Lombardi su Waterfront: “Basta demagogia, Calata Paita bene comune, via con processo di democrazia partecipata”

8 febbraio 2012, by  
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Oggi più che mai vi è la necessità di una cultura di governo della nostra città capace di salvaguardare insieme economia e valori urbani, diritto alla città, bisogno di uguaglianza e ricusazione dei privilegi della rendita.

Il governo del territorio, nelle sue componenti responsabili, pubbliche e private, non deve muoversi nell’ambito di “politiche mercantili”, di scambio e di mediazioni tra interessi privati ma deve necessariamente confrontandosi con le legittime aspettative collettive e alternative.

Occorre abbandonare i criteri finora seguiti, propri di una governance privatizzante e riproporre in termini nuovi, non lottizzatori, la creazione di un nuovo Waterfront del Golfo, da declinare attraverso un processo “vero” di partecipazione di tutti gli spezzini.

Ritengo necessario declinare il verbo “Partecipare” nell’accezione di unire le forze positivamente orientate alla costruzione del Waterfront come bene comune” per dare un senso nuovo alla città, “attraverso una nuova politica che attacchi come nodo da risolvere lo statuto di Spezia come città divisa e frammentata: divisa dal suo mare e dal suo Golfo, divisa tra la costa di levante e quella di ponente, divisa e frammentata nel suo processo di crescita”, come bene ha evidenziato il prof. Silvano D’Alto.

Al di là di infondate cortine fumogene, il progetto al quale siamo di fronte nella versione attualmente disponibile non è il progetto vincitore del concorso per la riqualificazione del lungomare di Spezia: si tratta di una Variante che altera radicalmente il progetto originario.

Le discussioni pubbliche che si sono sviluppate non hanno scalfito l’impianto pesantemente lottizzatorio della Variante, calato dall’alto sulla città.

Utilizzando la legge sul federalismo demaniale, Calata Paita si realizzerà interamente con l’impiego di risorse private mediante un financing project, una perla del capitalismo finanziario che tende a chiudere ogni possibilità di pubblico dibattito negando ogni forma di partecipazione.

Non si produce la valorizzazione di Calata Paita quando si impianta in essa una lottizzazione privata e meramente speculativa di condomini e alberghi, ma se ne distrugge il valore pubblico, paesaggistico e di bene comune.

Noi ci batteremo strenuamente, insieme a numerose forze sociali e politiche, per “aprire un percorso partecipato” che ridisegni il Progetto Fronte a Mare, pensando Calata Paita come BENE COMUNE, per la sua natura unico e irriproducibile, appartenente a quella categoria di beni a “titolarità è diffusa”, che appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono potere accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive.

Non possiamo accettare passivamente la cementificazione della costa e il più evidente privilegio privato.

Occorre cambiare il paradigma della crescita, pensare in termini nuovi, dove il senso della “città di tutti”, come grande bene comune, prevalga sugli interessi economici di pochi: è necessaria una riappropriazione di valori antichi e nuovi della storia, della memoria, del futuro del territorio: la ricostruzione del paesaggio, la difesa dell’area agricola, l’abbandono del processo di cementificazione e privatizzazione del territorio.

Le coste sono spazi pubblici e nella piena riconferma di questo loro statuto consiste la loro importanza ed il loro fascino. Calata Paita deve essere un momento innovativo e creativo: culturalmente e socialmente, perciò lo sarà anche economicamente: un momento nel quale la cittadinanza -attraverso l’attivazione di pratiche concrete di democrazia partecipata- possa riconoscersi, ricercarsi e rispecchiarsi in una nuova identità urbana da costruire insieme con una nuova forma di relazione spazio-temporale non oppositiva, ma di dialogo tra il Porto e la Città.

In quegli spazi i cittadini dovranno percepirsi a casa loro, con l’orgoglio di sentirsi spezzini, partecipi di un grande progetto di valori di uguaglianza e di libertà: un parco pubblico, per un turismo dinamico e non statico con attrattive a livello europeo e mediterraneo, portandovi gente e genti, cittadini e ospiti.

Calata Paita dunque come osservatorio delle diversità ma anche produttivo di diversità, con una visione che sappia recepire le novità e le trasformi in un messaggio culturale, aperto e condiviso, in cui si progetti una nuova forma di relazione spazio-temporale non oppositiva, ma di dialogo tra il Porto e la Città.

Il progetto di Calata Paita può diventare l’espressione di questa diversità, esaltando sotto il profilo simbolico, quindi dell’azione culturale, i caratteri di universalità, tolleranza, solidarietà: affermazione del diritto ad essere diversi e uguali, cioè a scoprire in ciascuna diversità il senso della umanità comune.

In termini più generali, relativi al territorio spezzino nel suo complesso, occorre offrire prioritariamente, come base per una discussione partecipata, un programma che riconosca l’improrogabile necessità della costituzione e delimitazione di un serbatoio di aree da riservare al prevalente “uso pubblico” nell’ambito cittadino sia nella zona centrale urbana che nella zona periferica (Fossamastra e Pagliari, le aree rimaste libere, da considerarsi “aree irrinunciabili” per un minimo riscatto dell’attuale situazione di degrado ambientale) a cui bisogna aggiungere l’area definita ‘Piazzale del ferro’ nel ponente, la cui cessione deve essere rivendicata pressantemente alla Marina Militare per rispondere alle esigenze storiche di sbocco al mare degli abitanti di Marola.

Una città da sempre alle prese con approdi precari, può presentare, a ponente, mediante la costruzione di una ‘porta d’ingresso marittimo’, una rinnovata carta d’identità più aderente alla propria potenziale, sino ad oggi solo declamata, vocazione marittima.


Massimo Lombardi

Segretario Provinciale Partito della Rifondazione Comunista/Fds – La Spezia