La libertà di informazione nella Val di Magra

20 dicembre 2010, by  
Archiviato in Dalla Provincia, Primo piano

Da mesi l’Assessorato alla cultura aveva programmato, assieme al Sindaco, la presentazione del libro “Don Vito” scritto dal giornalista Francesco La Licata e da Massimo Ciancimino; il libro-verità sul discusso sindaco di Palermo Vito Ciancimino che in sostanza tratta delle relazioni segrete tra stato e mafia con il racconto di un testimone d’eccezione, edito dalla Feltrinelli. Gli uffici cultura hanno lavorato con impegno alla realizzazione dell’evento, ma, improvvisamente, due giorni prima della presentazione del libro, il sindaco ha fatto retromarcia annullato l’appuntamento. Una decisione quella del sindaco che sta nelle sue prerogative, della quale prendiamo atto ma che non condividiamo nella maniera più assoluta.
Sulle motivazioni addotte dal primo cittadino è meglio passare oltre, sta di fatto che la presentazione del libro, con la presenza dell’autore Massimo Ciancimino e di un giornalista del Tirreno, specializzato su tematiche mafiose, è stata, senza possibilità di soluzioni alternative, censurata. Non è piacevole per un Assessorato alla cultura veder censurata la presentazione di un libro, ancor più se si tratta di argomenti di attualità; era l’occasione di dibattere su questioni importantissime di cui spesso la politica tace e di avvenimenti della storia sociale di questo paese rilevantissimi, sui quali regna un assordante omertà. A parole si incensa l’operato di giudici antimafia come Falcone e Borsellino ma quando si parla delle relazioni mafia e politica, la politica tace e si nasconde.

ELENCO DI ALCUNI LUOGHI DOVE E’ STATO PRESENTATO IL LIBRO
(sono escluse le librerie Feltrinelli dove il libro è stato presentato tipo Genova, Pisa, etc)

  • Sabato 24 aprile 2010. A Corleone (PA) ha avuto luogo la presentazione del libro ”Don Vito” L’iniziativa è stata promossa da Corleone Dialogos e ANTIMAFIADuemila con il Patrocinio del Comune di Corleone. Sono intervenuti oltre agli autori Antonino Iannazzo, sindaco di Corleone, Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, e Pippo Cipriani, pres. ass. Antiracket Bagheria
  • Giovedì 20 maggio 2010. A Palermo presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza
  • L’Associazione Culturale Falcone e Borsellino e l’Associazione Culturale Universitaria Unidonne ha presentano il libro “DON VITO” con interventi di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia
  • Mercoledì 13 Ottobre 2010 . Locorotondo Bari
  • L’Amministrazione Comunale-Assessorato alla Cultura e l’Associazione Culturale Prometeo organizzano la presentazione del libro “Don Vito presso l’auditorium comunale.
  • 8 maggio 2010 a Pineto (Teramo), con il patrocinio dei comuni di Giulianova, Pineto e Roseto per il Premio Giuseppe Fava per il giornalismo, la democrazia e la legalità è stato presentato il libro “DON VITO”, presenti gli autori.
  • Venerdi 15 ottobre 2010. Amministrazione Comunale di Taranto eventi culturali: presentazione deli libro”Don Vito”, oltre all’autore sarà presente anche il giornalista Mario Valentino.
  • Martedì 22 giugno 2010 con il patrocinio del Comune di Pescara presentazione del libro”Don Vito”, le relazioni segrete tra stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione, saranno presenti gli autori.
  • Venerdì 25 giugno 2010 Comune di Modena , Assessorato alle Politiche Giovanili, rassegna Giardini d’estate, la presentazione del libro “Don Vito” di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata con l’intervento di Anna Petrozzi (Antimafiaduemila) e la conduzione di Silvia Resta (La7).
  • Domenica 20 giugno 2010 Comune di Ravenna. Presentazione del libro “Don Vito”, l’incontro ha il patrocinio del Comune di Ravenna, saranno presenti gli autori del libro.
  • Sabato 5 giugno 2010 Massimo Ciancimino ha presentato il libro “Don Vito” ed è stato ospite a Putignano (Bari), presso la Sala Convegni “Giovanni Paolo II”.
  • 17 giugno 2010 a San Benedetto del Tronto nell’Auditorium comunale a presentare l’incontro Giorgio Mancini di Sinistra Ecologia e Libertà, organizzatrice dell’evento insieme all’associazione culturale Peppino Impastato e alla libreria Nuovi Orizzonti.
  • Dal 24 luglio al 29 agosto 2010 nell’ambito di Cortina InConTra Estate presentazione del libro di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata “Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e Mafia nel racconto di un testimone di eccezione” (Ed. Feltrinelli).
  • Programmi radiofonici e televisivi vari tra cui Rai 2 anno zero, La 7 Gad lerner l’infedele, Sky, etc.
  • Luglio 2010 Massimo Ciancimino alla festa de l’Unità di Bologna del PD
  • Massimo Ciancimino, figlio del defunto Vito – uno dei protagonisti delle trame più intricate tra mafia e politica nel secondo dopoguerra – alla Festa dell’Unità, a Bologna, per presentare il suo libro «Don Vito», intervistato da Sandro Ruotolo della redazione di Anno Zero. Massimo Ciancimino è atteso questa sera alle 20 alla Festa Pd in via Due Madonne, alla periferia della città: prima, alle 18, Ruotolo lo intervisterà anche a Imola, nella Sala delle Stagioni di via Emilia 25. Quella alla festa dei democratici è solo una delle serate dedicate all’antimafia – il 20 arriverà Giovanni Impastato, fratello di Peppino ucciso nel ‘78 dalla mafia per le sue denunce portate avanti dalle onde di una radio libera. Un’occasione di dibattito, «Don Vito» (Feltrinelli), che attraverso la voce del figlio ricostruisce il ruolo giocato dall’ex sindaco di Palermo, amico personale di Provenzano, tramite tra mafia e politica.

Marsala. BORSELLINO E CIANCIMINO. “Perché dovrei provare imbarazzo a sedere accanto a Massimo Ciancimino? Potrei provare imbarazzo a sedere piuttosto accanto a uomini dello Stato come l’ex ministro Martelli e Violante, che hanno aspettato 17 anni e le rivelazioni di Ciancimino per ricordare che la trattativa tra mafia e Stato c’è stata”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio del ’92, intervenendo alla presentazione del libro ‘Don Vito’, scritto da Massimo Ciancimino e dal giornalista Francesco La Licata.

Antonio Ingroia: nel 2009 è stato nominato procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo
A novembre a pubblicato “Nel labirinto degli dei Storie di mafia e di antimafia”.
Ingroia. Palermo. Massimo Ciancimino «è molto americano, uomo dei media e per i media, nel bene e nel male. E per una metamorfosi mediatica, oggi il figlio di Ciancimino è arrivato a diventare quasi un’icona dell’antimafia». Lo scrive nel suo nuovo libro ‘Il labirinto degli deì, che uscirà domani, il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo ‘Padri e figlì, dedicato a Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e al figlio Massimo Ciancimino, supertestimone della ‘trattativa tra lo Stato e Cosa nostra. Secondo il magistrato, «le dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno trovato vari riscontri e conferme ma sono ancora oggetto di verifica». Ingroia, che ha interrogato, in anni diversi, entrambi, sia don Vito che il figlio Massimo, dice dell’ex sindaco che fin dal primo incontro «ne avvertii subito il peso criminale», definendolo «non simpatico». Del figlio Massimo dice altro: «Dal primo incontro ho capito che Ciancimino junior era fatto di tutt’altra pasta. tanto il padre era ombroso, tanto il figlio Massimo è gioviale. Non ho mai visto il padre abbandonare l’espressione adirata». Invece, il figlio Massimo, «con i suoi modi sciolti, la smania di apparire, sembra predestinato alle presenze televisive». Massimo Ciancimino, secondo il pm, che lo ha interrogato decine di volte, «dice che » non è certo attaccato alla cultura dell’omertà. Il suo problema, semmai, è l’opposto: quello di parlare troppo, preferibilmente con i giornalisti, specie dei suoi interrogatori, per i quali è tenuto a rispettare la segretezza«. Per il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, «padre e figlio», cioè don Vito Ciancimino e il figlio Massimo Ciancimino sono «separati da una differenza e da una distanza, che Massimo fa di tutto per rimarcare». Parlando degli interrogatori di padre e figlio, il magistrato spiega; «Ho avuto modo di interrogare un padre e un figlio sui medesimi temi. Temi dei quali i due hanno offerto letture speculari, meglio, specularmente diverse. Il primo, il più anziano, fedele alla sua cultura, rimase mafioso fino alla morte, negando i suoi rapporti con Cosa nostra». E del figlio: «Il secondo, il più giovane, è figlio dei suoi tempi più che di suo padre. Figlio dell’epoca, vive di immagine, della propria in particolare, e per riscattarla ha sfidato la legge dell’omertà che il padre mai aveva osato violare. Ha affrontato le asprezze di questa sfida, fino a concrete minacce per l’incolumità personale. Il fatto è che Ciancimino figlio ha raccontato quelli che erano i tabù intoccabili per l’ex sindaco di Palermo. Ha riferito dei rapporti stretti che il padre aveva tenuto per decenni personalmente e direttamente con Bernardo Provenzano, che teneva Massimo, da bambino, sulle ginocchia. Quel bambino, diventato adulto, ha ritenuto di interpretare la volontà del padre: vuotare il sacco».

«Abbiamo avuto conferma che Vito Ciancimino era stato intermediario e protagonista della ‘trattativà fra Stato e mafia nel pieno della stagione stragista, in quanto latore del cosiddetto ‘papello, contenente le richieste che la mafia avrebbe fatto allo Stato in cambio di una tregua delle armi». Lo scrive sul suo nuovo libro ‘Nel labirinto degli deì, in uscita domani per ‘Il Saggiatorè, il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo dedicato a Vito e Massimo Ciancimino. «»In questo contesto – scrive il magistrato – Massimo Ciancimino ha affermato che, grazie al contributo del padre e di Provenzano, sarebbe stato possibile l’arresto di Totò Riina. Dichiarazioni di evidente gravità, alcune delle quali hanno incontrato vari riscontri e conferme, di molteplice natura: dalle dichiarazioni dei collaboratori alle testimonianze, seppure tardive, di uomini delle istituzioni dell’epoca«. Ma Ingroia tiene anche a sottolineare che »tra i tanti dubbi sull’attendibilità del giovane Ciancimino, che ancora permangono, rimane l’importanza del contributo di conoscenza da lui apportato, anche perchè fondato prevalentemente su documenti autografi del padre finora inediti«. »Al di là della vicenda giudiziaria di Massimo Ciancimino – scrive ancora il Procuratore aggiunto nel libro – che è tutt’altro che conclusa e che attende verifiche, ciò che più prende rilievo è un rapporto padre-figlio che qui si presenta con connotazioni originali«. Il Procuratore aggiunto di Palermo spiega che si va «oltre i tradizionali conflitti generazionali fra padri e figli, descritti dalla sociologia, o raccontati dalla letteratura. Qui c’è di mezzo la mafia che rende tutto più complicato. C’è la famiglia con i suoi valori, i suoi vincoli, i suoi affetti e le sue tensioni e c’è quell’altra entità che non a caso si chiama anch’essa, famiglia». La famiglia mafiosa – scrive Ingroia – che certo non è meno dotata di valori vincolanti. Tra le due famiglie ci può essere una perfetta sovrapposizione, una continuità non turbata da scarti o da differenze anche minime. Oppure si possono verificare distacchi abissali e lacerazioni tragiche, come quelli vissuti da Rita Atria o prese di distanza mondanamente disinvolte, come quelle di Massimo Ciancimino«.

Incontro antimafia Duemila
E’ la volta del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che affronta l’infiltrazione mafiosa nel nostro Paese, nel bel mezzo della crisi economica, sotto tutti i punti di vista. Ma è quando affronta il tema delle stragi del ’92 e della trattativa tra mafia e Stato (tornate alla ribalta recentemente grazie alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e di Gaspare Spatuzza) che risponde implicitamente alle recenti polemiche seguite ad una sua intervista. “Come si può pensare che chi come me ha sempre avuto a cuore le istituzioni, il senso dello Stato, possa in qualche modo giustificare una qualsiasi trattativa tra le istituzioni e Cosa nostra? Una trattativa che peraltro ha posto in pericolo la mia stessa vita… O come essere ingiustamente accusato di fare soltanto ora dei nomi di altre probabili vittime della cui esistenza tutti avrebbero dovuto essere a conoscenza se non avessero perduto la memoria… Non si può rimanere sconvolti da rivelazioni che non sono tali”. Sta di fatto che su questa scellerata trattativa ci sono troppe coperture ad alti livelli. Troppi “smemorati”, anche istituzionali, che d’improvviso recuperano la memoria e corrono dai magistrati. Un vero e proprio stillicidio di notizie, a volte false e tendenziose, capaci di stravolgere la realtà dei fatti. Tutto questo a discapito di chi, familiari delle vittime in primis, pretende la verità completa una volta per tutte. “Dopo 17 anni dalle stragi – conclude Grasso – se non ci fosse stato un mafioso pentito (Gaspare Spatuzza ndr) che si fosse accusato della strage di Borsellino e il figlio di un ex mafioso (Massimo Ciancimino ndr), tutto sarebbe rimasto sepolto nell’oblio per sempre. Il sipario si è alzato e tanti ricordi sono affiorati. Speriamo che non solo i ricordi di ex mafiosi o figli di mafiosi ci aiutino a trovare la verità”.

CONSIDERAZIONI
Falcone e Borsellino, quante volte ne sentiamo parlare, quante volte abbiamo celebrato il loro sacrificio. Quante strade e piazze gli abbiamo dedicato negli ultimi anni. Quante volte li abbiamo presi ad esempio per l’impegno e il coraggio nella lotta alla Mafia.
Destra e Sinistra si accomunano da anni nel celebrarne le gesta e rivendicarne l’appartenenza politica.
Ma quanta strada abbiamo fatto dal loro sacrificio, quanta strada ha fatto la lotta alla Mafia, cosa hanno fatto le istituzioni per non rendere inutile la loro morte.
Cosa direbbero loro, quando ad un Giornalista come Francesco La Licata riconosciuto esponente della società antimafia viene negata la possibilità di presentare un proprio libro.
Un libro su Vito Ciancimino che raccoglie la testimonianza del figlio Massimo il quale accompagna l’autore nella presentazione.
Il punto di discordia sta proprio in questa presenza “scomoda”. Scomoda per Ortonovo, dove il Sindaco annulla l’incontro due giorni prima per motivi non bene precisati di ordine pubblico, ma non scomoda per il paese di Corleone dove la presentazione è avvenuta regolarmente il 24 aprile del 2010. Scomoda per la ridente cittadina ligure di confine, ma non scomoda per la Festa Nazionale del PD che il 13 Giugno 2010 ha ospitato il giornalista e il testimone in un incontro dal titolo “Mafia e Politica”.
Scomodo per un Comune governato dal centro sinistra, ma non per Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, che il 20 maggio 2010 si è seduto al suo fianco per parlare della vita di Vito Ciancimino con la seguente motivazione:
….«Quando lo dicevo io che mio fratello venne ucciso per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, mi prendevano tutti per pazzo, adesso finalmente c’è anche un’altra persona che lo dice e che potrebbe arrivare in questo in modo alla verità».

Scomoda è la figura di Massimo Ciancimino, scomodo è quello che dice, ma molto piu’ scomodi siamo noi a cui viene negata la libertà di conoscere, comprendere e giudicare dove stia veramente la verità. Non accettiamo strumentalizzazioni politiche celate dietro frasi ad effetto tipo:” Non si puo’ concedere spazio ad un Mafioso”, non possiamo accettare che venga negata la possibilità ad un giornalista di presentare un libro. Possiamo essere d’accordo, dubbiosi, contrari, ma questo è un attacco alla democrazia e alla libertà di espressioni sancite nella nostra Costituzione.
Non comprendiamo come temi come questi possano essere trattati su televisioni nazionali e nei luoghi dove la mafia è ancora fiorente e non in un piccolo comune come il nostro.
Non comprendiamo come possa essere negata la presentazione di un libro e come chi si dichiari da sempre in prima linea nella lotta alle Mafie, lo possa permettere.
Non ci stiamo a celebrare i martiri dell’antimafia senza dare un nostro contributo attivo. Non ci stiamo ad essere un Comune da zero a zero.

Roberto Bedini
Caporuppo consigliare Rifondazione Comunista

Inviatiamo all’adesione al gruppo su Facebook “La libertà di informazione nella Val di Magra

Sulle motivazioni addotte dal primo cittadino è meglio passare oltre, sta di fatto che la presentazione del libro, con la presenza dell’autore Massimo Ciancimino e di un giornalista del Tirreno, specializzato su tematiche mafiose, è stata, senza possibilità di soluzioni alternative, censurata. Non è piacevole per un Assessorato alla cultura veder censurata la presentazione di un libro, ancor più se si tratta di argomenti di attualità; era l’occasione di dibattere su questioni importantissime di cui spesso la politica tace e di avvenimenti della storia sociale di questo paese rilevantissimi, sui quali regna un assordante omertà. A parole si incensa l’operato di giudici antimafia come Falcone e Borsellino ma quando si parla delle relazioni mafia e politica, la politica tace e si nasconde.

ELENCO DI ALCUNI LUOGHI DOVE E’ STATO PRESENTATO IL LIBRO
(sono escluse le librerie Feltrinelli dove il libro è stato presentato tipo Genova, Pisa, etc)

Sabato 24 aprile 2010. A Corleone (PA) ha avuto luogo la presentazione del libro ”Don Vito” L’iniziativa è stata promossa da Corleone Dialogos e ANTIMAFIADuemila con il Patrocinio del Comune di Corleone. Sono intervenuti oltre agli autori Antonino Iannazzo, sindaco di Corleone, Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, e Pippo Cipriani, pres. ass. Antiracket Bagheria

Giovedì 20 maggio 2010. A Palermo presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza
L’Associazione Culturale Falcone e Borsellino e l’Associazione Culturale Universitaria Unidonne ha presentano il libro “DON VITO” con interventi di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino ucciso dalla mafia

Mercoledì 13 Ottobre 2010 . Locorotondo Bari
L’Amministrazione Comunale-Assessorato alla Cultura e l’Associazione Culturale Prometeo organizzano la presentazione del libro “Don Vito presso l’auditorium comunale.

8 maggio 2010 a Pineto (Teramo), con il patrocinio dei comuni di Giulianova, Pineto e Roseto per il Premio Giuseppe Fava per il giornalismo, la democrazia e la legalità è stato presentato il libro “DON VITO”, presenti gli autori.

Venerdi 15 ottobre 2010. Amministrazione Comunale di Taranto eventi culturali: presentazione deli libro”Don Vito”, oltre all’autore sarà presente anche il giornalista Mario Valentino.

Martedì 22 giugno 2010 con il patrocinio del Comune di Pescara presentazione del libro”Don Vito”, le relazioni segrete tra stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione, saranno presenti gli autori.

Venerdì 25 giugno 2010 Comune di Modena , Assessorato alle Politiche Giovanili, rassegna Giardini d’estate, la presentazione del libro “Don Vito” di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata con l’intervento di Anna Petrozzi (Antimafiaduemila) e la conduzione di Silvia Resta (La7).

Domenica 20 giugno 2010 Comune di Ravenna. Presentazione del libro “Don Vito”, l’incontro ha il patrocinio del Comune di Ravenna, saranno presenti gli autori del libro.

Sabato 5 giugno 2010 Massimo Ciancimino ha presentato il libro “Don Vito” ed è stato ospite a Putignano (Bari), presso la Sala Convegni “Giovanni Paolo II”.

17 giugno 2010 a San Benedetto del Tronto nell’Auditorium comunale a presentare l’incontro Giorgio Mancini di Sinistra Ecologia e Libertà, organizzatrice dell’evento insieme all’associazione culturale Peppino Impastato e alla libreria Nuovi Orizzonti.

Dal 24 luglio al 29 agosto 2010 nell’ambito di Cortina InConTra Estate presentazione del libro di Massimo Ciancimino e Francesco La Licata “Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e Mafia nel racconto di un testimone di eccezione” (Ed. Feltrinelli).

Programmi radiofonici e televisivi vari tra cui Rai 2 anno zero, La 7 Gad lerner l’infedele, Sky, etc.

Luglio 2010 Massimo Ciancimino alla festa de l’Unità di Bologna del PD
Massimo Ciancimino, figlio del defunto Vito – uno dei protagonisti delle trame più intricate tra mafia e politica nel secondo dopoguerra – alla Festa dell’Unità, a Bologna, per presentare il suo libro «Don Vito», intervistato da Sandro Ruotolo della redazione di Anno Zero. Massimo Ciancimino è atteso questa sera alle 20 alla Festa Pd in via Due Madonne, alla periferia della città: prima, alle 18, Ruotolo lo intervisterà anche a Imola, nella Sala delle Stagioni di via Emilia 25. Quella alla festa dei democratici è solo una delle serate dedicate all’antimafia – il 20 arriverà Giovanni Impastato, fratello di Peppino ucciso nel ‘78 dalla mafia per le sue denunce portate avanti dalle onde di una radio libera. Un’occasione di dibattito, «Don Vito» (Feltrinelli), che attraverso la voce del figlio ricostruisce il ruolo giocato dall’ex sindaco di Palermo, amico personale di Provenzano, tramite tra mafia e politica.

Marsala. BORSELLINO E CIANCIMINO. “Perché dovrei provare imbarazzo a sedere accanto a Massimo Ciancimino? Potrei provare imbarazzo a sedere piuttosto accanto a uomini dello Stato come l’ex ministro Martelli e Violante, che hanno aspettato 17 anni e le rivelazioni di Ciancimino per ricordare che la trattativa tra mafia e Stato c’è stata”. Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio il 19 luglio del ’92, intervenendo alla presentazione del libro ‘Don Vito’, scritto da Massimo Ciancimino e dal giornalista Francesco La Licata.

Antonio Ingroia: nel 2009 è stato nominato procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo
A novembre a pubblicato “Nel labirinto degli dei Storie di mafia e di antimafia”.
Ingroia. Palermo. Massimo Ciancimino «è molto americano, uomo dei media e per i media, nel bene e nel male. E per una metamorfosi mediatica, oggi il figlio di Ciancimino è arrivato a diventare quasi un’icona dell’antimafia». Lo scrive nel suo nuovo libro ‘Il labirinto degli deì, che uscirà domani, il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo ‘Padri e figlì, dedicato a Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e al figlio Massimo Ciancimino, supertestimone della ‘trattativa tra lo Stato e Cosa nostra. Secondo il magistrato, «le dichiarazioni di Massimo Ciancimino hanno trovato vari riscontri e conferme ma sono ancora oggetto di verifica». Ingroia, che ha interrogato, in anni diversi, entrambi, sia don Vito che il figlio Massimo, dice dell’ex sindaco che fin dal primo incontro «ne avvertii subito il peso criminale», definendolo «non simpatico». Del figlio Massimo dice altro: «Dal primo incontro ho capito che Ciancimino junior era fatto di tutt’altra pasta. tanto il padre era ombroso, tanto il figlio Massimo è gioviale. Non ho mai visto il padre abbandonare l’espressione adirata». Invece, il figlio Massimo, «con i suoi modi sciolti, la smania di apparire, sembra predestinato alle presenze televisive». Massimo Ciancimino, secondo il pm, che lo ha interrogato decine di volte, «dice che » non è certo attaccato alla cultura dell’omertà. Il suo problema, semmai, è l’opposto: quello di parlare troppo, preferibilmente con i giornalisti, specie dei suoi interrogatori, per i quali è tenuto a rispettare la segretezza«. Per il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, «padre e figlio», cioè don Vito Ciancimino e il figlio Massimo Ciancimino sono «separati da una differenza e da una distanza, che Massimo fa di tutto per rimarcare». Parlando degli interrogatori di padre e figlio, il magistrato spiega; «Ho avuto modo di interrogare un padre e un figlio sui medesimi temi. Temi dei quali i due hanno offerto letture speculari, meglio, specularmente diverse. Il primo, il più anziano, fedele alla sua cultura, rimase mafioso fino alla morte, negando i suoi rapporti con Cosa nostra». E del figlio: «Il secondo, il più giovane, è figlio dei suoi tempi più che di suo padre. Figlio dell’epoca, vive di immagine, della propria in particolare, e per riscattarla ha sfidato la legge dell’omertà che il padre mai aveva osato violare. Ha affrontato le asprezze di questa sfida, fino a concrete minacce per l’incolumità personale. Il fatto è che Ciancimino figlio ha raccontato quelli che erano i tabù intoccabili per l’ex sindaco di Palermo. Ha riferito dei rapporti stretti che il padre aveva tenuto per decenni personalmente e direttamente con Bernardo Provenzano, che teneva Massimo, da bambino, sulle ginocchia. Quel bambino, diventato adulto, ha ritenuto di interpretare la volontà del padre: vuotare il sacco».

«Abbiamo avuto conferma che Vito Ciancimino era stato intermediario e protagonista della ‘trattativà fra Stato e mafia nel pieno della stagione stragista, in quanto latore del cosiddetto ‘papello, contenente le richieste che la mafia avrebbe fatto allo Stato in cambio di una tregua delle armi». Lo scrive sul suo nuovo libro ‘Nel labirinto degli deì, in uscita domani per ‘Il Saggiatorè, il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia nel capitolo dedicato a Vito e Massimo Ciancimino. «»In questo contesto – scrive il magistrato – Massimo Ciancimino ha affermato che, grazie al contributo del padre e di Provenzano, sarebbe stato possibile l’arresto di Totò Riina. Dichiarazioni di evidente gravità, alcune delle quali hanno incontrato vari riscontri e conferme, di molteplice natura: dalle dichiarazioni dei collaboratori alle testimonianze, seppure tardive, di uomini delle istituzioni dell’epoca«. Ma Ingroia tiene anche a sottolineare che »tra i tanti dubbi sull’attendibilità del giovane Ciancimino, che ancora permangono, rimane l’importanza del contributo di conoscenza da lui apportato, anche perchè fondato prevalentemente su documenti autografi del padre finora inediti«. »Al di là della vicenda giudiziaria di Massimo Ciancimino – scrive ancora il Procuratore aggiunto nel libro – che è tutt’altro che conclusa e che attende verifiche, ciò che più prende rilievo è un rapporto padre-figlio che qui si presenta con connotazioni originali«. Il Procuratore aggiunto di Palermo spiega che si va «oltre i tradizionali conflitti generazionali fra padri e figli, descritti dalla sociologia, o raccontati dalla letteratura. Qui c’è di mezzo la mafia che rende tutto più complicato. C’è la famiglia con i suoi valori, i suoi vincoli, i suoi affetti e le sue tensioni e c’è quell’altra entità che non a caso si chiama anch’essa, famiglia». La famiglia mafiosa – scrive Ingroia – che certo non è meno dotata di valori vincolanti. Tra le due famiglie ci può essere una perfetta sovrapposizione, una continuità non turbata da scarti o da differenze anche minime. Oppure si possono verificare distacchi abissali e lacerazioni tragiche, come quelli vissuti da Rita Atria o prese di distanza mondanamente disinvolte, come quelle di Massimo Ciancimino«.

Incontro antimafia Duemila
E’ la volta del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che affronta l’infiltrazione mafiosa nel nostro Paese, nel bel mezzo della crisi economica, sotto tutti i punti di vista. Ma è quando affronta il tema delle stragi del ’92 e della trattativa tra mafia e Stato (tornate alla ribalta recentemente grazie alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e di Gaspare Spatuzza) che risponde implicitamente alle recenti polemiche seguite ad una sua intervista. “Come si può pensare che chi come me ha sempre avuto a cuore le istituzioni, il senso dello Stato, possa in qualche modo giustificare una qualsiasi trattativa tra le istituzioni e Cosa nostra? Una trattativa che peraltro ha posto in pericolo la mia stessa vita… O come essere ingiustamente accusato di fare soltanto ora dei nomi di altre probabili vittime della cui esistenza tutti avrebbero dovuto essere a conoscenza se non avessero perduto la memoria… Non si può rimanere sconvolti da rivelazioni che non sono tali”. Sta di fatto che su questa scellerata trattativa ci sono troppe coperture ad alti livelli. Troppi “smemorati”, anche istituzionali, che d’improvviso recuperano la memoria e corrono dai magistrati. Un vero e proprio stillicidio di notizie, a volte false e tendenziose, capaci di stravolgere la realtà dei fatti. Tutto questo a discapito di chi, familiari delle vittime in primis, pretende la verità completa una volta per tutte. “Dopo 17 anni dalle stragi – conclude Grasso – se non ci fosse stato un mafioso pentito (Gaspare Spatuzza ndr) che si fosse accusato della strage di Borsellino e il figlio di un ex mafioso (Massimo Ciancimino ndr), tutto sarebbe rimasto sepolto nell’oblio per sempre. Il sipario si è alzato e tanti ricordi sono affiorati. Speriamo che non solo i ricordi di ex mafiosi o figli di mafiosi ci aiutino a trovare la verità”.

CONSIDERAZIONI

Falcone e Borsellino, quante volte ne sentiamo parlare, quante volte abbiamo celebrato il loro sacrificio. Quante strade e piazze gli abbiamo dedicato negli ultimi anni. Quante volte li abbiamo presi ad esempio per l’impegno e il coraggio nella lotta alla Mafia.
Destra e Sinistra si accomunano da anni nel celebrarne le gesta e rivendicarne l’appartenenza politica.
Ma quanta strada abbiamo fatto dal loro sacrificio, quanta strada ha fatto la lotta alla Mafia, cosa hanno fatto le istituzioni per non rendere inutile la loro morte.
Cosa direbbero loro, quando ad un Giornalista come Francesco La Licata riconosciuto esponente della società antimafia viene negata la possibilità di presentare un proprio libro.
Un libro su Vito Ciancimino che raccoglie la testimonianza del figlio Massimo il quale accompagna l’autore nella presentazione.
Il punto di discordia sta proprio in questa presenza “scomoda”. Scomoda per Ortonovo, dove il Sindaco annulla l’incontro due giorni prima per motivi non bene precisati di ordine pubblico, ma non scomoda per il paese di Corleone dove la presentazione è avvenuta regolarmente il 24 aprile del 2010. Scomoda per la ridente cittadina ligure di confine, ma non scomoda per la Festa Nazionale del PD che il 13 Giugno 2010 ha ospitato il giornalista e il testimone in un incontro dal titolo “Mafia e Politica”.
Scomodo per un Comune governato dal centro sinistra, ma non per Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia, che il 20 maggio 2010 si è seduto al suo fianco per parlare della vita di Vito Ciancimino con la seguente motivazione:
….«Quando lo dicevo io che mio fratello venne ucciso per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, mi prendevano tutti per pazzo, adesso finalmente c’è anche un’altra persona che lo dice e che potrebbe arrivare in questo in modo alla verità».

Scomoda è la figura di Massimo Ciancimino, scomodo è quello che dice, ma molto piu’ scomodi siamo noi a cui viene negata la libertà di conoscere, comprendere e giudicare dove stia veramente la verità. Non accettiamo strumentalizzazioni politiche celate dietro frasi ad effetto tipo:” Non si puo’ concedere spazio ad un Mafioso”, non possiamo accettare che venga negata la possibilità ad un giornalista di presentare un libro. Possiamo essere d’accordo, dubbiosi, contrari, ma questo è un attacco alla democrazia e alla libertà di espressioni sancite nella nostra Costituzione.
Non comprendiamo come temi come questi possano essere trattati su televisioni nazionali e nei luoghi dove la mafia è ancora fiorente e non in un piccolo comune come il nostro.
Non comprendiamo come possa essere negata la presentazione di un libro e come chi si dichiari da sempre in prima linea nella lotta alle Mafie, lo possa permettere.
Non ci stiamo a celebrare i martiri dell’antimafia senza dare un nostro contributo attivo. Non ci stiamo ad essere un Comune da zero a zero.

Gruppo consigliare Rifondazione Comunista
Federazione della Sinistra
Il capogruppo Roberto dott. Bedini