Ferrero: “Ciao Comandante Luigi, combattente di una vita”

7 giugno 2015, by  
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2/6/2015

Cari famigliari, cari compagne e compagne,

mi dispiace di non poter essere tra di voi oggi, mentre ricordate e salutate tutti insieme Luigi.

Mi dispiace di non potere essere con voi, anche se sono certo che questo saluto non sarà l’ultimo. Noi oggi ci separiamo da Luigi, ma il ricordo di cosa ha fatto, della sua voglia di cambiare e della sua determinazione, non ci abbandonerà e non vi abbandonerà. 

Saluteremo ancora tante altre volte Luigi, che ci verrà in mente o entrerà nei nostri discorsi e diremo “che cosa avrebbe fatto o che cosa avrebbe detto Luigi?”.

La storia di Luigi la conoscete meglio di me e altri la ricorderanno. Una cosa solo voglio sottolineare: Luigi ha attraversato la sua lunga vita con la capacità di sentire la propria vita come una responsabile possibilità.

Vi è chi vive la sua vita sulla difensiva, chi nel timore di essere deprivato di qualcosa, chi nell’egoismo, cercando di arraffare il più possibile.

Luigi ha vissuto la sua vita nella piena consapevolezza che il senso dell’esistenza stava nella lotta – mai finita – per costruire una società migliore per tutti e per tutte. Luigi ha fatto questa lotta – quando è stato necessario – con le armi e successivamente con le parole. 

Nella sua esperienza le armi sono quelle che hanno permesso la conquista della parola e il senso quasi religioso con cui parlava della Costituzione lo testimoniava. 

Nella sua vita la lotta partigiana e la conquista della libertà, della Costituzione sono stati elementi indissolubili e ne ha dato testimonianza tutta la vita.

Luigi non è mai stato un combattente deluso, ma un compagno animato da una passione durevole, che ha animato e forgiato tutta la sua esistenza.

Questo tratto del combattente, del partigiano, del compagno appassionato che si batte per le sue idee è stata la scelta di vita di Luigi. 

Luigi ha vissuto questa scelta non come sacrificio, non come costrizione, ma come una grande fortuna: l’aver fatto le scelte giuste e l’aver potuto individuare le battaglie giuste da fare è stato per Luigi un punto di grande serenità.

Grande serenità che ho visto sul suo volto qualche settimana fa quando l’ho incontrato in ospedale. La serenità di chi, alle nostre battute sul fatto che si saremo rivisti fuori dall’ospedale, sorrideva scuotendo la testa. 

Luigi sapeva di non averne per molto ma non era disperato davanti alla morte perché sapeva di aver combattuto il buon combattimento, di aver vissuto la sua vita con pienezza di senso e di relazioni.

Grande serenità e grande piacere: a 90 anni trovarsi circondati in ospedale da un gruppo di persone giovani che hanno voglia e piacere di vederti, che ti stimano, che ti riconoscono come maestro è una bella gioia. Luigi si è conquistato questo affetto, questa stima e questo rispetto con la sua vita e per questo la sua vita non è stato un sacrificio ma una vita degna di essere vissuta.

Allora voglio terminare queste mie righe con un ringraziamento ed un augurio.

Grazie compagno Luigi per cosa ci hai insegnato attraverso la tua esistenza. Possa la tua passione durevole per il comunismo, la giustizia e la libertà contagiare molti altri, far capire a tanti e tante che gli anni che siamo chiamati a passare su questa terra tanto vale passarli con la fronte alta e la schiena dritta. 

Non per orgoglio ma perché solo la lotta contro lo sfruttamento e la barbarie ci rende umani.

Ciao Luigi, ciao Fra Diavolo, ciao compagno Fiori, ciao comandante, riposa in pace e non perdere il tuo sorriso.

 

Paolo Ferrero,

segretario nazionale di Rifondazione Comunista

“IL COMPAGNO COMANDANTE LUIGI FIORI CI HA LASCIATO. LUTTO PROFONDO PER L’ANTIFASCISMO E LA SINISTRA ITALIANA”

30 maggio 2015, by  
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La notizia che non avremmo mai voluto dare.
 
l compagno partigiano LUIGI “FRA DIAVOLO” FIORI, nostro presidente onorario, è morto pochi minuti fa a Brugnato (SP). Tra pochi giorni avrebbe compiuto 95 anni.

 
Un dolore infinito colpisce tutti noi. 
 
Luigi era un simbolo, una stella luminosa dell’antifascismo italiano, della Resistenza, della Costituzione della Repubblica.  
 
Un comunista puro, un grandioso emblema di libertà, di ribellione alla schiavitù dell’ingiustizia, dell’ignoranza, del fascismo in ogni sua forma e colore. 
 
Un maestro instancabile, un autentico combattente per tutta la sua lunga vita, un punto di riferimento per tutti, a partire dai bambini delle scuole, che per anni e anni in tutta Italia ha voluto incontrare distribuendo loro migliaia di copie della Costituzione italiana.

 Il nostro baluardo, il nostro riferimento. La Costituzione va difesa con ogni sua forza. Chi non lo fa è un fuorilegge!!” 

Ce lo diceva spesso, lo gridava pubblicamente, con orgoglio, senza paura.

Era il suo mantra, la sua ragione di vita.

E’ troppa l’emozione del momento, troppi i ricordi, troppe le cose da dire su una figura monumentale come Luigi, che tutti chiamavano COMANDANTE.

 

Possiamo solo dire che “Fra Diavolo” ha più volte incontrato la grande Storia, di cui è stato un assoluto protagonista.

Solo un mese fa, in occasione del 70° anniversario della Liberazione, Luigi ci ha lasciato una bellissima testimonianza della sua attività di partigiano nell’appennino parmense sulla prestigiosa rivista Micromega, grazie ai compagni ed amici degli Archivi della Resistenza di Fosdinovo e di Moni Ovadia, suo amico fraterno.

A fine aprile aveva ricevuto la visita a Spezia del segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero.

Le sue parole rimarranno per sempre scolpite nei nostri cuori.

Il partito è in lutto profondo.

 E’ una enorme perdita per l’intero movimento antifascista e tutta la Sinistra italiana.

Il nostro cordoglio va alla famiglia, alla comunità di Lerici, all’Anpi provinciale spezzino e a tutti coloro che lo hanno conosciuto, stimato, amato.

CIAO, COMANDANTE!

 

Rifondazione Comunista, 

Federazione provinciale La Spezia

Claudio Grassi: “L’importanza del voto ligure!”

 

A fine maggio si voterà in sette regioni. Sarà un test elettorale molto importante. Ma tra queste regioni il risultato della Liguria sarà importantissimo per il futuro della sinistra italiana.rete

Lo coglie con grande lucidità, su Repubblica di oggi, Stefano Folli: “…se in una regione rossa la sinistra anti-renziana dimostrasse di avere consenso, lo schema potrebbe ripetersi su scala nazionale. L’ipotesi di una Linke italiana si farebbe meno remoto e per il “partito della nazione”, ancora in fase di rodaggio, il futuro sarebbe meno roseo.

In effetti in Liguria si è creata una lista – Rete a Sinistra – con candidato presidente Luca Pastorino che, oltre a raccogliere SEL, Rifondazione, associazioni importanti come la comunità di Don Gallo, vede presenti, a partire dalla figura del candidato presidente, fuorusciti dal Pd. La lista ha il sostegno esplicito di Sergio Cofferati, Pippo Civati e Stefano Fassina.

Un successo di questa lista incoraggerebbe la minoranza del Pd, in contrasto sempre più netto con Renzi, ad uscire dal partito e a costituire assieme agli altri soggetti della sinistra quella forza politica che manca nel nostro Paese e che, come giustamente sottolinea Fassina in una intervista a Repubblica di oggi, si ponga prioritariamente l’obiettivo di dare una rappresentanza politica al mondo del lavoro

Lavoriamo, quindi, affinché in tutte e sette le regioni abbiano un successo le liste della Sinistra Unita, ma prestiamo grande attenzione al voto ligure. Anche per questo risulta assolutamente incomprensibile e politicamente sbagliato il fatto che si presenti anche un’altra lista a sinistra oltre a Rete a Sinistra e cioè l’Altra Liguria.

Al di là di punti di vista diversi – che possono anche esserci su singole questioni – penso che a nessuno, che abbia a cuore la costruzione di una sinistra unita, possa sfuggire l’importanza di fare convergere il proprio voto nella lista unitaria di Rete a Sinistra In modo che essa ottenga un buon risultato.Tra l’altro le liste sono ricche di candidate e candidati che, se abitassi in Liguria, voterei molto volentieri a partire da Agostino Gianelli “Ciccio” di Genova, amico oltre che compagno da una vita, oppure Marco Ravera a Savona o Massimo Lombardi a La Spezia, ottimi compagni.
Claudio Grassi,
direzione nazionale Rifondazione Comunista,
già senatore Prc

“Tutti alla fiaccolata di stasera nel nome dell’antifascismo e della Costituzione, sempre più offesa dalla politica italiana”

24 aprile 2013, by  
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Nel ricordo della Liberazione dal nazifascismo avvenuta sessantotto anni fa, Rifondazione Comunista della Spezia sarà presente questa sera alla consueta fiaccolata che in città partirà da via Lunigiana per concludersi al parco della Maggiolina.

Nel nome dell‘antifascismo militante e della salvaguardia della nostra Costituzione, sempre più offesa da una politica italiana sorda a tutti i livelli alle istanze di uguaglianza e giustizia, saremo in piazza per difendere la nostra Carta Costituente, che il nascente governo “di larghe intese” stravolgerà completamente nel nome di un ritorno all’accentramento dei poteri nelle mani di pochi. Un attacco frontale e sfrontato che va impedito ad ogni costo.

Domani, 25 aprile 2013, il circolo Prc “XXV Aprile-Aldo Lombardi” di Vezzano Ligure omaggerà i caduti della Resistenza spezzina con la deposizione di una corona presso il sacrario partigiano del cimitero dei Boschetti.
Per non dimenticare i valori fondanti della nostra Repubblica, nata dal sacrificio di tanti ragazzi e ragazze che, nell’ora della verità, non hanno esitato a dare la vita per liberarsi dalla tirannia, ora e sempre Resistenza!

Rifondazione Comunista La Spezia

Lombardi: “La Costituzione è l’unica grande intesa e Rodotà ne è il garante. Si costruisca un’autentica Sinistra per questo Paese”

20 aprile 2013, by  
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Come ogni anno i compagni della federazione provinciale spezzina di Rifondazione Comunista saranno presenti alla tradizionale fiaccolata della Liberazione che si terrà la sera del 24 aprile a Migliarina.

In un momento storico così delicato e drammatico, che vede squallidi teatrini politicanti alla ricerca di un nome “di larghe intese”, ricorderemo a tutti che l’unica larga intesa possibile è la Costituzione della Repubblica nata 65 anni fa.

E’ doveroso e fondamentale ricordare a tanti smemorati i padri costituenti e la stessa carta costituzionale nata dal sangue degli antifascisti che non sono morti per questo triste balletto che stiamo osservando in queste ore.

Ci sembra letteralmente assurdo che, nell’elezione della più alta carica istituzionale della Repubblica, il centrosinistra non trovi di meglio che tentare incredibili accordi con i principali distruttori d’Italia: i secessionisti della Lega Nord, i tecnocrati di Mario Monti e i gli scherani di Silvio Berlusconi, che non hanno bisogno di definizioni.

Il tutto mentre si è profilata da tempo una candidatura luminosa, quella di Stefano Rodotà, un garante assoluto della Costituzione, un illustre giurista, un vero servitore dello stato e dei cittadini italiani.

Le colpe storiche e politiche in caso di mancata elezione di Rodotà ricadranno esclusivamente su un Partito Democratico dichiaratamente in via di dissoluzione, come lo ha ammesso pubblicamente il segretario provinciale spezzino Moreno Veschi.

Una dissoluzione che non può che partire dalla sua base e dai suoi elettori, giustamente in rivolta già dalla incredibile proposta-Marini di due giorni fa.

C’è bisogno di una Sinistra vera, forte e non ipocrita, che parta da questa indignazione, che voglia ricostruire il Paese attraverso i valori che l’hanno fondato, ossia la giustizia sociale, l’eguaglianza, la democrazia, tutti espressi con chiarezza estrema nella nostra Costituzione.

Non i valori dell’interesse economico, dell’inciucio, del puzzolente compromesso al ribasso a cui da troppo tempo siamo stati abituati come cittadini.

Per questo rilanciamo l’appello: Rodotà presidente e una Sinistra autentica, la nostra gente ce lo chiede e ne ha bisogno.

 

Massimo Lombardi

Segretario provinciale Rifondazione Comunista La Spezia

 

Federazione della Sinistra La Spezia: 1° maggio con i lavoratori e alla festa di Solaro di Lerici

 

Dopo il successo del “No Carbone day!”  la Federazione della Sinistra della Spezia prepara il gran finale di campagna elettorale 2012.

Oggi 1° maggio, festa dei lavoratori, la Fds sarà presente al consueto corteo organizzato dalle sigle sindacali che partirà alle 10 da Piazza Brin.

Per essere al al fianco di tutti i lavoratori in questo momento particolarmente difficile per il mondo del lavoro e i suoi protagonisti sulle cui spalle viene scaricata interamente una crisi generata dal grande capitale e dalla finanza globale.

A chi il lavoro non lo trova e non vede futuro, a chi lo perde, magari nell’età di mezzo e si getta nella disperazione del suicidio, a chi vive nella spada di damocle della precarietà, a chi è stato “esodato” e ora con al nuova “riforma” Monti-Fornero è tagliato completamente fuori da un’esistenza dignitosa.

A chi sul posto di lavoro continua ad infortunarsi e a morire lasciando il sangue per terra e i propri cari da soli solo perchè ha trovato al morte lavorando. A chi a lavorare non c’è più ma fa fatica a sopravvivere con una pensione sempre più bassa e con servizi sociali sempre più insufficienti.

A chi ha creduto nella Repubblica e ha combattuto per uscire dalla dittatura nazifascista e ha poi fondato sul lavoro la stessa sua Costituzione, la Federazione della Sinistra dedica questa giornata ricordando che il lavoro e i lavoratori sono sacri e che niente e nessuno si può permettere di attaccarli.

Per questo saremo in piazza, come sempre a gridare che lo Statuto dei lavoratori non si tocca, specialmente l’articolo 18.

Dopo il corteo nella città, la Fds spezzina invita tutti alla tradizionale festa di Solaro di Lerici, organizzata dal locale circolo di Rifondazione Comunista, un appuntamento ormai imprescindibile con grande cucina, vino e allegria per chi si sente di appartenere alla vera sinistra. Porterà il saluto il segretario provinciale Prc/Fds Massimo Lombardi.

Federazione della Sinistra La Spezia

La morte di Giorgio Bocca: addio a un partigiano giornalista

27 dicembre 2011, by  
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Di Stefano Galieni, www.controlacrisi.org


Giorgio Bocca se ne è andato, a 91 anni dopo averne viste e fatte tante. Ci mancherà anche se non era comunista, anche se per qualcuno, forse troppo miope, era anti comunista e sbagliava. Basta leggere con cura le invettive scritte negli ultimi anni sul Venerdì di Repubblica, basta leggere la sua indignazione verso una forbice che si allargava fra chi più aveva e chi più era escluso. Bocca era stato partigiano, comandante partigiano, e conservava ancora quel lucido schierarsi quel decidere da che parte stare. Coglieva il fascismo della seconda repubblica, non il ciarpame berlusconiano ma i dettagli di una logica neoautoritaria in cui il lavoro non conta più in cui la speculazione e la finanza muovono e decidono su tutto, in cui la politica rinuncia al suo ruolo.

Avesse avuto 30 anni di meno lo avremmo forse visto in piazza e non certo dalla parte di Marchionne, con gli studenti e non con la Gelmini, con i precari e non con i retaggi del programma di Sacconi. Bocca restava soprattutto antifascista, nel sangue e nell’occhio con cui guardava il mondo, il Paese e le sue miserie, disprezzava tanto i governanti quanto la finta opposizione, parlava, lui ultranovantenne, dell’importanza di salvare la terra come bene comune.

Scriveva su Repubblica solo grazie al fatto che  di quel giornale aveva fatto la fortuna, avesse avuto meno prestigio, lo avrebbero già sbattuto fuori, troppo fuori dal coro, così poco adatto ai miasmi veltroniani. Il suo giornalismo era partigiano, antifascista e laico e poco si sposa con la palude quotidiana. Non piaceva a tanti Bocca, gli stessi che oggi lo rimpiangono con lacrime false e fastidiosi omaggi, di quelli che avrebbe scacciato con un calcio, da montanaro rude e diretto, privo di doroteismo. Alcune sue idee erano frutto di pregiudizi assurdi, sul Sud, sui giovani, ma nel piatto della bilancia pesa anche il fatto di aver voluto, forse per primo, considerare la lotta armata non con le solite frasi sbrigative ( problema di ordine pubblico) ma come segno di una profonda inquietudine sociale che nasceva in fabbrica e entrava nelle mutazioni delle città, delle metropoli, forse perché invece di limitarsi a osservare, lui con i militanti delle BR ci parlava. Un giornalista che ci mancherà, un partigiano in meno in un Paese che ha bisogno ancora e molto di partigiani

 

Di seguito uno degli ultimi articoli  di Giorgio Bocca uscito su L’Espresso il 28 novembre scorso riguardo al dissesto idrogeologico del nostro Paese:

I dissesti? Tutta colpa nostra

di Giorgio Bocca

I disastri causati dalle alluvioni sono colpa degli uomini, non dei mutamenti climatici. Perché prima si costruisce senza criterio e poi non si ha la capacità di affrontare le emergenze

(28 novembre 2011)

 L’alluvione a Messina. Si dice che le alluvioni sono “sciagure naturali” dovute al mutamento climatico e alle forze che dominano l’uomo. E’ uno dei modi per non assumere le nostre responsabilità. Mentiamo anche con la natura, fingiamo che le colpe siano sempre tutte sue. Non è così: la presenza degli uomini è decisiva, nei paesi desertici le alluvioni possono fare ciò che vogliono ma non danneggiano nessuno, nelle zone umanizzate sono disastrose.

Qual è stata nella recente alluvione di Genova la responsabilità maggiore dei danni? I comportamenti abituali degli uomini in tema di alluvioni. Prima le prepariamo costruendo nelle zone in cui dovrebbero esondare le acque di piena, poi aggraviamo il disastro continuando a vivere nel corso delle alluvioni come se non ci fossero: bambini a scuola, automobili nelle strade, cittadini lenti a rifugiarsi anche sulle alture. Sicché vista dall’alto, vista da un terrazzo, la piena di un fiume appare come una corsa pazza di persone che non sanno cosa fare, dove andare, come ripararsi.

Ho conosciuto il comportamento dei miei simili anni fa durante l’inondazione del Polesine. Il Po era in piena da almeno una settimana, ma nel Polesine nessuno se ne curava. Solo la guardia municipale di un paese vicino a Ferrara, Occhiobello, si decise a sfidare quanti non volevano spaventare la gente di Occhiobello dando l’allarme suonando le campane, e il Po stava già precipitando nella breccia da cui stava invadendo le zone di Adria e Rovigo. Fu la mia scuola di alluvione.

Strana scuola, alle prime ore del mattino partivamo in auto da Ferrara, raggiungevamo il grande lago formatosi con la piena, salivamo sugli anfibi dei vigili o dei soldati arrivati in soccorso da tutta Italia e giravamo per quel mare immobile e azzurro in cui si specchiavano le nevi delle Alpi. Gli abitati apparivano con i loro campanili sorgenti dalle acque, si vedeva la gente che si era rifugiata sui tetti, alcuni erano rimasti impigliati come uccelli fra i rami di un albero. Un giorno arrivammo a Adria, la gente alle finestre applaudiva, la strada principale era diventata una specie di Canal Grande, a un balcone le signorine del bordello salutavano festose come educande.

Chi è scampato a un’alluvione sa bene quali sono le colpe e gli errori fatti dagli uomini. Anni fa feci un viaggio lungo il Po dalla sorgente alla foce. Era chiaro che almeno la metà delle case da Revello in poi sarebbero state allagate. Il disastro predisposto dagli uomini continuava per tutto il corso del fiume: scomparsi i canali di scolo dei boschi, asfaltate tutte le strade, un mantello di cemento attorno alle città, nessun taglio degli alberi cresciuti lungo le rive, una proliferazione di pioppi che non potevano trattenere le acque. E sì che gli spazi nella pianura del Po ci sembravano enormi, in Liguria in quegli stretti spazi strappati alla montagna la morte come dei topi in un secchio era sicura.

Un altro fatto importante nelle alluvioni dipende dalla “civiltà idrica” degli uomini: ci sono regioni in cui sono avvenute alluvioni disastrose, come il Friuli e il Biellese, in cui spontaneamente, per tradizioni storiche, gli abitanti del posto hanno immediatamente iniziato la ricostruzione e nel giro di poche settimane hanno rimesso le strutture del paese in condizioni di funzionare. A seguito di altre catastrofi nei paesi arretrati del Sud, come in Irpinia o nel Belice, le conseguenze e i danni si sono protratti per anni. In alcune zone d’Italia progredite gli uomini e le loro organizzazioni reagiscono immediatamente, mentre in altre comincia la lagna dei soccorsi dello Stato che non arrivano.

Il dramma di questo Paese è di avere queste contraddizioni che non possono essere guarite dall’intervento del governo, ma sono connaturate alla storia delle popolazioni.

Massimo Rossi (Fds): “Nuove elezioni subito e patto di consultazione con le forze democratiche contrarie al governo tecnico”

11 novembre 2011, by  
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Nel momento in cui giunge finalmente al termine la perniciosa esperienza del governo Berlusconi e nel Paese si avverte una grande attesa di cambiamento e di giustizia sociale, l’ipotesi di privare i cittadini della possibilità di esprimersi attraverso il voto tradisce i principi democratici fondanti la nostra Repubblica.

Proprio la gravità dell’attuale situazione economica ed il carattere decisivo per il futuro dell’Italia delle scelte che dovranno essere assunte, impongono che il prossimo Governo sia suffragato dalla piena sovranità popolare. Un consenso che può esprimersi solo attraverso una consultazione elettorale.

La Federazione della Sinistra ribadisce pertanto la sua richiesta di nuove elezioni e, laddove dovesse concretizzarsi la sciagurata ipotesi di un governo “di larghe intese” deputato a portare avanti le manovre fortemente antisociali dettate dalla Commissione Europea e dalle banche, propone un patto di consultazione delle forze democratiche contrarie a questa prospettiva politica. Un patto per promuovere l’opposizione a scelte destinate a produrre danni irreversibili per la stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Massimo Rossi, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra

Burlando ed il patto di ferro con la Sinistra

3 marzo 2010, by  
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Presentiamo un breve rassegna della conferenza stampa programmatica tra la Federazione della Sinistra ed il candidato alla presidenza della Regione Liguria, Claudio Burlando.

Burlando sceglie i compagni e cancella gli annunci dell’Udc. Il Giornale – Diego Pistacchi

Per carità, giocavano in casa i comunisti, con l’arbitro comunista per sua stessa definizione. Ma neppure loro forse pensavano di stracciare così l’Udc. O meglio di stracciare il programma dell’Udc, appena sbandierato dal leader regionale Rosario Monteleone. Alla presentazione della Federazione della sinistra Claudio Burlando affianca il segretario di rifondazione Sergio Olivieri, che parla anche per i compagni del Pdci. E chiarisce subito che l’alleanza con il candidato presidente non è stata difficile, perché tutte le scelte sono state condivise, perché i programmi coincidono. E che tiri brutta aria per l’Udc lo si capisce quando lo stesso Olivieri indica la bandiera che ritrae il nuovo logo di Rifondazione e Pdci insieme: «l’unica falce e martello che gli elettori troveranno sulle schede». Burlando interviene con una battuta: «Sì, l’unica, anche perché Casini due non le avrebbe rette». Sorride, ma i compagni in platea non scherzano. Si alza una voce applauditissima: «Speravo che non ne reggesse neppure una».

Il problema è che dalle battute si passa ai punti qualificanti del programma: «Lavoro, energie alternative, acqua pubblica», snocciola Olivieri. E ancora della platea si chiedono garanzie su scuola e trasporti pubblici che più pubblici non si può. Garanzie che arrivano dallo stesso Burlando che invita all’unità della sinistra e alla chiamata alle armi perché «senza bisogno di sondaggi, se portiamo tutti a votare si vince».

Per evitare che un vecchio 78 giri attacchi l’Internazionale, arrivano inevitabili le domande. Tratte direttamente dal programma dell’Udc, con quei punti salienti su cui Monteleone si è impegnato personalmente (con tanto di brochure scritta) per dimostrare di avere scelto Burlando per i programmi e non per altre convenienze di bassa politica. Le promesse, anzi gli impegni che si è preso il segretario per convincere il popolo Udc a votare con i comunisti, però vengono smentiti, spazzati via dal leader della coalizione.

Alla garanzia della «copertura di parte della retta scolastica per gli studenti delle scuole paritarie» e dell’introduzione di «buoni scuola regionali sul modello della Lombardia» Burlando mette da parte la diplomazia e i giri di parole: «Abbiamo già approvato una legge (quella che cancella i buoni scuola istituiti da Biasotti, ndr) e ci pare una buona legge, che non necessita di modifiche. L’abbiamo approvata con l’accordo e l’impegno di tutti, per intenderci da Nesci a Monteleone». La precisazione ha il sapore della stilettata supplementare, per ricordare che chi oggi promette il buono scuola ne è stato in realtà l’affossatore.

La «costituzione di un circuito di campi da golf» sostenuta nel programma Udc provoca allergia ai compagni? Burlando non esita a dire che «si tratta di un’attività di privati, che di certo non verrà sostenuta con interventi pubblici». Il terzo schiaffone arriva sul nucleare, sulla promessa Udc di «sostenere il ruolo di riferimento nazionale per il settore energetico di Ansaldo Nucleare». Burlando non scarica la società genovese, ma precisa che si tratta di scelte nazionali e che comunque, «per sua convinzione, non varrebbe la pena correre dietro a chi è già partito 25 anni fa sul nucleare per poi restare comunque indietro e puntare piuttosto su energie alternative».
E le infrastrutture? Quelle che addirittura «aprono» il programma di Monteleone con una «proposta di legge regionale per incentivare gli investimenti privati nelle infrastrutture stradali, portuali, aeroportuali e nei lavori pubblici»? Burlando: «Abbiamo già approvato alcune infrastrutture e ciò che è già appaltato non è in discussione». Di altro non c’è bisogno. Si potrebbe continuare. Ma ormai i compagni sono in visibilio per Burlando. Meglio non far vedere troppo all’Udc che l’arbitro è «venduto».

Burlando, patto di ferro con la sinistra: Grosse koalition, paletti all´Udc su scuola, privatizzazioni e nucleare. Presentata l´alleanza: Comunisti Italiani, Rifondazione, Socialisti e Sinistra Europea. Repubblica – Ava Zunino

«A volte le esperienze pratiche valgono più della teoria»: è un Claudio Burlando pragmatico quello che presenta l´accordo di programma con la federazione della sinistra, composta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e Sinistra europea. Ed è la risposta di Burlando ad una militante della sinistra («Unico simbolo con falce e martello sulla scheda delle Regionali», osserva il segretario di Rifondazione, Sergio Olivieri) che ieri ha partecipato alla presentazione di un accordo: «Che se non sbaglio è l´unico in Italia ad abbracciare una coalizione così ampia, dalla sinistra all´Udc – dice Burlando – senza preclusioni neppure alla partecipazione nell´esecutivo di tutte le forze».

Liguria laboratorio di un´esperienza che potrebbe tradursi sul piano nazionale contro il Pdl. «La vicenda laziale dove la lista del Pdl viene esclusa, ricorda quella di Savona alle Amministrative: a Savona hanno avuto un certo aiuto altrimenti sarebbe finita nello stesso modo», dice Burlando. Con l´esclusione del Pdl a sostegno del candidato presidente Vaccarezza. E se la sinistra ieri ha siglato il suo accordo di programma su tre cardini come il lavoro, il no alle privatizzazioni con il ritorno all´acqua pubblica in
primo piano, e le energie alternative prima del nucleare, Burlando come spiega l´accordo con l´Udc?

Rosario Monteleone ha presentato il programma dell´Udc dicendo: si darà il buono scuola a chi manda i figli alle private. Burlando: «Per la scuola noi abbiamo fatto una legge, approvata anche dai rappresentanti dell´Udc, che mi sembra molto equilibrata: lascia alle famiglie la facoltà di utilizzare come credono l´aiuto della Regione. La legge c´è». Rafforzare le politiche per il nucleare, dice l´Udc. «Qui abbiamo un insediamento importante che noi abbiamo anche aiutato con i master, ma siccome è molto costoso, dopo 25 anni, riposizionare il paese sul nucleare arrivando ultimi, bisogna chiedersi se non sarebbe più opportuno investire quella valanga di risorse per cercare di essere i primi sulle nuove energie». Poi, i campi da golf: «L´Udc propone di creare un circuito ligure? I campi da golf sono un´attività di tipo privato, non si realizza con investimenti pubblici e nessuno ha mai posto questo problema. Per il golf mi ricordo solo gli studi pagati due volte», dice Burlando, riferendosi alla giunta Biasotti, quando una consulente venne pagata per uno studio e poi si scoprì che era stato copiato da un precedente studio commissionato e pagato dalla regione ad altri. Sulle privatizzazioni Burlando annuncia una retromarcia sulla privatizzazione dell´acqua: «Daremo vita a atti e delibere che favoriscano la possibilità per i Comuni di mantenere il servizio pubblico per far pagare tariffe eque».