beni comuni: Acqua pubblica!

19 luglio 2011, by  
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Ieri sera Rifondazione Comunista ha organizzato un presidio in occasione del dibattito organizzato dal Pdl spezzino portando un messaggio molto chiaro: Giù le mani dai beni comuni, giù le mani dall’acqua.

Vogliamo che sia chiaro una cosa: 27 milioni di cittadini hanno votato demolendo il dogma del mercato come possibilità obbligatoria di gestione dei servizi pubblici (acqua in primis) ed abolendo la remunerazione garantita del 7% sui capitali investiti nelle società idriche. Il referendum sancisce la sconfitta delle bugie del governo Berlusconi e delle politiche liberiste. Oggi c’è una sola scelta da fare ed i cittadini hanno già deciso: fuori l’acqua dal mercato!

Nessun inganno, nessun vuoto legislativo da colmare, ma direttive europee da attuare rispettando la volontà dei milioni di cittadini che si sono espresse democraticamente. Riteniamo dunque che ogni speculazione politica è avulsa dalla volontà popolare e chiediamo che il parlamento italiano recepisca il messaggio referendario approvando la legge d’iniziativa popolare sull’acqua pubblica.

Non c’è altra strada e Rifondazione continuerà a percorrerla: fuori i beni comuni dalle logiche del profitto.

Dopo i referendum l’acqua deve rimanere pubblica. Anche alla Spezia

16 giugno 2011, by  
Archiviato in Ambiente, Primo piano

 

Il risultato referendario è un terremoto culturale e politico che poggia su contenuti che Rifondazione Comunista propone da anni e che è evidenziato dalle dichiarazioni sconclusionate e menzognere dei management delle multiutilities italiane, Acam incluso.

E’ bene ricordare che la tariffa idrica è definita dai costi sostenuti (gestione e manutenzione, nuovi investimenti) secondo il metodo “full cost recovery” e che il 7% di remunerazione del capitale, abrogato dal secondo quesito referendario, non è mai concorso alla copertura dei costi, ma solo alla speculazione del capitale stesso.

Strozzi si dia pace ed eviti artifici per giustificare riproposizioni speculative sull’acqua: 27 milioni di italiani, 102.077 spezzini, l’hanno bocciato sonoramente. Ciò dovrebbe indurre il management di Acam a pensare di salvare l’azienda secondo le regole della democrazia, non certamente secondo quelle del mercato.

Infatti i referendum hanno condannato la mercificazione e la finanziarizzazione dei beni comuni: chi fino ad oggi ha proposto ed utilizzato strumenti scellerati dai project financing ai derivati ed altre porcherie utili solo a chi specula senza rischi su monopoli naturali come bacchette magiche dimenticandosi delle esigenze dei cittadini taccia ed eviti lezioni demagogiche.

Una lezione per quella pseudosinistra ubriacata dalle sirene del mercato e uno schiaffo sonoro a quel liberismo straccione che ha fatto profitti con i beni di tutti. La farsa tuttavia continua con il Pdl locale che pontifica come se i quattro referendum non avessero bocciato leggi varate dal centrodestra.

Si vergognino e ci risparmino populistiche lezioni: il loro modello è fallito.

Siamo di fronte ad un cambio epocale della gestione della cosa pubblica che non mette solo in discussione la modalità di salvataggio di Acam, ma la gestione delle multiutilities del centro-nord Italia. Il punto di rilancio non deve essere altro che la ripubblicizzazione delle società idriche, la messa in discussione dei dogmi del mercato nei servizi pubblici, e la formulazione di piani industriali in cui si sviluppi strategie sostenibili, dal riciclo totale alle energie rinnovabili.

Segreteria provinciale Rifondazione Comunista/Fds La Spezia

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