Rete a Sinistra: “Piano Verde per azzerare il consumo del suolo”

22 dicembre 2015, by  
Archiviato in Ambiente, Primo piano

 

Mentre si moltiplicano anche a livello nazionale le mobilitazioni contro il Piano Casa (oggi l’interrogazione parlamentare dei deputati Stefano Quaranta e Luca Pastorino), questa mattina il consigliere regionale Gianni Pastorino ha scritto ai 235 sindaci della Liguria invitandoli a intraprendere azioni tempestive per fermare la prima legge-scandalo della giunta Toti: “Dalla data di pubblicazione della legge, i comuni avranno 60 giorni per decidere come applicare il Piano Casa” – ricorda Pastorino. Gli amministratori potranno indicare in quali aree non ammettere gli ampliamenti e i cambi di destinazione d’uso previsti dalla nuova legge; il che può consentire di escludere l’intero territorio comunale”.

Questo il passaggio cruciale, sul quale insiste l’accorata lettera di Pastorino: se non si corre ai ripari, una volta scaduti i fatidici 2 mesi il Piano Casa sarà applicato automaticamente. E non si torna indietro. “Passati i termini, i Comuni non potranno rimediare in alcun modo” – sottolinea Pastorino – “per questo chiediamo alle amministrazioni locali di attivarsi immediatamente, approvando una delibera di giunta o del consiglio“.
Nel frattempo, hanno superato quota 1000 le firme poste in calce alla petizione di Rete a Sinistra “Salva la Liguria” su Change.org, che si muove parallelamente al percorso istituzionale della lettera: “La risposta dai territori non si è fatta attendere” – commenta Pastorino – “le firme erano già diverse centinaia dopo le prime 24 ore; centinaia di cittadini che hanno a cuore una Liguria senza altre colate di cemento. A tutti loro voglio dire: non tutto è perduto, la battaglia prosegue». Meglio ancora con l’aiuto dei sindaci”
Ma la exit strategy di Rete a Sinistra al Piano Casa è sempre pronta sul tavolo: “Il nostro “Piano Verde” rappresenta l’unica opzione verso il consumo-zero di suolo – ricorda Pastorino nella lettera ai sindaci . Lo abbiamo presentato come maxiemendamento sostitutivo del Piano Casa; ed ora diventerà la nostra proposta di legge”.

 

da www.cittadellaspezia.com

“Acam: un piano irresponsabile da larghe intese”

11 giugno 2013, by  
Archiviato in Ambiente, Dalla Provincia, Partito, Primo piano

Siamo all’atto finale di una tragedia che rasenta la farsa se non ci fossero in ballo le vite di tanti lavoratori e le bollette di tantissimi cittadini. Un piano di svendita, quello presentato su Acam, inaccettabile, dopo 5 anni di balletti e di sconfitte.
Il Pd ed i suoi fedeli alleati chiedono responsabilità? Acam perderà 163 lavoratori subito, svenderà il Gas/Clienti, azienda che garantisce redditività, ed almeno il 49% di Ambiente e 150 milioni di debito verranno ricaricati nell’SpA pubblica Acque, con aumenti delle tariffe.
Forse c’è bisogno del vocabolario per ricordarsi che cos’è responsabilità. Riteniamo che responsabile sarebbe stato partire dal presupposto che fu un errore aprire le porte al mercato ed al liberismo nella gestione dei servizi pubblici o inseguire l’idea di grandi bacini di utenza o le chimeriche grandi aggregazioni. Riteniamo che fu un errore accedere ai derivati, che fu un errore usare Acam come ammortizzatore sociale, che fu un errore lasciare potere totale a sindaci e amministratori delegati onnipotenti.
Ancora una volta non c’è un indirizzo industriale dell’azienda, non uno straccio di rilancio della filiera del rifiuto, ovunque volano di lavoro e di redditività, ma un buco in un’area come Mangina, dove rischio idrogeologico, presenza di falde acquifere e la presenza di un sito d’interesse comunitario (Sic) bastano per definire folle la scelta di un sito privato in cui verrà conferito (come specificato nel piano tariffario – Tares) anche il talquale, la “rumenta” così com’è!
Non uno straccio di proposta per tutelare l’esito dei referendum che abolivano l’obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici e il 7 % di remunerazione del capitale. Acqua pubblica alla Spezia oggi significherà una società ancora di diritto privato, soggetta al profitto e carica di 150,87 milioni di debiti da ammortizzare con le bollette dei cittadini, tradendo completamente l’esito referendario che portò 100mila spezzini a votare.
Non un accenno al rientro di denari pubblici sperperati con i derivati (15 milioni) o dei contratti in perdita sottoscritti dai sindaci del Pd e che hanno fatto perdere ad Acam milioni di euro.
Per tutti questi motivi Rifondazione si opporrà a questo ennesimo tentativo di svendita di un patrimonio industriale, si opporrà al tentativo di far pagare questi fallimenti ai cittadini, privatizzando i ricavi e socializzando le perdite. Negli ultimi cinque anni abbiamo fatto decine di proposte chiedendo che vengano seguiti alla Spezia i modelli virtuosi e pubblici di gestione dei beni comuni (Capannori su Rifiuti Zero, Napoli su acqua bene comune, Campo Tures su emissioni zero), completamente ignorate e rigettate dalla miopia del Pd. Siamo all’epilogo di una vicenda che era già stata scritta, oggi siglata dall’incapacità e dalla sordità di una classe dirigente inadeguata.
Segreteria prov.le Prc La Spezia

“Federici su Acam: ridicole ripetizioni di un film già visto”

18 aprile 2013, by  
Archiviato in Ambiente, Dalla Provincia, Istituzioni, Primo piano

 

E’ sconcertante il balletto intrapreso dal sindaco Federici, attorniato dal silenzio assoluto dei sindaci del Pd di tutta la provincia.

Ancora una volta infatti si tenta di risolvere i problemi di Acam con gli stessi metodi con cui si sono creati i problemi ormai arcinoti.
Rifondazione esprime ancora una volta lo sdegno e la propria contrarietà alla privatizzazione dei servizi, in particolar modo alla cessione dei rami d’azienda Ambiente (rifiuti), Gas e Clienti.
Una scelta folle che evidenzia soprattutto la mancanza di responsabilità di sindaci che fino ad oggi hanno usato Acam come un bancomat, sostanziando contratti in perdita per l’azienda. Se di responsabilità il Pd vuol parlare, imponga ai suoi sindaci di mettere nero su bianco un piano di rientro dei contratti in perdita, si uniscano al nostro esposto sulla vicenda dei derivati che hanno causato milioni di euro di perdita e accolgano le nostre proposte di rilancio industriale di Acam.

Tutto il resto è mera propaganda sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini spezzini.

Rifondazione Comunista La Spezia

 

“Solidali con i lavoratori Acam: una situazione indecente”

26 marzo 2013, by  
Archiviato in Dalla Provincia, Lavoro, Partito, Primo piano

 
La notizia di una possibile mancanza di liquidità da parte dell’azienda Acam che metterebbe a repentaglio gli stipendi di marzo è di una gravità inaudita e segna il passo di una gestione indecente della vertenza da parte di tutte le forze politiche spezzine.
In primis è inconcepibile che tale notizia venga appresa dai giornali, segno di una totale mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori. Queste informazioni non sono fulmini a ciel sereno, e qui le responsabilità sono gravissime.
In secondo luogo troviamo indecente l’atteggiamento delle forze politiche spezzine, tutte, nessuna esclusa, dimostrato nella recente commissione consiliare in cui Rifondazione, alla luce della sentenza che giudicava l’azienda non fallibile, chiedeva un consiglio comunale immediato sul tema. Questo non è stato voluto da tutte le forze politiche presenti, Pd, Sel, M5S, Guerri, Pdl, Lega e varie liste civiche. Oggi lorsignori si rendono conto che l’urgenza era evidente a tutti, men che a loro. Un atteggiamento vergognoso.
La solidarietà ai lavoratori di Acam si aggiunge alla preoccupazione che nella provincia ci sono già 1000 persone che, per il blocco degli ammortizzatori sociali da tre mesi senza un euro. Ora se ne aggiungerebbero 950 di Acam, mentre i sindaci del Pd continuano a svolgere il loro mandato come se fossimo in una situazione di normale amministrazione.
Segreteria prov.le Prc La Spezia

“Serve un piano straordinario: l’Acam affonda e i sindaci continuano a suonare”

23 marzo 2013, by  
Archiviato in Ambiente, Dalla Provincia, Partito, Primo piano

 

Il sindaco Federici e gli altri membri dell’assemblea dei soci sono degli irresponsabili, perché hanno sottovalutato le problematiche legate alla fallibilità di Acam, che avevamo posto in più di una occasione, soprattutto nelle ultime settimane, dopo il pronunciamento del Tribunale di Palermo, al quale i giudici spezzini hanno fatto esplicito riferimento. Oggi, grazie all’arroganza e alla presunzione dei sindaci e alle responsabilità dei dirigenti dell’azienda e dei Comuni, ci troviamo completamente impreparati“.


Carte alla mano, Rifondazione Comunista si scaglia contro i sindaci-soci della multiutility di Via Picco, commentando la sentenza con la quale il Tribunale della Spezia ha stabilito che Acam non può fallire e non può ricorrere ad alcuna procedura concordataria poiché persegue fini pubblici. Simona Cossu, consigliera che di recente è passata all’opposizione della giunta spezzina, ma che su Acam aveva mostrato un’opinione molto critica da tempo, mostra il verbale della riunione di commissione dell’8 marzo scorso, nel quale c’è proprio il botta e risposta con il sindaco sulla questione della fallibilità e dell’entità del debito che ricadrebbe sulle casse dei Comuni. E il sindaco, che allora aveva sostenuto che la natura giuridica di Acam avrebbe potuto condurre ad un concordato e che i Comuni sarebbero responsabili solamente della parte di capitale versato, non si sposta di un centimetro, e oggi ritorna a ribadire le sue convinzioni (clicca qui).
Come ha ammesso lo stesso amministratore delegato di Acam Garavini, le possibilità che si giunga all’accordo sulla ristrutturazione del debito sono decisamente flebili – ha spiegato questa mattina Simona Cossu – quindi la situazione è davvero disperata. Occorre che si predisponga un piano straordinario da parte dei Comuni, per questo chiediamo una assemblea dei soci in seduta aperta e un consiglio comunale straordinario su questo tema. Cosa inserire nel piano? Il taglio di tutte le spese non necessarie per far fronte ai servizi pubblici. Ci riferiamo a spese come quella per il logo della città, la Festa della Marineria, il Festival della Mente. Se vogliono realizzare queste manifestazione, con una città sommersa dalla spazzatura, sappiano che noi ci mettiamo di traverso. Poi sarà utile individuare patrimoni da liquidare e aumentare gli affidamenti in house. I Comuni devono trovare le risorse per far fronte ai debiti che franeranno loro addosso e dovranno evitare che il passivo di Acam si spalmi in egual misura su tutti: l’addizionale Irpef, se dovrà aumentare come prevedibile, lo farà solo per i redditi alti“.

Non c’è spazio per ribaltare la sentenza – ha sostenuto il segretario provinciale Massimo Lombardinon ci sono precedenti. La magistratura ha emesso una sentenza senza ascoltare i poteri forti della città che volevano mettere un tappo sulla questione. Ci sono decine di situazioni che meritano una stura in questa città. Ma manca la consapevolezza, anche politica, di quello che sta succedendo. E’ come se Acam fosse il Titanic che affonda, e i sindaci continuano a suonare“. “Quegli stessi sindaci – ha aggiunto William Domenichini che hanno la grave responsabilità politica di aver stipulato contratti di servizio nei quali l’azienda era in perdita e di voler continuare a giocare il futuro di Acam all’interno delle stanze dei bottoni“.

da www.cittadellaspezia.com del 22/03/2013

“Consiglio comunale congiunto in Val di Magra: una passerella del Pd, ma i problemi restano”

22 dicembre 2012, by  
Archiviato in Ambiente, Dalla Provincia, Primo piano

 

Quello che doveva essere il Consiglio Comunale congiunto per la Val di Magra e Lerici sul grave tema del dissesto idrogeologico si è rivelato un’assemblea pubblica, dove il documento presentato dai Sindaci, che riprendeva solo alcune richieste dei Comitati degli alluvionati, dopo un tentativo maldestro di farlo passare come approvato da quell’assemblea dovrà passare all’interno di ogni Consiglio Comunale prima della fine di gennaio.
Dopo tre ore di interventi e discussione, che sono apparsi più il tentativo di imbonirsi in modo populista e demagogico cittadini giustamente sfiniti dalle conseguenze di un’amministrazione del territorio ben oltre i limiti dell’indecenza, non hanno avuto nessuna concretezza ed il tentativo di una presa di posizione forte contro la Provincia, Regione e Stato per chiedere meno burocrazia, più autonomia e più soldi per gestire il Magra, si è rivelata una passerella dei Sindaci PD, o il tentativo di un regolamento di conti in vista delle prossime dispute per il Parlamento. Intanto dei problemi e delle soluzioni, nessuna traccia.
I cittadini alluvionati hanno tutte le ragioni della loro indignazione, ancora di più se la risposta della classe dirigente è quella di manlevarsi da ogni responsabilità di gestione del territorio, accusare Giove Pluvio e qualche collega di partito assente per poi stracciare ogni studio scientifico serio sia dal punto di vista idrologico, sia da quello della fattibilità economica.
Non stupisce quindi che posizioni come quelle del sindaco di Sarzana Caleo ignorino ogni studio già esistente, così per il primo cittadino sarzanese operazioni delicate come il ripascimento vengono derubricate con battute demagogiche o chiaramente intese a continuare sfruttare il territorio monetizzandolo e non alla sua salvaguardia. D’altronde di che stupirsi di chi ha fatto della sua gestione una sistematica cementificazione del territorio?
Indecorose le dichiarazioni del sindaco di S.Stefano Mazzanti, il quale ha cercato di giustificare la non accettazione della proposta di moratoria alla costruzione nelle aree esondabili, dicendo che le mappe sulle zone rosse non erano aggiornate e contestualmente a questa moratoria non c’era la partenza dei lavori sulla messa in sicurezza. Quindi se i lavori sulla mitigazione del rischio non partono è giusto che si continui a costruire nelle zone rosse esondabili. Una vergogna inaccettabile.
In conclusione: non una parola sui disastri che sono stati compiuti a monte della vallata e che genereranno ulteriori situazioni di rischio per l’asta terminale del Magra, non una parola sul cambiare modalità di gestione del territorio puntando sul recupero edilizio ed alleggerendo la pressione cementificatoria della vallata, non una parola sull’incentivazione del presidio agricolo. Insomma un’occasione sprecata per dare segnali concreti, un’occasione utile per fare della propaganda nel modo più becero. Alla prossima alluvione il fango raccolto dai volontari verrà depositato nelle sale consiliari di questa classe politica.
Segreteria Provinciale Rifondazione Comunista La Spezia

“Martedì 4 dicembre al centro “Allende” assemblea pubblica su Acam. Pronto un esposto contro le banche dei derivati”

29 novembre 2012, by  
Archiviato in Dalla Provincia, Lavoro, Partito, Primo piano

 

Rifondazione Comunista non ci sta. Non è d’accordo su come è stato gestito l’accordo sulla vicenda Acam. Per questo aveva convocato un’assemblea coi dipendenti Acam per domani sera al Centro Allende, rimandata a martedì 4 dicembre alle ore 18 per le le avverse condizioni meteo di questi giorni.

Simona Cossu, consigliera comunale di Rifondazione Comunista e William Domenichini, responsabile ambiente del partito, non approvano il documento siglato dai sindaci con i sindacati e rivendicano la loro posizione che non è semplicemente quella del “no” facendo delle proposte. “Innanzitutto non siamo d’accordo su come si è arrivati al protocollo – afferma Cossu – sia per quanto riguarda le modalità che i contenuti. Ricordiamo che la sigla è stata apposta una domenica mattina all’insaputa delle stesse forze di maggioranza. Una decisione poco trasparente. Sempre sul fronte della trasparenza abbiamo chiesto i dati per sapere quanto sono costati ad Acam i contratti di servizio: ma non ci sono stati forniti. Non vorremmo ricorrere al Prefetto per averli”. Rifondazione è critica sui contenuti dell’accordo. “Sta scritto – prosegue Cossu – che bisogna “riadeguare i contratti di servizio ambientali secondo criteri di sostenibilità economica e finanziaria”. Vuol dire allora che prima non era così. Come si possono trovare privati che investano il 49% in un’azienda in perdita?”.

E lancia delle proposte. “Sapere prima di tutto quanto costano ad Acam i contratti di servizio – precisa Cossu – Gli strumenti ci sono per recuperare i debiti dai Comuni: Acam potrebbe fare fatture ai Comuni che dovrebbero redigere un piano di rientro. Non è invocabile la scusa che avrebbero un debito fuori bilancio: il Comune della Spezia aveva un debito milionario fuori bilancio con la ditta Agnese e l’ha saldato”.

Il partito non è favorevole neppure alla ricollocazione dei dipendenti in esubero nelle società partecipate. “Questa è la modalità che ha creato il bubbone Acam, un contenitore in cui “buttare” la crisi sociale”, conclude Simona Cossu che precisa di non dare le dimissioni da consigliere “perché sto mantenendo le promesse del programma da noi sottoscritto”.

Altre lotte sono collegate indirettamente alla questione Acam come la vittoria sul referendum dell’acqua pubblica (a La Spezia 100.000 firme) e la strategia a rifiuti zero. “Siamo tra le prime province italiane ad aver varato questa strategia – ha affermato Willliam Domenichini – e alla vittoria del referendum sull’acqua hanno partecipato, oltre a noi, Pd, Sel, Idv. Proponiamo quindi l’adesione totale alla strategia rifiuti zero, la necessità della realizzazione di un polo energetico sulle energie alternative, l’attuazione del piano provinciale dei rifiuti in scadenza”. Di tutto ciò Rifondazione parlerà nella prossima assemblea coi dipendenti Acam dove verrà illustrato un esposto redatto dal segretario Massimo Lombardi contro la BNP – Paribas che ha venduto i derivati ad Acam. (da www. cronaca4.it)

Acam, Rifondazione: “E la chiamano assunzione di responsabilità?

 

Cossu e Domenichini snocciolano i punti critici dell’accordo firmato da sindaci e sindacati. La consigliera spezzina: “Federici non rispetta il programma elettorale“. Martedì assemblea pubblica all’Allende.

La Spezia – La rottura maturata su Acam tra Rifondazione Comunista e la maggioranza che appoggia Federici appare insanabile. Almeno sino a quando Pd & company non decideranno di affrontare la questione con un cambio di rotta.
Serve più serietà nel condurre questa vicenda“, afferma Simona Cossu, consigliere comunale di Rifondazione che una settimana fa ha votato contro il documento proposto dalla maggioranza. “Credo fermamente di essere nel solco del programma con il quale il centrosinistra si è presentato alle elezioni. Per questo non esco dalla maggioranza. Semmai è Federici ad essere fuori rispetto a quello che è stato promesso agli elettori. E’ assurdo che siamo solamente noi – aggiunge Cossu – a fare da guardiani al programma. In ogni caso, non voterò mai nessuna delle proposte che ricalchino il percorso intrapreso dalla giunta sulla questione Acam“.
Rifondazione, infatti, ritiene un atto grave la firma dell’accordo tra i sindaci e i sindacati di domenica 4 novembre: “Un’operazione fatta in fretta e furia, senza che nessuno ne sapesse nulla. Quando Federici dice che su Acam è trasparente non dice la verità“. Ma oltre a ribadire la sua contrarietà al modus operandi degli ultimi mesi, Cossu entra nel merito dell’accordo firmato, di cui contesta i contenuti. “I sindaci devo riadeguare i costi dei servizi ambientali secondo criteri di sostenibilità economica? Dal 2008 ad oggi a che cosa pensavano? E guarda caso promettono di farlo ora che una parte di Acam Ambiente sarà ceduta a privati. Certo, quale azienda accetterebbe di lavorare con contratti sottocosto? E la spacciano per una conquista?“.
Alcuni dei sindaci-soci, anche negli ultimi anni, quando la crisi dell’azienda era ben nota, hanno continuato a pagare meno del dovuto, ragionando come (cattivi) clienti dell’azienda di Via Picco, e, di fatto, affossandola ancora di più. Aberrazioni della partecipazione pubblica che avrebbero dovuto essere finite da tempo. E invece si attendeva caso per caso che i contratti terminassero, prima di adeguare le somme.
Ora che finalmente i sindaci-soci mettono per iscritto di voler tornare alla normalità, Rifondazione chiede che sia presentato il conto.
“Che danno ha provocato questo comportamento ad Acam? Nel corso di una seduta di commissione l’ad Gaudenzio Garavini e l’assessore Davide Natale ci hanno risposto che questo dato non ce lo possono fornire. Spero di non dovermi rivolgere al prefetto… Ad ogni modo – annuncia Cossu – avanziamo una proposta: chiediamo ai sindaci di rientrare dei loro debiti, che si presume siano molto elevati. Acam potrebbe fatturare quanto dovuto e i Comuni potrebbero avviare piani di rientro. Così facendo l’azienda avrebbe risorse da mettere sul tavolo nella trattativa con le banche e potrebbe evitare la vendita del settore Gas”. Ma così facendo i Comuni non rischiano di non poter chiudere i bilanci e di dover dichiarare il dissesto finanziario? “Sarebbero debiti fuori bilancio, che possono essere inseriti. E comunque si tratta di un fatto politico: i sindaci che hanno approfittato di servizi sottocosto, soprattutto tra quelli espressione del Partito democratico, attuino qualche taglio ad eventi elettoralistici. Altrimenti – sostiene William Domenichini, responsabile Ambiente di Rifondazione – si siedano attorno ad un tavolo e dicano perché mancano le risorse. Hanno detto di volersi assumere le loro responsabilità, ma tappando i buchi con vendite degli asset e esuberi, la presa in carico delle responsabilità dove sta?”.

Ma per Rifondazione i punti critici dell’accordo firmato da sindacati e soci di Acam non sono finiti. “Abbiamo chiesto sin dall’inizio della crisi di dare ad Acam incarichi ulteriori, ad esempio sfruttando la conoscenza del territorio di Integra, per limitare il dissesto idrogeologico. L’allora assessore Paita – ricorda Cossu – ci disse che era impossibile, che gli incarichi non si possono affidare così, e oggi, dopo anni, è uno dei punti chiave del salvataggio“.
Mirino puntato anche su un altro aspetto, quello dell’assorbimento di parte degli esuberi con il trasferimento dei dipendenti in altre controllate dei Comuni della provincia. “Ma allora – sbotta il consigliere comunale – questi non imparano mai? Una delle cause del bubbone Acam è stato proprio l’averla utilizzata come contenitore per tamponare le crisi sociali. Cosa facciamo, trasferiamo il problema da un’altra parte? Come pensano di mettere in pratica una cosa del genere?“.
Ci hanno sempre tacciati come ‘il partito del no’, ma ogni volta che si siamo espressi contro certe pratiche abbiamo sempre proposto delle alternative. Ora che la situazione è drammatica avanziamo un’altra proposta, quella di fatturare il dovuto all’azienda da parte dei Comuni debitori, per evitare la svendita di Clienti, Gas e di metà delle quote di Ambiente. Quest’ultima operazione – prosegue Domenichini – è un salto nel buio, con un piano dei rifiuti mai attuato. L’elemento critico è l’incognita discarica. Sino a fine anno sarà possibile utilizzare quella di Vallescura (nonostante che i sindaci di Follo, Beverino e La Spezia in un primo momento si fossero detti contrari). Poi dove andranno i rifiuti? Si parla di non meglio precisati ‘impianti esterni’… Sulla differenziata un’altro fatto grave, con l’impegno di raggiungere il 65 per cento nel 2017. La legge impone che ci si arrivi nel 2012. Cosa facciamo? Glissiamo la legge senza battere ciglio? E ancora: il referendum di un anno e mezzo fa ha stabilito che l’acqua è un bene comune, un valore pubblico sul quale non si può lucrare. Ebbene, nell’accordo, nonostante i voti di 100mila spezzini, questo aspetto non viene nemmeno menzionato“.Tanti, tantissimi i punti sui quali Rifondazione Comunista è in disaccordo con l’amministrazione spezzina e con i sindacati. Così come sono tanti i problemi che per anni sono stati sollevati su Acam, senza che nessuno prendesse provvedimenti efficaci. Per questo martedì prossimo alle 18 si svolgerà un’assemblea pubblica su Acam organizzata proprio da Rinfondazione comunista al Centro Allende.
Domani i lavoratori dell’azienda saranno chiamati ad esprimersi sul piano firmato dai sindacati e dai sindaci-soci e stando a quello che dice Simona Cossu, dentro l’azienda la vigilia è molto tesa: “Abbiamo avuto notizia di minacce indegne. Del tipo: se passa il no, non avrete la tredicesima“. Comunque vada, le prossime settimane saranno di fuoco, e il panettone sarà indigesto per molti, per 500 milioni di motivi. (da www.cittadellaspezia.it)

Acam, Rifondazione presenterà un esposto contro Bnp Paribas per la vendita dei derivati

La Spezia – A contribuire alla voragine presente nei conti di Acam c’è anche la nota vicenda dei derivati tossici, acquistati dall’azienda di Via Picco quando al timone, nei panni di amministratore delegato, c’era quel Pierluigi Tortora bersaglio di tre azioni di responsabilità avviare nel 2010 da parte dei sindaci soci.

Recentemente la procura di Aqui Terme ha rinviato a giudizio i vertici di Unicredit per aver venduto ad una azienda derivati tossici. Pertanto – annunciano Simona Cossi e William Domenichini – il nostro segretario provinciale Massimo Lombardi, nei prossimi giorni presenterà un esposto contro Bnp Paribas, l’istituto di credito dal quale l’ex amministratore delegato Tortora ha acquistato i derivati che sono costati un buco di 11 milioni di euro ad Acam”. Nell’annunciare l’esposto Cossu e Domenichini hanno sottolineato come tra i colpevoli del disastro Acam ci siano sindaci e sindacati, ma anche le stesse banche che hanno concesso all’azienda di arrivare ad avere un’esposizione incredibile. (da www.cittadellaspezia.it)

Magra e Vara: invece delle ruspe nei fiumi, si abbattano abusi e si liberino le tombinature

3 febbraio 2012, by  
Archiviato in Ambiente, Dalla Provincia, Primo piano

 

 

Le associazioni ambientaliste hanno pienamente ragione su ciò che sta avvenendo lungo i nostri fiumi, Vara e Magra, uno scempio in nome della peggiore demagogia politica ed della più profonda ignoranza tecnica.

Così Rifondazione Comunista si associa all’allarme lanciato da Italia Nostra, Legambiente, Lipu-Bird Life e Wwf.

Chi ha dato ordinanza di disboscare vegetazione viva e vcostruire argini senza una visione globale delle criticità del bacino idrografico l’ha fatto in totale spregio di ogni buon senso – continua la nota di Rifondazione – e delle tonnellate di elaborazione scientifica prodotta da istituti di ricerca, università e autorità di bacino. La sconcertante realtà è che alcuni sindaci, da Follo ad Arcola, preferiscono raccattare un pugno di voti con azioni populistiche e prive di ogni utilità pratica, piuttosto che affrontare la complessità dei problemi.

Questo autoritarismo nel fare delle aree fluviali un vero scempio non si è posto quando c’era da rimuovere capannoni o discariche abusive, talvolta con presenza di amianto. Così come tanta solerzia non è stata posta in uno dei veri problemi relativi all’emergenza idraulica del nostro territorio, ovvero lo stato dei torrenti e canali affluenti, spesso tombinati o in stato di totale abbandono. Così la stessa energia non è stata posta quando c’era da verificare se scantinati si trasformavano in rustici abitabili.

Oggi questa cattiva politica soddisfa la pancia di quei cittadini giustamente esausti dalle loro stesse mancanze, e per ovviarvi puntano a trovate da prima pagina. Ma la realtà è che in questi anni si è preferito concessionare cubature di cemento per fare cassa con oneri e lasciare che il territorio sia abbandonato a se stesso, vergognosamente imputanto le cause alluvionali a chi addirittura tutto ciò lo ha sempre denunciato.

Se questi sindaci hanno davvero il coraggio delle loro azioni emettano immediatamente ordinanza di abbattimento degli abusi sui territori, puliscano e liberino dalla cementificazione le tombinature dei canali e procedano a bloccare ulteriori costruzioni. Ad Ortonovo come alla Spezia, Rifondazione è fautrice di questa politica.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia