“Martedì 4 dicembre al centro “Allende” assemblea pubblica su Acam. Pronto un esposto contro le banche dei derivati”

29 novembre 2012, by  
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Rifondazione Comunista non ci sta. Non è d’accordo su come è stato gestito l’accordo sulla vicenda Acam. Per questo aveva convocato un’assemblea coi dipendenti Acam per domani sera al Centro Allende, rimandata a martedì 4 dicembre alle ore 18 per le le avverse condizioni meteo di questi giorni.

Simona Cossu, consigliera comunale di Rifondazione Comunista e William Domenichini, responsabile ambiente del partito, non approvano il documento siglato dai sindaci con i sindacati e rivendicano la loro posizione che non è semplicemente quella del “no” facendo delle proposte. “Innanzitutto non siamo d’accordo su come si è arrivati al protocollo – afferma Cossu – sia per quanto riguarda le modalità che i contenuti. Ricordiamo che la sigla è stata apposta una domenica mattina all’insaputa delle stesse forze di maggioranza. Una decisione poco trasparente. Sempre sul fronte della trasparenza abbiamo chiesto i dati per sapere quanto sono costati ad Acam i contratti di servizio: ma non ci sono stati forniti. Non vorremmo ricorrere al Prefetto per averli”. Rifondazione è critica sui contenuti dell’accordo. “Sta scritto – prosegue Cossu – che bisogna “riadeguare i contratti di servizio ambientali secondo criteri di sostenibilità economica e finanziaria”. Vuol dire allora che prima non era così. Come si possono trovare privati che investano il 49% in un’azienda in perdita?”.

E lancia delle proposte. “Sapere prima di tutto quanto costano ad Acam i contratti di servizio – precisa Cossu – Gli strumenti ci sono per recuperare i debiti dai Comuni: Acam potrebbe fare fatture ai Comuni che dovrebbero redigere un piano di rientro. Non è invocabile la scusa che avrebbero un debito fuori bilancio: il Comune della Spezia aveva un debito milionario fuori bilancio con la ditta Agnese e l’ha saldato”.

Il partito non è favorevole neppure alla ricollocazione dei dipendenti in esubero nelle società partecipate. “Questa è la modalità che ha creato il bubbone Acam, un contenitore in cui “buttare” la crisi sociale”, conclude Simona Cossu che precisa di non dare le dimissioni da consigliere “perché sto mantenendo le promesse del programma da noi sottoscritto”.

Altre lotte sono collegate indirettamente alla questione Acam come la vittoria sul referendum dell’acqua pubblica (a La Spezia 100.000 firme) e la strategia a rifiuti zero. “Siamo tra le prime province italiane ad aver varato questa strategia – ha affermato Willliam Domenichini – e alla vittoria del referendum sull’acqua hanno partecipato, oltre a noi, Pd, Sel, Idv. Proponiamo quindi l’adesione totale alla strategia rifiuti zero, la necessità della realizzazione di un polo energetico sulle energie alternative, l’attuazione del piano provinciale dei rifiuti in scadenza”. Di tutto ciò Rifondazione parlerà nella prossima assemblea coi dipendenti Acam dove verrà illustrato un esposto redatto dal segretario Massimo Lombardi contro la BNP – Paribas che ha venduto i derivati ad Acam. (da www. cronaca4.it)

Acam, Rifondazione: “E la chiamano assunzione di responsabilità?

 

Cossu e Domenichini snocciolano i punti critici dell’accordo firmato da sindaci e sindacati. La consigliera spezzina: “Federici non rispetta il programma elettorale“. Martedì assemblea pubblica all’Allende.

La Spezia – La rottura maturata su Acam tra Rifondazione Comunista e la maggioranza che appoggia Federici appare insanabile. Almeno sino a quando Pd & company non decideranno di affrontare la questione con un cambio di rotta.
Serve più serietà nel condurre questa vicenda“, afferma Simona Cossu, consigliere comunale di Rifondazione che una settimana fa ha votato contro il documento proposto dalla maggioranza. “Credo fermamente di essere nel solco del programma con il quale il centrosinistra si è presentato alle elezioni. Per questo non esco dalla maggioranza. Semmai è Federici ad essere fuori rispetto a quello che è stato promesso agli elettori. E’ assurdo che siamo solamente noi – aggiunge Cossu – a fare da guardiani al programma. In ogni caso, non voterò mai nessuna delle proposte che ricalchino il percorso intrapreso dalla giunta sulla questione Acam“.
Rifondazione, infatti, ritiene un atto grave la firma dell’accordo tra i sindaci e i sindacati di domenica 4 novembre: “Un’operazione fatta in fretta e furia, senza che nessuno ne sapesse nulla. Quando Federici dice che su Acam è trasparente non dice la verità“. Ma oltre a ribadire la sua contrarietà al modus operandi degli ultimi mesi, Cossu entra nel merito dell’accordo firmato, di cui contesta i contenuti. “I sindaci devo riadeguare i costi dei servizi ambientali secondo criteri di sostenibilità economica? Dal 2008 ad oggi a che cosa pensavano? E guarda caso promettono di farlo ora che una parte di Acam Ambiente sarà ceduta a privati. Certo, quale azienda accetterebbe di lavorare con contratti sottocosto? E la spacciano per una conquista?“.
Alcuni dei sindaci-soci, anche negli ultimi anni, quando la crisi dell’azienda era ben nota, hanno continuato a pagare meno del dovuto, ragionando come (cattivi) clienti dell’azienda di Via Picco, e, di fatto, affossandola ancora di più. Aberrazioni della partecipazione pubblica che avrebbero dovuto essere finite da tempo. E invece si attendeva caso per caso che i contratti terminassero, prima di adeguare le somme.
Ora che finalmente i sindaci-soci mettono per iscritto di voler tornare alla normalità, Rifondazione chiede che sia presentato il conto.
“Che danno ha provocato questo comportamento ad Acam? Nel corso di una seduta di commissione l’ad Gaudenzio Garavini e l’assessore Davide Natale ci hanno risposto che questo dato non ce lo possono fornire. Spero di non dovermi rivolgere al prefetto… Ad ogni modo – annuncia Cossu – avanziamo una proposta: chiediamo ai sindaci di rientrare dei loro debiti, che si presume siano molto elevati. Acam potrebbe fatturare quanto dovuto e i Comuni potrebbero avviare piani di rientro. Così facendo l’azienda avrebbe risorse da mettere sul tavolo nella trattativa con le banche e potrebbe evitare la vendita del settore Gas”. Ma così facendo i Comuni non rischiano di non poter chiudere i bilanci e di dover dichiarare il dissesto finanziario? “Sarebbero debiti fuori bilancio, che possono essere inseriti. E comunque si tratta di un fatto politico: i sindaci che hanno approfittato di servizi sottocosto, soprattutto tra quelli espressione del Partito democratico, attuino qualche taglio ad eventi elettoralistici. Altrimenti – sostiene William Domenichini, responsabile Ambiente di Rifondazione – si siedano attorno ad un tavolo e dicano perché mancano le risorse. Hanno detto di volersi assumere le loro responsabilità, ma tappando i buchi con vendite degli asset e esuberi, la presa in carico delle responsabilità dove sta?”.

Ma per Rifondazione i punti critici dell’accordo firmato da sindacati e soci di Acam non sono finiti. “Abbiamo chiesto sin dall’inizio della crisi di dare ad Acam incarichi ulteriori, ad esempio sfruttando la conoscenza del territorio di Integra, per limitare il dissesto idrogeologico. L’allora assessore Paita – ricorda Cossu – ci disse che era impossibile, che gli incarichi non si possono affidare così, e oggi, dopo anni, è uno dei punti chiave del salvataggio“.
Mirino puntato anche su un altro aspetto, quello dell’assorbimento di parte degli esuberi con il trasferimento dei dipendenti in altre controllate dei Comuni della provincia. “Ma allora – sbotta il consigliere comunale – questi non imparano mai? Una delle cause del bubbone Acam è stato proprio l’averla utilizzata come contenitore per tamponare le crisi sociali. Cosa facciamo, trasferiamo il problema da un’altra parte? Come pensano di mettere in pratica una cosa del genere?“.
Ci hanno sempre tacciati come ‘il partito del no’, ma ogni volta che si siamo espressi contro certe pratiche abbiamo sempre proposto delle alternative. Ora che la situazione è drammatica avanziamo un’altra proposta, quella di fatturare il dovuto all’azienda da parte dei Comuni debitori, per evitare la svendita di Clienti, Gas e di metà delle quote di Ambiente. Quest’ultima operazione – prosegue Domenichini – è un salto nel buio, con un piano dei rifiuti mai attuato. L’elemento critico è l’incognita discarica. Sino a fine anno sarà possibile utilizzare quella di Vallescura (nonostante che i sindaci di Follo, Beverino e La Spezia in un primo momento si fossero detti contrari). Poi dove andranno i rifiuti? Si parla di non meglio precisati ‘impianti esterni’… Sulla differenziata un’altro fatto grave, con l’impegno di raggiungere il 65 per cento nel 2017. La legge impone che ci si arrivi nel 2012. Cosa facciamo? Glissiamo la legge senza battere ciglio? E ancora: il referendum di un anno e mezzo fa ha stabilito che l’acqua è un bene comune, un valore pubblico sul quale non si può lucrare. Ebbene, nell’accordo, nonostante i voti di 100mila spezzini, questo aspetto non viene nemmeno menzionato“.Tanti, tantissimi i punti sui quali Rifondazione Comunista è in disaccordo con l’amministrazione spezzina e con i sindacati. Così come sono tanti i problemi che per anni sono stati sollevati su Acam, senza che nessuno prendesse provvedimenti efficaci. Per questo martedì prossimo alle 18 si svolgerà un’assemblea pubblica su Acam organizzata proprio da Rinfondazione comunista al Centro Allende.
Domani i lavoratori dell’azienda saranno chiamati ad esprimersi sul piano firmato dai sindacati e dai sindaci-soci e stando a quello che dice Simona Cossu, dentro l’azienda la vigilia è molto tesa: “Abbiamo avuto notizia di minacce indegne. Del tipo: se passa il no, non avrete la tredicesima“. Comunque vada, le prossime settimane saranno di fuoco, e il panettone sarà indigesto per molti, per 500 milioni di motivi. (da www.cittadellaspezia.it)

Acam, Rifondazione presenterà un esposto contro Bnp Paribas per la vendita dei derivati

La Spezia – A contribuire alla voragine presente nei conti di Acam c’è anche la nota vicenda dei derivati tossici, acquistati dall’azienda di Via Picco quando al timone, nei panni di amministratore delegato, c’era quel Pierluigi Tortora bersaglio di tre azioni di responsabilità avviare nel 2010 da parte dei sindaci soci.

Recentemente la procura di Aqui Terme ha rinviato a giudizio i vertici di Unicredit per aver venduto ad una azienda derivati tossici. Pertanto – annunciano Simona Cossi e William Domenichini – il nostro segretario provinciale Massimo Lombardi, nei prossimi giorni presenterà un esposto contro Bnp Paribas, l’istituto di credito dal quale l’ex amministratore delegato Tortora ha acquistato i derivati che sono costati un buco di 11 milioni di euro ad Acam”. Nell’annunciare l’esposto Cossu e Domenichini hanno sottolineato come tra i colpevoli del disastro Acam ci siano sindaci e sindacati, ma anche le stesse banche che hanno concesso all’azienda di arrivare ad avere un’esposizione incredibile. (da www.cittadellaspezia.it)

Frija smetta di far propaganda: Benvenuta a Berlusconilandia!

16 aprile 2010, by  
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Rifondazione Comunista della Spezia plaude all’azione di responsabilità intrapresa nei confronti del management di ACAM Tortora che “de facto” ha portato l’azienda sull’orlo del baratro finanziario e organizzativo.

Chi ha sbagliato deve pagare ed è giusto che si cominci dal principale responsabile dell’enorme disavanzo del bilancio, causato anche da spericolate e incomprensibili operazioni finanziare intraprese dal medesimo manager negli anni della sua gestione. Piuttosto sottolineiamo il ritardo con cui tale azione è stata intrapresa, per altro dalla stessa classe dirigente che permise l’approdo ad ACAM dello stesso Tortora.

Occorre che il nuovo corso gestionale dell’azienda faccia chiarezza sul recente passato, chieda giustizia in tutela dei lavoratori e svolti radicalmente nelle modalità gestionali dei processi produttivi di ACAM. Un auspicio che intravediamo ma di cui saremo severi guardiani.   In tutto questo, come sempre, spicca l’ipocrisia del centrodestra spezzino. Prima la PdL tuona che non si è fatta chiarezza sulle responsabilità di ACAM, poi, una volta intrapresa un’azione legale seria, i berluscones spezzini tornano alla carica con quel finto moralismo che li contraddistingue.   L’esternazione dell’esponente berlusconiana, Maria Grazia Frija, è paradossale: se fin’ora vi è stata difficoltà nel procedere in un’azione legale doverosa è perchè in Italia c’è un governo presieduto da Silvio Berlusconi che ha depenalizzato norme di civiltà come il falso in bilancio, per salvare dai guai il proprio capo.

Dunque occorrerebbe che la demagogia del centrodestra spezzino finisse una volta per tutte, anche perchè, se non se ne sono ancora accorti, la campagna elettorale è finita, la bastonata è stata sonora e sarebbe il caso che si faccia politica confrontandosi sui temi senza andare a cercare i pretesti più biechi, tanto meno quando si fa parte di un partito che sta demolendo a suon di decreti lo stato di diritto nel nostro paese.