“Acam: un piano irresponsabile da larghe intese”

11 giugno 2013, by  
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Siamo all’atto finale di una tragedia che rasenta la farsa se non ci fossero in ballo le vite di tanti lavoratori e le bollette di tantissimi cittadini. Un piano di svendita, quello presentato su Acam, inaccettabile, dopo 5 anni di balletti e di sconfitte.
Il Pd ed i suoi fedeli alleati chiedono responsabilità? Acam perderà 163 lavoratori subito, svenderà il Gas/Clienti, azienda che garantisce redditività, ed almeno il 49% di Ambiente e 150 milioni di debito verranno ricaricati nell’SpA pubblica Acque, con aumenti delle tariffe.
Forse c’è bisogno del vocabolario per ricordarsi che cos’è responsabilità. Riteniamo che responsabile sarebbe stato partire dal presupposto che fu un errore aprire le porte al mercato ed al liberismo nella gestione dei servizi pubblici o inseguire l’idea di grandi bacini di utenza o le chimeriche grandi aggregazioni. Riteniamo che fu un errore accedere ai derivati, che fu un errore usare Acam come ammortizzatore sociale, che fu un errore lasciare potere totale a sindaci e amministratori delegati onnipotenti.
Ancora una volta non c’è un indirizzo industriale dell’azienda, non uno straccio di rilancio della filiera del rifiuto, ovunque volano di lavoro e di redditività, ma un buco in un’area come Mangina, dove rischio idrogeologico, presenza di falde acquifere e la presenza di un sito d’interesse comunitario (Sic) bastano per definire folle la scelta di un sito privato in cui verrà conferito (come specificato nel piano tariffario – Tares) anche il talquale, la “rumenta” così com’è!
Non uno straccio di proposta per tutelare l’esito dei referendum che abolivano l’obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici e il 7 % di remunerazione del capitale. Acqua pubblica alla Spezia oggi significherà una società ancora di diritto privato, soggetta al profitto e carica di 150,87 milioni di debiti da ammortizzare con le bollette dei cittadini, tradendo completamente l’esito referendario che portò 100mila spezzini a votare.
Non un accenno al rientro di denari pubblici sperperati con i derivati (15 milioni) o dei contratti in perdita sottoscritti dai sindaci del Pd e che hanno fatto perdere ad Acam milioni di euro.
Per tutti questi motivi Rifondazione si opporrà a questo ennesimo tentativo di svendita di un patrimonio industriale, si opporrà al tentativo di far pagare questi fallimenti ai cittadini, privatizzando i ricavi e socializzando le perdite. Negli ultimi cinque anni abbiamo fatto decine di proposte chiedendo che vengano seguiti alla Spezia i modelli virtuosi e pubblici di gestione dei beni comuni (Capannori su Rifiuti Zero, Napoli su acqua bene comune, Campo Tures su emissioni zero), completamente ignorate e rigettate dalla miopia del Pd. Siamo all’epilogo di una vicenda che era già stata scritta, oggi siglata dall’incapacità e dalla sordità di una classe dirigente inadeguata.
Segreteria prov.le Prc La Spezia

“Discarica di Mangina? Prima rispettiamo la pianificazione, poi parliamo di Acam”

1 giugno 2013, by  
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Non finisce di far discutere l’odissea della discarica di servizio prevista dal Piano Provinciale dei Rifiuti, una vicenda che si intreccia in modo sempre più drammatico con la vicenda di Acam e con le criticità del territorio. Oggi l’attenzione viene posta sul sito di Mangina, tuttavia è oggettivamente difficile ritenere che questa soluzione sia accettabile sia in termini di merito che di metodo.
L’analisi del sito di Mangina non può prescindere dal contesto pianificatorio, ambientale, ed ovviamente dal punto di vista economico.
Non sfugge che il sito di Mangina sia connesso con le criticità territoriali della Val di Vara, a partire dalla presenza di cantieri di enorme impatto urbanistico come l’outlet di Brugnato, fino ad arrivare alla fragilità del territorio spezzino dal punto di vista idrogeologico, passando per situazioni non risolte come la discarica del Bosco di Checco.
Ci chiediamo con che coraggio oggi certi amministratori locali e regionali, quasi tutti legati al centrodestra, cavalchino il naturale e legittimo malcontento popolare dei cittadini di Borghetto in relazione a Mangina, quando sul 99% delle vertenze territoriali della vallata hanno taciuto, o peggio le hanno avallate consapevolmente, strumentalizzandole in modo indecente.
Oggi Mangina non solo è un errore, ma anche la dimostrazione del fallimento di ogni ombra di politica pianificatoria, dove il semplice utilizzo della discarica come sito di conferimento del FOS, diventerà una situazione ingestibile in quella realtà, senza una concreta previsione di gestione, di costi, di acquisizione dell’area e con la proposta di utilizzarla per conferire il “tal quale”.
Senza poi contare ciò che più importa, ossia il quadro economico e finanziario di Acam. Chiunque voglia associare la discarica di Mangina alla salvezza di Acam, compie un atto di deliberata menzogna e l’ennesimo scempio del nostro territorio provinciale.
Evitiamo di far credere che ciò che viene definito in termini di esuberi, di privatizzazioni e di svendite nell’ennesimo piano della disperata salvezza passi per Mangina, perchè così non è. Non è un’opinione politica, ma una mera constatazione. Il sito di conferimento va trovato, sono 10 anni che questa classe dirigente brancola nel buio, ma va fatto con partecipazione e con il rispetto delle regole e delle leggi vigenti. Per il resto nulla è cambiato, purtroppo: cercasi piano industriale per Acam, degno di tale nome.
Segreteria provinciale Prc La Spezia

Lombardi: “Il territorio spezzino è vittima di troppi interessi”

11 ottobre 2012, by  
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Da Il Secolo XIX del 10/10/2012

No all’outlet di Brugnato, al casello di Beverino, alla cessione di Acam Gas, all’incenerimento dei rifiuti. Si a un’economia incentrata sul verde e sulla salvaguardia dell’ambiente. Lo ribadisce il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Massimo Lombardi rispondendo al segretario Uil Walter Andreetti che nei giorni scorsi aveva espresso dure critiche nei confronti del Prc, contrario alla realizzazione dell’outlet, come ribadito dal voto nell’ultimo consiglio comunale spezzino.

«C’è un filo che sembrerebbe legare le ultime dichiarazioni di Andreetti, Enzo Papi e Raffaella Paita» afferma Lombardi «dobbiamo spezzare la catena di interessi che va solo a danno dei cittadini e delle giovani generazioni».

Dunque per Rifondazione l’outlet non è sinonimo di lavoro…

«Un mostro di cemento nella valle del biologico è una pazzia per gli speculatori. Con la precarietà totale  il lavoro è solo uno specchietto per le allodole. Andreetti pensi al suo mestiere, non sarà di certo la Uil a dettarci la linea».

Secondo voi che politiche si dovrebbero intraprendere?

«Il nostro territorio è fragile, lo dimostra la frana della Via dell’Amore. La vera sinistra è per il lavoro, ma stabile: Monti, dopo Berlusconi, lo sta smantellando definitivamente. Si pensi piuttosto a creare occupazione nella salvaguardia e manutenzione ambientale, lo ha detto anche il presidente Alessandro, al quale va la nostra piena solidarietà e stima».

Siete contrari anche al casello autostradale di Beverino? 

«Contrarissimi. Altra opera inutile e folle, a pochi chilometri tra i due caselli già esistenti. Un caso che se ne parli ora con il cantiere del 3° lotto dell’Aurelia aperto? Non vorremmo trovarci un secondo retroporto con i container anche in Val di Vara».


A proposito, il comitato portuale ha avviato la procedura per la concessione-Contship, che ne pensate?

«Che il porto sarà in mano a un monopolista per 53 anni, molti spezzini non vedranno la scadenza. Ci chiediamo se tale infrastruttura debba essere gestita nell’interesse di pochi per sperare nei benefici a caduta. Occorre un porto che si sviluppi nel rispetto della città, non in antitesi».

Altro tasto dolente, la questione Acam…
«Abbiamo assistito a mille teatrini a danno dei lavoratori, ora nessuno li strumentalizzi, specie chi ha fallito in continuazione i propri piani. Da tempo chiediamo un vero piano industriale basato su acqua pubblica, rifiuti zero, energie rinnovabili. Basta ai matrimoni finti e ai proclami indegni, mentre i dipendenti Acam si giocano il proprio futuro. Per noi sono una priorità: no a spezzatini, nessuna cessione di Acam Gas. Sarebbe un disastro».

E il ciclo dei rifiuti? Da Termomeccanica è tornata la proposta di bruciarli…

«Basta speculare sulla salute delle persone. C’è un piano dei rifiuti, Papi prenda atto che sono le istituzioni democratiche a pianificare le scelte collettive, non gli industriali. Rifondazione da anni porta avanti una proposta chiara, con il modello Capannori e il riciclo virtuoso dei rifiuti. E’ l’unica soluzione possibile».

Secondo voi cosa manca a questo territorio?

«Innanzitutto il lavoro. Poi gli spazi pubblici per i giovani, l’accesso al mare per gli spezzini, penso al muro di Marola. Manca una politica per la casa, per la salute, per i diritti civili. Tutte questioni da noi sollevate in passato ma poco ascoltate, salvo poi riutilizzate per scopi propagandistici. Mi viene in mente il tanto sbandierato registro delle unioni civili: a Spezia è stato già deliberato nel 2006, a Sarzana nel 2007, sempre su nostra istanza. Ma evidentemente in troppi hanno la memoria corta».

Le vostre proposte di oggi?

«Chiamiamo a raccolta tutte le forze in opposizione alle massacranti politiche di Monti. Lo abbiamo già fatto invitando la sinistra a lottare unita, partendo dalla raccolta firme contro l’abolizione dell’articolo 18 che cominceremo nei prossimi giorni in tutta la provincia».

Solidarietà ai lavoratori Acam in sciopero: servono progetti, non svendite!

31 luglio 2012, by  
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Rifondazione Comunista La Spezia esprime solidarietà ai lavoratori del Gruppo ACAM in sciopero oggi in difesa dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori.

Rifondazione non condivide lo smembramento del Gruppo ACAM e in particolare manifesta la propria contrarietà alla vendita totale di ACAMGas ed all’ingresso di un socio privato in ACAM Ambiente. Vendere totalmente il settore del gas significa, per i comuni spezzini, rinunciare a un gioiello societario che ogni anno è in grado di distribuire sul territorio oltre 8 milioni di euro in termini di risorse ai comuni e di investimenti.

Ricordiamo che, grazie ad ACAM Gas, ogni anno vengono realizzati importanti investimenti sul territorio che consentono di dare lavoro a ditte del territorio stesso.

Si tenga presente, inoltre, che in ACAM Gas lavorano molti dipendenti rispetto ai quali non vi è alcuna certezza nel futuro in caso di vendita: né per quanto concerne la tenuta dei livelli occupazionali, né per quanto concerne i loro diritti (contratto, organizzazione del lavoro ecc.).

La vendita del gas non è certo quanti milioni porterà, sicuramente molti meno rispetto a quelli che vengono sbandierati: sicuramente l’incasso non sarà sufficiente a ripagare il debito e altrettanto sicuramente questa società, una volta venduta, perderà ogni legame sociale col territorio spezzino.

Gli stessi ragionamenti valgono per ACAM Ambiente.

Anche in questo caso la privatizzazione finirebbe per snaturare le finalità di ACAM Ambiente ed i primi a risentirne sarebbero sicuramente i lavoratori con il rischio di riduzioni occupazionali, peggioramento dei trattamenti contrattuali ecc.

Il problema di ACAM Ambiente e del suo disavanzo non è risolvibile con la privatizzazione, ma con la chiusura del ciclo rifiuti sul territorio spezzino per il quale basterebbe rispettare il piano provinciale dei rifiuti attualmente in vigore e traguardare le migliori strategie di gestione che valorizzino le materie seconde e nuovi settori di investimento (riuso, riparazione, ecc.).

Questo riporterebbe i conti in ordine senza obbligo di svendite ai privati.

Per l’intero Gruppo ACAM

serve un Piano Industriale serio

cosa che noi chiediamo da anni, che assegni ad ogni settore obiettivi di prospettiva industriale per l’azienda e che difenda fino in fondo i livelli occupazionali. Per questo i Comuni non devono più “usare” la loro azienda, ma devono valorizzarla anche attraverso adeguate risorse economiche.

ACAM è BENE COMUNE

In questi anni ne abbiamo sentite di tutti i colori: da colossi privati con soci con sedi legali alle Isole Cayman, a partenariati con presunti imprenditori locali, passando per piani industriali fantasma.

Sosteniamo con forza lo sciopero dei lavoratorie delle lavoratrici di ACAM e rilanciamo poche cose, ma chiare, ragionevoli ed imprescindibili per la salvezza della più importante azienda del territorio.

CONTROogni speculazionepolitica, l’ipotesi spacchettamento del gruppo, la svendita di ACAM Gas e Clienti e il ricatto degli istituti di credito.

PERla tutela di tutti i lavoratori e un piano industriale che costituisca una municipalizzata che rispetti il risultato referendario del 12 e13 giugno 2011, che rispetti ed attui il Piano provinciale dei Rifiuti e che adotti la strategia Rifiuti Zero.

PERun investimento serio e lungimirante sul settore energetico con lo sviluppo di fonti rinnovabili, che utilizzi le competenze del gruppo per affrontare la questione del dissesto idrogeologico.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Prc Portovenere: “Stangata Tarsu, il paradosso della rumenta”

23 settembre 2011, by  
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I cittadini del comune di Porto Venere stanno ricevendo in questi giorni dall’Amministrazione Comunale la stangata della tassa sui rifiuti solidi urbani (Tarsu).

Stangata che arriva e si accumula al peso della crisi economica, stangata che si somma a quella perpetrata lo scorso anno sempre sulla Tarsu superando assieme un aumento di oltre il 50 %.

Per una casa media una famiglia deve sborsare intorno ai 250 euro l’anno (le vecchie 500.000 lire) e le attività commerciali e/o artigianali, anch’esse piegate dalla crisi, cifre di migliaia e migliaia di euro.

La stangata colpisce maggiormente anziani e pensionati soli, che sono una fetta importante della popolazione, molti con pensioni sociali di 500 euro al mese, senza adeguati sistemi di protezione.

La stangata si ripercuote inevitabilmente anche sull’economia locale, ormai basata nella quasi totalità sul turismo, dove la stessa favorisce ulteriormente l’aumento dei prezzi (già attualmente fuori scala rispetto a tante rinomate località turistiche) in modo da produrre un ulteriore calo di clientela che porterà nuova disoccupazione e nuova povertà.

Occorre allora affrontare la questione cercando di fare una analisi della situazione:

La popolazione residente diminuisce inesorabilmente da circa 30 anni a questa parte per l’errata politica della casa delegata alle cooperative edilizie; dai circa 6.000 residenti effettivi si è passati attualmente a meno di 4.000.

Di questi 4.000 residenti, inoltre, quelli reali depurati dalle residenze di comodo per non pagare l’ICI e godere di altri benefit locali (posto barca – posto auto ecc.) sono stimabili in 2.500 unità (del resto basta guardarsi attorno per vedere che interi palazzi sono disabitati 10 mesi l’anno).

In questi ultimi 30 anni però si è costruito a spron battuto e tutt’ora, fra interventi di nuova costruzione in corso e previsti dal piano urbanistico, il trend della cementificazione è sempre positivo.

Ecco allora il paradosso:

stante la riduzione costante del numero di residenti produttori di rifiuti e stante l’aumento dei metri quadrati di costruito (denominatore per il quale viene divisa la spesa totale della raccolta e smaltimento) la tassa aumenta ogni anno del 30%.

Come è possibile?

Non è che dietro la Tarsu si nascondono altre spese che nulla c’entrano con la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani?

Oppure sono le scelte errate delle amministrazioni comunali a portare questi aggravi che si abbattono sull’intera comunità?

Per quale ragione tutte le amministrazioni comunali si rifiutano di tassare le imbarcazioni presenti con posto barca fisso nelle nostre baie (oltre 3.000) che pure producono rifiuti?

Le grandi attività industriali, artigianali  e militari presenti (ex SNAM – CANTIERI e PORTICCIOLI – BASI MILITARI) quanto contribuiscono al pagamento della spesa?

Certamente l’inutile sostituzione di centinaia di cassonetti dei rifiuti mantenendo immutata l’immonda situazione di discariche a cielo aperto in mezzo ai paesi avrà contribuito ad innalzare la spesa a scapito delle tasche dei cittadini.

Non si poteva passare direttamente alla raccolta porta a porta come sta avvenendo in tanti quartieri spezzini e come avverrà a breve nei limitrofi paesi di Cadimare e Marola?

La raccolta porta a porta è l’unica tipologia di raccolta che garantisce il raggiungimento di percentuali elevate di raccolta differenziata ed elimina il problema dei cassonetti e delle discariche urbane.

Se il futuro è la raccolta porta a porta senza cassonetti che senso ha avuto acquistarne centinaia di nuovi?

Invitiamo l’Assessore ai rifiuti a dare risposte a questi ed altri quesiti per dare spiegazione degli aumenti reiterati.

 

Circolo Prc “Lucio Mori” – Porto Venere

 

Domenichini: “Lanciamo la Costituente dei Beni Comuni”

27 luglio 2011, by  
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Il risultato dei referendum, figlio di una cultura e di una stagione critica verso la globalizzazione che oggi sa di aver avuto ragione, conferma la necessità di un cambiamento da tempo al centro della nostra elaborazione e proposta politica, che non divide ma accomuna. Alla Spezia oltre 100.000 cittadini hanno deciso di dire NO alla mercificazione dell’acqua, buttandosi alle spalle l’ubriacante sbornia da liberismo, abolendo l’obbligo di privatizzare i servizi. Non solo acqua, ma anche trasporti, rifiuti, energia, educazione, formazione, cultura, insomma i beni comuni.

L’era italiana post nucleare dovrà aprire la partita per formulare un piano energetico nazionale che nessuno ha avuto la serietà e la responsabilità di redigere. Il ruolo dei territori sarà fondamentale, dalla necessità di puntare su risparmio, al decentramento della produzione energetica, mentre sull’acqua si dovrà ripartire dalla proposta di legge di iniziativa popolare, unica via coerente con la volontà espressa dagli elettori ma che giace nei cassetti parlamentari.

Alla Spezia la gestione dei servizi è passata violentemente attraverso il dogma del mercato e le sirene della finanza, basti pensare come a suo tempo si è ceduto il 49% del gas e si è fatto un uso disinvolto di strumenti tanto fantasiosi quanto venefici come i project financing. Con questa finzione si è condannata una gestione che viene definita pubblica solo in virtù della proprietà, ma di fatto sottende alle logiche di un mercato monopolistico. A questa anomalia non sono certo indenni anche i comuni, dove si derubricano le responsabilità contingenti a scorciatoie finanziarie ed intromissioni privatistiche nei più disparati settori, dagli asili ai cimiteri.

Il rilancio della gestione dei servizi, che devono rimanere in mani pubbliche e sul territorio, riparte dal principio della compatibilità, riconvertendo economie e professionalità, puntando su progetti innovativi e non su modelli bocciati tanto elettoralmente quanto culturalmente ed industrialmente. Dunque ogni proposta sensata di rilancio di Acam passa per la tutela dei beni comuni, acqua, energia, lavoro, non secondo le logiche di mercato, ma della Democrazia.

Occorre una discussione dal basso, scevra da recriminazioni o pregiudizi, in cui sviluppare e condividere un confronto politico e culturale che tenga conto dell’espressione referendaria, che lanci una campagna generale sui beni comuni, che allarghi il dibattito dall’acqua a tutti i “commons”, demercificandoli, sottraendoli alla logica del profitto. Rifondazione Comunista è già stata protagonista presentando documenti in molti consigli comunali in provincia, ora queste battaglie devono essere condivise da un’unità sociale e politica.

Vanno superati i modelli di confronto politicista e per costruire un vero laboratorio in cui convergere esperienze dai lavoratori ai movimenti, alla politica, in un processo programmatico vero e proprio. Proponiamo nella nostra realtà spezzina una Costituente dei Beni Comuni che si fondi sul dialogo aperto fra le forze vitali che hanno saputo riformulare e comprendere la nuova agenda, sulla quale costruire una spinta di cambiamento profondo, di partecipazione e quindi di cammino democratico.

William Domenichini
Resp. Ambiente e beni comuni Prc/Fds La Spezia

Sel faccia chiarezza sui rifiuti, Rifondazione propone una battaglia unitaria contro l’inceneritore e per la raccolta differenziata

12 luglio 2011, by  
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Alcune notizie dei giorni scorsi hanno riportato la questione del ciclo dei rifiuti all’attenzione dell’opinione pubblica.

Nel corso di un incontro promosso dalle associazioni ambientaliste è stato reso noto che, fin dal 2007, Enel aveva avviato alcune procedure che avrebbero permesso di utilizzare la Centrale spezzina per bruciare il CDR, riproponendo quello scempio che anni or sono fu battuto da volontà politica e militanza sociale: un forno inceneritore in piena città.

La seconda notizia è il risultato della raccolta differenziata porta-a-porta che, nei quartieri della città nei quali è stata sperimentata (si tratta di un bacino di quasi 15.000 abitanti) è arrivata in pochissimo tempo ad uno straordinario 75%.

Tutto ciò conferma che le denunce fatte a suo tempo da Rifondazione Comunista sull’intenzione di Enel di bruciare CDR nella centrale spezzina fossero giuste e doverose e danno ragione al nostro impegno per una seria raccolta differenziata, che non è utopia ma semplicemente organizzazione e volontà politica.
Di fronte a queste notizie le forze politiche locali hanno taciuto o hanno assunto posizioni poco chiare. Con più dichiarazioni, per esempio, esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà hanno sottolineato la necessità di “chiudere il ciclo dei rifiuti“, senza specificare cosi s’intenda tale chiusura, o sostenendo l’utilizzo di presunte “moderne tecnologie”, senza però dire quali.

Poiché non crediamo che la chiusura del ciclo dei rifiuti alla quale allude Sel sia l’incenerimento in loco del CDR, né crediamo che le nuove tecnologie evocate siano i forni inceneritori, chiediamo ai compagni di Sel di specificare con maggior precisione e chiarezza la loro posizione.

Per quanto ci riguarda confermiamo la nostra netta opposizione a qualsiasi ipotesi di incenerimento del Cdr nella centrale Enel e ribadiamo che per noi le moderne tecnologie sono: raccolta differenziata, riciclo, riuso, riparazione per andare verso l’opzione Rifiuti Zero.

Su questo terreno chiediamo a Sel e alle forze politiche che hanno contribuito a far si che La Spezia fosse il più grande comune in Italia per numero di abitanti, ad aderire alla strategia Rifiuti Zero, condividendo con noi questa battaglia di civiltà.

ISDE La Spezia: “Né inceneritori, né residui tossici”

5 aprile 2011, by  
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L’ Associazione Isde Italia-Medici per l’Ambiente della Spezia intende ribadire in questo delicato momento in cui si decide e si discute sui siti di discarica già individuati dal Piano Provinciale, la propria posizione sull’intera chiusura del ciclo degli RSU ed in particolare sul destino delle frazioni residue al trattamento meccano- biologico.

Innanzitutto ripetiamo quanto già espresso in precedenti interventi e comunicati circa la assoluta necessità di estendere la raccolta differenziata porta a porta in tutto il territorio comunale e provinciale. Questa scelta è fondamentale per raggiungere da un lato i parametri di legge fissati al 31.12.2012 (65%) ma va intesa in senso ancor più allargato, come si fa nei migliori comuni e province del paese, nell’ottica di arrivare al riciclo totale.

Questo risultato si è dimostrato possibile in diverse realtà che ci hanno fatto oltretutto capire come la raccolta spinta “porta a porta” risulta remunerativa sul piano degli investimenti a medio e lungo termine e l’unica in grado di escludere dalla frazione residua quelle componenti organiche che necessitano di biostabilizzazione e che portano appunto a quella FOS (frazione organica stabilizzata) al centro delle polemiche sulla possibile nocività qualora portata a discarica. Riteniamo che tale materiale, se previsto solo in una fase transitoria di attuazione e se prodotto a norma di qualità possa essere rifiuto accettabile per la copertura di discariche ( ovviamente a termine delle procedure di caratterizzazione e bonifica delle stesse e dei siti connessi secondo il piano di ripristino ambientale).

E’ evidente però che impegnandosi al recupero di tutto il materiale organico attraverso la produzione di compost di qualità anche questo problema verrebbe risolto. Se il dimensionamento dell’impianto di Boscalino non è in grado di assolvere a tale compito si auspica allora una progressiva riconversione di quello di Saliceti. Questa riconversione può coinvolgere anche la produzione del CDR ( residuo delle frazioni secche non indirizzate a riciclo) che va assolutamente scoraggiata, sia in vista di un suo possibile co-incenerimento nella centrale ENEL (improponibile visto il conseguente aumento dell’immissione di diossine legato a tale soluzione) sia per evitare che lo stesso inquini e danneggi i territori e le popolazioni limitrofe agli inceneritori di altre regioni a cui attualmente viene destinato.

L’altra scelta da scongiurare assolutamente è quella di un impianto di “termovalorizzazione” (inceneritore) che, a prescindere dalle incognite sulla sua collocazione e sugli elevatissimi costi, sarebbe una fonte assolutamente certa di ancor più grave ricaduta sulla salute per tutta l’area nel raggio di decine di chilometri e che produrrebbe, oltretutto, una maggior quantità di rifiuto speciale da smaltire in discarica. .  Ricordiamo a tal proposito che anche i  filtri in dotazione ai più moderni inceneritori non riescono ad eliminare i nano ed i microinquinanti, che sono i più nocivi per la salute umana.

E’ chiaro che per garantire questo programma, che ripetiamo è l’unico a impatto zero sulla nostra salute, occorrono fondamentalmente 2 condizioni: innanzitutto, sul piano attuativo, è necessario avere garanzie sugli aspetti qualitativi e quantitativi della filiera della raccolta differenziata, dobbiamo sapere insomma quanto effettivamente viene fatto dagli utenti e quanto va effettivamente a trattamento e a riciclo. Questo è quel che può garantire, anche nella fase transitoria, la relativa innocuità della FOS . Ribadiamo che ciò è possibile solo con quella tracciabilità del rifiuto e del prodotto che abbiamo chiaramente indicato alle amministrazioni ma di cui ancora non vi è traccia.

L’altro fattore decisivo riguarda l’aspetto economico e degli investimenti: è evidente su questo piano il peso delle scelte di acquisizione, di gestione o di partnernariato relative ad ACAM: non possiamo certo aspettarci contributi utili in questa direzione da chi ha interessi a costruire inceneritori o a bruciare CDR, insomma a chi la raccolta differenziata spinta non conviene.

Non possiamo allo stesso modo tollerare proposte, controproposte e strumentalizzazioni da parte del mondo politico che non affrontino tecnicamente e scientificamente tutti gli aspetti dei vari temi in questione e non solamente quello della riapertura delle discariche. Ben comprendiamo il problema aperto dal nostro intervento sul piano dell’impiantistica e conseguentemente su quello della sostenibilità economica di tali scelte. Relativamente a piani d’ambito necessariamente ampi riteniamo che questo non possa che riproporre le specifiche responsabilità che le singole amministrazioni (comuni, provincia, regione) devono assumersi. Intendiamo organizzare a breve un convegno che puntualizzi tali questioni aperto al pubblico, alle aziende e alle amministrazioni ed enti preposti.

Morgillo smetta di far il teatrante, i berluscones giocano con la salute della gente

11 marzo 2011, by  
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E’ evidente che sui temi ambientali la schizofrenia del consigliere regionale del Pdl Luigi Morgillo tocca gli apici della propaganda più sordida. Qualche settimana fa è passato da attaccare la sinistra, rea di aver devastato le sponde del Magra e dintorni (salvo dimenticare chi sostiene l’abominio dell’outlet a Brugnato!), per poi criticare la nuova legge regionale del Piano Casa che non permette di cementificare i parchi, e quindi il Parco Magra Montemarcello, come proponeva il Pdl in Liguria.

Ora l’esilarante commedia, se non fosse per la drammaticità delle vite dei cittadini che vivono certe vicende, tocca al tema dei rifiuti. Morgillo evidentemente ignora che c’è un piano provinciale dei rifiuti, in cui sono individuati i siti di servizio, oppure fa finta di non sapere per semplice tornaconto propagandistico. Ma i cittadini devono sapere che gli sproloqui di Morgillo vengono fatti sulla loro pelle!

Come i berluscones spezzini non dissero nulla quando l’inceneritore di Pietrasanta, costruito da un’impresa a tutti ben nota, venne sigillato dalla magistratura perchè il software di controllo era taroccato? Forse perchè Morgillo non chiede voti ai pietrasantini? Ci risparmi questa becera propaganda, ci risparmi le prediche da cherubino evitando commedie di basso livello. La verità è che lo sproloquio morgilliano nasconde una verità molto semplice, mascherata di quel populismo che vede i suoi fedeli sindaci sventolare documenti dell’ISDE in consiglio comunale, come il fido Cozzani a Follo, solo strumentalmente, per poi aderire alla propaganda di impianti nocivi come gli inceneritori il giorno seguente e stendere il tappeto rosso pubblicamente a queste scelleratezze.

Ora siamo alla follia: oltre a proporre impianti che producono diossina, causa di enormi quantità di tumori, siamo addirittura a chiedere di ampliare il bacino di produzione di CDR. Per Costa e compagnia, La Spezia deve diventare la ciminiera della Lunigiana e anche qualcosa in più? Un follia che cala la maschera ad una politica scellerata e supina ai solite lobby inceneritoriste e che presenteranno un domani il conto anche con le discariche delle ceneri (1/3 dei rifiuti bruciati!).

Morgillo&company inizino una volta tanto a fare delle proposte serie. Rifondazione Comunista da anni sta portando avanti progetti concreti per sostenere l’unica via sostenibile economicamente ed ambientalmente: Rifiuti Zero, una realtà che va da decine di comuni italiani fino a città come San Francisco!
Invece di strumentalizzare il disagio dei cittadini, si lavori alla risoluzione delle vertenze territoriali, a partire da Vallescura, per chiedere legalità e rispetto delle regole, invece di perseverare a fare l’ambientalista di giorno, e il cementificatore/inceneritorista di notte. Ad ogni modo attendiamo il neo disobbediente no global Morgillo sulle barricate.

Pdl ambientalista? Un ossimoro perfetto. I berlusconiani spezzini devono solo vergognarsi!

10 febbraio 2011, by  
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Un po’ di ambientalismo del fare, un pizzico di demagogia, strumentalizzazione quanto basta e tanto populismo. Sono i principali ingredienti del teatrino politico che il centrodestra spezzino propone costantemente su tanti temi locali, primo fra tutti quello ambientale.

Eppure basterebbe guardarsi un po’ intorno per capire quanta ipocrisia c’è nelle parole di tanti esponenti berlusconiani locali: qualcuno dovrebbe ricordare loro che fanno parte di un partito il cui padre/padrone, Silvio Berlusconi, ha approvato il Piano Casa, una manovra truffaldina per mascherare l’ennesimnuo condono edilizio e ha istituito il federalismo demaniale, ennesima mossa per fare cassa cartolarizzando il territorio.

Sul fronte ambientale non mancano ancora tanti scempi che i berluscones hanno avallato o ipocrisie su cui tentano goffamente di costruire il loro consenso. Troviamo infatti le peggiori strumentalizzazioni su temi come il piano provinciale dei rifiuti, ma nessun berlusconiano ha il coraggio esplicito di ammettere che la loro (finta) soluzione sarebbe quella di bruciarli, e di avvelenare mezza provincia con diossine e altre schifezze.

Prima che un esponente Pdl parli di ambiente sarebbe opportuno che si ricordi che il ministro Prestigiacomo, berlusconiana di ferro, è responsabile di una lunghissima serie di vere indecenze che elenchiamo:

  • Ha ignorato  4500 firme raccolte dai ricercatori precari dell’ISPRA, l’unico istituito pubblico che si occupa di ambiente e che rischiano il posto di lavoro;
  • In Sardegna non ha ritenuto opportuno dichiarare lo stato di emergenza per la marea nera a Porto Torres;
  • La proroga del Sistri (tracciabilità del rifiuto) ha fatto decadere le vecchie sanzioni per chi trasporta illegalmente rifiuti industriali;
  • La farsa del nucleare bocciata per due volte dalla Corte Costituzionale;
  • Le imbarazzanti dichiarazioni positive sul disastro della COP16 a Cancun
  • L‘attacco indiscriminato al patrimonio inestimabile del sistema Parchi italiano;
  • La firma del decreto di compatibilità ambientale sull’ampliamento del rigassificatore di Panigaglia;
  • La sceneggiata dell’individuazione del relitto di Cetraro e il silenzio assordante sulla vicenda delle navi dei veleni.
Ma tornando al tema del dissesto idrogeologico, le ipocrisie si sprecano. Viviamo in uno stato di emergenza continuo, in cui il governo non ha la capacità di formulare un piano di prevenzione nazionale per il semplice motivo che preferisce sostenere il regime emergenziale alla Bertolaso, ben noto alle cronache giudiziarie. Intanto i cittadini vedono le loro case sotto le frane o allagate, vedono i loro luoghi di lavoro devastati da smottamenti o alluvioni.  In tutto questo c’è chi si permette di fare la morale, come nel caso dei tanti esponenti del Pdl, e nascondersi dietro ad un dito.

Se il consigliere Pdl Grieco di Lerici crede davvero in un progetto di monitoraggio e recupero perchè non ha votato la nostra mozione? Per quanto ci riguarda, proprio il caso di Lerici farà “giurisprudenza politica”, nel tentativo di realizzare una pianificazione territoriale in cui si riporti centralità alla messa in sicurezza, ai servizi, alla mobilità ed alle esigenze concrete.

 

La prassi della cartolarizzazione del territorio è fallita da un pezzo. Rifondazione Comunista sarà in testa a questo cambiamento, concretamente. Lasciamo la demagogia e l’ipocrisia a chi sta conducendo questo paese al più totale degrado morale.

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