Chiusura del 118 spezzino: riduzione di costi in cambio di ritardi sui soccorsi. Ecco come ci vogliono accorciare la vita

9 luglio 2012, by  
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I tagli alla sanità continuano ad essere ipotizzati esclusivamente da un punto di vista economico non tenendo minimamente in considerazione la qualità e la professionalità dei servizi messi a disposizione dei cittadini.

La Regione Liguria non sembra fare eccezione ora che propone un unico coordinamento delle chiamate con le richieste di aiuto per le emergenze a Genova, sopprimendo così la centrale operativa della Spezia (oltre quelle di Lavagna e una sul ponente).

Questo aumenterà il rischio di ritardi nella gestione delle emergenze oltre a disperdere tutto il lavoro di formazione su medici e infermieri in funzione dell’emergenza che alla Spezia ha ottenuto peraltro ottimi risultati, tanto che il 118 spezzino ha il minor tasso di mortalità nel soccorso dei casi di cardiologia. Ci si chiede con quale logica si debba chiudere ciò che funziona, in una situazione della sanità locale oramai al limite della sostenibilità, con il numero di posti letto al di sotto della media regionale e nazionale.

La provincia spezzina, così come tutta la Liguria, ha una conformazione del territorio assolutamente difficoltosa, con entroterra poco raggiungibili (pensiamo solo alle Cinque Terre e alla Val di Vara) per non dire del fortissimo aumento della popolazione nella stagione estiva e della popolazione anziana. Per questo pensare di dirigere le operazioni di soccorso da Genova diventa una vera assurdità.

Il diritto alla  salute non può continuare ad essere paragonata ad una merce. Il recupero delle risorse il governo le deve andare a recuperare con una lotta alla corruzione efficace, settore a cui la Sanità non è certo esclusa così come la lotta all’evasione fiscale deve essere affrontata con una vera riforma e non con blitz mediatici di facciata.

Rifondazione Comunista/Fds La Spezia

Domenichini: “L’outlet di Brugnato non darà nessun sviluppo, avviare un piano di salvaguardia del territorio”

23 aprile 2012, by  
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Quale sviluppo dia un mostro di cemento e di asfalto come l’outlet di Brugnato non è dato sapere. In un’area che ha visto il peggior evento alluvionale della provincia sorgerà un moloch di 100 negozi, migliaia di parcheggi, un intervento che farà operare aziende locali e che una volta chiuso aprirà le porte a poche decine di precarie e precari.

Dunque nessun volano economico se i dati nazionali sono inequivocabili e gli outlet registrano un calo degli acquisti pari al -6%, dati Adoc. Ecco perchè non si teme la concorrenza: perché è agonizzante!

Naturalmente senza contare le conseguenze di un intervento totalmente estraneo alla natura del territorio, che modificherà irrimediabilmente gli assetti già fragili. L’outlet è un esempio straordinario di come venga utilizzato il tema del lavoro, che fino a prova in contraria nel nostro Paese è un diritto, per ricattare le scelte di pianificazione e le decisioni sul futuro del territorio.

La Val di Vara ha bisogno di un investimento straordinario nella manutenzione, nella salvaguardia e nella tutela del proprio territorio. Li esistono centinaia di posti di lavoro che non confliggerebbero con le esigenze del territorio stesso, anzi, innescherebbero un percorso virtuoso migliorando la qualità della vita di un luogo straordinario della nostra provincia.

La Regione Liguria deve quindi mettere in discussione questo intervento in ragione delle condizioni di sicurezza, così come gli enti locali devono porre all’ordine del giorno un sensato percorso di riqualificazione e di tutela del territorio che sia volano di uno sviluppo compatibile, basato su una riconversione economica per il settore agricolo, silvicolo ed artigianale, con il preciso fine di strutturare una filiera corta che faccia sistema in tutta la provincia.


William Domenichini
Responsabile Ambiente e territorio Rifondazione Comunista/Fds La Spezia

Prc La Spezia: “Al sequestro del cantiere di Romito occorrono conseguenze politiche”

29 febbraio 2012, by  
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Esprimiamo soddisfazione per l’atto di confisca preventiva del cantiere del complesso commerciale e residenziale in costruzione a Romito Magra, nel comune di Arcola. Il sequestro evidentemente legittima le preoccupazioni espresse in queste settimane da associazioni e cittadini circa la necessità di cementificare ulteriormente una porzione di territorio che è stata soggetta ad esondazione.

Da Arcola alla Val di Vara occorre rivedere le politiche di gestione del territorio in salvaguardia, evitando di stigmatizzare chi chiede da tempo un’inversione di tendenza rispetto al modello cementificatorio, approntando iniziative globali di messa in salvaguardia dal rischio idrogeologico e strutturando sistemi economici che siano redditizi per il territorio e non lo sfruttino lasciandoci in eredità capannoni vuoti e disoccupazione.

Chi contesta il progetto sul piano formale ha la nostra solidarietà, tuttavia la discussione deve essere su ben altro. Il problema non è se il progetto avesse superato conferenze dei servizi, vagli di enti, commissioni e quant’altro, perché tutto ciò è avvenuto prima del 25 ottobre.

Oggi il comune di Arcola deve assumersi la responsabilità di prendere atto che le condizioni post alluvionali impongono una riflessione sull’opportunità di impedire certe scelte.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Casello di Beverino? Si usino quei soldi per sostenere l’economia!

28 febbraio 2012, by  
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Il casello di Beverino non s’ha da fare:  inutile, dispendioso e controproducente. Possibile che non si riesca in questo territorio a pensare ad uno sviluppo che sia alternativo al modello che ci ha cacciato nella peggiore crisi economica dal 1929 ad oggi? Possibile che non possiamo leggere di progetti di sviluppo compatibile del territorio? Forse è il tentativo di battere un record da guinness: tre caselli autostradali nel raggio di 25 km, roba da grande raccordo anulare. Le conseguenze sul territorio sarebbero ulteriori complicazioni idrogeologiche e ‘aumento del traffico pesante in val di Vara.

Sarebbe più saggio evitare di buttare soldi inutilmente in un’infrastruttura che non darebbe nessun vantaggio (anzi creerebbe danni ulteriori) al territorio ed all’economia locale. Ci aspettiamo che si investano quei soldi per sostenere lo sviluppo di un economia locale, a filiera corta, per l’incentivo di nuove tecnologie e di attività produttive che possano essere sostenibili economicamente ed ambientalmente.

La responsabilità di una classe dirigente oggi è strutturare un modello economico che sia alternativo a quello fallimentare e che ci ha portato avanti con il mercato, il debito ed il Pil. La crisi economica che viviamo non è fantasia, ma reale conseguenza di un mercato che non ha regolato nulla, ma ha divorato tutto ciò che poteva, di un debito che ci sta soffocando e nega il futuro ad intere generazioni. O si cambia registro o continueremo a registrare fallimenti.

Rifondazione Comunista/Fds La Spezia

 

Si muovono i mezzi nell’area dell’outlet? Non c’è più buon senso!

17 febbraio 2012, by  
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Il sindaco Galante ha dato il via libera, la Regione ha posto l’alt demandando all’autorità di Bacino, quest’ultima ha rimbalzato dicendo decidano i sindaci, ma la vicenda Outlet non può essere ridotta ad una questione tra passacarte ed azzeccagarbugli: è una questione politica.

E’ accettabile secondo ragione continuare a pensare che un’area alluvionata, dove il 25 ottobre ha visto la distruzione e l’esondazione dei corsi d’acqua presenti, venga destinata alla cementificazione di decine di negozi e asfaltata per migliaia di posti auto?

E’ accettabile che in un territorio martoriato dall’abbandono e dall’incuria si trascuri bellamente il rilancio dell’agricoltura, di attività boschive e di tutte quelle nuove opportunità tecnologiche ed ambientalmente più compatibili e più efficienti?

Tutto questo a pochi mesi da quell’evento catastrofico! Non abbiamo alternative: o si punta ad uno sviluppo compatibile con i territori, oppure questa classe dirigente, se è possibile definirla così, detterà il declino inesorabile del nostro tessuto produttivo e sociale. E’ l’ora di mobilitarsi e lo faremo con tutti coloro i quali hanno portato la loro solidarietà, il loro contributo e la loro energia per aiutare la gente della Val di Vara a superare il 25 ottobre. Lo faremo contro chi pensa di poter usare il nostro territorio come una merce.

Rifondazione Comunista, federazione provinciale La Spezia

Brugnato: strumentalizzazioni indecenti dell’Adoc, sicurezza e rilancio economico anche senza outlet

8 dicembre 2011, by  
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Siamo sgomenti di fronte alla strumentalizzazione politica della rappresentante dell’Adoc Elisabetta Sommovigo. Se avesse avuto l’accortezza di leggere attentamente il nostro documento avrebbe potuto cogliere l’occasione di aprire un dibattito serio e responsabile sul destino del territorio valdivarese, invece ha preferito prestare il fianco a chi, incurante di ciò che è accaduto il 25 ottobre scorso, continua a pensare che il modello economico che punta su cementificazione e precarizzazione del lavoro sia l’unico possibile. Bene ha fatto la Regione a congelare il progetto, bene farà l’Autorità di Bacino a rendere più restrittivi i vincoli.

Rifondazione Comunista non accetta lezioncine da chi evidentemente preferisce evitare la realtà, pur di consentire speculazioni sul territorio e sui lavoratori. La nostra proposta politica passa in primo luogo per la salvaguardia della vita della gente: se il 25 ottobre scorso l’outlet fosse stato aperto sarebbe stata una carneficina. Ora se la Sommovigo non si rende conto di un dato tanto elementare è sconcertante.

Se le amministrazioni locali portassero avanti una proposta incentrata sulla tutela del territorio, dall’agricoltura biologica alla manutenzione, dal recupero edilizio a quello urbanistico, dalla silvicoltura allo sviluppo di sistemi di filiera corta, parliamo di un modello che va ben oltre 500 posti di lavoro. Ma la miopia di chi vede la val di Vara come un territorio da colonizzare è imbarazzante, così come la grave menzogna proposta nel tentativo di nascondere la verità: l’area dell’outlet non solo è stata spazzata via dal Vara, ma evidentemente la Sommovigo non ha nemmeno mai visto le carte del PAI, dove era già stato previsto nel 2003 ciò che è avvenuto il 25 ottobre.

Per questo motivo riteniamo che tali dichiarazioni siano, oltre che miopi, lesive ed insultanti. Rifondazione ha organizzato centinaia di volontari che hanno spalato fango, lo stesso che la Sommovigo tenta di gettarci addosso maldestramente. Ma si sbaglia di grosso: la nostra proposta politica fonda sulla coscienza di chi ha visto con i propri occhi quella tragedia e strutturando un modello economico diverso da quello che viene difeso con le unghie da banche e speculatori.

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Giù le mani dall’acqua!

10 novembre 2010, by  
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Un consorzio alternativo ad Acam tra i comuni della Val di Vara per gestire l’acqua e i rifiuti.

E’ la proposta emersa durante un’iniziativa pubblica organizzata dalla federazione spezzina di Rifondazione Comunista a Torza di Maissana per discutere del prossimo referendum nazionale “Acqua bene comune” che intende abolire tre dispositivi della legge-Ronchi sulla privatizzazione del servizio idrico. Ad avanzare l’idea è stato il sindaco di Maissana Egidio Banti, contrario a all’aggregazione della società di via Picco con il colosso bolognese di Hera, operazione data pressoché per certa dall’establishment politico spezzino dopo i gravi dissesti finanziari dell’azienda.

All’iniziativa erano presenti numerosi altri sindaci della Val di Vara: Michela Marcone di Varese Ligure, Giovanni Lucchetti Morlani di Sesta Godano, Riccardo Barotti Rocchetta Vara, Carlo Mazza di Riccò del Golfo e l’assessore Mario Scampelli per Calice al Cornoviglio. Rifondazione Comunista ha sostenuto la campagna referendaria promuovendo la modifica allo statuto degli enti locali dove è presente con i propri consiglieri.

La modifica, che impegna l’amministrazione a dichiarare l’acqua come bene comune e privo di rilevanza economica, è stata finora approvata nei comuni di Vezzano, Santo Stefano, Arcola, Ortonovo, Castelnuovo e Follo. Pur non avendo ancora modificato il proprio statuto comunale, i sindaci si sono tutti espressi a favore della totale pubblicizzazione dell’acqua pubblica.

Il neo-ambientalismo elettorale di Morgillo è vergognoso

24 febbraio 2010, by  
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Con una nota stampa degna degli equilibrismi peggiori della sua politica, Morgillo riesce a dire tutto e niente in nome della propaganda elettorale. Il centrodestra brucerebbe i rifiuti ovunque, ma senza mai usare la parola inceneritore, meglio impianti o altre finzioni politiche. Il centrodestra pretende di fare la morale politica parlando di “partiti del no” ma quando si va a toccare i propri bacini elettorali Morgillo viene colto da uno straordinaria sindrome NIMBY.

E’ un caso che Morgillo si faccia paladino della Val di Vara orfana del candidato Galante? Certo che no: dopo la notte dei lunghi coltelli che ha falcidiato le candidature locali dei berlusconiani, guardacaso valdivaresi, quale migliore occasione per ammiccare a quel bacino elettorale? Ma ancora una volta, il PdL dimostra quante chiacchere sa fare e quante poche idee mette a disposizione della collettività, favorendo i costruttori di impianti nocivi e fingendosi paladini degli interessi dei cittadini: vergogna!

Morgillo promette che, se conquisterà la Regione, non permetterà che la Val di Vara diventi la sede di una discarica, ma garantisce ad un bacino di oltre 100.000 cittadini che respireranno le diossine prodotte da un inceneritore! Un ottimo programma elettorale.

Rifondazione Comunista, per la Federazione della Sinistra continua la sua battaglia contro l’incenerimento in favore della salute dei cittadini. Lo ha dimostrato la straordinaria partecipazione al No CDR Party organizzato a Melara Sabato scorso, in cui abbiamo ribadito l’unica opzione sostenibile per la salute della gente e lo sviluppo del nostro territorio: Rifiuti Zero.

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