Giovedì 2 settembre alle 10.30 presidio di protesta davanti all’Autorità Portuale

1 settembre 2010, by  
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Le affermazioni dell’assessore provinciale spezzino al lavoro Ettore Antonelli, riguardo alla morte in porto del camionista parmense Roberto Mattioli, rivelano nettamente le posizioni padronali che lo stesso assessore rappresenta e svelano le carte sulla natura stessa di Confindustria, inopinatamente al governo di centrosinistra della provincia per scelta monocratica del presidente Fiasella. Inutile dire che avevamo ragione a porre le più grosse pregiudiziali politiche sulla figura dell’assessore Antonelli, impossibilitato per il suo ruolo di imprenditore a stare dalla parte dei lavoratori. Questa terribile dichiarazione ne è la conferma.

E’ vergonoso accusare l’autotrasportatore deceduto di “troppa confidenza con i mezzi” che porta poi inevitabilmente all’incidente mortale.

Le responsabilità di una morte sul lavoro sono sempre, e ribadiamo sempre, dovute alle condizioni di lavoro a cui i portuali sono sottoposti: i turni massacranti, gli orari di lavoro impossibili, i contratti loro imposti che permettono maggior guadagno a solo maggior volume di lavoro svolto, tutti fattori che stressano e sfiniscono il lavoratore portandolo alla stanchezza, all’ansia, alla minor concentrazione, all’errore.

Va rivisto e cambiato tutto. Bisogna tornare a mettere al centro ogni lavoratore, non i profitti sfrenati delle compagnie portuali: a maggior produzione e maggior movimento di merci in porto, come pomposamente dichiarato dall’Autorità Portuale, corrisponde un’arretratezza totale dal punto di vista dei diritti del lavoratore, a partire da quello della sua sicurezza personale. Occorre ribadire che il porto non è una zona franca ma uno spazio pubblico, dove vigono le leggi dello stato e il codice della strada il quale non solo dai mezzi di trasporto motorizzati, ma anche dagli altri mezzi come le ralle (ancora più pericolose per la salute del lavoratore) deve essere rispettato.

La Federazione della Sinistra spezzina chiede alle autorità cittadine, in particolare al sindaco e al prefetto della Spezia che attivino le forze dell’ordine per severi controlli sulle ore di guida degli autotrasportatori da effettuare non solo nell’area portuale ma anche nelle vicine strade di accesso al porto. Al sindaco e al prefetto chiediamo un incontro specifico sul tema per far si che ogni mese venga fatto il punto della situazione sicurezza nel porto.

La FDS chiede all’Ispettorato del Lavoro i controlli sugli orari e sui contratti di lavoro e alle ASL verifiche più assidue sulla sicurezza generale di tutti lavoratori portuali e sui mezzi degli operatori, specialmente le gru. Ci chiediamo inoltre che fine abbia fatto il coordinamento provinciale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro voluto dalle istituzioni e sottolineiamo che deve ancora essere applicato nella sua totalità, a causa delle forti pressioni delle imprese terminaliste, il protocollo d’intesa per la salute e la sicurezza nel porto spezzino firmato in prefettura da tutte le parti sociali.

Per sensibilizzare le autorità e la cittadinanza su questi fondamentali la Federazione della Sinistra della Spezia organizza per domani mattina, giovedì 2 settembre alle ore 10.30, un presidio di protesta davanti alla sede dell’Autorità Portuale spezzina.

Profondo cordoglio e rabbia per l’ennesimo omicidio bianco la porto: Roberto Mattioli, un’altra vittima di un sistema da cambiare

1 settembre 2010, by  
Archiviato in Lavoro, Primo piano

Ancora una tragedia sul lavoro alla Spezia, ancora un’altra morte a un lavoratore portuale.

Rifondazione Comunista spezzina è profondamente vicina ai familiari del povero Roberto Mattioli, che questa notte è rimasto schiacciato dal suo camion mentre lavorava nel terminal Ravano. Il nostro partito di nuovo vuole gridare la propria rabbia e indignazione per un’ennesima disgrazia che si doveva evitare e che non è un caso sia avvenuta proprio nel porto spezzino.

Abbiamo infatti denunciato più volte, anche durante l’estate e non solo a mezzo stampa, delle vergognose e ottocentesche condizioni di lavoro e di sicurezza in cui vivono (e muoiono) i nostri portuali. Abbiamo sostenuto e ricevuto molti di queli lavoratori che sono costretti a sopportare la frammentazione delle proprie categorie lavorative e dei contratti di lavoro, ad accettare orari e turni massacranti e a rischiare la propria pelle ogni giorno, mentre le grandi compagnie ingrassano e i terminal incrementano il giro dei container, come ampiamente documentato proprio sui giornali di oggi, macabra coincidenza.

I lavoratori sono le vittime di un sistema sempre più portato al profitto di pochi a scapito delle vite umane di molti e non c’è da meravigliarsi che quattro giorni fa il governo, per bocca del ministro Tremonti, ha giudicato la legge 626 sulla sicurezza dei lavoratori “un lusso che non possiamo permetterci”, minacciandone la sua abrogazione.

Da questa inqualificabile affermazione si capisce quello che rappresenta il lavoratore nella mentalità padronale del governo: un semplice numero, una cifra alla voce spese, e nulla più. Rifondazione Comunista chiede anzitutto rispetto delle vittime e dei loro familiari, ora vinti dal dolore, e alle istituzioni un’immediata verifica delle condizioni di sicurezza e lavorative di tutti i lavoratori del nostro porto.

E’ giunto davvero il momento di dire: Basta a queste indecenze, Basta a queste continue tragedie nella nostra provincia come altrove.